13/06/2026
Yes …
Qualche giorno fa mi hanno chiesto se entrerò in politica, perché c’è bisogno di gente come me. La risposta è: mai.
Quest’anno ho rifiutato un’offerta da milioni di euro. Non migliaia. Nemmeno centinaia di migliaia. Milioni. Non è stato facile. Soprattutto in un momento di crisi, mentre facciamo fatica ad assicurare il fabbisogno economico delle nostre sei Scuole nel mondo, un accordo del genere ti cambia la vita. Anzi, te la risolve proprio.
Puoi scegliere di crederci oppure no, non me ne frega niente. È vero.
Non è stato un sacrificio per me. Mentirei se affermassi il contrario. Questi princìpi, non li ho “scelti”. Me li sento nelle molecole. Se Still I Rise perdesse l’indipendenza, io lascerei Still I Rise. Non posso fare qualcosa in cui non mi rispecchio, e non perché sia puro - non lo sono affatto, maledizione! - ma perché sono uno str*nzo. Quando sono certo di qualcosa, non sento ragioni. È come dico io, o è senza di me.
È con la stessa intransigenza che sono qui, nel centro del potere, per trovare nuovi modi di crescere, mantenendo la libertà.
Ottenere il visto è stato un parto. Ho un profilo considerato “ad alto rischio”. Fondatore di Scuole tra Siria, Yemen, Congo e Sud Sudan, sono potenzialmente una persona non grata. Il visto turistico mi è precluso in automatico. Quello per le conferenze è arrivato solo grazie al Consolato.
Sono un infiltrato.
Ho avuto l’onore di essere invitato alla Festa della Repubblica all’Ambasciata Italiana di Washington DC, una delle feste italiane più importanti a livello planetario. Lo vedi, il paradosso, no?
Non siamo degli integralisti. Siamo degli strateghi. Degli opportunisti, persino. Fintanto che non comprometteranno i nostri valori, afferreremo qualsiasi opportunità riusciremo a conquistarci.
Non esiste dittatore al cui tavolo non mi siederei. Non esiste despota a cui non direi, senza tanti giri di parole, di voler smantellare il suo impero. Mangio al loro tavolo ma non faccio parte della loro corte.
Questo sono io. Prendere o lasciare.
Ne ho conosciuti, di potenti, negli anni. Non una vera e propria élite mondiale - quella è pressoché irraggiungibile - ma i suoi funzionari. Mi aspettavo di trovarmi davanti dei mostri. E invece sono solo… persone. Ecco perché sostengo che il nemico non sia la ricchezza. Anche i più privilegiati sono dei semplici ingranaggi. Anche loro, come tutti noi, data la possibilità, vorrebbero fare del bene.
Noi siamo quella possibilità.
Il vero nemico qui è la macchina. La sua forza più grande non sono i soldi o l’avere in tasca la politica, bensì la nostra stessa solitudine. È per questo che cercano di dividerci: bianchi contro neri, ricchi contro poveri, Israele contro Palestina, centri contro periferie. Ma nel momento in cui capiamo che la nostra forza deriva dall’unità del nostro essere umani… mio Dio, cos’è che non possiamo raggiungere?
Sono qui per unire gli estremi dell’umanità.
Il solo motivo per cui posso muovermi con agio così nei salotti del potere, come nei campi profughi, utilizzando il sistema per i fini della Missione, è la nostra indipendenza economica. Siamo un’anomalia, immuni al ricatto, e la macchina lo sa. Finché riusciremo a preservare la nostra libertà, siamo intoccabili.
Il mio unico sacrificio è quello del cuore. Vivo in Kenya, da residente, ormai da sei anni. È casa per me. Gli studenti sono i miei figli. Solo laggiù sono felice. Privarmi della quotidianità al loro fianco è la pena più grande. Sono esausto. Ma è per loro che lo faccio. Per il loro futuro, e per quello di tutti. Per anni ho rifiutato l’altra metà della mia Missione. Nella semplicità del campo, rifuggivo la complessità dei palchi. Ora so che la mia chiamata è duplice: pesco l’acqua dove abbonda per portarla dove c’è la siccità.
Ecco perché non entrerò mai in politica.
Stiamo già formando una coalizione umana globale.
Perché farci ingabbiare nelle stesse sovrastrutture che il sistema ha congegnato per imprigionarci?
Siamo svegli. Siamo uniti. Siamo potenti. E non abbiamo più paura.
Stiamo venendo a prendervi.