20/04/2026
📢 𝐂𝐎𝐌𝐔𝐍𝐈𝐂𝐀𝐓𝐎 𝐒𝐓𝐀𝐌𝐏𝐀
𝐕𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐚: a Noventa Vicentina il convegno che chiede più tutele e un cambio culturale
Noventa Vicentina, 20 aprile 2026 – Una violenza spesso invisibile, ma profondamente diffusa e radicata.
È la violenza economica, al centro del convegno ““𝐂𝐨𝐧𝐭𝐨 𝐬𝐮 𝐝𝐢 𝐦𝐞: 𝐃𝐨𝐧𝐧𝐞, 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐞 𝐠𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐝𝐞𝐧𝐚𝐫𝐨. 𝐓𝐫𝐚 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐚”, svoltosi il 18 aprile a Noventa Vicentina. Un fenomeno che in Italia riguarda circa il 40% delle donne, percentuale che sale fino al 67% tra le donne separate.
L’incontro ha evidenziato come la violenza economica non coincida con la semplice mancanza di risorse, ma rappresenti una forma di controllo che limita autonomia, libertà e possibilità di scelta, incidendo profondamente sui percorsi di vita delle donne.
La 𝐃𝐨𝐭𝐭.𝐬𝐬𝐚 𝐒𝐨𝐧𝐢𝐚 𝐁𝐚𝐫𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚, psichiatra, volontaria di Donna Chiama Donna, ha illustrato le principali modalità con cui si manifesta: dalla privazione del denaro al controllo delle spese, dall’ostacolo all’attività lavorativa fino allo sfruttamento in ambito familiare. Tali condotte possono generare isolamento, dipendenza e gravi conseguenze psicologiche e sociali, tra cui ansia, depressione e disturbo post-traumatico da stress.
A confermare la diffusione del fenomeno sono i dati presentati dalla 𝐃𝐨𝐭𝐭.𝐬𝐬𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐃𝐨𝐝𝐚𝐫𝐨, ricercatrice Università di Padova, secondo i quali nei centri antiviolenza del Veneto circa il 39,7% delle donne segnala anche violenza economica, percentuale che sale al 47% tra le over 60. Il 76% delle donne vive una condizione di non autonomia economica, spesso legata a precarietà lavorativa, bassi redditi o assenza di occupazione stabile.
Tra i fattori che contribuiscono a questa condizione sono stati evidenziati il sabotaggio lavorativo da parte del partner o dell’ambiente familiare, dimissioni forzate, perdita del lavoro in caso di contratti a termine, fino a forme di controllo personale come il divieto di conseguire la patente o la limitazione della mobilità. La violenza economica si manifesta inoltre attraverso la mancata equa suddivisione delle spese familiari, il lavoro non retribuito nelle imprese di famiglia, la gestione esclusiva del denaro da parte del partner, l’accredito dello stipendio su conti cointestati e il controllo costante delle spese.
Particolarmente critiche risultano le situazioni post-separazione, quando il mancato versamento dell’assegno di mantenimento per i figli o per la donna stessa diventa un ulteriore strumento di pressione economica. È stato ribadito il ruolo fondamentale dei centri antiviolenza nel supportare le donne nella conoscenza dei propri diritti e nei percorsi di autonomia, in un fenomeno che affonda le sue radici sia in dimensioni socio-culturali che strutturali.
Ampio spazio è stato dedicato anche al quadro normativo. L’𝐀𝐯𝐯. 𝐀𝐥𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐝𝐫𝐚 𝐂𝐚𝐩𝐮𝐚𝐧𝐨 ha richiamato la recente relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, approvata all’unanimità il 16 aprile, sottolineando la necessità di distinguere tra disuguaglianza economica e violenza economica. La relazione propone l’introduzione del reato di controllo coercitivo, individuato come possibile strumento per colmare un vuoto normativo e rafforzare la tutela delle vittime.
È stato inoltre ricordato come la violenza economica sia riconosciuta come forma di violenza di genere dalla Convenzione di Istanbul, pur non essendo ancora configurata come reato autonomo nell’ordinamento italiano. Attualmente lo Stato interviene attraverso fattispecie già esistenti, come il reato di maltrattamenti in famiglia, mentre resta centrale il tema della prevenzione e del cambiamento culturale, necessario anche per superare stereotipi ancora diffusi nella società.
Il 𝐃𝐨𝐭𝐭. 𝐆𝐢𝐚𝐧𝐥𝐮𝐢𝐠𝐢 𝐂𝐨𝐥𝐭𝐫𝐢, formatore finanziario volontario Unigens, ha posto l’attenzione sull’importanza dell’educazione finanziaria, evidenziando come una quota significativa di donne non disponga di un conto corrente personale e come il livello di consapevolezza economica resti ancora basso. Secondo i dati della Banca d’Italia, tra il 31,2% e il 40% delle donne non ha un conto intestato a proprio nome e circa il 31,2% dipende economicamente dal partner o da altri familiari. Il 71% delle donne, inoltre, dichiara di non sentirsi sufficientemente preparata in materia finanziaria, nonostante il diritto all’autonomia bancaria sia riconosciuto dal 1975. Tra le criticità evidenziate anche la firma inconsapevole di fideiussioni e la gestione di conti cointestati senza reale autonomia.
Infine, il 𝐃𝐨𝐭𝐭. 𝐋𝐨𝐫𝐞𝐧𝐳𝐨 𝐃𝐢 𝐌𝐚𝐫𝐢 (INPS Vicenza) ha illustrato gli strumenti di sostegno per le donne vittime di violenza, come il reddito di libertà e il congedo dedicato alle donne seguite da centri antiviolenza, soffermandosi anche sulle opportunità e criticità dell’assegno unico. È stato ricordato come eventuali variazioni nelle condizioni familiari stabilite dal giudice debbano essere comunicate all’INPS per il corretto aggiornamento delle prestazioni.
Il convegno si è concluso ribadendo un messaggio chiaro: 𝐥’𝐢𝐧𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐚 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐝𝐞𝐭𝐞𝐫𝐦𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 Riconoscere i segnali della violenza economica è il primo passo per contrastarla e costruire percorsi di autonomia.
È emersa la necessità di un approccio integrato che unisca intervento normativo, prevenzione e cambiamento culturale, coinvolgendo l’intera società, a partire dai modelli educativi e dai luoghi di lavoro. In questa direzione, politiche come il rafforzamento dei congedi parentali per i padri e una maggiore flessibilità lavorativa per entrambi i genitori sono state indicate come strumenti fondamentali per favorire la permanenza delle donne nel mercato del lavoro e ridurre le disuguaglianze strutturali.
🙏 Un sincero ringraziamento a tutte le relatrici e a tutti i relatori per la disponibilità e il prezioso contributo offerto.
Grazie agli interventi è stato possibile offrire ai partecipanti strumenti di riflessione concreti e una maggiore consapevolezza su un fenomeno ancora troppo spesso invisibile.