28/05/2026
La politica del Nordest si interroghi sui trascorsi opachi della vicentina Czeta
Erano i primi di luglio del 2024 quando la Cub lanciò un appello accorato affinché il mondo politico si interrogasse attorno ai pesantissimi interrogativi generati dallo scandalo della Czeta: una società vicentina attiva nel ramo dell'igiene ambientale fornitrice di molti enti pubblici come Agsm-Aim, oggi Magis. Nel Casertano la ditta vicentina due anni fa fu coinvolta in un caso giudiziario a base di «appalti e mazzette» di vaste proporzioni del quale si occupa la Dda di Napoli ossia la Direzione distrettuale antimafia competente per territorio.
Ebbene, sono passati due anni da quando lanciammo quel sasso nello stagno. Sono passati due anni da quando la prefettura vicentina colpì la Czeta con una interdittiva antimafia, ad onor del vero impugnata davanti alla giustizia amministrativa: a livello politico però non possiamo che registrare il più lugubre dei silenzi nonostante le inchieste giornalistiche abbiano evidenziato una serie di connessioni alto di gamma sulle quali la politica, specie quella del Nordest, ha il dovere di dire la sua.
Ma c'è di più. A fronte di un silenzio tanto assordante da parte di chi riveste un ruolo elettivo nelle istituzioni, dando un'occhiata alla stampa campana, in questi giorni si apprende come l'inchiesta della magistratura napoletana sia comunque andata avanti sino a giungere alla fase conclusiva. Non solo, sempre dalla stampa campana, più segnatamente da Casertanews.it, in queste ore apprendiamo che le vicende legate ad un affidamento in capo alla Cizeta, proprio nel quadro degli eventi ricostruito dai magistrati partenopei, sono strettamente connesse allo scioglimento per infiltrazioni camorristiche del Comune di Arienzo nel Casertano.
Ora l'iter giudiziario avviato dall'ufficio del pubblico ministero dovrà affrontare il prosieguo del procedimento, con tutte le cautele del caso. Lo stesso vale per l'iter giudiziario relativo alla interdittiva che ha colpito la Czeta: al momento non sappiamo se si sia concluso definitivamente o meno e con quale esito. Il punto non è mettere in discussione la presunzione di non colpevolezza per chicchessia o la presunzione della correttezza nella gestione dell'azienda di alcuno, non sia mai: anche perché la Czeta, come raccontano i media, nel tempo ha avuto diversi avvicendamenti sia in termini di assetti proprietari che di gestione manageriale.
Il punto però è un altro: ed è politico. Perché nel Veneto nonostante la gravità degli accadimenti e nonostante tutto ciò che abbiamo letto sulla stampa abbiamo assistito a due anni di indicibile silenzio? Perché dopo le ultime novità giunte dalla Campania, tale silenzio è rimasto immutato? Indagini campane e omertà veneta verrebbe da commentare con una certa dose di amara ironia. Ora speriamo che qualcuno alzi il dito, almeno adesso. Difendere i lavoratori significa anche invocare trasparenza e chiarezza nel dibattito pubblico sulla gestione delle imprese che hanno o hanno avuto commesse pubbliche rilevanti: a partire dal nostro taciturno Triveneto.
Cub Veneto
Mentre i trascorsi «opachi» della ditta vicentina fanno caplino nel procedimento che ha portato un comune casertano allo scioglimento per infiltrazioni camorristiche, il sindacato Cub bacchetta la politica del Nordest per «il più lugubre dei silenzi» che ha accompagnato una vicenda in cui le «...