16/07/2026
Assemblea infuocata oggi del personale dei Nidi del comune di Vicenza; il Collettivo delle Educatrici e del Personale Ausiliario dei Nidi Comunali di Vicenza ha sintetizzato in uno scritto il loro messaggio rivolto all'amministrazione e al sindaco di Vicenza.
"Come personale dei nidi d'infanzia comunali di Vicenza, prendiamo la parola unite e compatte perché la misura è ormai colma. Siamo arrivate a un punto di non ritorno, in cui la nostra dignità di lavoratrici e la nostra professionalità di educatrici e personale ausiliario rischiano di essere sistematicamente sacrificate da un'Amministrazione che sembra gestire i servizi all'infanzia attraverso logiche puramente burocratiche.
A dimostrazione della distanza che ci separa dalle istituzioni, nei giorni scorsi abbiamo scritto una lettera formale direttamente al Sindaco chiedendo un incontro urgente con lui. La risposta formale che abbiamo ricevuto è l'ennesimo segnale di chiusura: il Sindaco ha delegato l'assessore all'Istruzione a risponderci, rimandandoci alla stessa controparte con cui da mesi non vi è possibilità di un dialogo efficace. Questo tentativo di liquidare le nostre richieste è inaccettabile.
Noi siamo professioniste dell'educazione e della cura, non babysitter né esecutrici cieche di ordini calati dall'alto. Sì, siamo delle "macchine da guerra" sul lavoro: progettiamo, lavoriamo s**o, ci facciamo in quattro ogni giorno. Ma questo non significa che siamo servizievoli, o che l'Amministrazione possa decidere qualsiasi assurdità dando per scontato che risponderemo sempre con un "sì" silenzioso. Ci ferisce non essere tenute in considerazione, apprendendo dai canali social le decisioni che riguardano il nostro lavoro, e vedere che si pretendono di progettare spazi educativi senza coinvolgerci.
Un'équipe educativa progetta relazioni, sicurezza emotiva, percorsi di autonomia e ambienti di cura quotidiana. Coinvolgere le persone interessate non significa chiamarci a cose fatte, quando ormai è stato deciso tutto e "chi si è visto si è visto". No, non funziona così. Le professioniste si coinvolgono durante i lavori, non alla fine per fargli gestire il caos.
E il caos, quest'anno, riguarda indistintamente tutti i nidi della città, travolti dagli assetti e dai lavori del PNRR. Non si tratta solo di mura. Questa riorganizzazione sta costringendo moltissime di noi a ricomporre équipe completamente nuove. Anche se ci conosciamo tutte tra i vari plessi, ricostruire un'équipe, consolidare un'intesa professionale tra educatrici e operatrici, e trovare una nuova energia di gruppo richiede tempo, cura e stabilità. Un aspetto, questo, totalmente ignorato da chi ha pianificato il calendario scolastico.
Pretendono che facciamo tutto in soli 4 giorni (dall'1 al 4 settembre). In quel soffio di tempo dovremmo allestire e dare il corretto setting educativo a spazi stravolti dagli accorpamenti e amalgamare i nuovi gruppi di lavoro.
Ma la cosa più scandalosa e inaccettabile è un'altra: in questa fretta di fare annunci, l'Amministrazione si è completamente dimenticata dei colloqui individuali con i genitori per i nuovi ambientamenti!
Siamo state noi, con la nostra lettera al Sindaco, a dover denunciare questa gravissima mancanza. Loro non hanno calcolato nemmeno un minuto per questi incontri, che non sono una formalità burocratica, da sbrigare in cinque minuti: sono il primo, delicatissimo spazio di ascolto e di alleanza tra nido e famiglia. Come si può pensare di accogliere la vulnerabilità di un genitore e la storia di un bambino correndo contro il tempo? Questa fretta non aiuta nessuno: svilisce il nostro ruolo, disorienta le famiglie e demolisce la qualità del servizio.
Siamo davanti a una gestione che mette l'immagine davanti alla sostanza. L'Amministrazione ha preferito investire sull'apparenza e sul ritorno d'immagine, svendendo la complessità del nostro lavoro pedagogico. Ma l'educazione non è marketing: si fa con la cura, con i tempi distesi e con il rispetto professionale, non con i post sui social. Hanno programmato il servizio escludendo il fulcro stesso del nostro ruolo educativo. E questo noi non lo possiamo permettere.
Davanti a questa totale mancanza di rispetto per i tempi della pedagogia e della cura, noi poniamo un fermo e motivato diniego professionale. Non possiamo accettare di viaggiare come macchine, catene-di-montaggio in un servizio che per legge deve mettere al centro la persona.
La stessa fretta che si vede sulla riduzione dell'ambientamento a sole due settimane, adducendo come scusa il fatto che le cooperative fanno così. Ma il servizio pubblico deve garantire il massimo della qualità: la letteratura scientifica e psicologica dimostra che servono tre settimane per un distacco non traumatico dei bambini nella fascia 0-3 anni.
A tutto questo si aggiunge l'ennesimo paradosso organizzativo, che tocca da vicino la nostra formazione. Proprio pochi giorni fa, il 7 luglio 2026, la Giunta Regionale del Veneto ha approvato la Delibera n. 712, che di fatto modifica il calendario scolastico regionale cancellando diversi ponti che erano stati precedentemente approvati ad aprile.
Ebbene, l'Amministrazione Comunale aveva programmato di tenerci bloccate in presenza a fare formazione proprio durante quei ponti. Ora che la Regione li ha cancellati, ci poniamo una domanda chiarissima: come e quando ha intenzione questa Amministrazione di colmare quelle ore di formazione? Quale sarà l'ennesima decisione improvvisata all'ultimo minuto che calerà sulle nostre spalle?
A questo si aggiunge una disorganizzazione logistica generale che investe l'intero sistema dei nidi interessati dai cantieri del PNRR. Assistiamo a una totale mancanza di pianificazione preventiva nella gestione dei traslochi e degli arredi. Si profilano all'orizzonte scenari paradossali in cui il personale si troverà a gestire ripetuti spostamenti di materiali e mobilio – tra vecchie sedi, magazzini temporanei e nuove strutture – semplicemente perché le forniture dei nuovi mobili non arriveranno tutte in tempo per l'apertura di settembre.
Tutto questo avviene mentre si continua a registrare una disparità storica: continuiamo a chiedere che la sospensione per il Carnevale venga ripristinata anche nei nidi, per dare un senso reale e coerente al "sistema integrato 0-6". Tuttavia, l'Amministrazione ha respinto la richiesta motivandola con la necessità di non interrompere il delicato percorso di inserimento dei bambini di gennaio. Si tratta di una giustificazione che rivela una profonda contraddizione nei criteri pedagogici adottati: per non interrompere gli inserimenti a febbraio non si possono concedere due giorni di chiusura, ma a settembre – quando il carico dei nuovi ingressi è massimo – ci viene imposto di liquidare gli stessi ambientamenti in sole due settimane, ammassando tutto e sacrificando la gradualità.
Ribadiamo con forza la richiesta di chiusura per Carnevale, al pari delle scuole dell'infanzia. Il nido deve essere trattato al pari di un servizio educativo e non come un puro servizio assistenziale di serie B.
Spesso si ha l'impressione che l'Amministrazione si concentri quasi esclusivamente su risposte quantitative – come la gratuità delle tariffe o il prolungamento degli orari – faticando a cogliere le reali criticità del servizio e scaricando i costi organizzativi sul personale. Ma i nidi non possono essere ridotti a un mero servizio di custodia o, peggio, a un "parcheggio". Le famiglie che accogliamo oggi esprimono bisogni ben più complessi: chiedono di essere ascoltate, orientate e attivamente supportate nel loro percorso di genitorialità.
Ci fanno fare corsi sull'empatia e sulle emozioni, e poi gestiscono il personale con una freddezza burocratica disarmante. Noi non ci stiamo più.
Questa Amministrazione, pretende che in soli quattro giorni (dall'1 al 4 settembre) il personale riesca a svolgere la programmazione, gestire gli open-day e allestire intere macrostrutture da zero, spesso senza aver potuto nemmeno visionare in anticipo l'interno dei nuovi spazi a causa dei cantieri ancora aperti. A questa corsa contro il tempo si aggiunge un profondo mare di incertezze sulla reale definizione degli organici, tra assegnazioni del personale operatore ancora vaghe e nuove assunzioni non ancora formalizzate.
Non siamo le fate turchine. Siamo professioniste: educatrici e personale ausiliario.
Oggi chiediamo a gran voce, un tavolo di confronto e un dialogo diretto con il Sindaco.
D’ora in poi, richiediamo che ogni singola disposizione organizzativa, ogni piano di allestimento dei plessi e ogni garanzia logistica riguardante tutti i nidi comunali ci vengano comunicati formalmente per iscritto. Ma la scrittura deve essere l'atto finale di un percorso condiviso. Ogni decisione deve essere il frutto di un dialogo preventivo, di un confronto reale e di una seria valutazione tecnica e pedagogica fatta insieme a chi, dentro quei servizi, ci lavora ogni giorno.
Esigiamo che la nostra competenza sul campo venga ascoltata prima, che si trovi una soluzione concordata insieme, e che solo allora questa venga messa nero su bianco, a garanzia di tutti.
Prima il dialogo e il rispetto professionale, poi il resto.
Oggi diciamo basta.
Il Collettivo delle Educatrici e del Personale Ausiliario dei Nidi Comunali di Vicenza"