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Electrolux, USB al MIMIT: il governo annuncia risorse straordinarie, ma l’azienda continua a non dire cosa intende fare....
21/07/2026

Electrolux, USB al MIMIT: il governo annuncia risorse straordinarie, ma l’azienda continua a non dire cosa intende fare. Non possiamo arrivare a settembre mentre Electrolux accelera il disimpegno dall’Italia
Roma, 21/07/2026 12:39
Si è svolto oggi, 21 luglio, presso il MIMIT, il tavolo nazionale sulla crisi Electrolux, alla presenza del Ministro Urso, delle rappresentanze di tutte le Regioni interessate dalla vertenza, dei sindaci dei territori coinvolti e delle organizzazioni sindacali.

Il Ministro Urso ha aperto il confronto valorizzando il lavoro svolto nei tavoli tecnici tra azienda e sindacati, che hanno preceduto in tre occasioni la plenaria odierna. Il Ministro ha quindi chiesto a Electrolux la presentazione di un piano alternativo, su cui proseguire il confronto e sul quale poter eventualmente allocare le risorse straordinarie che il Governo ha dichiarato di essere pronto a mettere in campo.

Nel corso dell’incontro è stato posto con forza anche il tema delle regole europee, oggi richiamate dalla stessa azienda tra le condizioni che incidono sulla competitività del settore, a partire dal CBAM. Il Ministro ha parlato apertamente di Bruxelles come epicentro della crisi regolatoria che investe il comparto, richiamando il non-paper consegnato in sede europea, che sarà discusso a settembre e che sarebbe già oggetto di condivisione con Germania, Francia e Polonia.

Il tempo, dunque, viene indicato dal Governo come una variabile preziosa da utilizzare per ottenere risposte utili al settore e alla vertenza. Ma proprio su questo punto si concentra la nostra maggiore preoccupazione.

Electrolux, nel proprio intervento, ha confermato l’impianto già emerso nei tavoli precedenti, senza smentirne la sostanza: contenimento del costo dell’energia, intervento sui regolamenti europei, costi di trasformazione, organizzazione del lavoro e produttività restano i pilastri delle richieste aziendali. L’azienda ha però aggiunto che il tempo non è una variabile neutra.

Per USB questo è il punto decisivo. Da un lato l’azienda evita di dire fino in fondo quale sia l’entità reale del proprio disimpegno dall’Italia, mantenendo una postura prudente e apparentemente disponibile al confronto. Dall’altro lato, però, dai tavoli tecnici e dagli elementi emersi emerge un quadro molto più preoccupante: Electrolux sta già procedendo, nei fatti, con scelte che vanno nella direzione dello svuotamento del perimetro industriale italiano.

Non è chiaro, ad esempio, se lo stabilimento di Cerreto d’Esi resterà davvero dentro il perimetro aziendale, quando si parla genericamente di ricerca di possibili alternative. Non è accettabile che su uno stabilimento già indicato come destinato alla chiusura non venga data una garanzia precisa di continuità industriale, occupazionale e produttiva.

Allo stesso modo, dai tavoli tecnici emerge che, a prescindere dagli eventuali interventi che il Governo potrà mettere in campo, è già in corso una dinamica di delocalizzazione di volumi produttivi verso Cina, Thailandia e altri Paesi. Questo significa che mentre si discute di strumenti pubblici, regole europee e sostegno al settore, l’azienda continua a muoversi nella direzione dello spostamento di produzioni fuori dall’Italia.

A questo si aggiunge la preoccupante azione di handover, cioè di passaggio di consegne, di competenze e funzioni da personale di staff oggi collocato in Italia verso personale allocato in Paesi ben al di fuori dell’Unione Europea. Il caso del datacenter di Pordenone è emblematico: competenze digitali, infrastrutture informatiche e funzioni ad alto valore aggiunto rischiano di essere progressivamente trasferite all’estero, dentro processi di decentramento e riorganizzazione globale sui quali l’azienda non sta fornendo garanzie sufficienti.

Per USB va quindi chiarito immediatamente cosa significhi arrivare a settembre in questo quadro. Non possiamo accettare che il tempo necessario al confronto istituzionale diventi il tempo utile all’azienda per accelerare processi unilaterali di disimpegno, delocalizzazione, trasferimento di competenze e indebolimento dei siti italiani.

Abbiamo detto con chiarezza al tavolo che qualsiasi discussione su risorse straordinarie, strumenti pubblici, interventi su energia, materiali, regolamenti europei e competitività deve avere una condizione preliminare: fermare esuberi, chiusure, delocalizzazioni e azioni unilaterali. Le risorse pubbliche non possono accompagnare un piano di riduzione industriale. Devono servire a mantenere produzione, lavoro, competenze e capacità tecnologica in Italia.

USB ha inoltre posto il tema degli strumenti per le lavoratrici e i lavoratori. È positivo che il Governo parli di risorse straordinarie a sostegno del settore e di Electrolux, ma serve aprire immediatamente anche una discussione sugli strumenti sociali e occupazionali necessari a governare una transizione che oggi sta già producendo effetti pesanti.

Serve un reddito di transizione, serve la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, servono politiche industriali capaci di intervenire sugli impatti della digitalizzazione, dell’automazione e dell’introduzione dell’intelligenza artificiale. Non si può continuare a discutere di transizione solo dal punto di vista dei costi aziendali o della competitività. La transizione deve essere governata anche dal punto di vista del lavoro, delle competenze, del reddito e della tutela sociale.

In chiusura del nostro intervento abbiamo posto una domanda semplice: in tutto questo, cosa ci mette Electrolux?

Da settimane si ripete che tutti devono fare la propria parte. Il Governo dichiara di voler mettere in campo strumenti ordinari e straordinari. Le Regioni sono coinvolte. I territori sono chiamati a difendere stabilimenti e occupazione. I lavoratori hanno già pagato negli anni precedenti con sacrifici, riorganizzazioni e fuoriuscite.

Ma cosa fa l’azienda? Con quali investimenti contribuisce? Con quali nuovi prodotti? Con quali innovazioni? Con quale piano industriale reale? Con quali garanzie sui volumi, sugli stabilimenti, sulle competenze e sull’occupazione?

Di tutto questo, ad oggi, non c’è ancora nulla di sufficiente.

USB continuerà a chiedere il ritiro del piano da 1.700 esuberi, la salvaguardia di tutti gli stabilimenti, il mantenimento dei volumi produttivi in Italia, garanzie sulle funzioni di staff e sulle competenze digitali, nessuna azione unilaterale e l’apertura di una vera discussione su un piano industriale alternativo.

Siamo disponibili a discutere di strumenti straordinari per il settore del bianco. Ma non siamo disponibili a pagare ancora una volta il conto delle scelte dell’azienda.



USB Lavoro Privato – Categoria Operaia dell’Industria

29/06/2026

Oggi eravamo presenti alla manifestazione contro la presenza di Vannacci in città, insieme a tante cittadine e tanti cittadini che hanno ribadito i valori costituzionali dell'antifascismo fondamentali per garantire una scuola democratica, inclusiva ed antifascista.

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27/06/2026

PASTICCIO VERGOGNOSO ALLA SVT.... UGL E FAISA firmano un accordo, vibranti proteste di CGIL,CISL UIL ,USB... COSA SUCCEDE....ritirano la firma....MS SVT dice NON POTETE... ..
Spett.le
RSU SVT srl Vicenza
[email protected]
e p.c. Spett.le SVT srl
[email protected]
Spett.li
Segreterie Provinciali di Categoria
FILT CGIL VICENZA
FIT CISL VICENZA
UILTRASPORTI VICENZA
USB LAVORO PRIVATO VICENZA
Oggetto: Espressione di dissenso e richiesta di sottoposizione a referendum
dell’Ipotesi di Accordo del 18 giugno 2026.
I sottoscritti componenti della Rsu di Svt, appartenenti alle Organizzazioni Sindacali
confederali Cgil Cisl e Uil e Usb, con la presente intendono formalizzare il proprio
dissenso rispetto all’Ipotesi di Accordo sottoscritta in data 18 giugno 2026.
Pur nel rispetto delle posizioni espresse dalla maggioranza della Rsu e delle parti
firmatarie, si ritiene che il contenuto dell’intesa presenti criticità rilevanti sotto i profili:
- dei turni assegnati;
- delle modalità di svolgimento del lavoro;
- della mancanza di requisiti per un efficace selezione del personale;
- della non condivisione dello stesso con il Gruppo Controllo;
- della libertà di coinvolgere personale al di fuori del Gruppo Controllo ad effettuare
controlli in straordinario;
- delle mansioni non corrispondenti alla realtà dei fatti.
Tali profili non garantiscono un adeguato equilibrio tra le esigenze aziendali e la tutela
dei lavoratori.

27/06/2026

Caldo estremo e stress termico: non basta il ricorso alla Cig, serve stop al lavoro nelle ore più calde e misure che coprano l’intero salario

Il caldo estremo dovuto al cambiamento climatico causa gravi rischi legati allo stress termico per la salute e la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici, soprattutto quelli impiegati in lavori all’esterno. Il Consiglio dei Ministri ha varato una norma che prevede la possibilità di ricorrere alla cassa integrazione in deroga per lo stop al lavoro nelle ore più calde, una misura che non copre però l’intero salario previsto ma solo l’80% della paga oraria.

Riteniamo che questa misura decisamente insufficiente: oltre allo stop al lavoro nelle ore più calde, sia per i lavori all’esterno che per quelli in spazi non adeguatamente ventilati e climatizzati su tutto il territorio nazionale, siamo convinti serva una misura che copra il 100% del salario. Quest’ultimo in molti casi è già insufficiente, non coprendo l’inflazione che sta affrontando in questo periodo tutta la cittadinanza del Paese.

Le aziende e le amministrazioni devono garantire misure tecniche adeguate per affrontare il caldo estremo sul lavoro, che da emergenza è diventato purtroppo strutturale, garantendo il diritto alle pause, la climatizzazione dei locali, un adeguata distribuzione di acqua. Le aziende ricevono fondi, ottengono defiscalizzazioni e in ultimo fanno impresa sulla fatica e sulle vite dei lavoratori; le stesse imprese che non investono e non fanno prevenzione in sicurezza: il cambiamento climatico richiede interventi che sono in capo alle aziende che non possono scaricare i costi su chi lavora.

USB è pronta alla mobilitazione e sollecita tutte le strutture territoriali, le RSU, RSA e le RLS ad attivarsi nei confronti delle aziende e delle istituzioni preposte al fine di garantire la sicurezza di lavoratrici e lavoratori, non escludendo il ricorso allo sciopero.

Sul SITO WWW.USB.IT trovate in allegato la nota operativa per i delegati USB su come difendersi dal caldo estremo sul posto di lavoro e il vademecum sullo stress termico.

27/06/2026

Abbiamo spedito la diffida a moltissime aziende. se avete problemi segnalateceli

02/06/2026
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14/05/2026

SCIOPERO 18 MAGGIO.... appuntamenti nel VENETO...
PADOVA via zanellato ore 10.30
VERONA.Davanti ITL ORE 10 30

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