DisMappa Verona

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16/08/2026

✈️ 🚫♿️😱 Storia di surreale follia all’aeroporto di Milano Linate.

Quello che riporto di seguito è il resoconto completo della mia "disavventura" con la compagnia aerea Aeroitalia avvenuta il 9 agosto scorso all’aeroporto di Milano Linate. È un racconto un pò lungo, per cui capisco che non tutti avranno voglia di leggere fino in fondo, ma spero che qualcuno lo faccia e possa darmi la sua opinione in merito.
Iniziamo.

Domenica 9 agosto alle 19:30 sarebbe partito il mio volo di ritorno per Cagliari, dopo un lungo viaggio intercontinentale che aveva avuto inizio il 14 luglio precedente, col volo di andata Cagliari-Milano, sempre con la compagnia Aeroitalia.
Specifico che al momento della prenotazione dei voli avevo ovviamente indicato le mie esigenze come viaggiatore a ridotta mobilità che necessita di assistenza fino al posto a sedere in cabina, sia per il volo di andata che per quello di ritorno.
Sono arrivato in sala amica intorno alle 18:10 e da lì subito al banco del check-in, che era già aperto. Al check-in sembra andare tutto come al solito, con la richiesta di informazioni sulla carrozzina elettrica e sulla batteria. Su quest’ultima in particolare mi viene chiesta la potenza, se sia estraibile, e se si tratti di una batteria singola. Rispondo prontamente, sapendo bene che la batteria è perfettamente a norma (batteria singola con potenza di circa 250 Wh contro il limite di 300 Wh). Mi chiedono se ho la scheda della batteria dove sono indicati tali dati, e gli rispondo che sono stampati sulla batteria stessa, facilmente leggibili. Fin qui tutto sta andando secondo un canovaccio tipico, già visto decine di volte in tanti aeroporti italiani e non, che si dovrebbe concludere con l’addetto al check-in che visualizza i dati tecnici presenti sulla batteria, in alcuni casi fa una foto, e li trasmette a chi di dovere. Proprio come è accaduto in occasione del volo di andata.
Invece qui qualcosa cambia. L’addetta al check-in mi riferisce che dall’altra parte richiedono la scheda della batteria. Resto un pò sorpreso, e dopo qualche secondo penso che possano riferirsi ad una scheda tecnica fornita dal produttore che contiene ulteriori informazioni di sicurezza sulla batteria. È una scheda che in tanti anni mi è stata richiesta unicamente da una compagnia aerea e solo per questo motivo ne sono in possesso, ma non prevedendo la richiesta, non ce l’ho a portata di mano. Così riapro le valigie e inizio a cercarla, ma non la trovo; mi ricordo che devo averne una copia sullo smartphone, così chiedo se va bene anche in formato digitale e mi dicono che si, va bene. Frugo nelle mail, ma i minuti corrono, e a un certo punto mi riferiscono che non possono attendere oltre perché a breve devono iniziare l’imbarco, ma che possono riassegnarmi sul volo successivo, che parte due ore dopo, alle 21:30. Protesto infastidito, lamentando soprattutto il fatto che all’andata, così come tutte le altre volte che ho volato con loro, mai mi avessero chiesto tale documento, e chiedo (e non per polemica, è mio interesse saperlo, anche per il futuro) se ci siano stati cambiamenti nei regolamenti. Ovviamente l’addetta al check-in non ne sa nulla, e quindi rassegnato me ne torno in sala amica in attesa del volo successivo.

Quando è il momento dalla sala amica mi riaccompagnano al solito banco del check-in, e qui inizia la parte veramente surreale del racconto. Riferisco alla solita addetta che ho trovato la scheda della batteria, e lei prontamente contatta l’ufficio competente chiedendo come procedere. Dopo qualche minuto si avvicina e un po’ imbarazzata mi dice che non è possibile inoltrare il documento direttamente via mail, nè lei è autorizzata a farne delle foto dal mio cellulare, perché la procedura corretta prevede che io chiami il call center della compagnia aerea e trasmetta l’allegato tramite il form presente sulla pagina web della compagnia stessa.
Credo che sia stato in quel momento che ho perso le staffe, anche perché il tempo continuava a passare e rischiavo di perdere anche il secondo volo. Dal momento che mi sembrava assurdo quanto stava accadendo, ho chiesto il nominativo (che non mi è stato dato) della persona che si stava prendendo la responsabilità di rischiare di lasciare un viaggiatore con disabilità a terra (e per di più da solo) per un mero cavillo procedurale.
Dopo aver recuperato la calma, nella speranza di mettere fine a questo incubo kafkiano, chiamo il call center nazionale. Dopo un’attesa di oltre 10 minuti riesco a parlare con un operatore a cui spiego tutta la situazione. Lui mi mette più volte in attesa per comunicare con l’ufficio competente per poi indicarmi come procedere. Seguendo le istruzioni telefoniche mi collego alla pagina web di Aeroitalia, carico la scheda tecnica della batteria, e la invio. Dopo qualche minuto mi dice che non si legge bene (è un formato immagine jpeg), e allora glielo reinvio in formato pdf. Ancora qualche minuto e poi il responso: ora il documento si legge però non va comunque bene, perché non ci sono i dati sulla potenza elettrica della batteria. Sull’orlo della disperazione gli rispondo che quei dati sono stampati sulla batteria stessa e gli chiedo se posso mandargli una foto. Così gli mando la foto della batteria dove sono riportati i dati richiesti, e questo incredibilmente sembra andargli bene.
(Riepilogando quindi: hanno accettato come attestazione dei dati sulla batteria la foto della scheda stampata sulla batteria stessa, esattamente ciò che avevo proposto oltre due ore prima al banco del check-in!).

Terminata la telefonata col call center (durata 53 minuti!), attendo che il benestare venga infine comunicato al banco del check-in, e nel frattempo ne racconto l’esito all’addetta, che non sa più dove rivolgere lo sguardo per l’imbarazzo.
Infine ottengo la mia sudatissima carta d’imbarco e riesco a salire su un volo in partenza alle 23:00.

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Alcune considerazioni e perplessità:
Tutta questa vicenda mi pare grave e manifesta una grave e inammissibile incompetenza della compagnia aerea, e mi suggerisce alcuni quesiti.
Possibile che, di fronte ad una situazione potenzialmente critica, non sia reperibile una supervisore, un funzionario, o una figura esperta, in grado di sbrogliarla rapidamente? Com’è possibile che tutte le altre volte in cui ho viaggiato con Aeroitalia (o con altre compagnie), compreso il volo di andata, non ci siano mai stati problemi e questa volta invece si? Se qualcosa è cambiato nei regolamenti e procedure, non dovrebbe essere comunicato tempestivamente? Se invece nulla è cambiato, e dunque vengono applicati criteri discrezionali, è ammissibile lasciare a terra una persona con disabilità per un puro puntiglio procedurale?

Insomma, questo è quanto. Se avete avuto la pazienza di leggere fin qui vi sarete fatti un’idea.
Giudicate voi e se vi va fatemi sapere che ne pensate.

16/08/2026
24/07/2026

SCUOLE INCLUSIVE: NON BASTA APRIRE LE PORTE, SERVE ABITARE L’INCLUSIONE

Una scuola è davvero inclusiva quando ogni studente si sente accolto, rispettato e valorizzato per ciò che è. Non basta eliminare le barriere architettoniche o garantire la presenza di un insegnante di sostegno: l’inclusione è un percorso quotidiano che coinvolge l’intera comunità scolastica.

Ogni bambino e ogni ragazzo ha il diritto di imparare, crescere e costruire il proprio futuro in un ambiente che favorisca la partecipazione, l’autonomia e il benessere. Questo significa avere spazi accessibili, strumenti didattici adeguati, tecnologie assistive, personale formato e una cultura scolastica capace di riconoscere la ricchezza delle differenze.

L’inclusione non riguarda soltanto gli studenti con disabilità. Una scuola che insegna il rispetto, la collaborazione e l’empatia prepara cittadini più consapevoli, capaci di costruire una società più giusta e coesa.

L’Italia rappresenta un modello di riferimento a livello internazionale per l’inclusione scolastica, ma permangono ancora criticità che non possono essere ignorate. In molte realtà si registrano ritardi nella nomina degli insegnanti di sostegno, carenza di personale specializzato, edifici ancora non completamente accessibili, materiali didattici non sempre fruibili e una collaborazione tra scuola, famiglie e servizi territoriali che può essere ulteriormente rafforzata.

Investire nella scuola significa investire nel futuro del Paese. Ogni euro destinato all’inclusione scolastica produce valore sociale, culturale ed economico, perché consente a ogni studente di sviluppare le proprie potenzialità e partecipare pienamente alla vita della comunità.

La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, all’articolo 24, riconosce il diritto all’istruzione inclusiva, mentre la normativa italiana tutela il diritto di ogni alunno a ricevere un’educazione di qualità senza discriminazioni.

Il M.E.D.A. crede in una scuola che non si limiti ad accogliere, ma che sappia costruire percorsi personalizzati, promuovere la partecipazione attiva e valorizzare il talento di ogni studente. Perché nessuno deve sentirsi un ospite nella propria classe.

L’inclusione non è un progetto da realizzare una volta sola. È una scelta quotidiana che forma persone migliori e costruisce una società più equa. Una scuola inclusiva non cambia soltanto la vita degli studenti con disabilità: migliora la scuola di tutti.

24/07/2026

L’ISOLAMENTO SOCIALE INVISIBILE: LA BARRIERA CHE NON SI VEDE, MA SI VIVE OGNI GIORNO

Esistono barriere che si riconoscono subito: una rampa mancante, un ascensore non funzionante, un marciapiede impraticabile. E poi ce ne sono altre, silenziose e meno evidenti, che spesso fanno ancora più male.

È l’isolamento sociale.

Una condizione che non sempre nasce dalla scelta di stare soli, ma dalla difficoltà di partecipare pienamente alla vita della comunità.

Per molte persone con disabilità, l’isolamento può assumere forme diverse: rinunciare a un invito perché il locale non è accessibile, smettere di praticare uno sport per mancanza di strutture adeguate, evitare eventi pubblici perché mancano servizi inclusivi, avere poche occasioni di incontrare nuove persone o sentirsi costantemente giudicati e non compresi.

A volte basta poco perché una persona inizi a sentirsi esclusa: una comunicazione non accessibile, un pregiudizio, un atteggiamento di pietismo o, semplicemente, l’abitudine a decidere senza coinvolgere direttamente chi vive una condizione di disabilità.

La solitudine non dipende dalla disabilità. Dipende dalle barriere che la società continua a costruire, spesso senza accorgersene.

L’isolamento sociale può avere conseguenze profonde sul benessere della persona. Può aumentare il senso di solitudine, compromettere la salute mentale, ridurre l’autostima e limitare le opportunità di studio, lavoro, sport e partecipazione alla vita culturale. Per questo motivo combatterlo significa tutelare un diritto fondamentale: quello di vivere pienamente la propria comunità.

La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, all’articolo 19, riconosce il diritto di ogni persona a vivere nella comunità con la stessa libertà di scelta degli altri, partecipando attivamente alla vita sociale senza essere isolata o segregata.

Contrastare l’isolamento significa investire in città accessibili, trasporti efficienti, attività culturali inclusive, sport per tutti, luoghi di aggregazione aperti, comunicazione accessibile e reti sociali capaci di accogliere ogni persona. Ma significa anche qualcosa di molto semplice: imparare ad ascoltare, coinvolgere e considerare le persone con disabilità come protagoniste della vita sociale, e non come semplici destinatarie di servizi.

Il M.E.D.A. crede che una società inclusiva non si costruisca soltanto eliminando le barriere architettoniche, ma creando relazioni, opportunità e spazi in cui ogni persona possa sentirsi parte della comunità.

L’inclusione non è soltanto permettere a una persona di entrare in un luogo. È fare in modo che si senta davvero accolta, ascoltata e partecipe. Perché la barriera più difficile da abbattere è quella che lascia una persona sola, pur essendo circondata da altre persone.

24/07/2026

E ancora, sempre durante la consultazione pubblica, la Federazione ha proposto anche l’istituzione dei Centri per la Mobilità, «quali strutture per garantire

23/07/2026

Viviana Salvemini c’era! Dove? Al concerto di Bad Bunny organizzato da Live Nation Italia! E qualcuno si chiederà quale sia la differenza tra il post che sta per leggere ed i tanti letti nei giorni scorsi. Viviana si sposta su sedia a rotelle dunque si trovava in quello che io chiamo “il recinto” per altro veramente molto distante dal palco.
Ecco a voi il racconto di Viviana!

“Ti scrivo per dirti che,il 18 luglio, anch’io ero all’ippodromo al concerto di Bad Bunny! Recensione totalmente negativa già a partire dall’inizio quando una volta arrivata alla pedana ho scoperto che nessuno degli accompagnatori avrebbe avuto una sedia e che, come sempre, si sarebbero dovuti mettere dietro e non accanto. Inoltre, sempre quando siamo arrivati ci è stato subito comunicato che alla fine del concerto avremmo dovuto aspettare una mezz’ora per far prima uscire tutte le persone dell’ippodromo e poi noi 🙄”.

🚫Allora, il fatto che Live Nation per i concerti che si tengono all’Ippodromo SNAI - La Maura, non preveda una seduta per l’unica persona che può godere il concerto con la persona in condizione di disabilità, a mio parere, sembra una punizione. Della serie “state chiusi in un recinto lontanissimo ed ai margini e chi sarà con voi oggi al concerto lo releghiamo qui senza possibilità di sedersi così, magari, la prossima volta ve ne starete a casa”. No, non scrivete nei commenti che è una questione di sicurezza perché mi potrei trasformare in non so bene che cosa.

🚫Ho già scritto circa il vostro diritto a stare accanto all’unica persona con cui desiderate godervi il concerto (è discriminazione!!!).

🚫Per l’attesa a fine concerto è ciò che succederebbe in caso di emergenza, infatti…

Viviana continua… “La situazione è peggiorata quando a un’ora dalla fine ci è stata prima comunicato di rimanere sul posto perché passata “una breve storm di 10 minuti” il concerto sarebbe continuato. Lì per lì io e mio fratello non ci siamo preoccupati più di tanto…”. Viviana racconta della presenza di pochissimi ombrelloni non sufficienti per ripararsi e poi aggiunge:”Specifico che per la tribuna dei vip (che non hanno decisamente difficoltà) una tettoia c’era, a dimostrazione che se a qualcuno fosse interessato veramente, ci sarebbe potuta essere anche nell’area disabili e questo avrebbe fatto certamente comodo a tutti sia per il caldo, sia per la pioggia!”

❗️Ho risposto a Viviana che, vista la struttura, sarebbe stato opportuno che, le persone in condizione di disabilità, vengano posizionate proprio lì al posto dei VIPS, tra il palco e le transenne antipanico in quanto essere il posto più sicuro. Quest’emergenza improvvisa lo ha dimostrato! ❗️

Il racconto di Viviana prosegue:”Purtroppo il temporale non è durato solo 10 minuti e dopo 20 minuti hanno dichiarato di dover evacuare definitamente l’area perché il concerto era annullato! In tutto ciò noi eravamo bloccati sulla pedana sotto la pioggia e la grandine con quei due miseri ombrelli messi a disposizione e a chiunque provasse a scendere dalla pedana gli addetti alla sicurezza li bloccavano dicendo che dovevano prima avere l’autorizzazione. Già ho trovato assurdo dover aspettare mezz’ora nella normalità delle cose, ma con una situazione d’emergenza simile trovo sia ancora più assurdo che non sia previsto un’uscita a parte o che a nessuno venga in mente di far uscire prima noi e poi il resto delle persone presenti.”.

‼️Viviana assieme a tutti i presenti, si è trovata a vivere la cosiddetta evacuazione in caso di emergenza e fosse stato un incendio o altro, sarebbe andata esattamente nello stesso modo. È ciò che scrivo da anni e cerco di farvi capire che quando l’organizzatore vi dice che dovete stare, in quello che io chiamo recinto, per sicurezza, non si riferisce alla vostra, ma a quella degli altri poiché noi causiamo rallentamenti alla messa in salvo delle persone “normodotate”. Ecco che serve rivedere il tutto. Negli USA i settori sono totalmente accessibili a chiunque (anche a chi è in sedia a rotelle) garantendo la libertà di scelta del posto poiché ogni settore è provvisto di uscite di emergenza chiare e per tutti, insomma è tutto accessibile a tutti. Finché non si arriverà a questo io continuerò a dirvi che l’area tra il palco e le transenne antipanico è quella più sicura poiché si userebbero le uscite di sicurezza principali, quelle che usa la band, oltre ad avere le ambulanze con i medici a bordo proprio lì e la maggior parte degli addetti alla sicurezza a disposizione. Questo ne è un esempio.

Viviana mi ha raccontato di aver visto Bad Bunny in concerto a Marsiglia e dell’abissale differenza. Spera che in Italia la situazione possa cambiare scrivendo che non tutti hanno la possibilità economica di poter andare all’estero per assistere ad un concerto per bene. Chiude con un P.S.:”gli addetti alla sicurezza ci hanno assistito solo per farci scendere dalla pedana poi io mio fratello ce ne siamo dovuti andare da soli verso l’uscita con il brecciolino che nel frattempo era diventato sabbia e fango🥲🥲🥲”. E qui, io, lascio immaginare a voi la difficoltà enorme soprattutto per chi era in sedia a rotelle…

🫶Ringrazio Viviana per la testimonianza ed invito tutti voi a mettere like/segui alla pagina Sottoilpalcoancheio. Desidero che il numero dei followers aumenti per poter chiedere un secondo incontro alla Ministra della Disabilità Alessandra Locatelli affinché si possano redigere delle linee guida ministeriali come le ADA degli USA. Nel frattempo la mia richiesta è quella di prevedere anche un’area sotto il palco per dare almeno una scelta. E che quel “recinto” lontano da tutto e tutti non sia più un obbligo!!!




In foto: A sinistra la “vista” lontanissima del palco dall’area disabili sotto un cielo che non prevedeva niente di buono. A destra Viviana il giorno stesso del concerto. Poi la scritta in aggiunta: GRANDINATA AL CONCERTO DI BAD BUNNY: IL RACCONTO DAL PUNTO DI VISTA DEI FANS INVISIBILI: I DISABILI.

Indirizzo

Corso Porta Borsari 17
Verona
37121

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