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PD Borgo Venezia Circolo del Partito Democratico della Sesta Circoscrizione - Verona Circolo del Partito Democratico, il primo punto dove progettare il progresso dei borghi!

21/09/2026

Dopo il “ balletto” presentato a Pontida sulla questione del velo e’ importante, invece di concentrarsi simbolicamente su velo e niqab, considerare che la politica dovrebbe occuparsi delle risorse e degli strumenti necessari per gestire concretamente l’integrazione nelle scuole.
Per comprendere meglio e ‘ qui proposta una sintesi che ci viene offerta da Sara el Debuch, attrice Italo Siriana

In breve:

• Distinguere tra hijab, niqab, burqa e khimar, sottolineando che non sono la stessa cosa.
• L’autrice, musulmana ed ex portatrice di hijab, racconta che a scuola il volto era sempre scoperto e che il velo non rappresentava un problema.
• Ricorda che in Italia esiste già una normativa sull’occultamento del volto (legge 152/1975).
• Contesta l’attenzione politica sul niqab, sostenendo che le vere difficoltà scolastiche riguardino carenza di insegnanti e risorse, classi, integrazione linguistica e corsi di italiano.
• Osserva che il tetto del 30% di alunni stranieri per classe esiste già dal 2010 e che il problema sarebbe soprattutto renderlo concretamente applicabile.
• Critica l’idea di imporre ai genitori stranieri di imparare l’italiano senza fornire condizioni pratiche per frequentare i corsi, come orari adeguati e servizi per i figli.
• Racconta infine la propria esperienza con il velo: prima lo ha scelto, poi ha scelto di toglierlo, sostenendo che la libertà consiste nella possibilità di scegliere, non nel portare o togliere un determinato indumento.

20/09/2026

BLACKOUT SIO IN OSPEDALE, BIGON (PD): “REGIONE VERIFICHI E SI FACCIA GARANTE DELLA SICUREZZA NEGLI OSPEDALI VERONESI”

Verona, 20 settembre 2026 – “Quanto accaduto nella notte negli ospedali veronesi impone una domanda fondamentale: è davvero ancora accettabile che un problema informatico possa mettere così seriamente in difficoltà servizi sanitari essenziali?”.

A chiederlo è la consigliera regionale del Partito Democratico Anna Maria Bigon, a seguito dei gravi disservizi che nelle ultime ore avrebbero colpito la rete dati e i sistemi informatici della sanità ospedaliera scaligera.

Nel corso della notte si sarebbero infatti verificati importanti problemi al sistema, con ripercussioni sulla gestione delle attività ospedaliere e del Pronto Soccorso. Per far fronte all'emergenza sarebbero state attivate le relative procedure di emergenza, costringendo in alcuni casi gli operatori a ricorrere alla gestione cartacea. È stato inoltre segnalato che si sarebbe resa necessaria la valutazione per la deviazione delle ambulanze verso altre strutture.

“Sono informazioni che devono essere immediatamente verificate dalla Regione e dalle aziende sanitarie” sottolinea Bigon. “Da anni, come consigliera regionale, pongo il tema del SIO (il Sistema Informativo Ospedaliero regionale), delle sue criticità, dei tempi di attivazione e del suo effettivo collaudo. Ho presentato interrogazioni e avanzato richieste anche nelle commissioni competenti, ricevendo sempre rassicurazioni. Oggi però i nodi vengono al pettine: il sistema è stato effettivamente collaudato in tutte le sue componenti? Le procedure di emergenza garantiscono davvero la continuità dei servizi? I sistemi di backup e ridondanza hanno funzionato come previsto? È accettabile che in un ospedale venga attivato un sistema così strategico senza un previo collaudo completo e definitivo?”.

“E soprattutto” prosegue l'esponente dem, “può un guasto tecnico mettere in difficoltà contemporaneamente strutture ospedaliere così importanti e servizi salvavita per i cittadini? La Regione, che ha competenza e responsabilità diretta sull'organizzazione della sanità, intervenga senza ulteriori rinvii: si tratta di una questione di pura sicurezza”.

Per fare piena luce sull'episodio, Bigon annuncia la presentazione di un'interrogazione urgente a Palazzo Balbi per sapere con chiarezza:
• Cosa è accaduto esattamente nella notte e quali servizi sono stati coinvolti;
• Quali procedure di emergenza sono state attivate e se vi siano state ripercussioni sui pazienti;
• Se il SIO e le relative infrastrutture siano stati completamente collaudati e quali sistemi di continuità operativa siano disponibili;
• Quali interventi immediati la Giunta intenda adottare per evitare che una situazione simile possa ripetersi.

“La sanità digitale non può rappresentare un punto di fragilità del nostro sistema di cura. Se non garantisce continuità e sicurezza, la Regione ha il dovere di intervenire subito. Cittadini e operatori sanitari hanno diritto a risposte concrete, non a semplici rassicurazioni” conclude Bigon.

La città che partecipa, cura e sceglie.Riparte RETE, la coalizione che amministra la città da quattro anni. Molto e’ sta...
12/09/2026

La città che partecipa, cura e sceglie.
Riparte RETE, la coalizione che amministra la città da quattro anni.
Molto e’ stato fatto, ma ancora resta tanto da fare e lo faremo con l’aiuto di tutti i cittadini che scelgono la politica attiva e partecipata . Orgogliosi di essere Veronesi .

02/09/2026

FINE VITA, BONFANTE (PD VERONA): "VOTO NECESSARIO SU UN TEMA INELUDIBILE. DETERMINANTI I VOTI DEL PD E DEL CENTROSINISTRA”

Verona, 2 settembre 2026 – "L'approvazione del provvedimento sul fine vita da parte del Consiglio regionale del Veneto segna una pagina importante di civiltà e rispetto della dignità umana. Il risultato di oggi dimostra nei fatti ciò che il Partito Democratico sostiene da sempre: approvare la legge non solo si poteva fare, ma si doveva fare per dare risposte certe, giuste e umane su un tema ineludibile, che riguarda chi affronta sofferenze irreversibili”.

Il segretario provinciale del Partito Democratico di Verona, Franco Bonfante, commenta con soddisfazione l'esito del voto del Consiglio regionale del Veneto.

"Premesso che non è stato un voto di parte, e che il confronto ha tenuto conto di tutte le cautele e le sensibilità, non si può evitare di notare il peso determinante dei voti del centrosinistra e del Pd nell’approvazione del dispositivo, e la spaccatura della maggioranza di centrodestra, in buona parte rimasta appesa su steccati ideologici e posizioni di chiusura contrarie alla sensibilità del Paese” continua il segretario. “Il Partito Democratico ha mantenuto una linea coerente fin dall'inizio, dimostrando che quando si lavora con senso di responsabilità le istituzioni possono fare la differenza nella vita delle persone” conclude Bonfante.

08/07/2026
02/07/2026

Buongiorno.
Merita grande attenzione ciò che è accaduto a Écone, località del Canton Vallese, in Svizzera, dove la Fraternità San Pio X -i lefebvriani- ha consacrato quattro nuovi vescovi senza il mandato del Papa, nonostante gli appelli e gli avvertimenti di Leone XIV.
Non siamo davanti soltanto a una controversia interna alla Chiesa cattolica ma ad un fenomeno politico rilevante.

Il tradizionalismo religioso, quando diventa rifiuto radicale del presente, smette di essere una semplice preferenza liturgica e diventa una visione della società. Non si limita a rimpiangere antichi riti, formule, gesti simbolici ma tende a ricostruire un ordine gerarchico, patriarcale, chiuso e ostile alla libertà e all’uguaglianza.

Il vero bersaglio è il Concilio Vaticano II che ha rappresentato il tentativo della Chiesa di misurarsi con la democrazia, con la libertà religiosa e con il dialogo tra le fedi, con la dignità della coscienza personale e dei movimenti impegnati sul piano sociale.
È stato uno dei passaggi attraverso cui il cattolicesimo ha provato a parlare al mondo contemporaneo.

I tradizionalisti cattolici con il rifiuto del Concilio offrono una sponda ideologica alla nuova destra reazionaria che cerca una copertura religiosa e simbolica alla propria battaglia contro l’eguaglianza, i diritti, il pluralismo, l’immigrazione, l’autonomia delle donne, la democrazia sociale.

Il passato viene immaginato come un’età dell’ordine dove ciascuno stava al proprio posto, l’autorità non era discussa, la donna era subordinata, lo straniero veniva respinto, il povero invitato alla rassegnazione e il dissenso non veniva tollerato.
È una fantasia potente e pericolosa che offre sicurezza a chi ha paura del cambiamento trasformando la fede in ideologia dell’esclusione.

Negli Stati Uniti questo intreccio è ormai evidente. Attorno al trumpismo si è formata una cultura politica che accusa di tradimento la Chiesa quando parla di migranti, poveri, pace, ambiente e diritti umani. Se il Papa non sostiene la guerra contro l’Iran e richiama alla fraternità, viene dipinto come debole e apertamente accusato di non fare il suo mestiere.

È il rovesciamento completo del messaggio cristiano.

Per questo Écône non è una vicenda marginale. È il segnale di una tendenza più ampia, cioè la ricerca di una religione dell’ordine da parte delle destre più estreme autoritarie. Una religione che non consola gli ultimi ma rassicura i forti e diventa essa stessa strumento di potere.

Si deve guardare con attenzione a questi fenomeni che rappresentano un passo decisivo verso forme di autoritarismo.

Vedremo cosa significherà lo scisma di Écone nel mondo e anche in Italia e come si rapporterà ad esso la destra più estrema e che giudizio ne darà Vannacci e la stessa Meloni. Quest’ultima già esperta nell’uso identitario della religione.
Ricordate? “sono una mamma, sono cristiana…”.

15/06/2026

Case di Comunità a Verona:

“Senza assunzioni si rischia la privatizzazione”

Le nuove Case di Comunità della provincia di Verona rischiano di restare “contenitori vuoti” se alla realizzazione delle strutture non seguirà un adeguato piano di assunzioni nella sanità territoriale. I circa 40 milioni di euro investiti attraverso il PNRR possono rivelarsi insufficienti senza il rafforzamento del personale sanitario e socio assistenziale.
Per garantire servizi efficaci servono medici di medicina generale, infermieri di famiglia e di comunità, specialisti, assistenti sociali e personale amministrativo. Dal governo della regione Veneto finora solo annunci, ma la piena integrazione dei servizi previsti, basato sul lavoro multidisciplinare e sulla collaborazione tra professionisti e i medici di famiglia, non si è ancora concretizzata. In assenza di nuove assunzioni pubbliche, gli spazi delle Case di Comunità rischiano di essere progressivamente affidati a soggetti privati accreditati. Una prospettiva che potrebbe trasformare gli investimenti pubblici in un ulteriore incentivo alla privatizzazione dell’assistenza territoriale.
La vera sfida non è solo inaugurare le strutture entro le scadenze del PNRR, ma renderle pienamente operative e accessibili. In una provincia come Verona, dove oltre 60 mila anziani vivono condizioni di non autosufficienza, le Case di Comunità devono diventare il fulcro dell’assistenza territoriale e sociosanitaria, evitando di trasformarsi nell’ennesima occasione mancata.

13/06/2026

Emergenza sfratti a Verona:
rendere pienamente operativa l’Agenzia Sociale per l’Abitare

Le organizzazioni, impegnate a diverso titolo sul tema dell’abitare e da anni collegate in rete per leggere insieme i problemi e sperimentare possibili soluzioni sulla questione casa a Verona, esprimono forte preoccupazione per l’aggravarsi della situazione abitativa nella nostra città e chiedono al Sindaco e all’Amministrazione comunale di Verona un intervento urgente sul tema degli sfratti.
Negli ultimi anni la questione abitativa ha assunto anche nella nostra città caratteri sempre più gravi: aumento dei canoni di locazione, difficoltà crescente di accesso alla casa, presenza di alloggi sfitti, riduzione dell’offerta abitativa accessibile, crescita delle fragilità sociali e difficoltà sempre maggiori per famiglie, giovani, lavoratori e persone sole.
In questo quadro, il tema degli sfratti rappresenta oggi una delle emergenze più urgenti e concrete. Ogni sfratto non è soltanto una procedura amministrativa o giudiziaria, ma riguarda persone, famiglie, proprietari, relazioni sociali e tenuta complessiva della comunità.
I dati nazionali confermano una situazione preoccupante: negli ultimi anni le convalide di sfratto si sono mantenute intorno alle 40 mila all’anno, mentre sono aumentate le richieste di esecuzione. Anche a Verona il fenomeno resta significativo e richiede una forte attenzione da parte delle istituzioni locali.
Il nuovo quadro nazionale, con il Piano Casa e con il parallelo disegno di legge sulle procedure di rilascio degli immobili, rende ancora più urgente l’attivazione di strumenti locali di prevenzione, mediazione e accompagnamento.
Per queste ragioni, le sottoscritte organizzazioni rinnovano la necessità, già rappresentata nel corso di precedenti convegni e momenti di confronto pubblico, di attivare con estrema urgenza l’Agenzia Sociale per l’Abitare, attribuendole il compito prioritario di affrontare il tema degli sfratti, della prevenzione delle situazioni di emergenza abitativa e della riattivazione degli alloggi sfitti e coinvolgendo tutti i soggetti interessati:
• sindacati degli inquilini;
• associazioni della proprietà edilizia;
• fondazioni e soggetti finanziari presenti sul territorio;
• terzo settore;
• AGEC e ATER;
• servizi sociali;
• realtà impegnate nell’accompagnamento abitativo.
L’Agenzia Sociale per l’Abitare dovrebbe essere il luogo operativo attraverso il quale costruire rapidamente un piano cittadino per la prevenzione degli sfratti, la gestione delle situazioni più critiche e la riattivazione del patrimonio abitativo inutilizzato.
In particolare, si propone:
1. La costituzione di un fondo di garanzia cittadino, pubblico/privato, a tutela sia dei proprietari sia degli inquilini, capace di intervenire nei casi di morosità incolpevole, difficoltà temporanea o rischio di perdita dell’alloggio.
2. L’attivazione di strumenti di mediazione preventiva, per evitare che le situazioni di difficoltà si trasformino automaticamente in procedimenti di sfratto.
3. L’accompagnamento degli inquilini verso nuove soluzioni abitative, nei casi in cui il rilascio dell’alloggio non sia evitabile, al fine di prevenire nuove situazioni di marginalità.
4. La riattivazione degli alloggi sfitti, attraverso garanzie, incentivi, canoni sostenibili e il coinvolgimento di soggetti intermediari affidabili (AGEC, enti del terzo settore, organizzazioni degli inquilini e della proprietà edilizia o altri soggetti accreditati), in grado di favorire l’incontro tra domanda e offerta abitativa e accompagnare i percorsi di locazione.
5. Una ricognizione aggiornata del fenomeno sfratti a Verona, per disporre di dati certi su convalide, richieste di esecuzione, sfratti eseguiti, nuclei fragili coinvolti e possibili strumenti di intervento.
La tutela del diritto all’abitare non può essere contrapposta alla tutela dei proprietari. Al contrario, solo costruendo strumenti di garanzia reciproca è possibile rimettere in movimento il mercato della locazione, prevenire le emergenze e creare condizioni di maggiore fiducia.
Verona non può limitarsi a gestire le conseguenze degli sfratti quando l’emergenza è già esplosa. Serve una politica preventiva, fondata sulla collaborazione tra istituzioni, parti sociali, terzo settore, proprietari, fondazioni e soggetti pubblici.
Per questo si chiede al Sindaco Damiano Tommasi di dare concreta attuazione all’Agenzia Sociale per l’Abitare, più volte richiamata nel dibattito cittadino e sostenuta da risorse dedicate, rendendola operativa entro tempi certi e affidandole prioritariamente il compito di affrontare l’emergenza sfratti e la riattivazione degli alloggi sfitti.
La casa non è solo un problema sociale: è una questione di dignità, coesione, sicurezza urbana e futuro della città.
Verona, 12 giugno 2026

Indirizzo

Via Briolotto 1A
Verona
37131

Orario di apertura

10:30 - 12:00

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