05/06/2026
[il primo momento in cui ci siamo sentiti grandi]
«Ricordate il vostro esame di quinta elementare?
Io lo feci nel 1988. Avevo 10 anni.
E, ancora oggi, se chiudo gli occhi, me lo ricordo tutto.
Ricordo il banco verde, la luce che entrava dalla finestra,
il silenzio strano dell’aula che sembrava più grande del solito.
Ricordo la maestra che ci dettava la traccia del tema di italiano,
le parole che cercavo di mettere in fila una dopo l’altra,
con la paura di sbagliare ma anche con quella strana voglia di “fare bene”,
di dimostrare che ero pronto per qualcosa di nuovo.
All’epoca l’esame di quinta non era una formalità:
c’erano due prove scritte, una di italiano e una di matematica,
e poi l’orale, con le domande su quello che avevi studiato durante l’anno.
Oggi quell’esame non esiste più.
Con la riforma dei primi anni 2000, la scuola primaria e la scuola media sono diventate un unico percorso, e il primo vero esame è rimasto quello di terza media, oggi secondaria di primo grado. Dal punto di vista normativo ha senso.
Dal punto di vista emotivo, però, qualcosa si è perso per strada.
Perché, almeno per me, quell’esame non serviva solo a “valutare”.
Serviva a sentirmi pronto.
A capire che le sfide non arrivano tutte insieme, ma una alla volta.
Che si può avere paura, tremare un po’, e poi — comunque — farcela.
E forse è per questo che, ancora oggi, quando se ne parla sui social, in tanti rispondono con nostalgia.
Non per l’esame in sé, ma per quello che rappresentava:
il primo momento in cui ci siamo sentiti, davvero, un po’ più grandi»
Riflessioni di Alfonso D'Ambrosio
Dirigente Scolastico IC Lozzo Atestino