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L'Associazione MONASTERO DEL BENE COMUNE, sostiene e promuove molteplici iniziative (dal sociale alla crescita umana, dal dialogo tra le fedi alla creatività) in collaborazione con la Comunità Stimmatini di Sezano a Verona.

sabato 17 ottobre alle ore 16  "Non cedete all'impotenza ma continuate a battervi perché la storia possa cambiare. Dobbi...
12/10/2026

sabato 17 ottobre alle ore 16
"Non cedete all'impotenza ma continuate a battervi perché la storia possa cambiare. Dobbiamo impegnarci per rifare il futuro"
Raniero La Valle ci presenterà il suo nuovo libro dal titolo "Solo Dio ci può salvare?"

Meditazione Domenica XXVIII  T.O. A  Ricordiamo davanti a Te Cisgiordania, a Taybeh nuovi attacchi dei coloni: raccolta ...
10/10/2026

Meditazione Domenica XXVIII T.O. A


Ricordiamo davanti a Te
Cisgiordania, a Taybeh nuovi attacchi dei coloni: raccolta delle olive a rischio La raccolta delle olive di quest'anno ha messo in luce una netta contraddizione: i proprietari terrieri affrontano restrizioni e timori nel tentativo di raggiungere i propri alberi, mentre i coloni accedono agli stessi terreni e raccolgono i frutti, utilizzando talvolta attrezzature sottratte agli stessi proprietari palestinesi". La denuncia arriva da un rapporto firmato da padre Bashar Fawadleh, parroco dell'unico villaggio palestinese interamente cristiano. Nel documento il sacerdote riferisce delle recenti aggressioni dei coloni che si protraggono ormai ininterrotte da oltre quattro giorni, in terreni agricoli a est e a sud di Taybeh.
Usa, la fucilazione dell'autore della strage di Fort Hood sarà in diretta streaming. Si tratterebbe della prima esecuzione compiuta dall’esercito statunitense dal 1961 e della prima per fucilazione dal 1945. «Faremo in modo che la gente possa vederla, che sia pubblica», ha confermato Hegseth, aggiungendo che «la gente deve capire che questo genere di cose comporta gravi conseguenze».
Nigeria, oltre 20 morti in scontri tra esercito e jihadisti dello Stato. islamico. Cresce la violenza nel Paese affacciato sul Golfo di Guinea. Scontri tra esponenti dello Stato islamico della Provincia dell'Africa occidentale (Iswap) ed esercito hanno causato tra martedì e mercoledì decine di morti. Ma gli episodi cruenti aumentano anche a causa di operazioni di banditi che assaltano civili: tra lunedì e martedì circa 100 persone in una miniera d'oro hanno perso la vita dopo un attacco da parte di uomini armati.
In Brasile, le autorità della città amazzonica di Manaus hanno sospeso le attività scolastiche in tutta la rete municipale a causa dell'intenso fumo provocato dagli incendi boschivi e dai roghi agricoli nella regione. Il fumo è causato da centinaia di focolai, incendi nell'entroterra dello stato e roghi locali (come quelli presso siti di smaltimento rifiuti e discariche nella Zona Est e nel Distretto Industriale), il tutto aggravato dal fenomeno El Niño e dalle ondate di calore.
Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison
Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza
Nobel per la pace 2026 alla sudafricana Navanethem Pillay
Il riconoscimento è stata assegnato alla giurista di orgine Tamil, giudice della Corte penale internazionale, "che - si legge nelle motivazioni - con coraggio eccezionale e integrità ha aperto la strada verso un ordine giuridico globale più completo"- “Tutti continuano a chiedermi: quando ti fermerai?” Agnes Callamard. Pillay ha ricordato di essere ancora impegnata nella giustizia internazionale "Attualmente sono ancora coinvolta come giudice ad hoc nel procedimento avviato dal Gambia contro il Myanmar”, ha spiegato, riferendosi al caso davanti alla Corte internazionale di giustizia relativo alle accuse di genocidio.
Leone XIV: la pena di morte è inammissibile, contro la dignità della persona. in occasione dell’odierna Giornata Mondiale contro la pena di morte, il Pontefice ricorda che il ricorso alla pena capitale non tutela il bene comune. Esistono infatti soluzioni alternative che proteggono i cittadini “ma non tolgono completamente ai colpevoli la possibilità di redimersi”.. “La vera giustizia non può accontentarsi della sola punizione, tali sforzi devono anche adottare approcci improntati alla perseveranza e alla misericordia, volti alla rieducazione e al pieno reinserimento dei trasgressori nel tessuto sociale”. “Lo stesso rispetto per l’inerente dignità di ogni persona, anche di coloro che hanno commesso reati, preclude il ricorso alla pena di morte, alla tortura e a ogni forma di punizione crudele o degradante”.--
Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore.

Is 25,6-10a Fil 4,12-14.19-20
Mt 22,1-14
1Gesù riprese a parlare [ai capi dei sacerdoti e i farisei] con parabole e disse:
2«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio.
3Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano ve**re.
4Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine:
“Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo;
i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”.
5Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari;
6altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.
7Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini
e diede alle fiamme la loro città.
8Poi disse ai suoi servi:
“La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni;
9andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”.
10Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono,
cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
11Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale.
12Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì.
13Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre;
là sarà pianto e stridore di denti”.
14Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».
***
Questa parabola è piena di strani particolari che suscitano interrogativi: perché gli invitati al banchetto del re hanno rifiutato una così splendida occasione? Perché uccidere gli inviati del re? Perché quella smisurata violenza da parte del re con la distruzione di città e la morte di persone innocenti? Come ci si può aspettare che gli invitati presi sulle strade siano vestiti da nozze? E, d’altra parte, come mai tutti erano vestiti bene, eccetto uno? È chiaro che questa è una storia e non ci si deve aspettare che tutto sia logico e facilmente comprensibile, ma pare che qui Gesù, e Matteo che scrive, esagerino con gli elementi irreali che rasentano il fiabesco.

Sottolineo qui solo alcuni aspetti che forse ci fanno capire meglio ciò che Gesù voleva dire raccontando questa strana parabola.

Si tratta di un banchetto per una festa nazionale: le nozze del principe ereditario. Non è un semplice banchetto, ma una celebrazione che ha evidente carattere politico. Accettare è questione di lealtà al governo e rifiutare può essere compreso come atto di alto tradimento (siamo nella società medio-orientale di più di 2000 anni fa). Gli invitati chiaramente non sono comuni cittadini, ma funzionari locali e imprenditori che sembrano odiare l’autorità del re e i suoi collaboratori. È descritta pure una certa ‘escalation’ nel loro rifiuto: dal primo semplice invito che viene ignorato; al secondo, che chiede con urgenza di una risposta, ma che è altrettanto trascurato; al fare qualcos’altro come una scusa; all’insultare i funzionari del re, per concludere con l’omicidio. Non ci viene data la ragione di questo rifiuto, ma è chiara l’alta tensione che esiste tra queste persone e il monarca.

La reazione del re, una punizione esagerata, ci dimostra che questo non è un governante mite e giusto, ma un dittatore che impone con il pugno di ferro la sua autorità. L’improvviso cambio di invitati sembra semplicemente imposto dal desiderio che la festa si faccia in qualsiasi caso. E allora si passa ai comuni cittadini, buoni o malvagi che siano.

La questione del vestito: l’impressione è che fosse possibile essere vestiti bene, anche se chiamati ad una festa all’ultimo minuto. L’Antico Testamento ci aiuta a comprendere: qui troviamo degli episodi in cui agli invitati veniva pure dato un vestito decente, anche perché alcuni venivano da molto lontano e, dopo un lungo ed estenuante viaggio, non avevano la possibilità di avere immediatamente indumenti puliti (Genesi 45,22; Giudici 14,12-13; 2 Re 10,22). Se questa è la spiegazione, allora il vestire inappropriato dell’ospite sgradito sarebbe una specie di insulto al tiranno, simile a quello di coloro che hanno rifiutato l’invito. Il suo silenzio non sarebbe dunque quello di una persona impaurita, ma quello di un implicito disprezzo. E di nuovo, la punizione va molto al di là della colpa commessa e il re non si smentisce nella sua cattiveria.

Evidentemente non si può applicare la figura di questo re direttamente al Dio annunciato da Gesù. Come in altri casi, Gesù utilizza una storia al negativo per mostrare un valore importante. La storia ci parla di un cocciuto rifiuto da parte degli invitati ‘di prima scelta’, la loro sostituzione con gente forzata e non del tutto meritevole e, alla fine, anche tra questi c’è chi ostinatamente insulta il tiranno. Gesù sta parlando a coloro che rifiutano il suo messaggio (scribi, farisei, autorità, ecc.) e a coloro che invece ricevono l’invito e decidono di far festa con Gesù (discepoli e peccatori convertiti). Ma anche tra questi c’è chi si rifiuta di cambiare veramente.

Si chiede Gesù: se ad un tiranno malvagio e violento gli ‘ultimi’ (buoni e cattivi) rispondono forse per paura in modo positivo (nonostante qualcuno di loro non sia d’accordo), perché i ‘primi’ rifiutano l’invito di un Dio buono e misericordioso che attraverso di Lui chiede (e ci chiede!) di entrare nel suo Regno per far festa con lui?
Risposta (v. 14): tutti coloro che ascoltano il suo messaggio sono invitati a condividere la gioia di Dio Padre, ma purtroppo non tutti sono disponibili ad accogliere l’invito.

Commento a cura di Stefano Senaldi

Sal 22 (23)

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia.

Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.

Meditazione Domenica XXVII  T.O. A  Ricordiamo davanti a Te Allarme Unicef in Libano: un bambino su 5 va a letto affamat...
03/10/2026

Meditazione Domenica XXVII T.O. A


Ricordiamo davanti a Te
Allarme Unicef in Libano: un bambino su 5 va a letto affamato. Il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia denuncia gli effetti delle ostilità e della crisi economica nel Paese. La mancanza di cibo, sanità e istruzione rende incerto il futuro della popolazione più giovane. nella regione sud del Libano oltre 700mila persone, di cui 238mila bambini, hanno subìto interruzioni alle forniture d’acqua. Il risultato: il 22% delle case non ha acqua potabile a sufficienza.
Cimitero Mediterraneo, nel 2026 una vittima ogni 23 migranti sbarcatiAlla vigilia della Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, Unhcr, Oim e Unicef rilanciano da Lampedusa l’appello a rafforzare la cooperazione internazionale e il sistema di ricerca e soccorso. Dal 2014 sono quasi 27 mila i morti e i dispersi documentati lungo la rotta del Mediterraneo centrale e i minori non accompagnati sono in costante aumento.Attacco israeliano a Gaza, Pizzaballa: dolore e cordoglio per le vittime. Il Patriarca di Gerusalemme denuncia e piange la morte di due donne della parrocchia latina uccise da un raid delle Idf. Sotto le macerie di un condominio si spezzano in tutto cinque vite civili, numerosi i feriti.
Nella regione dell'Etiopia settentrionale, diversi scontri si sono registrati ad occidente e meridione, compresa la capitale Makelle. Coinvolta anche la regione confinante di Amhara, Medici senza frontiere ha calcolato che tra il 22 ed il 25 settembre ne sono stati ricoverati oltre 400 negli ospedali di Korem e Alamata.
Si è svolta sabato 12 settembre una manifestazione a Ca’ Roman, tra Chioggia e Venezia,, promossa per esprimere contrarietà al progetto che prevede la realizzazione di 77 villette nell’area. I partecipanti hanno richiamato l’attenzione sul valore ambientale della zona, considerata una delle aree verdi ancora non interessate da interventi di nuova edificazione lungo il litorale e situata nelle vicinanze dell’Oasi Naturale gestita dalla LIPU
In Francia non si placa la rivolta degli studenti, Gli studenti protestano contro la carenza di insegnanti, le classi sovraffollate, le condizioni degli edifici scolastici e le difficoltà legate all'accesso all'università.
Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison
Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza
San Francesco: una voce universale per costruire la pace. "Abbiamo bisogno del vocabolario della convivenza, della pace e della fraternità", quello "di un disarmo totale". .E quando san Francesco,parla delle creature, le sente sorelle e fratelli, perché capisce che sono appunto originate dallo stesso amore, dalla volontà del Padre che vuole bene a tutti. Papa Francesco nella Laudato si’ quando parla dell’ecologia integrale.dice "San Francesco non è un ecologista ma è un uomo pervaso dalla consapevolezza dell’essere creatura e dall’aver ricevuto un dono immenso da coltivare e custodire". Una custodia che, da una parte, vuol dire estrema cura e, dall’altra, significa anche "coltivazione", affinché questo giardino, questo dono di Dio, possa fiorire.
In questo fine settimana Sezano ha ospitato due realtà molto care. Rete Radiè Resh, associazione di solidarietà internazionale e il gruppo Cammino di Vicenza. Questa bella vicinanza ci accompagna da diversi anni e ci ricorda di mantenere viva la coscienza e l'impegno per una società più giusta e solidale.
Si è avviata ieri mattina la Scuola di italiano per stranieri lavoratori residenti. Si legge nella presentazione "è evidente che in una scuola di italiano si va per imparare la lingua, ma prima di arrivare a parlare e scrivere bene, il desiderio è costruire insieme ai giovani lavoratori relazioni e amicizie con la voglia di condividere qualcosa di importante.
Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore.

Is 5,1-7 Fil 4,6-9
Mt 21,33-43

[Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:]
33Ascoltate un’altra parabola:
c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna.
La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre.
La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.

34Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto.
35Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono.
36Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
37Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”.
38Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro:
“Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”.
39Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.

40Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
41Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente
e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
42E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi?
43Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

***
Gesù stava insegnando all’interno del grande cortile del Tempio di Gerusalemme, il centro del culto e della religione del suo popolo, Israele. Erano gli ultimi giorni della sua vita e la tensione tra lui e le autorità di Gerusalemme, cioè i capi dei sacerdoti e gli scribi, stava progressivamente crescendo e lo avrebbe portato alla sua tragica fine. In questo contesto, Matteo raccoglie diversi insegnamenti fondamentali per i discepoli e le discepole che leggono il suo vangelo. Tra questi c’è anche la parabola del vangelo di questa domenica.
Credo però che dobbiamo fare molta attenzione a non allegorizzare la parabola. Cosa voglio dire? Dobbiamo prima leggerla come una storia ambientata in Palestina nel I sec. della nostra era e solo dopo trarre le nostre conclusioni. Non dobbiamo, in pratica, identificare immediatamente il padrone della vigna con Dio, il figlio con Gesù e i contadini con gli ebrei, ma raffigurarci la storia come quella di un ricco possidente e impresario del tempo di Gesù che ha un figlio e che ha dipendenti nella sua azienda agricola, lontano da casa. Questo ci aiuterà a capire meglio di cosa Gesù parlasse, affinché il suo messaggio sia significativo anche per noi, venti secoli dopo.
Gesù ha usato un’immagine molto concreta che faceva parte della tradizione del popolo di Israele: la parabola della vigna risale a 700 anni prima di lui e fu composta, e probabilmente anche cantata, dal profeta Isaia per descrivere la relazione tra Dio e il suo popolo (Isaia 5,1-7 – è la prima lettura della liturgia di questa domenica). Là Dio è l’impresario e la vigna è il popolo dei credenti.
Gesù però, pur ponendosi nella scia degli antichi profeti, va ben oltre quell’immagine. Egli prende in considerazione una rivolta di affittuari che con violenza progressiva causano la tragica fine del figlio dell’imprenditore, perché pretendono di impossessarsi della proprietà dell’azienda agricola in cui lavorano. In altre parole, si tratta di una rivolta di contadini, come spesso è capitata in quell’epoca. Ma contrariamente alle rivolte contadine, essa non sembra basata su ingiustizie perpetrate a danno dei poveri, ma appare come un conflitto di interessi riguardo al possesso della terra.
Il padrone dopo i due tentativi falliti nell’esibire la sua autorità sulla vigna, ingenuamente pensa ad una possibile riconciliazione con l’invio del figlio, che è il rappresentante ufficiale e autorizzato per risolvere la vertenza. Il tentativo finisce con un omicidio e (importantissimo da notare!) qui finisce la parabola (v. 39).
Il resto della storia è al futuro: ciò significa che non è ancora realtà, ma solo una possibilità di realizzazione. Inoltre, la vendetta giustificata del padrone e l’impiego di nuovi affittuari, non è preannunciata da Gesù, ma dalle stesse autorità di Gerusalemme. Al contrario, Gesù conclude il suo discorso con l’espressione ‘togliere il Regno’, senza la necessità di ‘uccidere’ qualcuno (v. 43) e il ‘popolo che produce frutti’ di cui parla è quello delle Beatitudini (vedi Matteo 5,1-12). Questo ulteriore intervento di Gesù costituisce una minaccia profetica: è la descrizione delle possibili disastrose conseguenze provocate dalle attuali scelte sbagliate.
L’immagine finale della pietra (v. 42) con la citazione del Salmo (118,22) propone la possibile opzione per evitare la rovina. Questa non capiterà, se la ‘pietra scartata’ dagli esperti della Legge e dalle guide del popolo, diventerà la ‘testata d’angolo’. Questa pietra è il Regno di Dio che Gesù annuncia e realizza con il suo messaggio e le sue scelte di vita; è il fondamento e il punto di riferimento per costruire un’esistenza autentica.
Il tono del racconto è intensamente drammatico: si tratta di vita e di morte, i valori ultimi dell’esistenza umana. In altre parole, Gesù sta usando tutta la sua forza argomentativa per convincere della gravità della situazione e dell’importanza delle giuste scelte da operare.
C’è un particolare importante da notare: gli studiosi che hanno indagato la storia sociale del I sec. ci dicono che al tempo di Gesù alcuni grandi proprietari terrieri possedevano aziende agricole in Galilea (dove Gesù crebbe). Questi non erano altro che i membri dell’aristocrazia di Gerusalemme, i quali da lontano (in città) amministravano le loro proprietà. In altre parole, il signore della parabola rappresenta molto bene gli stessi capi che stanno davanti a Gesù e che vogliono ucciderlo. Essi conoscono molto bene la non sempre facile relazione tra proprietari di aziende agricole e i loro affittuari. Gesù usa un esempio molto significativo per loro, una storia che li tocca nelle loro tasche!
La parabola è dunque un invito cambiare mentalità e passare dall’idea di essere padroni del mondo, delle persone, delle relazioni e delle cose a quella di agire come servi e collaboratori nel progetto che Dio ha per tutti, con responsabilità e impegno.
Commento a cura di Stefano Senaldi

Dal Sal 79 (80)
Hai sradicato una vite dall’Egitto,
hai scacciato le genti e l’hai trapiantata.
Ha esteso i suoi tralci fino al mare,
arrivavano al fiume i suoi germogli.

Perché hai aperto brecce nella sua cinta
e ne fa vendemmia ogni passante?
La devasta il cinghiale del bosco
e vi pascolano le bestie della campagna.

Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo e vedi
e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte.

Da te mai più ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome.
Signore, Dio degli eserciti, fa’ che ritorniamo,
fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

Ottobre 2026Sabato 10 ore 16Lectio mensileI salmicon p.Stefano SenaldiDomenica 11 ore 10-13Mercatino degli autoproduttor...
27/09/2026

Ottobre 2026

Sabato 10 ore 16
Lectio mensile
I salmi
con p.Stefano Senaldi

Domenica 11 ore 10-13
Mercatino degli autoproduttori
a cui seguirà il Pranzo contadino

Domenica 11 ore 16
Valli ferite – LA CURA SI CURA
Incontro di apertura con p. Dario BOSSI, comboniano
La voce della Terra e della gente in Brasile”
Per una sicurezza intesa come cura, protezione, accessibilità
e sostegno alle fragilità.

Martedì 13 ore 20.45
Preghiera sullo stile di Taizé

Sabato 17 ORE 16
Voci e Volti - a cura di Francesco Comina
RANIERO LA VALLE
SOLO UN DIO CI PUO' SALVARE?
Non credete all'impotenza ma continuare a battervi perchè la storia possa cambiare. Dobbiamo impegnarci per rifare il futuro”.

Sabato 24-ore 9-18
Domenica 25 ore 9--13
Laforza nascosta.
Coltivare una spiritualità umile nel frastuono della vita moderna. Spunti dalla vita e dagli scritti di Dag Hammarskjöld
Giornata di meditazione e riflessione
con Georg Reider teologo, già pastore della Comunità evangelica luterana di Verona -Gardone
con spunti dal pensiero di Bernardo di Chiaravalle (1090-1153)

Sabato 31 ore 15
Forme di resistenz delle donne nel Grande Medio Oriente
con Daniela Meneghini
docente di lingua e letteratura persiana a Ca' Foscari

Ogni settimana

venerdì ore 18 – 19| Lectio divina sul Vangelo della domenica successiva
domenica ore 9.15-10.30 | La via del silenzio

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INFO/ACCOGLIENZA scrivere a: [email protected] 3715256071/3472256997

Incontri di auto -aiuto
per il supporto a persone e famiglie con problemi legati all'alcol
e ad altre dipendenze o comportamenti a rischio
ogni mercoledì dalle ore 20.00 alle 21.30
con
p.Harry Kalonga

Parole per (r)esistere
Scuola di italiano per stranieri lavoratori residenti
“... penso sia molto importante che fin da subito a scuola si faccia avanti l'idea della lingua come qualcosa di vivo...”
ogni sabato mattina dalle ore 10 alle 12
(primo incontro 3 ottobre2026)
con
Marco Danielon, Marcella Cecchini,
Lara Cacciavillani,
Emanuela Bovo, Stefano Picotti

Lettura a più voci
coltivare una coscienza critica
leggere in gruppo: ogni voce fa risuonare in modo diverso le parole
condividere riflessioni, interpretazioni, sfumature
incontri quindicinali il lunedì dalle ore 18 alle 19.30
primo incontro lunedì 9 novembre
con
Vittorai Sofia e Margherita Sandrin

La tenerazza dell'acqua
“Versare, lanciare su una tela che accoglie la tenerezza del colore, utilizzando le antiche terre variopinte, restituisce a chi li ha veresati il suo proprio e intimo immaginare”
(Cesare Marcotto)
il secondo e terzo venerdì
dalle ore 9 alle 12.30
seguito on line da
Cesare Marcotto

L'Associazione MONASTERO DEL BENE COMUNE, sostiene e promuove molteplici iniziative (dal sociale alla crescita umana, dal dialogo tra le fedi alla creatività) in collaborazione con la Comunità Stimmatini di Sezano a Verona.

Meditazione Domenica XXVI  T.O. A  Ricordiamo davanti a Te Unicef, 35 mila bimbi uccisi o mutilati da armi esplosive in ...
26/09/2026

Meditazione Domenica XXVI T.O. A


Ricordiamo davanti a Te
Unicef, 35 mila bimbi uccisi o mutilati da armi esplosive in cinque anni. Pubblicato oggi il rapporto dell’Agenzia ONU sulle vittime minorenni nei conflitti tra il 2021 e il 2025. Più di mille i piccoli morti in attacchi con droni sferrati su aree popolose. 13 i contesti di guerra presi in esame: dall’Ucraina al Medio Oriente, ma anche Somalia, Siria e Sudan. L’appello di Andrea Iacomini portavoce di Unicef Italia: è compito della stampa e dei governi squarciare il velo sulle crisi dimenticate, fondamentale il rispetto del diritto internazionale.
Yemen, si aggrava la crisi umanitaria. Più di 3 mila persone in fuga verso Gibuti. Dopo dodici anni di conflitto e quasi cinque milioni di sfollati interni, scatta una nuova escalation di violenza nella pen*sola arabica. Nei prossimi giorni ci si aspetta una migrazione di massa verso il Paese africano.
La denuncia dell'Onu: il pianeta trattiene sempre meno acqua. Tra fiumi a secco e falde esaurite, l'allarme dell'Organizzazione meteorologica mondiale evidenzia una sofferenza idrica diffusa. L’aumento di 1,43 °C della temperatura media globale rispetto ai livelli preindustriali ha gettato le basi per questo ennesimo record negativo. Sono i fiumi a restituire l’immagine più preoccupante. Nel 2025 i ghiacciai di tutto il mondo hanno perso 408 gigatonnellate di massa
In Italia aumentano gli infortuni sul lavoro, ma diminuiscono le vittime La Relazione annuale dell’Inail fotografa un quadro ancora critico circa gli incidenti professionali, con i sinistri in crescita dell’1,2% e un calo del 3,3% dei decessi. A preoccupare è soprattutto l’aumento delle malattie professionali, con 98.312 denunce (+11,3%), il dato più alto degli ultimi 26 anni
Genova. Lo striscione a scuola, l'intervento della Digos. La scritta «Qui nessuno è straniero» davanti alla primaria Daneo è stata rimossa da due agenti. La rabbia dei genitori. Quando gli agenti hanno tirato giù il lenzuolo, è stato chiesto loro di mostrare il distintivo e di spiegare le ragioni dell'intervento. «Non abbiamo ricevuto alcuna spiegazione». I genitori descrivono inoltre come bruschi i modi dell'intervento e sostengono che alcuni bambini siano rimasti spaventati. Poi il chiarimento della Questura: iniziativa personale. E il lenzuolo è stato rimesso.
Continua a prenderti cura di noi, o Signore: Kyrie eleison
Aiutaci a riconoscere e a coltivare i semi di speranza
Libano, una speranza anche per le vittime della "Kafala". Nella cittadina di Jounieh nasce un centro di aiuto per le lavoratrici migranti private di libertà e diritti.Sono le più vulnerabili tra i vulnerabili: sognavano un futuro migliore e sono divenute invece vittime della "kafala", un sistema ingiusto che crea sfruttamento e toglie libertà. Sono le lavoratrici domestiche straniere, ostaggio due volte, nel Libano in cerca di pace: per i bombardamenti che non hanno risparmiato i civili e perché sono senza protezione, in qualche caso addirittura costrette a presidiare case abbandonate dai loro proprietari e padroni.
A Roma preti in corteo per la pace in Terra Santa. Un centinaio di sacerdoti, provenienti da tutta Italia e anche dall'estero, ha manifestato per le vie della Capitale per invocare la pace. Spazio alla diplomazia, messa al bando delle armi, no alle aziende che lucrano sulla guerra. Portavano con sé un sudario con i nomi di 300 bambini palestinesi e libanesi uccisi dopo la dichiarazione dei due "cessate il fuoco". L’iniziativa ha avuto anche il supporto di Michel Sabbah, patriarca emerito di Gerusalemme, il quale in una lettera ha scritto: “Qui, ora, la morte regna ovunque e viene moltiplicato l’odio e versato ancora sangue. Pietà, Signore per le vittime che sono state uccise, in un sudario senza fine, ben oltre settantamila persone solo a Gaza. Qui non c’è più umanità. Pregate perché il rispetto per la vita sia nei cuori di tutti i governanti, a Gerusalemme e in tutto il mondo”
Per la bontà che abita nei cuori e per coloro che si dedicano alla causa del bene: A te la lode e la Gloria, O Signore.


Ez 18,25-28 Fil 2,1-11
Mt 21,28-32

28 [Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:]
«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli.
Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”.
29Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò.

30Si rivolse al secondo e disse lo stesso.
Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò.

31Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?».
Risposero: «Il primo».

E Gesù disse loro: «In verità io vi dico:
i pubblicani e le pr******te vi passano avanti nel regno di Dio.
32Giovanni, infatti, venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto;
i pubblicani e le pr******te invece gli hanno creduto.
Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

sì o no?
***
Il ritratto dell’umanità suddivisa in due gruppi che Gesù fa nel brano di vangelo di questa domenica ci appare abbastanza semplicistico. Nasconde invece una verità essenziale: c’è chi dice sì e non fa e chi dice no, ma poi fa. La parabola dei due figli ha anche una funzione polemica: da una parte biasima l’atteggiamento di coloro che si credono giusti e condannano chi non è alla loro altezza; dall’altra giustifica l’attività di Gesù che accoglieva i peccatori. Questi sono rappresentati come coloro che dicevano no a Dio e agli altri, ma poi, grazie all’incontro con Gesù, erano capaci di cambiare comportamento.

Quando Matteo ha scritto questa parabola, i tempi erano cambiati, ma l’esempio raccontato da Gesù si adattava bene anche quarant’anni dopo. Composta per lo più da credenti provenienti dall’ebraismo, la comunità di Matteo confessava la propria fede in Gesù e ciò poteva costare parecchio. Per i credenti di origine ebraica significava scomunica da parte delle sinagoghe, mentre comportava un cambio completo di stile di vita per coloro che provenivano dall’ambiente greco. C’era allora chi si convertiva al Vangelo per entusiasmo e poi, per paura o per mancanza di fedeltà, si allontanava; c’era chi rifiutava il Vangelo perché troppo esigente, ma poi cambiava idea.

Penso che anche oggi la parabola abbia qualcosa da dirci, perché le due categorie di persone esistono ancora: chi dice sì, andando in chiesa la domenica per abitudine, per tradizione, per interesse o per prestigio, ma poi vive da ‘pagano’, facendo egoisticamente solo i propri interessi; chi dice no pensandosi e atteggiandosi come persona lontano da Cristo e dalla Chiesa, ma poi nella pratica è più vicino al Vangelo di quanto appaia dall’esterno.

La parabola ci insegna con semplicità alcune grandi verità.

La prima: a Gesù (e a Dio) non importano le parole (= sì o no), ma i fatti (= lavorare nella vigna). Ricordiamo ben volentieri la parabola del cosiddetto giudizio finale: ‘avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere…’ (vedi Matteo 25,31-46). Gesù giudica in base non all’appartenenza nominale, ma all’accoglienza e carità pratiche. Ricordiamo ancora: ‘dai loro frutti li riconoscerete’ (vedi Matteo 7,20), dove per frutti si intendono quegli atteggiamenti e azioni che creano relazione di giustizia, pace, condivisione.

La seconda: a Gesù (e a Dio) non importa la perfezione (e qui noi andiamo oltre la parabola!). Idealmente, il figlio perfetto è colui che dice sì e poi fa. Ma Gesù non contempla questo caso. Perché? Perché lui sa che siamo imperfetti e fatti per crescere. Ogni crescita implica errori, ripensamenti, voglia di cambiare, contraddizioni. I nostri sono sì detti con entusiasmo e poi cambiati in no per pigrizia o mancanza di coraggio; oppure sono no frutto di rabbia e frustrazione e poi mutati in sì grazie al pentimento. Gesù non è scandalizzato dalla nostra debolezza, perché ci conosce bene. Lui è il Figlio che ha detto sì, ha portato tutte le conseguenze di quella parola ed è quindi capace di essere molto paziente con le nostre incoerenze e molto rispettoso delle nostre fatiche e debolezze.

La terza: se siamo figli obbedienti, lo si vede dal fatto che ascoltiamo i profeti (v. 32). Normalmente Dio non ci parla direttamente, ma attraverso le buone ispirazioni e le parole che gli altri ci dicono (oltre, evidentemente, la Parola ispirata della Scrittura). Se siamo aperti all’accoglienza di questi messaggi, così come i peccatori accoglievano l’insegnamento di Giovanni Battista (e di Gesù), allora siamo sicuri di essere nella vigna del Padre di Gesù.
Commento a cura di Stefano Senaldi

Dal Sal 24 (25)

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza.

Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
Ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.

Indirizzo

Via Mezzomonte, 28
Verona
37142

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