15/06/2026
Gli attacchi dell’esercito russo, che colpiscono non solo le persone ma anche i luoghi sacri dell’Ucraina, rafforzano il bisogno di custodire la memoria e dare un volto al dolore.
La devastazione della Lavra di Kyiv, colpita dai bombardamenti della scorsa notte, è l’ennesima immagine di una guerra che cerca di cancellare vite, cultura e spiritualità. Ma c’è qualcosa che le bombe non possono distruggere: la resilienza e la fede del popolo ucraino.
Ne abbiamo avuto una testimonianza diretta sabato 6 giugno, alla mostra “Ucraina Nostra” in Sala Birolli a Verona, quando quattro donne arrivate da Ivano-Frankivsk hanno raccontato le loro storie davanti al quadro collettivo “Pietà Ucraina”, che raffigura una madre che sorregge il corpo del figlio caduto. L’iniziativa è stata promossa da Giovanni Antonelli di Rotary Club di Todi che ha portato in Italia le ospiti.
Ognuna di loro rappresenta un volto diverso della tragedia della guerra.
> Halyna Batiuk è una vedova rimasta sola con tre figli. Ha trovato la forza di andare avanti riunendo i familiari dei caduti di Ivano-Frankivsk in un’associazione di mutuo sostegno.
> Mariia Vuianko ha perso il suo unico figlio, che non aveva ancora avuto il tempo di costruire una famiglia. Nonostante il dolore, continua a studiare e documentare la storia delle chiese e dei monasteri della sua regione, custodendone il patrimonio spirituale.
> La più giovane delle ospiti, Tetiana Marchuk, attende ancora di poter seppellire il marito, ucciso nel gennaio 2026 e dichiarato disperso. Il suo lutto è aggravato dal fatto che non ha nemmeno una tomba alla quale recarsi per commemorare.
> La storia di Olena Mordik è legata non solo a Ivano-Frankivsk, dove vive oggi, ma anche alla tragedia di Mariupol. Insieme al marito difese Azovstal. Lui è morto, mentre Olena ha trascorso 120 giorni di prigionia nelle carceri russe, sopravvivendo a torture e violenze.
Nei loro racconti, come aveva notato nostro caor socio Mario Zenari, non c’erano parole di odio verso il nemico: prevalevano amore per i propri cari e una fede incrollabile.
Gli amici italiani e ucraini presenti hanno ascoltato in un silenzio carico di emozione. Molti avevano gli occhi lucidi. Davanti a noi non c’erano semplici relatrici, ma testimoni di una verità difficile da immaginare e impossibile da dimenticare.
Attraverso l’arte collettiva, la preghiera e il ricordo dei propri caduti, gli ucraini continuano a difendere la loro umanità e la loro identità. È una resistenza che nasce dalla fede, dalla memoria e dall’amore per chi non c’è più.
Alle spalle delle testimoni era esposto il quadro “Pietà Ucraina”, un’opera che costringe chi la guarda a confrontarsi con il dolore della guerra. Sul retro della tela sono raccolte decine di firme e i nomi dei caduti.
Osservandolo, è difficile non domandarsi: quante altre Pietà dovranno ancora essere dipinte? Quante altre chiese saranno colpite e quante altre vite spezzate? Abbiamo fatto tutto il possibile per fermare questa violenza?
Ognuno risponderà nel proprio cuore, ricordando gli occhi delle donne di Ivano-Frankivsk e quella “Pietà Ucraina”, nata dal loro dolore e dalla loro speranza.
Посольство України в Італії/ Ambasciata d'Ucraina in Italia
Родини загиблих захисників і захисниць ІФ
Галина Батюк
Rotary Club Todi
NAU - Network Associazioni per Ucraina
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