13/06/2026
Perché non utilizzo AI nel mio lavoro creativo e di cura
Perché non si perda l'utilizzo della parola immaginata, della poesia di un contenuto, di ciò che davvero un cuore trasmette ad un altro anche attraverso uno schermo...
L'utilizzo della AI in ambiti di cura, arte, ascolto, anche nel "solo" trasmettere un evento, un incontro, una locandina, per me denota quanto abbiamo voglia di delegare a qualcun altro la nostra essenza per far prima, per metterci meno, per passare ad altro.
Comprendo la lavatrice come mezzo tecnologico che mi lascia più tempo per fare altro, per creare.
Non comprendo un mezzo tecnologico che crea al mio posto che trasmette contenuti omologati, sterili, sicuramente ben creati e strutturati ma senza la mia anima presente.
L'anima passa dalle parole che scegliamo, dalle immagini che con cura selezioniamo, dai colori che il nostro intuito sceglie, dal processo interiore che poi si manifesta anche in una sola semplice frase.
Che si perda il valore unico di questa ricerca creativa è per me la cosa potenzialmente dannosa.
Abbiamo già perso il gesto nel secolo scorso che poi stiamo recuperando come in un percorso di riabilitazione.
Possiamo permetterci di perdere la facoltà cognitiva-creativa di saper dedicare tempo, cura e passione a ciò che vogliamo dire, trasmettere, scambiare?
AI è artificiale. Nel nostro mondo della cura naturale la sento disarmonica.
La sento utile in molti altri ambiti, non sono contraria al progresso tecnologico o alla velocità di azione di alcuni passaggi.
La mia essenza creativa è qui, al sicuro e la voglio preservare con tanta cura.
Con questo non voglio offendere o giudicare chi la sta utilizzando, ognuno fa le proprie considerazioni a riguardo. Un tema nuovo e immenso che ci può portare a tante diverse interpretazioni...questa è la mia.
Con amore
Ma Tree
Operatrice del benessere