LUCIANA
Percorrendo la statale 325, lasciata Sasseta, sull’altra sponda del fiumenta a 529 metri di altitudine in una posizione geografica favorevole e solatia, sorge Luciana. Il nostro piccolo Borgo che la toponomastica ritiene abbia avuto origine da un insediamento di epoca romana, nacque in una zona favorevole all’ agricoltura e all’allevamento per la vicinanza dei pascoli. Sopra l’abitato, su
uno dei contrafforti meridionali del Poggio di Petto, gli Alberti possedevano un torrione fortificato del quale non rimangono tracce, che situato in una zona dominante, era particolarmente importante nel sistema difensivo della parte superiore della Val di Bisenzio. All’inizio dell’abitato una strada stretta scende sulla sinistra fino alla chiesetta di S. Il piccolo e semplice edificio fu’ ristrutturato intorno al 1830 ed esternamente si mostra completamente intonacato. L’interno a navata unica ha il soffitto ligneo di tipo cinquecentesco, sorretto da una capriata con mensoloni, e le pareti intonacate. Sulla parete dietro la mensa dell’ altare maggiore e’ una tela raffigurante la “ Madonna con Bambino in gloria ai Santi Martino e Antonio Abate” di pittore ignoto, ma riferibile alla meta’ del seicento. Ritornando sulla strada principale dalla quale si godono splendidi panorami delle frazioni vicine, sulla destra si incontra la caratteristica, e ripida via di Luciana affiancata dagli edifici più’ antichi dell’abitato. La realizzazione del tratto di strada provinciale da S. Quirico a Montepiano ha relegato Luciana ad un ruolo marginale, mentre in passato era al centro di una viabilità importante che collegava San Quirico con Montepiano e Sasseta con Cavarzano attraverso una mulattiera di tracciato medievale che passava nel fosso del Baco, sotto Luciana e attraverso i castagneti. Di fronte a Luciana, in direzione del Poggiolino e di San Quirico, in una valle angusta si trova il cosiddetto “SASSO ALLE FATE”, un enorme roccia con spaccatura verticale. Una leggenda medioevale racconta dell’agguato teso al Conte Uguccione di Vernio, da alcuni Vassalli, e che lo murarono vivo dentro una spelonca . Da questo racconto nacque la leggenda popolare che vi fosse stato rinchiuso dalle fate, considerate malvage e astiose.