28/09/2026
Nel 2017, Fabri Fibra cantava: «Ma quanta violenza che passa in tele / Però meglio in tele che dentro casa».
Se allarghiamo il concetto di “casa” agli spazi che viviamo ogni giorno — il quartiere, il parco sotto casa, il bar dove ci troviamo con gli amici — forse oggi quelle parole suonerebbero diverse.
Tempo fa vi abbiamo chiesto se vi sentite al sicuro nei luoghi che frequentavate abitualmente. Le risposte sono state tante: da una parte chi continua a vivere i propri spazi senza rinunciare alla socialità, dall’altra chi oggi ci pensa due volte prima di uscire.
E allora la domanda è semplice: dove ci sentiamo al sicuro?
Parlando con ragazze e ragazzi, dentro e fuori dalla scuola, ho sentito spesso invocare “più sicurezza”: più controlli, più forze dell’ordine, più sorveglianza. È una risposta comprensibile, soprattutto quando la paura cresce e ogni episodio di violenza sembra confermare che il problema sia ovunque.
Ma spesso accade il contrario: un fatto isolato diventa simbolo di un’intera categoria di persone, si costruisce un nemico riconoscibile e si pensa che basti individuarlo per sentirsi protetti.
Il problema, secondo noi, è più profondo. Sempre più spesso assistiamo a una violenza che non nasce da un bisogno materiale, ma dalla possibilità stessa di esercitarla. Non il furto per necessità, ma il gesto compiuto perché si può compiere. Per noia, per esibizione, per dinamiche di gruppo, per ricerca di approvazione.
E questa violenza non è un’anomalia del sistema. È, forse, uno dei suoi prodotti più coerenti. Una società che abitua alla competizione, all’individualismo e all’indifferenza difficilmente può generare relazioni fondate sulla cura reciproca.
Per questo non so indicare un luogo che sia sicuro in assoluto.
Credo però che la sicurezza non nasca soltanto dalla presenza di controlli, ma dalla presenza di comunità. Dagli spazi condivisi, accessibili e inclusivi. Dai luoghi in cui le persone si incontrano, si conoscono e si riconoscono come parte della stessa realtà.
Forse è lì che possiamo iniziare a sentirci al sicuro. Perché una città non è sicura quando è più controllata. È sicura quando nessuno si sente solo al suo interno.