Chorus Venezia

Chorus Venezia Chorus intende contribuire a tutelare,conservare,restaurare e valorizzare il patrimonio architettonico e artistico delle chiese del Patriarcato di Venezia.

Opera del 1679, l'altare della chiesa di S. Andrea della Zirada, che rappresenta la Trasfigurazione di Cristo sul Monte ...
17/08/2026

Opera del 1679, l'altare della chiesa di S. Andrea della Zirada, che rappresenta la Trasfigurazione di Cristo sul Monte Tabor, costituisce l’ultima opera di Giusto Le Court a Venezia.

Il monumentale gruppo scultoreo in marmo e gesso è una vera e propria struttura scenografica tridimensionale barocca. L’intero complesso si eleva verso l’alto tramite la dinamica rappresentazione del Monte Tabor, che si increspa in dense nubi marmoree. La particolarità di questo complesso scultoreo risiede nella duplice rappresentazione di Cristo, posto agli estremi dell’altare: in basso, sotto la mensa d’altare, e in cima al Monte. Il Cristo collocato sotto la mensa, racchiuso all’interno dell’altare cavo, è raffigurato morto, nel culmine della sua umanità. Le Court dona alla pietra la plasticità della morte di Gesù, rendendola terribilmente bella per chi la osserva. Il Cristo posto sulla vetta del monte invece è rappresentato fluttuante e slanciato verso l’alto, con le vesti mosse dal vento, in piena manifestazione della sua natura divina. L’aspetto che arricchisce di significato questa scelta è la consacrazione eucaristica, che si svolge durante la messa proprio tra queste due rappresentazioni di Gesù, sulla mensa dell’altare, fungendo da ponte tra la morte e la salvezza.
Alla base del monte, ai lati, vediamo i due profeti Mosè ed Elia con San Pietro, e San Giovanni con San Giacomo. La presenza di Mosè ed Elia simboleggia l’annuncio dei profeti sia della venuta del Messia che della sua passione e glorificazione. I tre apostoli sono rappresentati come sbigottiti, colpiti, mentre si coprono gli occhi dalla luce accecante del Cristo che si eleva dalla cima del monte, in moto ascensionale.

L’iscrizione sulla parte posteriore dell’opera scultorea attesta il lavoro di Le Court in qualità di scultore e architetto.

Opera di Alvise Vivarini, Il Cristo Risorto è un dipinto ad olio su tavola realizzato tra 1497 e 1498, collocato all’int...
11/08/2026

Opera di Alvise Vivarini, Il Cristo Risorto è un dipinto ad olio su tavola realizzato tra 1497 e 1498, collocato all’interno della Chiesa di San Giovanni Battista in Bragora.

La figura di Cristo è monumentale, nell’atto della resurrezione avanza trionfante con il vessillo e con la mano destra benedicente. La luce del mattino ne evidenzia il corpo, attraversando le volute della veste e del vessillo agitate al vento. I soldati in basso a sinistra, di guardia al sepolcro, si pongono in forte contrasto con Cristo, a causa della loro agitata espressività del loro volto attonito.

L’originalità di questo dipinto è data dall’insolita decisione di Vivarini di utilizzare un punto di vista ribassato, riconoscibile dalla posizione leggermente scorciata dal basso del Risorto. Questo tipo di rappresentazione di Cristo sembrerebbe richiamare la pittura di Antonello da Messina e Giovanni Bellini, ma soprattutto, e quasi sicuramente, l’arte del Perugino, data la posa classicheggiante tipica dei suoi personaggi. L’ipotesi è anche motivata dalla presenza dell’artista a Venezia, attivo a Palazzo Ducale tra il 1494 e il 1496, proprio poco prima che Vivarini realizzasse la sua opera.

07/08/2026

La curiosità non va in vacanza: per questo motivo vi proponiamo delle nuove visite guidate.

Le visite sono gratuite ed è consigliata la prenotazione telefonando al numero 0412750462 (da lunedì’ a venerdì dalle 10 alle 13) oppure scrivendo a [email protected].

giovedì 13 agosto ore 15.00 SAN GIOVANNI BATTISTA IN BRAGORA
venerdì 14 agosto ore 11.00 SAN GIOVANNI BATTISTA IN BRAGORA
giovedì 20 agosto ore 15.00 SANTA MARIA DEI MIRACOLI
venerdì 21 agosto ore 11.00 SANTA MARIA DEI MIRACOLI
giovedì 27 agosto ore 15.00 SANT’ANDREA DE LA ZIRADA
venerdì 28 agosto ore 11.00 SANT’ANDREA DE LA ZIRADA

Il Battesimo di Antonio Vivaldi📜Il Battistero in marmo rosso di Verona, collocato all’interno della chiesa di San Giovan...
07/08/2026

Il Battesimo di Antonio Vivaldi

📜Il Battistero in marmo rosso di Verona, collocato all’interno della chiesa di San Giovanni in Bragora, è testimone di una data importante, quella del 6 maggio 1678, quando qui venne battezzato Antonio Vivaldi secondo i riti suppletori al Battesimo, da parte del piovano Giacomo Fornacieri, due mesi dopo la sua nascita. Il 4 marzo, infatti, appena nato, venne battezzato in casa da la comare Margherita Veronesi nel timore che morisse (come si può leggere sulla parete nella copia del registro delle nascite). Mamma Camilla Calicchio, a causa di un forte spavento per via di un terremoto avvenuto in quella mattina del 4 marzo, aveva improvvisamente perso le acque, e la comare lo aveva battezzato subito. Allo stesso fonte vennero battezzati i fratelli e le sorelle di Antonio. La famiglia Vivaldi (detti i Rossi per il colore dei capelli) abitava in Campo de la Bragora, ma la casa, purtroppo, non esiste più.

🎻Antonio divenne prete per desiderio della madre e fu insieme ottimo violinista e compositore, tanto che nel 1703 venne assunto al vicino Orfanotrofio della Pietà, uno dei più importanti ospizi per l’infanzia abbandonata. Vivaldi venne assunto come maestro di violino e successivamente di concerti, per dirigere l’orchestra e il coro delle giovani orfane. Antonio Vivaldi morì a Vienna (come ricorda la lapide ai piedi del fonte) il 28 luglio 1741.

🔍L’elaborato fonte battesimale, attribuito ad ambito Veneziano, è caratterizzato da un’intera struttura che poggia su una base in pietra d'Istria, con putti scolpiti che sorreggono la vasca sulle spalle. La vasca ottagonale è ricavata da un capitello gotico riadattato del 1430, scolpito in marmo rosso di Verona e decorato con foglie d'acanto e lo stemma dei Gritti, risalente al XVI secolo. Sopra di esso si trova un coperchio sbalzato in rame dorato del 1726, anno in cui Giorgio Massari modernizzò la chiesa. L’elemento culminante del fonte è l’elegante statuetta in bronzo raffigurante San Giovanni Battista, fusa da Francesco Marcolini nel 1726 e ritenuta una copia di un originale realizzato da Alessandro Vittoria nel 1585.

La “Natività della Vergine” è una pala d'altare ad olio su tela di Jacopo Palma il Giovane, datato tra il 1600 e il 1604...
29/07/2026

La “Natività della Vergine” è una pala d'altare ad olio su tela di Jacopo Palma il Giovane, datato tra il 1600 e il 1604.

Il dipinto mostra nelle figure una certa dinamicità che si rifà a modelli tintoretteschi, costruendosi su sovrapposizioni prospettiche per conferire un senso di movimento originale al tema rappresentato. Le figure occupano l’intero spazio della tela, creando un movimento ascensionale che rende quest’opera una delle più affascinanti dell’artista.
L’ambiente in cui si svolge la scena è domestico, caratterizzato da una morbida atmosfera e dall’uso dei toni caldi e pastosi, quali i rossi intensi, gli ori e i bruni, tipici delle ultime opere dell’artista, che ricordano Tiziano. I tessuti delle vesti mostrano riflessi cangianti, fornendo maggiore realismo alle figure.

In primo piano, in basso, alcune donne accudiscono Maria appena nata, che, posta al centro, si trova avvolta in fasce tra le braccia di una donna. Dietro di questa, si trova San Gioacchino, padre della neonata, a cui volge uno sguardo di amorevole stupore. La luce contrasta la penombra della stanza e si concentra sulla piccola Maria, conferendo carattere sacro all’evento. La stanza presenta una grande cura nella prospettiva e negli elementi di arredo, tra questi troviamo un letto su cui è distesa la madre della bambina, Sant’Anna, circondata da varie donne che la assistono. Al di sopra di tutta la scena, tra nuvole e luce, vediamo alcuni angioletti.

Nonostante la forte dinamicità delle figure in azione, la rappresentazione non mostra alcun segno di drammaticità, ma, al contrario, è avvolta da una calma ancestrale insita a un evento sacro di rilevante importanza nella storia del cristianesimo: è nata la Vergine che sarà madre di Gesù Cristo.

Il dipinto si trova nella Chiesa di San Trovaso, venne probabilmente commissionato dalla scuola devozionale della Natività di Maria come pala d’altare della propria ca****la, dove officiava le funzioni già dal 1562.

“Le Tentazioni di Sant’Antonio Abate” è un dipinto olio su tela di Jacopo Tintoretto, del 1577. La rappresentazione espr...
27/07/2026

“Le Tentazioni di Sant’Antonio Abate” è un dipinto olio su tela di Jacopo Tintoretto, del 1577. La rappresentazione esprime un senso di grande originalità e di libertà espressiva poiché si avvale di elementi che non rientravano nella tradizione raffigurativa religiosa. L’opera fu, infatti, più volte criticata e addirittura messa al bando perché contraria alle disposizioni emesse durante il Concilio di Trento.

Sant’Antonio è raffigurato in piedi, seminudo, disposto al centro di due diagonali ai cui estremi si trovano i demoni. In tal modo, l’eremita è posto in croce fra due uomini e due donne che, assediandolo, lo tormentano da ogni lato. Una giovane dalla carnagione chiara e le carnose labbra rosse, raffigura l’avidità, che siede sopra al cinghiale che accompagna il Santo. La sua natura demoniaca è riconoscibile dalle corna aguzze che spuntano dai suoi capelli biondi, e dal suo poggiarsi su di un vaso ricolmo di monete impugnando delle catene d’oro, chiara allusione alla schiavitù delle ricchezze terrene. Alle sue spalle un demonio, dalle corna appuntite e la coda di fauno, con una frusta in mano, sta aiutando la giovane a strappare le vesti del Santo. Dall’altro lato, una donna che abbassa lo sguardo e porta la mano al petto, rappresenta la lussuria, raffigurata con i seni scoperti e le corna di fuoco. Sotto di questa, un uomo, che simboleggia la libidine, impugna un lembo della veste che cinge i fianchi del Santo, nel tentativo di denudarlo completamente, le sue gambe sono infilate sotto quelle dell’abate che, avanzando con la gamba sinistra, lo copre. In terra giacciono abbandonati gli attributi del Santo: il bastone con il campanello, una borsa da viandante, un rosario spezzato nella lotta e il libro della regola, con le pagine strappate dai demòni. Sant’Antonio sta per soccombere, ma leva il volto verso il cielo, da cui sopraggiunge in volo, avvolto dall’ampia veste rossa e mantello blu, il Cristo Salvatore. Una luce salvifica scaturisce da nuvole oscure e scende dall’alto ad illuminare la scena ed in particolare la figura del santo.
La pala d’altare si trova nella Chiesa di San Trovaso, all'interno della Ca****la Milledonne.

La Resurrezione di Cristo è una pala d’altare a olio su tela di Francesco Bassano. Realizzata tra il 1584 e il 1588, que...
22/07/2026

La Resurrezione di Cristo è una pala d’altare a olio su tela di Francesco Bassano. Realizzata tra il 1584 e il 1588, quest’opera si distingue per la drammaticità di movenze e i bellissimi effetti cromatici. Il dipinto non solo rivela un carattere manierista, ma sottolinea il talento di Francesco Bassano, considerato il più abile dei figli di Jacopo Bassano, dal quale eredita un uso magistrale della luce, e l’interesse per il reale nell’accuratezza dei particolari. Sugli incerti e scomposti movimenti dei soldati, alcuni ancora assonnati, altri stupiti per l’improvviso risveglio, sopra il sepolcro appena scoperchiato dagli angeli, si libra il Cristo trionfatore: un corpo pieno di vita, circonfuso di luce, che vince gli albori del giorno.

Il dipinto è dinamicamente diviso in due parti contrapposte:
1) Una parte superiore: in cui Cristo risorto fluttua in cielo avvolto da una chiara luce divina che evidenzia il suo trionfo sulla morte;
2) Una parte inferiore: caratterizzata dalla caotica dimensione terrena, in cui i corpi dei soldati romani sono disposti in modo contorto e instabile all’interno di una scena buia.
La luce, come appena osservato, è l’elemento fondamentale della composizione, due sono le fonti principali: una esterna al dipinto che coglie i soldati nell’attimo di smarrimento e stupore e consente di descrivere i dettagli dell’armatura metallica del soldato a destra; e una interna, emanata dalla figura di Cristo ormai lontano dal sepolcro e dalla realtà terrena. Il suo moto è così vivo da sembrare capace di rompere la cornice.

La struttura compositiva si basa su un modello a zig-zag, che corre per le figure rappresentate: partendo dal soggetto col turbante (nell’angolo a destra), la linea procede per il soldato in armatura con il braccio teso (a sinistra), per poi salire lungo i corpi distesi, volgere di nuovo sulla lastra del sepolcro, e infine liberarsi verso l’alto, lungo il corpo di Cristo. (foto 4)

L’opera è stata realizzata nella fase ultima di Francesco Bassano, prima della sua morte suicida nel 1592. Essa è custodita all’interno della Chiesa del Santissimo Redentore.

Opera di Alvise Vivarini, la Madonna col Bambino dormiente e due angeli musicanti è una tempera su tavola datata intorno...
16/07/2026

Opera di Alvise Vivarini, la Madonna col Bambino dormiente e due angeli musicanti è una tempera su tavola datata intorno al 1490, ovvero l’ultimo periodo di attività del pittore, quando reinterpreta in senso già rinascimentale, sotto il forte influsso di Giovanni Bellini, anche i temi tipici della tradizione famigliare (del padre Antonio e dello zio Bartolomeo).

In quest’opera domina il presentimento della Passione, particolarmente evidente nella posizione di Gesù Bambino, abbandonato ad un sonno profondo sopra le ginocchia di Maria, alludendo quindi al suo destino sacrificale, che lo rivedrà morto tra le braccia della stessa madre nell’immagine della Pietà. Lo sguardo della Madonna è assorto, con un’espressione seria e le mani raccolte in segno di preghiera essa ci appare consapevole del destino di Cristo suo figlio. Gli angioletti, rivolti verso il centro, guardando Maria, sono posizionati simmetricamente ai lati, appoggiati al parapetto, intenti a suonare quelli che parrebbero dei liuti. Il loro ruolo non si limita ad essere decorativo, ma serve a smorzare la silente tensione del presentimento del sacrificio di Cristo. L’allusione alla Passione viene arricchita da varie simbologie, quali la presenza del cardellino, che secondo la tradizione non temeva di ferirsi per nutrirsi dei cardi spinosi.

La linea di Vivarini è solenne, nitida e grafica. Le sue figure sono caratterizzate da contorni netti, ereditati dalla tradizione padovana di Andrea Mantegna e dello zio Bartolomeo Vivarini. Ciò conferisce ai personaggi un aspetto monumentale. La severità della rappresentazione dei volti assorti, privi di sentimentalismi epidermici, serve a proiettare la scena sacra fuori dal tempo umano, evidenziandone la natura divina.

Opera di Alvise Vivarini, la Madonna col Bambino dormiente e due angeli musicanti è una tempera su tavola datata intorno...
16/07/2026

Opera di Alvise Vivarini, la Madonna col Bambino dormiente e due angeli musicanti è una tempera su tavola datata intorno al 1490, ovvero l’ultimo periodo di attività del pittore, quando reinterpreta in senso già rinascimentale, sotto il forte influsso di Giovanni Bellini, anche i temi tipici della tradizione famigliare (del padre Antonio e dello zio Bartolomeo).

In quest’opera domina il presentimento della Passione, particolarmente evidente nella posizione di Gesù Bambino, abbandonato ad un sonno profondo sopra le ginocchia di Maria, alludendo quindi al suo destino sacrificale, che lo rivedrà morto tra le braccia della stessa madre nell’immagine della Pietà. Lo sguardo della Madonna è assorto, con un’espressione seria e le mani raccolte in segno di preghiera essa ci appare consapevole del destino di Cristo suo figlio. Gli angioletti, rivolti verso il centro, guardando Maria, sono posizionati simmetricamente ai lati, appoggiati al parapetto, intenti a suonare quelli che parrebbero dei liuti. Il loro ruolo non si limita ad essere decorativo, ma serve a smorzare la silente tensione del presentimento del sacrificio di Cristo. L’allusione alla Passione viene arricchita da varie simbologie, quali la presenza del cardellino, che secondo la tradizione non temeva di ferirsi per nutrirsi dei cardi spinosi.

La linea di Vivarini è solenne, nitida e grafica. Le sue figure sono caratterizzate da contorni netti, ereditati dalla tradizione padovana di Andrea Mantegna e dello zio Bartolomeo Vivarini. Ciò conferisce ai personaggi un aspetto monumentale. La severità della rappresentazione dei volti assorti, privi di sentimentalismi epidermici, serve a proiettare la scena sacra fuori dal tempo umano, evidenziandone la natura divina.

In vista della Festa del Redentore vi proponiamo 4 appuntamenti per scoprire il Tempio del Santissimo Redentore insieme ...
14/07/2026

In vista della Festa del Redentore vi proponiamo 4 appuntamenti per scoprire il Tempio del Santissimo Redentore insieme alla nostra stagista Caterina

Indirizzo

San Polo 2986
Venice
30125

Orario di apertura

Lunedì 10:30 - 17:00
Martedì 10:30 - 17:00
Mercoledì 10:30 - 17:00
Giovedì 10:30 - 17:00
Venerdì 10:30 - 17:00
Sabato 10:30 - 17:00

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