17/08/2026
Opera del 1679, l'altare della chiesa di S. Andrea della Zirada, che rappresenta la Trasfigurazione di Cristo sul Monte Tabor, costituisce l’ultima opera di Giusto Le Court a Venezia.
Il monumentale gruppo scultoreo in marmo e gesso è una vera e propria struttura scenografica tridimensionale barocca. L’intero complesso si eleva verso l’alto tramite la dinamica rappresentazione del Monte Tabor, che si increspa in dense nubi marmoree. La particolarità di questo complesso scultoreo risiede nella duplice rappresentazione di Cristo, posto agli estremi dell’altare: in basso, sotto la mensa d’altare, e in cima al Monte. Il Cristo collocato sotto la mensa, racchiuso all’interno dell’altare cavo, è raffigurato morto, nel culmine della sua umanità. Le Court dona alla pietra la plasticità della morte di Gesù, rendendola terribilmente bella per chi la osserva. Il Cristo posto sulla vetta del monte invece è rappresentato fluttuante e slanciato verso l’alto, con le vesti mosse dal vento, in piena manifestazione della sua natura divina. L’aspetto che arricchisce di significato questa scelta è la consacrazione eucaristica, che si svolge durante la messa proprio tra queste due rappresentazioni di Gesù, sulla mensa dell’altare, fungendo da ponte tra la morte e la salvezza.
Alla base del monte, ai lati, vediamo i due profeti Mosè ed Elia con San Pietro, e San Giovanni con San Giacomo. La presenza di Mosè ed Elia simboleggia l’annuncio dei profeti sia della venuta del Messia che della sua passione e glorificazione. I tre apostoli sono rappresentati come sbigottiti, colpiti, mentre si coprono gli occhi dalla luce accecante del Cristo che si eleva dalla cima del monte, in moto ascensionale.
L’iscrizione sulla parte posteriore dell’opera scultorea attesta il lavoro di Le Court in qualità di scultore e architetto.