Chorus Venezia

Indicazioni Sito Web Contatta l'organizzazione

Chorus Venezia Chorus intende contribuire a tutelare,conservare,restaurare e valorizzare il patrimonio architettonico e artistico delle chiese del Patriarcato di Venezia.

Opera di Jacopo Tintoretto, l’“Apparizione della Croce a San Pietro” è un dipinto ad olio su tela realizzato intorno al ...
31/08/2026

Opera di Jacopo Tintoretto, l’“Apparizione della Croce a San Pietro” è un dipinto ad olio su tela realizzato intorno al 1556 circa, custodito presso la chiesa della Madonna dell’Orto, all’interno del presbiterio.

🔍Nella scena, un gruppo aereo di angeli mostra a Pietro, primo pontefice, la croce come simbolo del suo futuro martirio. L’apostolo è raffigurato, in contrasto con la sua epoca storica, con le solenni vesti liturgiche papali mentre osserva le fantasmagoriche ed elegantissime evoluzioni degli angeli, stagliati su uno sfondo chiaro di nuvole e luce celeste. La sua missione sacerdotale e pontificale è esplicitata da i suoi attributi iconografici : il Vangelo aperto, la stola incrociata, i guanti, le scarpe rosse, la tiara e soprattutto le chiavi del Regno dei Cieli. Gesù aveva già affidato a Pietro il suo solido ruolo a Cesarea di Filippo, affermando: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno contro di essa”. L’investitura ufficiale a primo pontefice e la profezia della sua tortura sono poi contenute nelle parole pronunciate da Cristo sul lago di Tiberiade (Giovanni 21, 15-19); in quell'occasione lo nominò pastore delle sue pecore (“Pasci i miei agnelli”), e preannunciò il suo martirio dicendo: “quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà e ti porterà dove tu non vuoi”.

L’apparizione della Croce però, potrebbe anche riferirsi al segno che apparirà alla fine dei tempi (Matteo 24, 30), celebrato durante la festa del ritrovamento del sacro legno: “Hoc signum Crucis erit in caelo”.
In alternativa, l’immagine può richiamare la “via regia della Santa Croce”.

La Croce che appare in cielo va intesa come simbolo di redenzione universale su cui la Chiesa fonda la propria autorità. Il Sacro Legno è la fonte di salvezza sostenuta da angeli possenti, le cui ali bianche, rosse e verdi simboleggiano, presumibilmente, le tre virtù teologali (fede, speranza e carità).

🔗Questa tela, insieme alla “Decollazione di San Paolo” (analizzata nel post precedente) decorava in origine le portelle di un organo.

Opera di Jacopo Tintoretto, la “Decollazione di San Paolo” è un dipinto ad olio su tela realizzato tra il 1550 e il 1553...
31/08/2026

Opera di Jacopo Tintoretto, la “Decollazione di San Paolo” è un dipinto ad olio su tela realizzato tra il 1550 e il 1553, custodito presso la chiesa della Madonna dell’Orto, all’interno del presbiterio.

🔍San Paolo, raffigurato inginocchiato e completamente di spalle, dopo aver deposto a terra le ricchissime armi di soldato della fede e di cittadino romano, è assorto in preghiera in attesa di ricevere da un angelo, librato nella luce divina, la palma del martirio e la corona d’alloro della vittoria. Infatti, il Santo, offerto il collo al carnefice, ricevette la corona della vita eterna. La genialità del dipinto sta nel realismo con cui sono raffigurati i corpi in azione: il giovane elegante carnefice è in atletica torsione, pronto a sferrare il colpo mortale al santo; il martire mostra il suo dorso flagellato, ma non il proprio volto, che è rivolto al cielo; l’apparizione dell’angelo che si sta precipitando sulla scena è tra nubi, raggi e forme diafane. La pianta di malva, che si staglia in basso sulla destra, allude alla vittoria sulla morte e sul peccato. I raggi di luce cadono e colpiscono la figura di Paolo, in particolare il suo capo, evidenziando la sua santità. Il suo corpo è scoperto e vulnerabile, ma allo stesso tempo scolpito, esaltandone la forza spirituale di fronte alla morte.

🔗La tela di San Paolo assieme a quella di San Pietro (entrambe nella chiesa della Madonna dell’Orto) era originariamente situata nelle portelle di un organo. I due santi infatti, secondo la tradizione, sarebbero stati martirizzati lo stesso giorno dell’anno 64, sotto lo spietato imperatore romano Nerone, iniziatore delle persecuzioni contro i cristiani.

Tra i dipinti un tempo conservati all’interno della chiesa di Sant’Andrea della Zirada vi erano due opere distinte di Pa...
28/08/2026

Tra i dipinti un tempo conservati all’interno della chiesa di Sant’Andrea della Zirada vi erano due opere distinte di Paolo Caliari detto il Veronese e Paris Bordon.
I dipinti si collocavano originariamente all’interno di due altari che si fronteggiavano lungo le pareti della navata (verso il presbiterio). In seguito alla demolizione di questi ultimi, le tele rimasero nell’edificio fino al 1970 circa, quando vennero trasferite altrove a scopo precauzionale.

🎨Paolo Veronese realizzò per la chiesa delle monache agostiniane, intorno al 1580, la pala d’altare raffigurante “San Girolamo penitente”, padre e dottore della chiesa vissuto tra il IV e il V secolo. La tela riprende i motivi iconografici già trattati dal pittore: il santo è ritratto dentro una capanna in atto di adorazione, mentre si percuote petto il petto con una pietra stretta nella mano destra. Sono poi presenti i suoi attributi: il crocifisso, un teschio, i libri, la clessidra, il capello cardinalizio sul tronco e il leone ammansito ai suoi piedi. Il dipinto è opera matura del pittore, distinguendosi per il ricco cromatismo e intensità espressiva nel volto di S. Girolamo. Attualmente è conservato presso le Gallerie dell’Accademia di Venezia.

🎨Paris Bordon è autore della tela che raffigura “Sant’Agostino e due angeli”. Anch’egli santo, padre e dottore della Chiesa, Agostino è ritratto in piedi con paramenti episcopali; i suoi attributi vescovili, ovvero la mitra e il bastone pastorale, sono sorretti da due angioletti. Lo sfondo sembrerebbe suggerire uno spazio ecclesiastico, caratterizzato da colonne in marmo variegato e massicci piedistalli. Il volto del santo è espressivamente curato; con la mano destra egli indica un libro aperto, sorretto dal braccio sinistro. Questo elemento probabilmente simboleggia le Sacre Scritture in cui è rivelata la Parola di Dio, indicata dal santo come comunicazione divina accessibile all’umanità. Il dipinto è stato formalmente preso in cura e restaurato ma non esposto al pubblico.

Opera di Jacopo Tintoretto, Il Miracolo di Sant’Agnese, è una pala d’altare a olio su tela conservata presso la Chiesa d...
25/08/2026

Opera di Jacopo Tintoretto, Il Miracolo di Sant’Agnese, è una pala d’altare a olio su tela conservata presso la Chiesa della Madonna dell’Orto, all’interno della ca****la Contarini.

Il dipinto raffigura la resurrezione di Licinio, figlio del prefetto romano che aveva tentato di usarle violenza. La Santa aveva rifiutato l’amore del fanciullo, a causa del suo voto di castità fatto a Cristo. Questo scatenò l’ira del prefetto, che le impose di sacrificare alla dea Vesta. La giovane si rifiutò e venne quindi condotta nuda in un lupanare. Licinio, entrato nel postribolo, non appena si avvicinò alla vergine per goderne, venne strangolato da un demonio, perdendo la vita. A quel punto Agnese, su richiesta del prefetto, compì il miracolo e resuscitò il fanciullo. In seguito alle accuse di magia lanciate dai sacerdoti pagani, il prefetto ordinò di mandare al rogo la giovane donna. Le fiamme, tuttavia, bruciarono il popolo pagano, salvando la fanciulla. A quel punto il luogotenente Aspasio ordinò che le venisse piantata una spada alla gola: fu così che Cristo la consacrò a sé come sposa e martire.

Tintoretto ambienta l’episodio nel luogo di sepoltura della martire, a Sant’Agnese fuori le mura. L’edificio circolare che si intravede in lontananza è il tempio di San Pietro in Montorio, che richiama il luogo del martirio di San Pietro, rafforzando l’atmosfera “romana” del tema.

Agnese è raffigurata appena uscita dal lupanare; i lunghi capelli e la veste candida simboleggiano la castità della sposa di Cristo. Nell’iconografia è sempre presente, accanto alla santa martire, un agnello. Questo perché il nome Agnese, derivante dal latino “agnus”, si lega al martirio della giovane, trafitta con un colpo alla gola nello stesso modo in cui si sacrificavano gli agnelli.
Il prefetto, in veste rossa, è meravigliato dal miracolo. Licinio, a terra, si sta riprendendo, sorretto da un amico. Il luogotenente, alle spalle di Agnese, è volto a guardare forse Sant’Emerenziana. I presenti sono protesi in avanti, colti da stupore e devozione. La scelta più innovativa e dinamica è il turbinio di angeli dalle vesti azzurre che volteggiano al di sopra della scena.

Opera del 1679, l'altare della chiesa di S. Andrea della Zirada, che rappresenta la Trasfigurazione di Cristo sul Monte ...
17/08/2026

Opera del 1679, l'altare della chiesa di S. Andrea della Zirada, che rappresenta la Trasfigurazione di Cristo sul Monte Tabor, costituisce l’ultima opera di Giusto Le Court a Venezia.

Il monumentale gruppo scultoreo in marmo e gesso è una vera e propria struttura scenografica tridimensionale barocca. L’intero complesso si eleva verso l’alto tramite la dinamica rappresentazione del Monte Tabor, che si increspa in dense nubi marmoree. La particolarità di questo complesso scultoreo risiede nella duplice rappresentazione di Cristo, posto agli estremi dell’altare: in basso, sotto la mensa d’altare, e in cima al Monte. Il Cristo collocato sotto la mensa, racchiuso all’interno dell’altare cavo, è raffigurato morto, nel culmine della sua umanità. Le Court dona alla pietra la plasticità della morte di Gesù, rendendola terribilmente bella per chi la osserva. Il Cristo posto sulla vetta del monte invece è rappresentato fluttuante e slanciato verso l’alto, con le vesti mosse dal vento, in piena manifestazione della sua natura divina. L’aspetto che arricchisce di significato questa scelta è la consacrazione eucaristica, che si svolge durante la messa proprio tra queste due rappresentazioni di Gesù, sulla mensa dell’altare, fungendo da ponte tra la morte e la salvezza.
Alla base del monte, ai lati, vediamo i due profeti Mosè ed Elia con San Pietro, e San Giovanni con San Giacomo. La presenza di Mosè ed Elia simboleggia l’annuncio dei profeti sia della venuta del Messia che della sua passione e glorificazione. I tre apostoli sono rappresentati come sbigottiti, colpiti, mentre si coprono gli occhi dalla luce accecante del Cristo che si eleva dalla cima del monte, in moto ascensionale.

L’iscrizione sulla parte posteriore dell’opera scultorea attesta il lavoro di Le Court in qualità di scultore e architetto.

Opera di Alvise Vivarini, Il Cristo Risorto è un dipinto ad olio su tavola realizzato tra 1497 e 1498, collocato all’int...
11/08/2026

Opera di Alvise Vivarini, Il Cristo Risorto è un dipinto ad olio su tavola realizzato tra 1497 e 1498, collocato all’interno della Chiesa di San Giovanni Battista in Bragora.

La figura di Cristo è monumentale, nell’atto della resurrezione avanza trionfante con il vessillo e con la mano destra benedicente. La luce del mattino ne evidenzia il corpo, attraversando le volute della veste e del vessillo agitate al vento. I soldati in basso a sinistra, di guardia al sepolcro, si pongono in forte contrasto con Cristo, a causa della loro agitata espressività del loro volto attonito.

L’originalità di questo dipinto è data dall’insolita decisione di Vivarini di utilizzare un punto di vista ribassato, riconoscibile dalla posizione leggermente scorciata dal basso del Risorto. Questo tipo di rappresentazione di Cristo sembrerebbe richiamare la pittura di Antonello da Messina e Giovanni Bellini, ma soprattutto, e quasi sicuramente, l’arte del Perugino, data la posa classicheggiante tipica dei suoi personaggi. L’ipotesi è anche motivata dalla presenza dell’artista a Venezia, attivo a Palazzo Ducale tra il 1494 e il 1496, proprio poco prima che Vivarini realizzasse la sua opera.

07/08/2026

La curiosità non va in vacanza: per questo motivo vi proponiamo delle nuove visite guidate.

Le visite sono gratuite ed è consigliata la prenotazione telefonando al numero 0412750462 (da lunedì’ a venerdì dalle 10 alle 13) oppure scrivendo a [email protected].

giovedì 13 agosto ore 15.00 SAN GIOVANNI BATTISTA IN BRAGORA
venerdì 14 agosto ore 11.00 SAN GIOVANNI BATTISTA IN BRAGORA
giovedì 20 agosto ore 15.00 SANTA MARIA DEI MIRACOLI
venerdì 21 agosto ore 11.00 SANTA MARIA DEI MIRACOLI
giovedì 27 agosto ore 15.00 SANT’ANDREA DE LA ZIRADA
venerdì 28 agosto ore 11.00 SANT’ANDREA DE LA ZIRADA

Il Battesimo di Antonio Vivaldi📜Il Battistero in marmo rosso di Verona, collocato all’interno della chiesa di San Giovan...
07/08/2026

Il Battesimo di Antonio Vivaldi

📜Il Battistero in marmo rosso di Verona, collocato all’interno della chiesa di San Giovanni in Bragora, è testimone di una data importante, quella del 6 maggio 1678, quando qui venne battezzato Antonio Vivaldi secondo i riti suppletori al Battesimo, da parte del piovano Giacomo Fornacieri, due mesi dopo la sua nascita. Il 4 marzo, infatti, appena nato, venne battezzato in casa da la comare Margherita Veronesi nel timore che morisse (come si può leggere sulla parete nella copia del registro delle nascite). Mamma Camilla Calicchio, a causa di un forte spavento per via di un terremoto avvenuto in quella mattina del 4 marzo, aveva improvvisamente perso le acque, e la comare lo aveva battezzato subito. Allo stesso fonte vennero battezzati i fratelli e le sorelle di Antonio. La famiglia Vivaldi (detti i Rossi per il colore dei capelli) abitava in Campo de la Bragora, ma la casa, purtroppo, non esiste più.

🎻Antonio divenne prete per desiderio della madre e fu insieme ottimo violinista e compositore, tanto che nel 1703 venne assunto al vicino Orfanotrofio della Pietà, uno dei più importanti ospizi per l’infanzia abbandonata. Vivaldi venne assunto come maestro di violino e successivamente di concerti, per dirigere l’orchestra e il coro delle giovani orfane. Antonio Vivaldi morì a Vienna (come ricorda la lapide ai piedi del fonte) il 28 luglio 1741.

🔍L’elaborato fonte battesimale, attribuito ad ambito Veneziano, è caratterizzato da un’intera struttura che poggia su una base in pietra d'Istria, con putti scolpiti che sorreggono la vasca sulle spalle. La vasca ottagonale è ricavata da un capitello gotico riadattato del 1430, scolpito in marmo rosso di Verona e decorato con foglie d'acanto e lo stemma dei Gritti, risalente al XVI secolo. Sopra di esso si trova un coperchio sbalzato in rame dorato del 1726, anno in cui Giorgio Massari modernizzò la chiesa. L’elemento culminante del fonte è l’elegante statuetta in bronzo raffigurante San Giovanni Battista, fusa da Francesco Marcolini nel 1726 e ritenuta una copia di un originale realizzato da Alessandro Vittoria nel 1585.

La “Natività della Vergine” è una pala d'altare ad olio su tela di Jacopo Palma il Giovane, datato tra il 1600 e il 1604...
29/07/2026

La “Natività della Vergine” è una pala d'altare ad olio su tela di Jacopo Palma il Giovane, datato tra il 1600 e il 1604.

Il dipinto mostra nelle figure una certa dinamicità che si rifà a modelli tintoretteschi, costruendosi su sovrapposizioni prospettiche per conferire un senso di movimento originale al tema rappresentato. Le figure occupano l’intero spazio della tela, creando un movimento ascensionale che rende quest’opera una delle più affascinanti dell’artista.
L’ambiente in cui si svolge la scena è domestico, caratterizzato da una morbida atmosfera e dall’uso dei toni caldi e pastosi, quali i rossi intensi, gli ori e i bruni, tipici delle ultime opere dell’artista, che ricordano Tiziano. I tessuti delle vesti mostrano riflessi cangianti, fornendo maggiore realismo alle figure.

In primo piano, in basso, alcune donne accudiscono Maria appena nata, che, posta al centro, si trova avvolta in fasce tra le braccia di una donna. Dietro di questa, si trova San Gioacchino, padre della neonata, a cui volge uno sguardo di amorevole stupore. La luce contrasta la penombra della stanza e si concentra sulla piccola Maria, conferendo carattere sacro all’evento. La stanza presenta una grande cura nella prospettiva e negli elementi di arredo, tra questi troviamo un letto su cui è distesa la madre della bambina, Sant’Anna, circondata da varie donne che la assistono. Al di sopra di tutta la scena, tra nuvole e luce, vediamo alcuni angioletti.

Nonostante la forte dinamicità delle figure in azione, la rappresentazione non mostra alcun segno di drammaticità, ma, al contrario, è avvolta da una calma ancestrale insita a un evento sacro di rilevante importanza nella storia del cristianesimo: è nata la Vergine che sarà madre di Gesù Cristo.

Il dipinto si trova nella Chiesa di San Trovaso, venne probabilmente commissionato dalla scuola devozionale della Natività di Maria come pala d’altare della propria ca****la, dove officiava le funzioni già dal 1562.

“Le Tentazioni di Sant’Antonio Abate” è un dipinto olio su tela di Jacopo Tintoretto, del 1577. La rappresentazione espr...
27/07/2026

“Le Tentazioni di Sant’Antonio Abate” è un dipinto olio su tela di Jacopo Tintoretto, del 1577. La rappresentazione esprime un senso di grande originalità e di libertà espressiva poiché si avvale di elementi che non rientravano nella tradizione raffigurativa religiosa. L’opera fu, infatti, più volte criticata e addirittura messa al bando perché contraria alle disposizioni emesse durante il Concilio di Trento.

Sant’Antonio è raffigurato in piedi, seminudo, disposto al centro di due diagonali ai cui estremi si trovano i demoni. In tal modo, l’eremita è posto in croce fra due uomini e due donne che, assediandolo, lo tormentano da ogni lato. Una giovane dalla carnagione chiara e le carnose labbra rosse, raffigura l’avidità, che siede sopra al cinghiale che accompagna il Santo. La sua natura demoniaca è riconoscibile dalle corna aguzze che spuntano dai suoi capelli biondi, e dal suo poggiarsi su di un vaso ricolmo di monete impugnando delle catene d’oro, chiara allusione alla schiavitù delle ricchezze terrene. Alle sue spalle un demonio, dalle corna appuntite e la coda di fauno, con una frusta in mano, sta aiutando la giovane a strappare le vesti del Santo. Dall’altro lato, una donna che abbassa lo sguardo e porta la mano al petto, rappresenta la lussuria, raffigurata con i seni scoperti e le corna di fuoco. Sotto di questa, un uomo, che simboleggia la libidine, impugna un lembo della veste che cinge i fianchi del Santo, nel tentativo di denudarlo completamente, le sue gambe sono infilate sotto quelle dell’abate che, avanzando con la gamba sinistra, lo copre. In terra giacciono abbandonati gli attributi del Santo: il bastone con il campanello, una borsa da viandante, un rosario spezzato nella lotta e il libro della regola, con le pagine strappate dai demòni. Sant’Antonio sta per soccombere, ma leva il volto verso il cielo, da cui sopraggiunge in volo, avvolto dall’ampia veste rossa e mantello blu, il Cristo Salvatore. Una luce salvifica scaturisce da nuvole oscure e scende dall’alto ad illuminare la scena ed in particolare la figura del santo.
La pala d’altare si trova nella Chiesa di San Trovaso, all'interno della Ca****la Milledonne.

Indirizzo

San Polo 2986
Venice
30125

Orario di apertura

Lunedì 10:30 - 17:00
Martedì 10:30 - 17:00
Mercoledì 10:30 - 17:00
Giovedì 10:30 - 17:00
Venerdì 10:30 - 17:00
Sabato 10:30 - 17:00

Notifiche

Lascia la tua email e sarai tra i primi a sapere quando Chorus Venezia pubblica novità e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'organizzazione

Invia un messaggio a Chorus Venezia:

Scelte rapide

Condividi