17/06/2026
La scomparsa del cardinale Camillo Ruini ha suscitato una imbarazzante ondata di cordoglio clericale nel mondo della politica italiana, soprattutto a destra, in particolare dagli esponenti del governo. Nonché la consueta celebrazione postuma sui media riservata agli esponenti del clero che ne addolcisce le responsabilità nel degrado confessionalista italiano, o le legittima.
Ma tanti laici invece ricordano che Ruini, in particolare nei lunghi anni del suo incarico come presidente della Conferenza episcopale italiana, ha rappresentato in tutto il suo fulgore la nefasta ingerenza della Chiesa nelle istituzioni, in un quadro politico frammentato dopo la fine della Dc, di fatto contribuendo a ostacolare le riforme per i diritti civili su temi come coppie lgbt, autodeterminazione sul fine vita, diritti riproduttivi, a scapito della laicità. Non sorprende quindi che sia diventato, specialmente per la destra di matrice berlusconiana con cui aveva stretti rapporti, un faro culturale.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ricorda l’amicizia col prelato e parla di figura “dalla straordinaria intelligenza e dalla profonda umanità, che ha difeso con vigore l’identità, la missione e il ruolo del cattolici nella società”, auspicando che la sua eredità “possa essere raccolta come merita, per generare nuovi e generosi frutti”. Il presidente del Senato Ignazio La Russa esprime “gratitudine e riconoscimento per il suo ruolo di guida spirituale e pastorale”, definendolo “un appassionato difensore della testimonianza cristiana come punto di leva per l’intera società civile e le istituzioni democratiche”. Anche il presidente della Camera Lorenzo Fontana manifesta cordoglio per una figura che ha richiamato “costantemente il valore della presenza dei cattolici nella società”. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani piange lo “strenuo difensore dei valori tradizionali” e “prezioso interlocutore della politica e delle istituzioni”. Il leader della Lega Matteo Salvini parla di “punto di riferimento per milioni di cattolici italiani, che ha dedicato la sua vita alla Chiesa, al dialogo e alla difesa dei valori dell’Occidente”.
Pure l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi, figura di spicco del passato centrosinistra, ricorda la profonda amicizia con il prelato, che pronunciò pure l’omelia delle sue nozze: “in queste ore prevale il senso profondo di quell’antico legame che, nonostante le intervenute diversità, io non ho mai sentito spezzato”.
Prodi probabilmente allude ai contrasti politici su questioni come i Dico, la prima iniziativa di legge volta a istituzionalizzare le unioni civili e che venne poi accantonata, uno dei nodi che mise in crisi il suo governo nel 2008. Anche a causa della “manina” ruiniana: proprio il prelato si sarebbe poi vantato di aver fatto cadere su questo l'esecutivo. Salvo ammettere che la legge sulle unioni civili poi approvata era "peggiore" (dal suo punto di vista).👇
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