Comitato Bandiera Italiana 17 marzo

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Dal 1997 la Lega Nord organizza, la seconda domenica di settembre, una “Festa dei popoli padani”, che si conclude a Venezia, in Riva dei 7 Martiri; fin dalla prima occasione una donna veneziana, Lucia Massarotto, espose alla finestra, proprio di fronte al palco della manifestazione leghista, la bandiera italiana. Il volgare commento di Umberto Bossi è ormai ben noto, ma non ha indotto Lucia a des

istere e così, ogni anno, l’esposizione del tricolore si è ripetuta. Nel 2010 un’altra donna, Annamaria Beccaris, ha lanciato l’idea di “fare come Lucia”, di invitare i veneziani ad esporre la bandiera italiana il 12 settembre, per accogliere il raduno leghista con una sobria manifestazione di italianità. Si è, allora, costituito un Comitato di cittadini, che si sono impegnati a realizzare la proposta; pur senza voler dare all’iniziativa una appartenenza politica, si è richiesto a partiti e associazioni di collaborare all’organizzazione, trovando l’adesione di PD, PSI, IDV, RC, SEL, Verdi, UDC, ANPI. Tale collaborazione ha permesso di distribuire, nei campi veneziani, più di 1500 bandiere e di sollecitare i veneziani ad esporle; il 12 settembre a Venezia il cosiddetto “popolo padano” ha trovato ad accoglierlo una sfilata di tricolori. L’iniziativa ha avuto una notevole risonanza sui media locali e nazionali. Dopo questo successo i promotori hanno pensato che ci fossero le condizioni per trasformare una singola iniziativa in un movimento permanente; si è voluto, così, riscattare il tricolore da un malinteso significato nazionalista, riportandolo a simbolo di un sentimento di unità e di affermazione e difesa dei valori della Costituzione nata dalla Resistenza. Nasce, così, il “Comitato Bandiera Italiana – 17 marzo”, in ricordo della data nella quale, 150 anni or sono, l’Italia diventa Stato nazionale unitario. L'associazione potrà dare la sua collaborazione ad altri soggetti associativi per lo sviluppo di iniziative che si inquadrino nei suoi fini, mantenendo sempre la più completa indipendenza. Ultimo ma non meno importante, da molti anni ci pregiamo di far parte del "Coordinamento Nazionale Associazioni Risorgimentali" con il quale ci pregiamo di collaborare. Il Presidente dell'associazione
Oliviero Cassarà
Presidente Onorario Cino Casson

🛑 VERGOGNA A JESOLO: IL "VINO DI HI**ER" ANCORA IN VETRINA! 🛑È mai possibile che nel 2026 si debba ancora assistere a un...
04/06/2026

🛑 VERGOGNA A JESOLO: IL "VINO DI HI**ER" ANCORA IN VETRINA! 🛑

È mai possibile che nel 2026 si debba ancora assistere a uno scempio simile nel pieno centro di una delle località turistiche più famose d'Italia? 🤬👇

📍 DOVE: Jesolo, Augustus Market (Via Andrea Bafile 552).

Entrando in questo negozio, la realtà supera l'immaginazione. Interi scaffali sono dedicati alla celebrazione del nazismo: bottiglie di vino in bella mostra con il volto di Adolf Hi**er e slogan agghiaccianti come "Ein Volk, ein Reich, ein Führer!". 🍾❌

⚠️ BASTA CON LA SCUSA DEL "SOUVENIR"!

La solita giustificazione del "è solo un gadget per collezionisti" o "è una provocazione commerciale" ha stancato.

🚫 Non è storia: questa è speculazione pura.

🚫 Non è folklore: è sciacallaggio sulla pelle di milioni di vittime.

🚫 Non è accettabile: normalizza l'orrore in mezzo ai prodotti di uso quotidiano.

🏛️ IL VUOTO NORMATIVO E LE LEGGI ATTUALI

Purtroppo, le Forze dell'Ordine hanno le mani legate. Le attuali normative italiane (Legge Scelba e Legge Mancino) puniscono l'apologia finalizzata alla ricostituzione del partito fascista, ma la magistratura spesso archivia questi casi come "commercio di pessimo gusto".

Se la legge non riesce a intervenire a causa di queste interpretazioni, deve intervenire la nostra condanna morale! 🗣️💪

Un paese civile non tollera l'esibizione dell'odio tra i banchi di un supermercato.
Condividi questo post per dire NO a questo scempio! 🔄📣

🔴 DEBUNKING: LA FAKE NEWS SUL REFERENDUM DEL 1946 🔴Gira sui social un post che definisce il referendum del 2 giugno 1946...
02/06/2026

🔴 DEBUNKING: LA FAKE NEWS SUL REFERENDUM DEL 1946 🔴

Gira sui social un post che definisce il referendum del 2 giugno 1946 — il giorno in cui nacque la nostra Repubblica — come "la più grande truffa della recente storia italiana".
Le cose stanno davvero così? Assolutamente no. Si tratta di una vecchia teoria del complotto, storicamente infondata e smentita da decenni di documenti.
Smontiamo questa fake news punto per punto:

❌ 1. 𝐋𝐞 𝐬𝐜𝐡𝐞𝐝𝐞 𝐛𝐢𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐞 𝐧𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐞 𝐞𝐬𝐜𝐥𝐮𝐬𝐞 𝐢𝐥𝐥𝐞𝐠𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞
👉 𝐋𝐀 𝐑𝐄𝐀𝐋𝐓𝐀̀: È il fulcro del complotto, ma è un falso. Il 18 giugno 1946 la Corte di Cassazione respinse definitivamente il ricorso dei monarchici: la legge prevedeva che vincesse chi otteneva la maggioranza dei voti validi. In ogni caso, la Repubblica vinse con oltre 2 milioni di voti di scarto (12,7 milioni contro 10,7). Il conteggio delle schede nulle non avrebbe comunque cambiato l'esito.
❌ 2. "𝐋𝐞 𝐬𝐪𝐮𝐚𝐝𝐫𝐚𝐜𝐜𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐦𝐢𝐧𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐢 𝐬𝐞𝐠𝐠𝐢"
👉 𝐋𝐀 𝐑𝐄𝐀𝐋𝐓𝐀̀: Il voto fu strettamente sorvegliato dagli alleati anglo-americani e da commissioni presiedute da magistrati. Gli osservatori internazionali dell'epoca confermarono che le votazioni si svolsero in modo pacifico e ordinato. Nessuna violenza di massa ha alterato il voto.
❌ 3. "𝐀 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐢 𝐞̀ 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐦𝐩𝐞𝐝𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐯𝐨𝐭𝐚𝐫𝐞"
👉 𝐋𝐀 𝐑𝐄𝐀𝐋𝐓𝐀̀: È vero che circa 3 milioni di cittadini (tra cui gli abitanti di Trieste, dell'Istria, dell'Alto Adige e molti prigionieri di guerra) non votarono. Ma non fu un complotto: era la tragica conseguenza geopolitica e logistica della Seconda Guerra Mondiale, firmata e voluta proprio dalla dinastia Savoia che aveva trascinato il Paese nel conflitto.
❌ 4. "𝐈𝐥 𝐌𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐡𝐚 𝐫𝐢𝐛𝐚𝐥𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐢 𝐫𝐢𝐬𝐮𝐥𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐨𝐬𝐭𝐨"
👉 𝐋𝐀 𝐑𝐄𝐀𝐋𝐓𝐀̀: Il Viminale si limitò a diffondere i dati parziali per evitare disordini in piazza. La proclamazione ufficiale e il controllo dei verbali spettavano unicamente alla Corte di Cassazione, che confermò la vittoria della Repubblica in totale trasparenza.
❌ 5. "𝐌𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐜𝐡𝐞𝐝𝐞 𝐩𝐫𝐨-𝐦𝐨𝐧𝐚𝐫𝐜𝐡𝐢𝐚 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐞 𝐛𝐫𝐮𝐜𝐢𝐚𝐭𝐞"
👉 𝐋𝐀 𝐑𝐄𝐀𝐋𝐓𝐀̀: Una leggenda metropolitana della propaganda nostalgica, mai supportata da una sola prova in 80 anni. Le irregolarità locali ci furono, come in ogni grande elezione, ma del tutto fisiologiche e irrilevanti di fronte a un distacco di due milioni di preferenze.

🏛️ La Repubblica Italiana non è nata dal fango o dai brogli, ma dal voto libero, democratico e a suffragio universale (per la prima volta con il voto alle donne) del popolo italiano. Custodiamo la storia ufficiale, non le bufale del web.

🗳️ 𝙑𝙚𝙣𝙚𝙯𝙞𝙖 1946: 𝙞𝙡 𝙫𝙤𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙇𝙖𝙜𝙪𝙣𝙖 𝙚 𝙞𝙡 𝙢𝙤𝙣𝙞𝙩𝙤 𝙙𝙞 𝙋𝙚𝙧𝙩𝙞𝙣𝙞“Dietro ogni articolo della Carta Costituzionale stanno cent...
02/06/2026

🗳️ 𝙑𝙚𝙣𝙚𝙯𝙞𝙖 1946: 𝙞𝙡 𝙫𝙤𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙇𝙖𝙜𝙪𝙣𝙖 𝙚 𝙞𝙡 𝙢𝙤𝙣𝙞𝙩𝙤 𝙙𝙞 𝙋𝙚𝙧𝙩𝙞𝙣𝙞

“Dietro ogni articolo della Carta Costituzionale stanno centinaia di giovani morti nella Resistenza. Quindi la Repubblica è una conquista nostra e dobbiamo difenderla, costi quel che costi.”
— Sandro Pertini

Il 2 giugno 1946 la Repubblica non fu un regalo, ma una conquista. A Venezia, i sacrifici dei partigiani trovarono la loro risposta democratica nelle urne, dove la città si schierò nettamente a favore del nuovo Stato repubblicano.
📊 𝙄 𝙉𝙐𝙈𝙀𝙍𝙄 𝘿𝙄 𝙑𝙀𝙉𝙀𝙕𝙄𝘼
Mentre la vicina Padova, restava in parte legata alla tradizione monarchica, il Comune di Venezia scelse convintamente la Repubblica con numeri schiaccianti:

* 📈 𝘼𝙛𝙛𝙡𝙪𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙧𝙚𝙘𝙤𝙧𝙙: il 90,49% dei veneziani andò ai seggi.
* 🗳️ 𝙄𝙡 𝙫𝙚𝙧𝙙𝙚𝙩𝙩𝙤: 101.084 voti scelsero la Repubblica.
* ✊ 𝙄𝙙𝙚𝙣𝙩𝙞𝙩𝙖̀ 𝙖𝙣𝙩𝙞𝙛𝙖𝙨𝙘𝙞𝙨𝙩𝙖: la città si confermò una roccaforte progressista, nata direttamente dai mesi della Liberazione.

🛶 𝙋𝙄𝙇𝙇𝙊𝙇𝙀 𝘿𝙄 𝙎𝙏𝙊𝙍𝙄𝘼 𝙑𝙀𝙉𝙀𝙕𝙄𝘼𝙉𝘼

* 𝙄𝙡 𝙙𝙚𝙗𝙪𝙩𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙙𝙤𝙣𝙣𝙚: per la prima volta al voto politico nazionale, le veneziane affollarono i seggi. Moltissime in coda senza rossetto per non rischiare di macchiare la scheda, pena l'annullamento.
* 𝙎𝙘𝙝𝙚𝙙𝙚 𝙞𝙣 𝙗𝙖𝙧𝙘𝙖: una logistica unica al mondo. I verbali e le schede viaggiavano in barca lungo il Canal Grande e tra le isole, da Murano a Pellestrina, scortati dalle forze dell'ordine.
* 𝙇'𝙤𝙢𝙗𝙧𝙖 𝙖 𝙀𝙨𝙩: mentre a Venezia si festeggiava il voto, poco più in là la Venezia Giulia e Trieste rimanevano escluse dalle urne a causa delle occupazioni alleate nel dopoguerra.

📜 𝘿𝙄𝙁𝙀𝙉𝘿𝙀𝙍𝙀 𝙇𝘼 𝘾𝙊𝙉𝙌𝙐𝙄𝙎𝙏𝘼
Votando la Repubblica, i veneziani elessero anche i costituenti che avrebbero scritto la nostra Carta. Ricordare oggi quel 2 giugno significa fare nostro il monito di Pertini: proteggere la democrazia ogni giorno, costi quel che costi. 🇮🇹

𝐆𝐢𝐮𝐫𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐨 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐚𝐥𝐠𝐢𝐞 𝐬𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞? 𝐈𝐥 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐂𝐞𝐜𝐜𝐚𝐫𝐝𝐢.L’ultima gaffe social di Susanna Ceccardi mette...
16/05/2026

𝐆𝐢𝐮𝐫𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐨 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐚𝐥𝐠𝐢𝐞 𝐬𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞? 𝐈𝐥 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐂𝐞𝐜𝐜𝐚𝐫𝐝𝐢.

L’ultima gaffe social di Susanna Ceccardi mette a n**o un cortocircuito imbarazzante, che dimostra una totale incoerenza ideologica e un preoccupante disprezzo per le nostre istituzioni repubblicane.
L’eurodeputata ha pensato bene di celebrare sui social i "Serenissimi", ovvero il gruppo eversivo che nel 1997 assaltò il Campanile di San Marco a Venezia con mitra veri e un trattore blindato artigianale. Per dare un'idea del livello, parliamo di persone arrestate e condannate in via definitiva per associazione sovversiva.
Nel suo post, la Ceccardi ha definito questa follia armata contro lo Stato "una pagina di storia che non si cancella". Poi, colta dal panico per aver glorificato dei condannati per eversione, ha preferito cancellare tutto nel giro di poche ore. Ma la rete non dimentica.
Qui non siamo di fronte a una semplice svista, ma a una profonda ipocrisia politica:

* Si fa parte di partiti che governano la nazione, ma si applaudono i nostalgici della secessione armata.
* Si giura fedeltà alla Costituzione e all'unità nazionale, ma si fa il tifo per chi voleva spaccare l'Italia.
* Si incassa regolarmente un ricco stipendio pubblico pagato dai contribuenti italiani, ma si celebrano i reati contro lo Stato che si dovrebbe rappresentare.

Prima di pretendere credibilità istituzionale nelle sedi europee e nazionali, bisognerebbe almeno avere chiaro il concetto di rispetto per la legalità e per la Repubblica.

𝐈𝐥 "𝐬𝐢𝐦𝐮𝐥𝐚𝐜𝐫𝐨" 𝐝𝐢 𝐕𝐞𝐧𝐞𝐳𝐢𝐚: 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐚𝐥𝐠𝐢𝐚 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐞𝐫𝐫𝐨𝐫𝐞 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐜𝐨🎭Il 12 maggio 1797 avveniva la fine della Repubblica...
14/05/2026

𝐈𝐥 "𝐬𝐢𝐦𝐮𝐥𝐚𝐜𝐫𝐨" 𝐝𝐢 𝐕𝐞𝐧𝐞𝐳𝐢𝐚: 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐚𝐥𝐠𝐢𝐚 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐞𝐫𝐫𝐨𝐫𝐞 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐜𝐨🎭

Il 12 maggio 1797 avveniva la fine della Repubblica di Venezia dopo oltre mille anni di storia. Quel giorno, sotto la minaccia delle truppe di Napoleone, il Maggior Consiglio votò la propria dissoluzione e l'ultimo doge, Ludovico Manin, depose le insegne. Non fu un'eroica battaglia finale, ma una resa burocratica. Spesso la retorica identitaria dipinge questa data come un lutto nazionale, ma la verità è più cruda: Venezia era già un "simulacro di repubblica" da oltre un secolo. Non si sopravvive di sola gloria passata: la storia insegna che se non ti rinnovi, il tempo ti cancella.

Perché piangere quel crollo oggi è un puro anacronismo:

1️⃣ Il peso della decadenza: Mentre Napoleone metteva in scacco l'Europa con la forza della modernità, Venezia era in piena agonia economica e politica. Se non stai al passo coi tempi, i tempi ti travolgono.
2️⃣ Uno Stato fantasma: Quando una potenza sparisce con una votazione senza sparare un colpo, significa che l'anima politica è già evaporata. Restava la forma (il simulacro), ma la sostanza era sparita ben prima dell'arrivo dei francesi.
3️⃣ Città vs Impero: Gli Stati durano secoli e le città millenni. Venezia è ancora qui, ma l'impero su cui ha dominato è morto perché era diventato un sistema chiuso e incapace di evolversi.

La nostalgia non è storia, è una fuga dal presente. Celebrare "el tremendo zorno" come una ferita aperta oggi significa ignorare che quel mondo era già finito. Cercare di rianimarne i simboli per scopi politici è un'operazione che ignora la lezione più importante: la storia deve insegnare a sopravvivere al futuro, non a restare incatenati a un passato che non poteva più reggersi in piedi. Inutile colpevolizzare il destino se chi doveva governare aveva già smesso di guardare avanti. Onoriamo Venezia per quello che è oggi, non per il fantasma di ciò che ha smesso di essere due secoli fa.



P.s. Nello screenshot vedete i post dei consiglieri regionali Davide Lovat e Alessio Morosin.

𝐕𝐄𝐍𝐄𝐙𝐈𝐀 𝐍𝐎𝐍 𝐄̀ 𝐔𝐍 𝐒𝐄𝐓 𝐏𝐄𝐑 𝐏𝐀𝐆𝐋𝐈𝐀𝐂𝐂𝐈𝐀𝐓𝐄 𝐓𝐑𝐀𝐒𝐇: 𝐁𝐀𝐒𝐓𝐀 𝐂𝐄𝐋𝐄𝐁𝐑𝐀𝐑𝐄 𝐋'𝐎𝐋𝐓𝐑𝐀𝐆𝐆𝐈𝐎 𝐃𝐄𝐋 𝟗 𝐌𝐀𝐆𝐆𝐈𝐎 𝟏𝟗𝟗𝟕 🚜🚫Per chi non lo ricordasse,...
12/05/2026

𝐕𝐄𝐍𝐄𝐙𝐈𝐀 𝐍𝐎𝐍 𝐄̀ 𝐔𝐍 𝐒𝐄𝐓 𝐏𝐄𝐑 𝐏𝐀𝐆𝐋𝐈𝐀𝐂𝐂𝐈𝐀𝐓𝐄 𝐓𝐑𝐀𝐒𝐇: 𝐁𝐀𝐒𝐓𝐀 𝐂𝐄𝐋𝐄𝐁𝐑𝐀𝐑𝐄 𝐋'𝐎𝐋𝐓𝐑𝐀𝐆𝐆𝐈𝐎 𝐃𝐄𝐋 𝟗 𝐌𝐀𝐆𝐆𝐈𝐎 𝟏𝟗𝟗𝟕 🚜🚫

Per chi non lo ricordasse, nella notte tra l'8 e il 9 maggio 1997, un gruppo di otto persone — i cosiddetti "Serenissimi" — sbarcò in Piazza San Marco con un traghetto di linea, occupando il Campanile e schierando in piazza il "Tanko", un trattore agricolo camuffato con lamiere per sembrare un blindato d'assalto. Un'azione paramilitare artigianale che tenne la città sotto scacco per ore prima dell'intervento delle forze dell'ordine.
A distanza di anni, c’è ancora chi tenta di trasformare questo atto eversivo in un’epica di "amore per la Serenissima". Ma per chi ama Venezia davvero, quella notte non ha nulla di eroico: è stata solo una ferita profonda alla dignità della città.
È sconcertante e grave vedere ex ed attuali esponenti delle istituzioni lanciarsi in apprezzamenti tramite i canali social o tramite la stampa locale per parlare ancora oggi di quella "pagliacciata trash" come di una "storia da ricordare" o di un atto di libertà. 🏛️💔

* Non è libertà: è stato un attacco illegale al cuore millenario di Venezia, condannato dalla giustizia e vissuto dai cittadini come un vero oltraggio.
* Non è amore per la cultura: usare Piazza San Marco come set per velleità paramilitari svilisce l'identità veneta, riducendola a folklore grottesco agli occhi del mondo.
* È un fallimento della politica: quando un rappresentante istituzionale — che dovrebbe onorare le leggi dello Stato — strizza l'occhio a simili metodi, abdica al suo ruolo di garante democratico.

Basta con la narrazione del "mito". Venezia merita rispetto, decoro e serietà, non nostalgie anacronistiche che servono solo a alimentare polemiche sterili. 🎭⚠️
Il 9 maggio non è una data da celebrare, ma una pagina di cronaca che molti veneziani e veneti vorrebbero solo dimenticare.

𝐀𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐍𝐚𝐩𝐨𝐥𝐞𝐨𝐧𝐞? 𝐏𝐚𝐫𝐥𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝟐𝟓 𝐀𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞, 𝐧𝐨𝐧 𝐝𝐞𝐥 ‘𝟕𝟎𝟎!Il nostro articolo uscito il 25 aprile passato(𝑣𝑒𝑑𝑖 𝑝𝑜𝑠𝑡 𝑝𝑟𝑒𝑐...
30/04/2026

𝐀𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐍𝐚𝐩𝐨𝐥𝐞𝐨𝐧𝐞? 𝐏𝐚𝐫𝐥𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝟐𝟓 𝐀𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞, 𝐧𝐨𝐧 𝐝𝐞𝐥 ‘𝟕𝟎𝟎!

Il nostro articolo uscito il 25 aprile passato(𝑣𝑒𝑑𝑖 𝑝𝑜𝑠𝑡 𝑝𝑟𝑒𝑐𝑒𝑑𝑒𝑛𝑡𝑒), ha fatto scaturire tra i vari internauti, reazioni positive e meno. Nello specifico ci ha colpito il commento del signor Giacomo De Stefani (𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑒𝑔𝑔𝑒𝑡𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙'𝑖𝑚𝑚𝑎𝑔𝑖𝑛𝑒) .

Caro Giacomo, ancora con questa storia di Napoleone? Il Tricolore che sventola oggi è il simbolo dell'Italia libera e democratica nata dopo il 1945, non quella dei reparti francesi di fine '700. Usare un evento di due secoli fa per attaccare la Festa della Liberazione è solo un salto temporale senza senso. Festeggiamo San Marco con amore per le nostre radici, ma smettiamola di usare la storia a caso per fare polemica politica. 🌹

Ribadiamo nuovamente che il Tricolore della Repubblica Italiana non è quello di Napoleone e il 25 aprile festeggiamo la fine di una dittatura, non un generale francese.



«𝐏𝐫𝐨𝐦𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐢 "𝐩𝐚𝐭𝐫𝐢𝐨𝐭𝐢" 𝐝𝐞𝐥 𝐆𝐨𝐧𝐟𝐚𝐥𝐨𝐧𝐞:📍 𝐒𝐚𝐧 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐨: 𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐧 𝐀𝐟𝐫𝐢𝐜𝐚.📍 𝐈𝐥 𝐋𝐞𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐛𝐫𝐨𝐧𝐳𝐨: 𝐟𝐮𝐬𝐨 𝐢𝐧 𝐂𝐢𝐧𝐚.Vi postiamo l'...
28/04/2026

«𝐏𝐫𝐨𝐦𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐢 "𝐩𝐚𝐭𝐫𝐢𝐨𝐭𝐢" 𝐝𝐞𝐥 𝐆𝐨𝐧𝐟𝐚𝐥𝐨𝐧𝐞:
📍 𝐒𝐚𝐧 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐨: 𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐧 𝐀𝐟𝐫𝐢𝐜𝐚.
📍 𝐈𝐥 𝐋𝐞𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐛𝐫𝐨𝐧𝐳𝐨: 𝐟𝐮𝐬𝐨 𝐢𝐧 𝐂𝐢𝐧𝐚.

Vi postiamo l'articolo del Gazzettino pubblicato il 25 aprile passato dove viene riportato il nostro punto di vista.

Usare Venezia come icona contro l'immigrazione è come usare l'acqua per alimentare un incendio: un controsenso totale. La storia di Venezia è storia di dialogo e meticciato, non di muri.

Riponete quella bandiera, che non è roba per voi.


𝐈𝐥 𝟐𝟓 𝐀𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐕𝐞𝐧𝐞𝐳𝐢𝐚: 𝐦𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐚, 𝐧𝐨𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐩𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞!Il 25 Aprile, San Marco e Liberazione non sono in contrasto.  L’i...
25/04/2026

𝐈𝐥 𝟐𝟓 𝐀𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐕𝐞𝐧𝐞𝐳𝐢𝐚: 𝐦𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐚, 𝐧𝐨𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐩𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞!

Il 25 Aprile, San Marco e Liberazione non sono in contrasto.
L’identità non è un muro, è una matrioska: essere veneti significa anche essere italiani ed europei.

Ogni anno qualcuno prova a contrapporre la festa di San Marco alla Liberazione, come se il fascismo non avesse colpito anche il Veneto, come se la storia potesse essere piegata per sostenere un separatismo che nulla ha a che fare con la grandezza di Venezia.

Il Leone di San Marco non è un simbolo da usare contro il Tricolore: nel 1848 furono proprio i Veneziani a innalzarli insieme. La storia lo ricorda, anche quando qualcuno tenta di riscriverla.

Viva San Marco. Viva l’Italia. Due identità che convivono, non che si escludono.



𝐈𝐥 𝐋𝐞𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐒𝐚𝐧 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐨 𝐚𝐩𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐚 𝐕𝐞𝐧𝐞𝐳𝐢𝐚, 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐢 𝐯𝐞𝐧𝐞𝐭𝐢𝐬𝐭𝐢!Seppur in tono minore rispetto agli anni passati, anche que...
24/04/2026

𝐈𝐥 𝐋𝐞𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐒𝐚𝐧 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐨 𝐚𝐩𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐚 𝐕𝐞𝐧𝐞𝐳𝐢𝐚, 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐢 𝐯𝐞𝐧𝐞𝐭𝐢𝐬𝐭𝐢!

Seppur in tono minore rispetto agli anni passati, anche quest’anno alcuni gruppi venetisti hanno annunciato un raduno per il pomeriggio del 25 aprile. Nelle ultime settimane abbiamo visto, nel sestiere di San Polo e Santa Croce, diversi manifestini che pubblicizzavano l’iniziativa. Secondo quanto riportato dalla stampa, il Questore è intervenuto vietando la manifestazione; tuttavia, sembra che gli organizzatori non vogliano demordere.

A questi gruppi, che hanno dato appuntamento in Piazza San Marco per sventolare i gonfaloni marciani, desideriamo ricordare che il Gonfalone di San Marco appartiene a tutti i veneziani. Non nasce come simbolo etnico, ma come emblema di un potere statuale e di una comunità urbana complessa, aperta ai commerci, alle influenze esterne e alle molte culture che hanno attraversato la storia della città. È parte dell’identità culturale veneziana, non di un progetto politico contemporaneo. La narrazione identitaria proposta dai venetisti riduce la ricchezza e la pluralità della storia veneziana, generando un effetto di appropriazione indebita: come se il simbolo fosse “di qualcuno” e non della comunità intera.

Per questo rivendichiamo il Gonfalone come patrimonio comune, non in contrapposizione alla festa della Liberazione, ma come elemento capace di unire e non dividere. Per quanto ci riguarda, saremo presenti alla manifestazione dell’ANPI, che si concluderà nel Ghetto ebraico.



Indirizzo

Campiello Delle Erbe 2003, S. Polo
Venice
30125

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