02/05/2021
Calix vino
In realtà, il bicchiere è sempre stato un protagonista della degustazione, a qualsiasi livello, anche amatoriale. Simpulum Tant'è che i Romani facevano già una netta distinzione tra il bicchiere dell'acqua, chiamato pocula achelois, e il contenitore specifico del vino, chiamato dal poeta Catullo, con sorprendente anticipo sui tempi moderni, calix vino. Fin da allora, fu sentita l'esigenza di bere nel bicchiere giusto, non solo da parte dei beati possidentes ma anche fra i frequentatori delle osterie popolari. Difatti, nelle mescite plebee, le cauponae, non mancavano i bevitori di palato fino. "Poscunt maioribus poculis", chiedono bicchieri di formato più grande, al dire di Marco Tullio Cicerone, acuto indagatore di vizi e virtù dei suoi contemporanei. Si può supporre che la richiesta di calici "super" provenisse dagli antenati degli odierni degustatori. Anche allora il bicchiere veniva riempito non più della metà, evitando di far traboccare il vino sul mantile, robusta tela, affine all'odierna tovaglia. La definizione di bicchiere, di etimo incerto, forse deriva dal tardo latino bicarium, che a sua volta si rifà al bikos dei Greci, in uso anche presso gli Egizi. Ma c'è anche l'ipotesi di un'origine nordica riferita al termine bikari, oppure al bécchier dell'epoca dei Franchi di Carlo Magno. Un conto è il nome e un altro è il riferimento alla materia prima con la quale era foggiato il recipiente per bere il vino. Difatti, sono giunti fino a noi esemplari in pietre dure, in metallo più o meno pregiato, o altro.