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17/10/2026
Si e' tenuta con successo domenica al "Galeone" di Civitanova Marche la presentazione del libro "Le Mille Ali della Libe...
21/09/2026

Si e' tenuta con successo domenica al "Galeone" di Civitanova Marche la presentazione del libro "Le Mille Ali della Liberta" (storia dell'antifascismo antiautoritario e del conflitto sociale dal 1919 ad oggi) edito a cura del Coordinamento Anarcosindacalista e dell'Archivio n**ionale USI di Ancona.
Presente l'autore, Gianfranco Careri, che ha tracciato il percorso del libro, ricco di una vasta documentazione, dalle lotte dei primi anni venti del novecento ai giorni nostri e alle problematiche e lotte di questi ultimi anni.
Un pubblico numeroso e attento ha seguito l'iniziativa conclusa con un dibattito finale.
Tutte le copie del libro portate sono state vendute e altre prenotate ed acquistate.
Ringraziamo il compagni del "Galeone" per la sensibilità nel proporre l'iniziativa, l'ospitalita' e l'attenzione alle tematiche discusse.

Al Galeone: LE MILLE ALI DELLA LIBERTÀ. STORIA DELL'ANTIFASCISMO ANTIAUTORITARIO E DEL CONFLITTO SOCIALE DAL 1919 AD OGG...
16/09/2026

Al Galeone: LE MILLE ALI DELLA LIBERTÀ. STORIA DELL'ANTIFASCISMO ANTIAUTORITARIO E DEL CONFLITTO SOCIALE DAL 1919 AD OGGI.

Presentazione del libro con l'autore
Domenica 20 settembre, ore 16,00
Casa Galeone
C. da s. Savino 84, Civitanova Marche

Il libro, edito da Archivio USI e Coordinamento anarcosindacalista, racconta le mille storie di libertà, di lotta e di resistenza che hanno avuto per protagonisti personaggi e gruppi anche molto scomodi per la storiografia ufficiale diffusa dal potere. Una traversata lungo cento anni di rivolte sociali e di un antifascismo antiautoritario, di classe e militante, che cerca di costruire un mondo fondato sull'autogestione, l'uguaglianza sociale e la solidarietà.

Una iniziativa per esplorare le pratiche e le vicende dell'antifascismo e delle lotte sociali del passato, per organizzare quelle del presente.

La lunga mano della guerra contro i movimenti: sospeso il nostro blog e chiusa tutta la piattaforma di Autistici/inventa...
11/09/2026

La lunga mano della guerra contro i movimenti: sospeso il nostro blog e chiusa tutta la piattaforma di Autistici/inventati dopo le sanzioni degli Stati Uniti

La guerra sul campo e quella che ormai avvolge ogni aspetto della nostra vita quotidiana sono due facce della stessa medaglia.
Informiamo che il nostro blog (Coordinamento Anarcosindacalista) come le email e le chat di tante realtà di base e di movimento, è stato reso impraticabile e verrà chiuso dopo che il governo degli Stati Uniti ha dichiarato il collettivo di Autistici (che fornisce email e siti ai movimenti di lotta) organizzazione terrorista, sanzionandolo e costringendolo a chiudere.
Paradossale come situazioni che lottano per i diritti sociali siano cosi pesantemente colpite da quei governi, questi si terroristi, che stanno sconvolgendo la terra in continue guerre e genocidi.
Tutto avviene in un contesto bellico che vede il mondo (a partire dall'Unione Europea) boicottare ogni percorso di pace, fomentare i conflitti in corso, armarsi e dirigersi verso una nuova guerra (con la Russia ma non solo) che potrebbe cancellare l'intera umanità.
La repressione quotidiana che ormai viviamo, rende difficile il percorso di lotta di chi vuole opporsi allo sfruttamento, alla negazione delle libertà, alla militarizzazione della società e alle guerre a cui di fatto anche l'Italia partecipa attivamente.
Rinnovando la nostra solidarietà al Collettivo Autistici/Inventati ribadiamo la nostra intenzione di continuare la lotta con tutti i mezzi possibili e non possibili.
No alle guerre, no al genocidio del popolo palestinese, fermiamo la corsa agli armamenti (che avviene a scapito di sanità e politiche sociali) e a un possibile conflitto con la Russia.
Fuori i compagni dalle galere e dalle altre forme di restrizione della libertà.
Contro governi, stati, poteri finanziari e militari costruiamo, senza accettare mediazioni e compromessi, terreni di rivolta e di scontro di classe.

Coordinamento
Anarcosindacalista

GIOVEDI 10 SETTEMBRE DALLE ORE 6 DEL MATTINO PRESIDIO VIA TORRICELLI 19 MILANOSosteniamo la lotta contro lo sfratto dell...
10/09/2026

GIOVEDI 10 SETTEMBRE DALLE ORE 6 DEL MATTINO PRESIDIO VIA TORRICELLI 19 MILANO
Sosteniamo la lotta contro lo sfratto dello Spazio Anarchico Bruzzi-Malatesta e dell’USI Sanità in Via Torricelli. Partecipiamo tutt@ al presidio.

L’Avvocatura dello Stato dinanzi alla Sesta Sezione del Consiglio di Stato qualche giorno fa si è espressa sul diniego di accesso civico gen. opposto ad una giornalista dalle Dogane su transiti ed esportazioni armi ad Israele dal porto di Ravenna dichiarando in modo esplicito che l’Italia è in guerra. Ha evidenziato come il porto di Ravenna abbia una rilevanza militare ed una strategicità nel dispositivo difensivo marittimo complessivo della Nazione, questa funzione rientrando nella “sicurezza n**ionale” e nelle “relazioni intern**ionali” fa si che non è dovuto far conoscere quali e quante armi passano da tale porto ne da dove provengano e dove siano dirette. Queste le esatte parole utilizzate: “…la propalazione, attraverso i mezzi di informazione dei dati e delle informazioni de quibus consentirebbe alle potenze straniere di avere contezza del ruolo strategico, per gli interessi n**ionali e per le relazioni intern**ionali dello Stato, del porto di Ravenna, e ciò è un’evenienza assolutamente da scongiurare nell’attuale contesto storico-politico, in cui, come è a tutti noto, è in corso una guerra mondiale”a pezzi” ed “ibrida” che coinvolge , tra gli altri, anche l’Italia”...
E’ in questo clima di guerra che si comprende l’operato dei governi dei paesi dei poli imperialisti (dell’Unione Europea, degli USA, del Giappone) sia sul piano economiche che su quello sociale. Avere un retroterra pacificato è il requisito necessario per una gestione “democratica” della crisi e delle politiche di riarmo e di guerra. L’aumento del controllo sociale e della repressioni si muove così colpendo tutte quelle figure che possono creare contraddizioni. Si impedisce così una libera circolazione dell’informazione, si colpiscono con sanzioni e sequestri quelle organizzazioni che sostengono direttamente o indirettamente la resistenza palestinese come Palestine Action o Autistici/Inventati, si infliggono migliaia di multe e sanzioni amministrative, si arresta e processa chi cerca di opporsi. Un azione di controllo e repressione “preventiva” che avviene in forme differenti e vede la copartecipazione di tutti i livelli, dagli organi di Stato a quelli Comunali. In tutto questo si inserisce anche un processo di trasformazione dell’abitare e dell’agibilità degli Spazi Sociali politici/culturali/sindacali all’interno delle metropoli. Milano ne è un esempio di questo processo di espulsione della popolazione proletaria e di come il costo per un abitazione sia diventato insostenibile per la maggioranza della popolazione in particolare quella produttiva e per gli immigrati. Questo si accompagna ad un processo di chiusura degli Spazi Sociali. Nella sola città metropolitana milanese sono quotidiani gli sgomberi di appartamenti (la maggioranza occupati da chi non riesce a pagare un affitto esorbitante) e diverse gli Spazi minacciati di sgombero. Tra questi lo Spazio Anarchico Bruzzi-Malatesta e quello dell’USI Sanità entrambi in Via Torricelli 19 dove per la giornata del 10 settembre è prevista l’uscita dell’Ufficiale Giudiziario per l’esecuzione dello sfratto e lo spazio della Panetteria Occupata e di tutte le abitazione dello stesso stabile in Via Conte Rosso 20.
Come per il porto di Ravenna che negli ultimi anni ha visto i lavoratori organizzarsi e attuare momenti di protesta e di lotta che univano le condizioni lavorative a quelle contro il traffico di armi, in solidarietà con i popoli resistenti alle guerre imperialiste e a sostegno della lotta di liberazione anticoloniale (in primi la Resistenza Palestinese) cosi anche nella nostra metropoli è presente una opposizione, una solidarietà attiva, una resistenza che attraverso la lotta vuole mettere sia un argine alla repressione, agli sgomberi, sia costruire concretamente una Comunitàdi lotta, per una necessaria trasformazione dell’attuale sistema capitalistico che sta producendo solo miseria, devastazione ambientale, guerre.
SOSTENIAMO GLI SPAZI SOCIALI – DIFENDIAMO LE OCCUPAZIONI – COSTRUIAMO RESISTENZA

05/09/2026
Ante la crisis humanitaria en CeutaComunicado de la Confederación Anarcosindicalista ante la crisis humanitaria en Ceuta...
09/08/2026

Ante la crisis humanitaria en Ceuta

Comunicado de la Confederación Anarcosindicalista ante la crisis humanitaria en Ceuta:

Desde la Confederación Anarcosindicalista emitimos el siguiente comunicado ante los hechos transcurridos en la frontera y ciudad de Ceuta, y teniendo en cuenta las principales claves que entendemos de la situación.

1. Las migraciones.

Estamos ante un fenómeno humanitario y demográfico, mejor interpretado desde la realidad y psicología de las poblaciones, que desde la macropolítica, que aunque existente, flota sobre la masa de personas que viven una realidad económica, social y política más o menos común (en este caso, un sistema capitalista que regulariza para coartar, y no para facilitar o mejorar), pero parten desde experiencias y condiciones particulares, con objetivos y horizontes subjetivos, que podríamos intentar señalar como microsocial. El emigrante se distingue por corresponder a las clases bajas que reacciona ante su situación, tan bien o mal como el mundo hegemónico le permite.

2. Las desigualdades sociales.

Distintas condiciones y diversos factores, generalmente económicos, pero no siempre, producen las dinámicas y ritmos migratorios que oscilan, crecen y decrecen en el entrelazamiento de todos ellos y la propia iniciativa de las poblaciones, siendo difícil de controlar y calcular. En el caso de la frontera de Ceuta, el PIB per cápita de Ceuta se calcula en 23.228 euros, y Marruecos -en general- de 4.842 dólares. Como se sabe, el norte de Marruecos es aún más pobre, aunque Marruecos dentro del contexto africano es un país relativamente rico. Esa desigualdad mueve a poblaciones que, naturalmente y por ser humanas, buscan la mejor realización de sus vidas, y más cuando se fomenta un imaginario, por todas partes, sobre esa riqueza, que se propaga con relatos a nivel macropolítico, y nunca a microsocial. Si fuera de este último modo, se hablaría de conflictos laborales, problemas de viviendas o de las represiones.

3. Autonomía de las personas migrantes.

Declaramos que todo esto no es ni una invasión ni una agresión. Son personas buscándose la vida de un modo acertado o errático, con los medios que tiene o conoce (que no suelen ser muchos). Pero en ningún caso pretenden hacer daño a nadie ni a nada. Las sombras de Estados, gobiernos y ciertas entidades existen, pero más bien dentro de una guerra de relatos y faroles, que, a una capacidad real de movilización o planificación, que aunque lo intenten, siempre será muy parcial y relativa, insignificante en los fenómenos migratorios.

La famosa Marcha Verde contra el Sáhara, la cual se quiere comparar con la actual situación, fue un evento programado y militarizado preparado no solo por Marruecos sino por la propia España, que desminó las zonas que se acordaron utilizar, para garantizar la seguridad personal de los participantes. Asimismo, existe desde hace muchos años, distintos movimientos sociales en Marruecos que se movilizan y protestan de un modo constante, no anecdótico. Entre sus participantes hay quienes emigran. Entre las masas migrantes hay más rebeldes (aunque sea de un modo instintivo y popular, poco organizado) que peones. Y así lo vemos antes y después del 30 de Julio.

4. La verdadera tragedia.

La gran tragedia de esta crisis han sido las personas fallecidas durante estos días, la mayoría inmigrantes que entraron a nado. La cifra sigue aumentando y todo lo que se diga es insuficiente para poner cara a este horror. Ello muestra el carácter improvisado y poco calculado de las llegadas, que se habrán limitado a las comunicaciones entre las propias personas que anualmente se agrupan por Agosto por los montes y bosques de las cercanías de la frontera, aprovechando las ventajas climáticas que ofrece este mes para acceder sin ser visto por las nieblas propias en el Estrecho durante esta época, así como la feria de Ceuta con la llegada y salida de numerosos vehículos en las embarcaciones, que ponen las esperanzas que realmente movilizan las migraciones.

5. Los problemas de Ceuta.

La ciudad de Ceuta y parte de las vecinas localidades marroquíes se han visto desbordadas y obligadas a paralizar la economía, como si fuese un día de huelga general (de las auténticas) o de los peores momentos de la pandemia. El motivo principal no ha sido el temor a los robos, como les gusta denunciar la ultraderecha, sino a la propia dinámica del comercio en momentos de crisis: nadie se anima a salir a comprar ropa de calidad cuando se ve tanta necesidad en las calles. Mantener un centro comercial abierto requiere energía y gastos, de modo que es absurdo y hasta grotesco estar abierto en un momento así. Curiosamente, en varios casos cerraron, pero acogieron y atendieron a muchas personas migrantes con agua y comida, aunque el comercio no se dedicara a ello. La espectacularidad de las tensiones, violencias y conflictos, que se han dado (no masivamente como se hace creer, ni por los motivos que los sesgos desean) no pueden eclipsar la solidaridad, empatía y generosidad que también se ha dado, y que debemos destacar para que se siga el ejemplo de esa gente que ha realmente sido heroica, y no al matonismo de quien se sentía fuerte para abusar.

Por otra parte, el relato de la “invasión” ha movilizado no solo a n***s que, desubicades, acudieron a una ciudad cuya realidad desconocen completamente, sino también a una parte de la población local, que, alertada de una supuesta agresión organizada, han amenazado y hasta golpeado a la población migrante, a causa de ese relato falso, con claras connotaciones de agresividad y macropolítica. Relatos que no son ciertos, aunque convengan para los Estados con diferentes disputas políticas internas, o que no les convenga que internacionalmente se vea su miseria y afecte su turismo.



6. La calma como lucha.

La calma es fundamental para evitar las agresiones citadas y los fakes que nos engañan. Si no hay calma, la sobredimensión del problema hará que se cometan injusticias. Tampoco hay que olvidar que hablamos de poblaciones vecinas, donde las agresiones quedarán en el recuerdo para el futuro y a la reproducción de futuros problemas e injusticias. Más allá de los patriotismos somos personas y pueblos hermanos donde el enfrentamiento y los sentimientos de apropiación no ayudan en nada. Particularmente en el caso de Ceuta no se pueden dar conflictos dentro de la ciudad, donde el relato n**i de una “guerra cultural” solo puede destruir las vidas de personas que han crecido juntas en una ciudad donde la convivencia y la diversidad han sido señas inevitables.

Por otra parte, las personas migrantes tienen ojos: con calma, y no golpes ni chulería, ven que los supermercados se quedan sin comida, que no existen muchas fuentes de agua y que no se cabe en la ciudad. La visión de esa realidad, que no llegaban a conocer con exactitud previamente, ha sido el principal motivo de la vuelta de muches de elles. Asimismo, muches ceutíes hacen vida en Marruecos, y no faltan lazos familiares de un lado a otro de la frontera: si un ceutí no tiene esos lazos, no debe olvidar que muches de sus vecines sí, de modo que es imprescindible acabar con la actitud, acción y verbosidad ra***ta y clasista.

7. Las quimeras de las fronteras de hierro.

No hay llegadas masivas desde España a Gibraltar de personas que se quedan y necesitan ayuda, porque no se da la desigualdad que hemos citado anteriormente. El endurecimiento de la frontera es una quimera que refuerza ciertos discursos, pero nunca evitará que la migración se abra paso, como lleva ocurriendo en las últimas décadas, a pesar de las numerosas vallas de refuerzo levantadas o la espectacular tecnificación. Las personas tienen cerebros; las cosas no. La necesidad tiene más fuerza que el temor o la simple vigilancia/observación. La eliminación de las desigualdades y de las injusticias es lo único que evitará situaciones como ésta, y es un proceso que se tiene que dar en todas partes.

8. La Ley para restringir derechos.

La emigración legal se diferencia de la ilegal por pura clase social: si tienes una renta mínima, puedes irte a otro país y buscar trabajo. Si no la tienes, te haces ilegal en tres meses. Esto, sin entrar en los controles del visado. La principal causa de la emigración es la económica, de modo que la mayor parte no cumple con los requisitos de renta, y entonces es ilegal. Muches españoles en el extranjero son ilegales pero al no sufrir la persecución del racismo, no suelen ser descubiertes, y si encuentran un trabajo, pueden comenzar los procesos burocráticos para obtener el arraigo. En cambio, les africanes vienen de países con una economía poco regulada que no sirve para marcar las rentas, y están en un contexto general donde también es extraño llegar a los mínimos exigidos de la renta anual. De modo que no tienen medios para emigrar legalmente, porque el marco-ley se ha constituido intencionadamente con ese propósito, de evitar clases sociales bajas, de modo que resulta falaz exigir a les migrantes que cumplan la ley: la mayoría no puede, aunque quiera. No atendemos al Derecho, ni tampoco a méritos.

Existen barreras jurídicas en el mundo occidental respecto a las personas de esos países con una economía construida desde el neocolonialismo. Es decir, aquella descolonización institucional que se llevó las banderas y los ejércitos, pero dejó las empresas y el dinero donde ya estaba. Distinguir entre inmigración legal e ilegal es una falacia que nace del desconocimiento de cómo está construida nuestra legislación y muchas leyes. Cuando se ha querido favorecer políticas de igualdad, siempre se ha dado con simplificaciones del proceso, reducciones de los requisitos y hasta automatizaciones. Así fue con las víctimas del terrorismo o de la violencia de género. La inmigración irregular existe por esta legislación y no por las poblaciones emigrantes. La intención de evitar la llegada de personas de otras partes del mundo, mientras se presume de globalización y recurrimos a tecnologías solo viables si hay acceso a los recursos de todo el mundo, muestra el racismo y clasismo institucional de nuestros gobiernos, donde las cosas transitan mejor que las personas, pese suponerse derechos internacionales y comunes a estas últimas.

Conclusión.

La inmigración es un fenómeno universal y constante en la Historia. Que sea un problema y conflicto depende realmente de dos aspectos: uno intrínseco, que es si emana de la desesperación y de la desigualdad, en la que no depende individualmente de nadie la mayor parte de lo que va a ocurrir; otro extrínseca: la percepción negativa sobre esa emigración que va a suponer reacciones tan erráticas como inútiles, pues una observación o valoración equivocada no dará con ninguna solución, ni tan siquiera parcial o relativa. Países como Argentina o Estados Unidos nacieron de la emigración (casi totalmente irregular, por cierto) pero las valoraciones subjetivas de la época no la señalaron negativamente. Hoy estamos dispuestes a recibir riquezas de todos los puntos del mundo, pero no de todas las personas, por reglas que no han decidido ni elles (ni, en realidad, nosotres). La solidaridad internacional entre las clases trabajadoras y más desfavorecidas, el antiguo tercer Estado, es imprescindible para lograr el objetivo de unes y otres: vivir libremente en la que podamos realizarnos como personas. Eso es lo que buscan emigrantes y poblaciones locales, y solo lo podemos conseguir entre todes, sin enfrentarnos ni combatirnos, sino organizándonos. Eso es parte de la labor del internacionalismo.

Cambio de nombre de la CNT-AIT por orden judicial

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