13/12/2025
Volete scoprire cosa contenga questo libro di fiabe? L’autrice ha deciso di regalarvene una, così che possiate scoprirlo 🥰
Il Cacciatore di Serrature
In una città che cambiava porte come si cambiano abiti, viveva un uomo che nessuno ricordava di aver invitato.
Non aveva nome.
O forse ne aveva troppi.
Chi lo incrociava giurava di aver visto un mazzo di chiavi tintinnare al suo fianco, come un branco di pensieri in libertà.
Le chiavi erano infinite.
Alcune dorate come risate estive, altre nere come rimpianti dimenticati. Alcune piccolissime, da infilare nei sogni, altre gigantesche, da far rotolare fino alla luna.
Il Cacciatore di Serrature non cercava porte da aprire.
No. Cercava LA serratura.
Quella che, si diceva, non portava a nessuna stanza conosciuta, ma che fosse in grado di aprire tutto ciò che era stato chiuso dentro il cuore delle cose.
"Ma come si riconosce una serratura vera?" gli chiese un giorno un bambino, che vendeva coriandoli stanchi sulla piazza principale.
"Non la si trova," rispose il Cacciatore, accarezzando una chiave a forma di punto interrogativo. “È lei che ti trova."
Il suo viaggio alla ricerca del-LA serratura cominciò attraversando città impossibili.
Nella Città dei Portali Finti, le porte si aprivano su pareti di mattoni dipinti.
Le chiavi inserite cigolavano canzoni tristi, e chi insisteva troppo si ritrovava intrappolato nei propri desideri più banali.
Nella Valle delle Porte Parlanti, ogni serratura insultava il Cacciatore:
“Sei troppo piccolo!"
“Non sei pronto!"
“Cosa credi di trovare qui? Solo altro te stesso, illuso!"
Eppure il Cacciatore non si fermava. Con pazienza provava ogni chiave, ascoltava ogni rifiuto, annotava ogni fallimento come fosse una mappa invisibile, che lo avvicinava alla meta.
A volte sognava serrature gigantesche sospese tra nuvole rosa chewing-gum, o chiavi che si scioglievano a contatto con l'aria, sussurrando scuse.
Altre volte trovava porte mobili, che correvano più veloci di lui su zampe da ragno; oppure portoni invisibili, che si potevano sentire solo toccando la musica dell'aria.
Una volta inciampò su una serratura che si apriva solo ridendo, e passò tre giorni a raccontarle barzellette finché lei non si aprì su... un frigorifero vuoto.
Una sera, in un villaggio dove le porte indossavano pigiami a righe per dormire meglio, il Cacciatore sentì un sussurro.
Non veniva da una casa, né da un negozio.
Veniva da un muro qualunque. Una fessura sottile, che pareva non essere mai stata notata da nessuno.
Accostò l’orecchio.
Dal piccolo foro arrivavano suoni:
il battito di ali mai spiegate, il tintinnio di bicchieri mai alzati in brindisi, il soffio delle cose mai dette.
Capì.
Aveva trovato non una porta...ma la Serratura delle Possibilità Mai Nate.
Senza esitare, prese dal mazzo la chiave più strana: una chiave fatta di vento intrecciato, che cambiava forma ogni volta che la guardavi.
La inserì.
La serratura non fece click.
Fece un sospiro.
E la parete davanti a lui si trasformò in un vortice di immagini:
Strade che nessuno aveva mai percorso.
Amicizie mai iniziate per colpa della timidezza.
Amori non dichiarati.
Invenzioni che nessuno aveva osato realizzare.
Era un oceano di “forse”, di “se solo avessi...”, di “un giorno magari”.
Un archivio infinito di tutte le realtà che il mondo aveva avuto paura di vivere.
Il Cacciatore si p***e.
Per giorni, o forse per anni, viaggiò dentro quel regno fatto di potenzialità.
Ballò con melodie mai composte.
Legò aquiloni invisibili a sogni abbandonati.
Parlò con statue mai scolpite.
Diventò amico di un cane che si chiamava “Chissà”.
Ma…alla fine, capì che non era stato mandato lì per restare.
Era stato mandato per scegliere.
Scegliere una possibilità. Una sola. Una, da riportare indietro e trasformare in realtà.
Così il Cacciatore tornò alla città da cui era partito, stringendo in mano una piccola cosa fragile: una chiave ancora nuova, appena forgiata nel fuoco di un desiderio autentico.
E non appena la inserì nella serratura dei pensieri di quel luogo, la città comincio a cambiare.
All’improvviso non era più fatta solo di porte ostili e mutevoli e di serrature ciniche.
C'erano finestre aperte.
Porte socchiuse.
Maniglie che non si vergognavano di essere abbraciate.
E chi passava vicino a lui, a volte, si ritrovava in tasca una chiave.
Una chiave adatta alla propria serratura personale: un progetto lasciato in fondo a un cassetto, una canzone mai cantata, un viaggio mai iniziato.
E il Cacciatore?
Lui continuava a camminare.
Ma non cercava più porte esterne.
Cercava serrature nei cuori delle persone, nei sogni dimenticati, nei sorrisi che non sapevano ancora di essere sorrisi.
Perché, alla fine, aveva capito la verità più semplice e miracolosa:
La chiave più difficile da trovare è quella che creerai tu stesso.
(Sara Gamberoni)
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