Perfect Connections for Out-of-Sync Minds

Perfect Connections for Out-of-Sync Minds Siamo Angie e Michaela, due amiche che hanno visto l'esigenza di creare un punto di incontro per i ragazzi purtroppo privi di luoghi di aggregazione

ADHD non è una scusa ,non è nemmeno una diagnosi...ADHD è :-I pensieri che corrono come le auto su un circuito di formul...
16/02/2026

ADHD non è una scusa ,non è nemmeno una diagnosi...ADHD è :
-I pensieri che corrono come le auto su un circuito di formula 1 intricato come Roma alla sei del pomeriggio.
- È vivere appesi al filo sottile di uno sguardo visto come sbagliato ,un commento indiretto che diventa accusa, una smorfia che si trasforma in rifiuto .Disforia sensibile al rifiuto per essere precisi .
- È anche tempo decisamente non lineare che accelera o rallenta ma soltanto per noi ,mentre tutto il resto del mondo sembra perfettamente allineato .
- È dolore ai tendini , distorsioni ,infiammazioni che ti vengono in un giorno di pioggia o in uno assolato e asciutto .Si chiama ipermobilità articolare .
- È anche sb****re contro ogni superficie di casa ,in ufficio ,impigliarsi nelle maniglie delle porte ,non saper aprire bottiglie ,chiudere barattoli , valutare male le distanze sulle scale ,o poggiando un oggetto sul mobile della cucina , in bagno , ovunque e ovviamente cade ,si rompe Disprassia motoria a cui seguono ...senso di colpa , autostima che va giù
E dopamina che raschia il fondo di un barile già vuoto .
ADHD è il progetto di una mente costruita per vivere in un momento 5 realtà diverse . Un progetto diverso della medesima macchina meravigliosa che ha reso possibili il viaggio sulla luna ,le piramidi e la gioconda .
Un progetto che va normalizzato ,accettato e scoperto un pezzo per volta ,dal dritto e dal rovescio

21/01/2026

L' aspartame variamente utilizzato come dolcificante alimentare e farmaceutico avrebbe effetti negativi sull 'amigdala e...
12/01/2026

L' aspartame variamente utilizzato come dolcificante alimentare e farmaceutico avrebbe effetti negativi sull 'amigdala e sui neurotrasmettitori dopaminergici e della serotonina peggiorando stati d'ansia e iperattività in soggetti già predisposti come per esempio le persone autistiche e ADHD . Nei casi più gravi sembrerebbe che tali danni si possano infiltrare nel DNA e che vengano quindi trasmessi alle generazioni future .

https://bal.lazio.it/notizie/pericolo-aspartame-uno-studio-preclinico/ Qui uno studio sintetico.

Uno studio preclinico suggerisce che l’aspartame, un dolcificante artificiale che si trova spesso nelle bevande e negli alimenti dietetici, può aumentare il rischio di ansia. I ricercatori hanno osservato che i topi che bevevano acqua contenente aspartame mostravano comportamenti simili all’ans...

Cose da dire e da non dire ad un adulto ma soprattutto ad un bambino ADHD per impattare positivamente sulla sua sicurezz...
11/01/2026

Cose da dire e da non dire ad un adulto ma soprattutto ad un bambino ADHD per impattare positivamente sulla sua sicurezza di sé,sulla sua autostima, per non fare scattare sindrome dell' impostore e disforia sensibile al rifiuto.
Le parole hanno sempre un peso e un impatto su chi abbiamo di fronte nel caso di individui neurodivergenti questo è ancora più vero perché,spesso,il nostro mondo interiore non solo non collina perfettamente con quello esteriore ma è anche più denso di sentimenti inesprimibili e sensazioni caotiche il tutto come velocizzato a 2x da un cervello mai statico e silente .

Buongiorno 😘
09/01/2026

Buongiorno 😘

Procrastinazione e cecità temporale un mix dove è assolutamente necessaria la pianificazione
04/01/2026

Procrastinazione e cecità temporale un mix dove è assolutamente necessaria la pianificazione

Assolutamente da leggere
04/01/2026

Assolutamente da leggere

Quando ho iniziato a scrivere questo libro non pensavo agli alieni, pensavo agli esseri umani.
A quel bambino che non parla ma ascolta tutto, alla ragazza che impara con il tatto più che con le parole. Al ragazzo che sogna in immagini invece che in frasi. Pensavo a tutte le forme di intelligenza che ogni giorno entrano in aula e ci chiedono, silenziosamente: “Mi vedi davvero?”
Quando il primo contatto con civiltà extraterrestri diventerà realtà, saremo forse pronti a comunicare ma sapremo educare ed educarci reciprocamente? Come potremo insegnare (o imparare) con o da chi non pensa come noi? Questa domanda, apparentemente fantascientifica, è in realtà la stessa che ogni educatore terrestre dovrebbe porsi ogni giorno. Perché anche sulla Terra, in ogni classe, convivono menti che percepiscono, comprendono e apprendono in modi profondamente differenti.
Perché, dunque, educare per l’universo?
In primis, perché ci rende più umani. Nel tentativo di accogliere l’altro radicale, scopriamo l’altro che è già tra noi.
Pedagogia interstellare non è una fuga verso il futuro ma un ritorno all’essenziale: alla relazione, alla dignità, alla lentezza e alla meraviglia. È un invito a guardare la scuola come una stazione di pace e l’educazione come il più antico, e il più necessario, dei viaggi cosmici.
Attraverso riflessioni etiche, esempi concreti e scenari immaginativi, Pedagogia interstellare ci invita a ripensare l’educazione come primo linguaggio universale: capace di costruire ponti tra specie, culture e forme di coscienza. Educare l’altro (umano o cosmico) significa custodire l’universo nel suo equilibrio fragile e interdipendente. Ogni gesto educativo è un atto di fiducia nella possibilità di un incontro pacifico tra differenze.
Ogni parola gentile, ogni silenzio rispettoso, ogni spazio condiviso, diventa una piccola forma di pace.

Un libro agile che rende accessibili a tutti i principi chiave dell'Universal Design for Learning e della Pedagogia Inclusiva e propone una serie di attività didattiche per l'educazione alla conoscenza, al rispetto e alla valorizzazione delle infinite differenze.

Pedagogia interstellare
Sommario

Introduzione
Carta dell’Educazione Inclusiva Interplanetaria
Premessa
Articolo 1 – Diritto universale all’apprendimento
Articolo 2 – Accoglienza multispecie
Articolo 3 – Curriculum universale
Articolo 4 – Pedagogia della meraviglia
Articolo 5 – Didattica intercognitiva
Articolo 6 – Etica dell’Alterità
Articolo 7 – Co-creazione del sapere
Articolo 8 – Risoluzione pacifica dei conflitti
Articolo 9 – Celebrazione dell’identità
Articolo 10 – Evoluzione continua
Capitolo 1 – La Classe del Primo Contatto
Capitolo 2 – Strategie Didattiche per Intelligenze terrestri e non
Capitolo 3 – Etica dell’Alterità
Capitolo 4 – La Classe Multispecie
Capitolo 5 – Pedagogia del Racconto Universale
Capitolo 6 – Educare per l’Universo
Per una Scuola dell’Universo – Manifesto per l’Educazione Inclusiva Cosmica
Discorso di Marco Pontis – Assemblea ONU Galattica
Protocollo Educativo di Primo Contatto
Possibili traiettorie educative
Scheda 1 – Colori del Pensiero
Scheda 2 – Sinfonia del Silenzio
Scheda 3 – Specchi Parlanti
Scheda 4 – Laboratorio dei Sogni
Scheda 5 – Scambio di Ricordi
Scheda 6 – Scrittura d’Aria
Scheda 7 – Profumi delle Emozioni
Scheda 8 – Luce che Parla
Scheda 9 – Carta dell’Educazione Cosmica
Scheda 10 – Teatro delle Civiltà
Codice Etico per Educatori Cosmici

Non sono d'accordo perché separare le persone con disabilità o con un diverso funzionamento è stato spesso equivalente a...
04/01/2026

Non sono d'accordo perché separare le persone con disabilità o con un diverso funzionamento è stato spesso equivalente a "ghettizzare" perché se non eri funzionale ,allora non eri ....Sarebbe meglio avere delle scuole che,intanto non cadano sugli studenti pezzo per pezzo,e che aprano loro le porte della curiosità e del pensiero laterale. Perché alla società serve gente che sappia pensare allo Stato No e il problema sta tutto lì.

Mi chiamo Carlo, ho superato i sessant’anni e per molto tempo ho pensato che quello che mi era successo a scuola fosse solo sfortuna. Poi ho capito che era storia, nel senso più duro del termine.

Negli anni Settanta frequentavo una classe differenziale.

Oggi il nome suona strano, quasi irreale, e infatti molti non sanno nemmeno cosa fosse. All’epoca, invece, era una realtà concreta della scuola italiana. Le classi differenziali erano classi separate, presenti soprattutto nelle elementari e nelle medie, dove finivano i bambini considerati “inadatti” al ritmo della classe ordinaria. Non serviva una diagnosi. Bastava essere lenti, irrequieti, poveri, o semplicemente diversi.

Io ero sovrappeso, timido, con difficoltà a concentrarmi. Provenivo da una famiglia complicata. Tanto è bastato.
Un giorno non sono più entrato nella mia classe: mi hanno spostato. Senza spiegazioni vere. Solo un “qui starai meglio”.

Non era vero.

In quella classe non eri uno studente: eri un problema da gestire. Le aspettative erano bassissime, l’idea di futuro ancora più bassa. E nel resto della scuola lo sapevano tutti. Essere “della differenziale” era un marchio. Il bullismo non aveva bisogno di inventarsi nulla: era già autorizzato.

Ricordo il bagno come un luogo di paura. I ragazzi delle classi “normali” ci aspettavano lì. Minacce, prese in giro, umiliazioni. Nessuno interveniva davvero, perché in fondo eravamo quelli su cui si poteva chiudere un occhio.

In quinta elementare provarono a reinserirmi in una classe comune, anche perché in quegli anni le classi differenziali stavano cominciando a essere messe in discussione. C’era un cambiamento nell’aria, ma io portavo addosso tutto quello che avevo assorbito prima. Non ero diventato più forte. Ero solo più esposto.

Poco dopo, nel 1977, arrivò la Legge 517. All’epoca non ne conoscevo il nome, ma ne sentii gli effetti. Quella legge abolì le classi differenziali e affermò un principio nuovo per la scuola italiana: nessun alunno deve essere separato, la scuola deve adattarsi agli studenti, non il contrario. Da lì nacque l’idea di integrazione e, più avanti, dell’insegnante di sostegno.

Io, però, avevo già accumulato anni di ritardo, rabbia, disordine.

Alle scuole medie i miei genitori presero una decisione netta: mi iscrissero a una scuola cattolica, gestita da suore. Disciplina rigorosa. Regole chiare. Nessuna indulgenza. Compiti tanti, richiami continui. All’inizio mi sembrò un’altra forma di accanimento.

Solo più tardi ho capito che non mi stavano separando: mi stavano tenendo dentro. Dentro una classe, dentro un percorso, dentro un’idea di futuro. Non mi abbassavano l’asticella: la alzavano, costringendomi a salirci.

Quelle suore non mi hanno salvato perché erano gentili.
Mi hanno salvato perché non hanno rinunciato a me.

Oggi, quando sento parlare di inclusione come se fosse una parola recente, penso alle classi differenziali. Penso a me e so che abolirle non è stato solo un atto burocratico, ma una scelta morale.

Perché non esistono bambini da separare: esistono scuole che devono imparare a reggere la complessità.

È una condizione che affligge non solo molte persone neurodivergenti troppo spesso escluse in quanto percepite come dive...
03/01/2026

È una condizione che affligge non solo molte persone neurodivergenti troppo spesso escluse in quanto percepite come diverse , quando i pensieri non riescono a fermarsi, il catastrofismo gira nel tuo cervello film con i peggiori scenari possibili ,la dopamina troppo bassa ti rende difficile alzarti dal letto e fare le cose semplici di una giornata qualunque.Ma ,allo stesso tempo la depressione, è spesso presente nella vita dei genitori di figli ADHD che magari sono adulti mai diagnosticati senza alcuna comprensione del comportamento spesso borderline dei figli e la percezione di perdere il controllo e non riuscire ad imporre delle regole che ,SPOILER: spesso sono regole che hanno perfettamente senso per un cervello neurotipico che vive in una società neurotipica già profondamente disagiante a causa dell' incessante richiesta di performare al massimo in ogni campo.
La soluzione univoca non esiste ma in linea di principio è fondamentale accettare i propri ritmi dettati dal proprio cervello ,e comprendere che una mente estremamente attiva,vigile e reattiva ha necessità di attività pianificate e spesso lunghi periodi di pausa ...tutto qui , semplicemente vivere al ritmo del proprio respiro.

Per alcuni neurodivergenti adolescente può essere difficile fare amicizia. Soprattutto quando si tratta di gruppi, con p...
25/12/2025

Per alcuni neurodivergenti adolescente può essere difficile fare amicizia.

Soprattutto quando si tratta di gruppi, con persone di interesse diversi.

Uniamo le forze noi genitori e facciamo una piccola rete di amicizia.

Insieme si può... 😉

Indirizzo

Viale Milano
Varese
21100

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:29
Martedì 09:00 - 20:30
Mercoledì 09:00 - 20:30
Giovedì 09:00 - 20:30
Venerdì 09:00 - 20:30
Sabato 09:00 - 17:00
Domenica 09:00 - 17:00

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