15/03/2026
Un abbraccio stracolmo di affetto per Marina che dal Malawi condivide fatiche ed emozioni che toccano il cuore💖
Il nostro augurio per lei, per noi e per tutti é che…
possa sempre valerne la pena🙌💖🌈
Nel buio una luce... : quando condividere spazio e tempo guardandosi negli occhi e' impossibile, anche il cellulare diventa uno strumento utile per...camminare insieme...
In quest'alba ancora buia il volto sognante di Beatrice in contemplazione dell'anello che sul suo anulare testimonia il matrimonio da tempo desiderato, mi riempie di emozione e di profonda gratitudine.
Nel breve video che la ritrae, raggiante, con il suo compagno di vita, così come nello scatto fotografico con il suo viso in primo piano, non c'è traccia di tutto il dolore, la sofferenza, la fatica e la stanchezza di anni di malattia e di pesanti terapie...e, conoscendo un poco la sua storia e le sue tribolazioni per le quali siamo in tanti ad essere preoccupati e rattristati, questa gioia che trabocca ha del miracoloso e mi fa riflettere... : nell'amare e nel lasciarsi amare c'è la compiutezza dell'essere umano e quando questo accade tutto il resto, per quanto straziante e penoso, non puo' piu' comandare...
Mentre riguardo più e più volte quel video pronuncio ad alta voce ciò che esce dal cuore : " ne vale comunque la pena!".
Con lo stesso sentimento di meraviglia grata nel cuore, ascolto la voce di una cara Amica ( con la A maiuscola ) nel cui messaggio vocale per aggiornarmi sulle condizioni di salute del figlio sento, per l'ennesima volta, quella "... grazia della ripartenza ..." , colma di coraggio e determinazione che solo l'amore autentico di una madre sa generare mettendo da parte sconforto ed angoscia.
Pensando alle tante persone amiche che in Italia stanno sperimentando momenti di grandi fatiche o drammatici cambiamenti di vita legati a lutti e/o malattie, ritrovo in tutte segnali di bene che consentono di non smarrirsi nei frustranti PERCHÉ senza risposta e di riprendere il passo...facendo memoria di non essere soli e, se e' vero che l'essenziale e' sempre qualcosa che ci viene donato e che non possiamo darci da soli, allora questa vita varrà sempre la pena se rimaniamo in buona compagnia...
Io sento il privilegio e la fortuna di una buona compagnia che sa esserci e donarsi annullando ogni distanza anche geografica, pertanto quando il rischio di cedere alla tentazione del non senso e' alto, connetto cuore e pensiero con chi sento compagno di viaggio...
L'incontro con Hawa Bwanali mi ha scombussolato non poco... : 18 anni di eta' anagrafica in un corpo atrofizzato da bambina, che la grave malnutrizione ha reso edematoso con diffuse ulcere da decubito.
Interrogo la madre con lo sguardo prima ancora che con le parole e, come spesso accade, a rispondere è uno scorrere incessante di bugie, ascoltando le quali mi impongo, seppur a fatica, una sorta di sosta del pensiero e della parola cosi' da non far esplodere la mia irritazione rischiando di compromettere la possibilita' di relazione e quindi di aiuto. Il corpo di Hawa da anni sta rannicchiato, con gli arti superiori e inferiori ripiegati su se stessi a tal punto da rendere ormai impossibile distenderli senza procurare ulteriori ferite.
Secondo l'anamnesi della madre, per nulla attendibile e priva di qualsiasi riscontro scritto, Hawa avrebbe vissuto una vita normale, in buone condizioni di salute, sino all'età di 5 anni quando, un grave danno cerebrale conseguente ad una malaria cerebrale, l 'ha resa incapace di ogni autonomia...
L'esistenza di Hawa è respiro e lamento...,
non so immaginare segnali di bene...non so rileggere con altri occhi quel modo di stare al mondo...né riesco ad immaginare una compagnia che riempia di significato tutto quel soffrire...
Spiego alla madre che il fisioterapista non può fare nulla per sua figlia perché il solo toccarla rischierebbe di procurarle ulteriori ferite ; l'urgenza a cui piuttosto bisogna far fronte è quella legata alla grave malnutrizione che necessita di un ricovero ospedaliero.
Da una rapida raccolta dati vengo a sapere che la madre di Hawa ha partorito altri 8 figli, l'ultimo dei quali, addormentato sulla sua schiena, non ha ancora raggiunto l' anno di eta' . Non potendo dilungarmi troppo vista la folla di bambini in attesa di essere trattati dal fisioterapista, prometto alla madre di Hawa di andare a visitarla a casa così da accordarci sul da farsi...
Nel silenzio e nella solitudine della notte l'immagine di Hawa arriva e non mi abbandona...e l'indomani chiedo ad Emmanuel, una volta concluse le attivita' della giornata, di accompagnarmi da lei.
Il cortile dove entro dopo aver domandato il permesso e' gremito da una folla esagerata di bambini che, come caprette senza pastore, gattonano e corrono disordinatamente, alcuni vestiti per intero altri a meta'..., tutti rigorosamente in attesa delle h.18 per poter rompere il digiuno del ramadan cui, loro malgrado, tocca sottostare...come fossero gia' adulti. Hawa non è nel cortile insieme agli altri ma in un angolo buio della stanza di mattoni e terra dove il suo corpo accartocciato giace n**o... ; gettato sulla schiena a mo' di lenzuolo uno straccio sporco e pieno di mosche cerca di coprire intimità che la postura obbligata già nasconde ... il volto di quella donna bambina è irriconoscibile : un pallone gonfiato con due p***e da biliardo al posto degli occhi, incapaci ormai di aprirsi...
Anche i piedi sono diventati palloni...
Io sono atterrita da quella sorta di naturalezza con cui tutto continua a scorrere...come fosse normalita' : la madre cerca una stuoia su cui farci sedere all'interno dell'abitacolo, i bambini incuriositi dalla msungu ( bianca ) si moltiplicano stipando l'intero cortile, e Hawa che di umano non ha più nulla se non il respiro e il lamento..., lamento che come una nenia a tratti quieta a tratti straziante scandisce un tempo che mi pare diventato eterno.
Non so dire quanto tempo sia passato prima di riuscire a pronunciare parole ... ma ricordo i miei occhi calamitati da quelle abnormi protuberanze che una volta erano gli occhi e i piedi di Hawa...
A risvegliarmi da quella sorta di shock la mano della madre di Hawa tesa in segno di saluto per stringere la mia.
Il mio sconcerto prosegue quando la madre chiama sua sorella perché sia presente durante il colloquio e usando il suo cellulare informa il fratello maggiore ( zio materno di Hawa ) della decisione di portarla in ospedale e sente telefonicamente anche l'attuale marito che all'altro capo del telefono da il suo benestare.
Confusa e angosciata da quella assurda normalità che di normale non ha nulla mi concentro sulle parole da dire e sul tono di voce da tenere..., mi impegno a non trafiggere nessuno con lo sguardo e con una mitezza non mia spiego la necessità di ricoverare Hawa pur non potendo dare garanzie sulla sua sopravvivenza vista la gravita' delle sue condizioni..., con l'aiuto di Emmanuel mi assicuro, chiedendo me lo ripeta in chiyao ( la sua lingua madre ) che abbia capito dove andare e quale medico incontrare, scrivo sul retro della copertina del libretto sanitario di Hawa il contatto telefonico del gruppo tiyende pamodzi, quindi mettendole nella mano un pacchetto di banconote mi congedo promettendo e chiedendo di tenermi aggiornata.
In macchina sulla strada del ritorno, con le lacrime che timidamente scendono a inumidire le labbra, chiedo a me stessa e ad Emmanuel se quello che abbiamo visto è frutto solo di poverta' ... ma entrambi rimaniamo in silenzio...
Rahimu Yusufu, cerebroleso di due anni è morto vittima di una grave malnutrizione che ne' il ricovero ospedaliero ne' quello successivo presso un guaritore tradizionale ha saputo guarire. Una vita breve la sua e segnata da sofferenza e povertà ... ; Rahimu non ha conosciuto l'amore della mamma che, per scegliere un nuovo compagno con cui metter su famiglia, ha scelto di separarsi da quel figlio cosi' diverso dagli altri, affidandolo alla nonna.
Eppure, davanti al mistero di una vita che riserva a ciascuno la sua dose di miseria e poverta', quella di Rahimu ha conosciuto anche un po' di luce... : le braccia accoglienti della nonna che senza mai un lamento si e' presa cura con amore di quel nipotino divenuto figlio...diventando persino capace di insegnargli corretti posture e movimenti . Fedeli alle sessioni mensili di fisioterapia Rahimu e la sua nonna erano diventati ... parte della famiglia ... del centro di Simbiri...
Maulidi, uno schehe musulmano sulla mezza età che frequenta il medesimo centro di fisioterapia a causa di una emiplegia ora trasformatasi in emiparesi, prima di iniziare l'attivita' di fisioterapia ha voluto ricordarlo con una lunga preghiera che ha coinvolto con partecipazione e raccoglimento sinceri l'intero centro.
Questo "accompagnamento" , questa partecipazione, questo concreto camminare insieme vorrei fossero anche dell'esecutivo del gruppo Tiyende Pamodzi, così da OSARE INSIEME scelte di cambiamento, INSIEME PROVARE a dare senso a ciò che sembra non averne e INSIEME DIMOSTRARE che ne vale la pena!