IPSIA Varese ACLI

IPSIA Varese ACLI IPSIA Varese è la sezione di Varese dell'O.n.G. della ACLI. Dal 1995 ci occupiamo di cooperazione e volontariato all'estero

Od Varesea do Sarajeva i nazad, sedmi i posljednji.Questo ultimo scritto, frutto del nostro viaggio come IPSIA a Sarajev...
14/04/2026

Od Varesea do Sarajeva i nazad, sedmi i posljednji.

Questo ultimo scritto, frutto del nostro viaggio come IPSIA a Sarajevo, è dedicato ad una donna che ha incrociato più volte la nostra strada e con la sua ospitalità l'ha resa più bella.

Hanumka Selimovic

Dopo la chiusura del campo profughi di Hrastnik, Slovenia, il Progetto di IPSIA Varese “Adotta una famiglia” diventa itinerante. Le donazioni che raccogliamo dalle famiglie italiane le portiamo direttamente alle famiglie tornate, non tutte, alle proprie case. Tra queste c’è la famiglia Selimovic, una madre e quattro figlie. Originarie di Vlasenica, nella zona di Srebrenica, all’avvicinarsi delle milizie serbe la madre Hanumka e le sue quattro piccolissime figlie vengono spedite via pullman a Tuzla, mentre il padre Ramo decide di restare a difendere la sua casa, anche per via di sua madre che non può e soprattutto non vuole andare via dalla sua città. La famiglia arriva al campo di Hrastnik e da lì, a guerra finita, con un progetto di un’altra OnG arrivano a Vogosca, un piccolo paese sulle colline sopra Sarajevo. Dopo anni in baracca, finalmente e di nuovo una vera casa. Poco dopo la forzata partenza, di papà Ramo non si hanno più notizie. Le quattro ragazze, Dalila, Minela, Belma e Selma, crescono, tornano a scuola e cercano di riprendere una vita normale. Attraverso un altro progetto di sostegno, Dalila è ospitata in Italia per anni dalla famiglia Milani, studia e trova un lavoro in Italia. La tappa a casa Selimovic diventa un punto fermo nei nostri giri bosniaci e del nostro Progetto, Hanumka ci accoglie sempre col sorriso, ci fa sentire davvero a casa. Cucina per noi, tutto sempre buono e curato, è la vera ospitalità bosniaca. Mai una parola fuori posto, il sorriso sempre presente, la risata sempre pronta. Di solito restiamo da lei per due o tre notti, una delle sere mi lascia sempre la cucina ed io preparo pasta al sugo per tutti. Le quattro figlie si sposano, Minela e suo marito vanno a vivere nella casa a fianco della sua, nascono due belle bambine e lei fa la nonna a tempo pieno. Nel 2007 arriva la notizia: il team che si occupa di identificare i resti trovati nelle varie fosse comuni ha trovato i resti di Ramo Selimovic. Il team aveva un campione dei capelli di Minela per il DNA: è proprio Ramo. Nello stesso periodo arriviamo a Vogosca, ci offriamo subito di portare Hanumka a Vlasenica, dove appena fuori dalla città Ramo è stato sepolto. Hanumka, dopo 15 anni, può avere finalmente un posto dove salutarlo. Tra andata e ritorno ci vuole una giornata, partiamo al mattino presto e dopo qualche ora di viaggio eccoci. Una semplice coppia di stele verdi in terra con il suo nome sopra. E’ un momento struggente, per la prima volta la vedo cedere, anche se si tiene davanti a noi. E’ una donna forte, che tiene le sue emozioni per sé. La lasciamo qualche minuto sola davanti a suo marito, al padre delle sue figlie che non ha visto crescere. Risaliti in furgone, in silenzio passiamo da Vlasenica, lei rivede anche la sua casa, ora occupata da una famiglia serba, nel grande ridisegnare l’abitare del dopoguerra.
Ci saranno altri viaggi, una volta la troviamo che spacca la legna per il camino, la aiuto. Dalila abita in Italia, Belma in Svezia e Selma a pochi chilometri da lei. All’inizio di questo anno ci arriva la br**ta notizia, Hanumka ha un brutto male e non si può fare nulla. Nella sua grande dignità di donna profondamente bosniaca, pare che abbia anche rifiutato alcune cure che avrebbero solo allungato l’agonia. Poi ci arriva la br**ta notizia finale.
In questo viaggio a Sarajevo ho voluto portarle un saluto, un saluto da parte di tutti noi, l’ultimo ennesimo HVALA, grazie. Mi metto d’accordo con Minela e sabato mattina con Miret, suo marito, mi portano. Il cimitero è poco sopra la nuova autostrada, le tombe rivolte alla Mecca sono proprio verso la striscia d’asfalto, poco fuori Vogosca. Il cimitero è vuoto, Minela si copre il capo e mi accompagna. Ancora due semplici stele verdi col nome, Minela mi spiega che la prima sepoltura è sempre così, poi verranno sostituite da vere e proprie tombe in marmo bianco.
Ci prendiamo qualche minuto di silenzio, dentro di me la vedo sorridere al mio stentato bosniaco, mi prendeva in giro. La ringrazio, penso abbia affrontato tutto a testa alta, soprattutto la parte di vita che non ha scelto. La abbraccio virtualmente e ci allontaniamo nella terra argillosa e morbida che è la sua ultima casa. Spero davvero sia in pace ora, assieme al suo Ramo.
Chiedo a Minela se hanno intenzione di portare il padre lì con lei, mi dice che al momento hanno paura a tornare a Vlasenica, anche solo per traslare papà. Condividiamo un caffè noi tre prima di salutarci, la commozione ed il silenzio lasciano il posto a nuovi sorrisi. Infine grandi abbracci e “vidimose”, ci vediamo presto. Ciao Hanumka, grazie di tutto.
Roberto Andervill

Od Varesea do Sarajeva i nazad, šest.Il Generale Jovan Divjak è passato alla storia come colui che ha comandato le forze...
12/04/2026

Od Varesea do Sarajeva i nazad, šest.

Il Generale Jovan Divjak è passato alla storia come colui che ha comandato le forze di difesa di Sarajevo sotto assedio. Lui, serbo di nascita, si dichiarò sempre semplicemente sarajevita, quindi difese la sua città dalle milizie serbe che dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996 fecero più di 11.000 morti e più di 50.000 feriti. Nel 1994, in una Sarajevo ancora sotto assedio, fonda l’Associazione "Obrazovanje gradi Bosnu i Hercegovinu”, l’associazione per la costruzione dell’educazione civile in Bosnia ed Erzegovina. https://ogbh.com.ba/en/
L’Associazione oggi è ancora attiva, in sede incontriamo due responsabili, Mersiha Turudija e Sanjin Hamidičević. Ci raccontano come portino avanti nel nome del Generale Divjak la sua missione. Si occupano ancora oggi di persone con sindrome da stress posttraumatico (PTSD). Ci spiegano come la realtà attuale in Bosnia, divisa praticamente in tre parti a seconda della provenienza etnico-religiosa, sia un elemento da contrastare. Perché nelle scuole delle tre parti la Storia viene insegnata dal solo punto di vista di chi insegna e questo è un motivo per il quale la popolazione bosniaca continua a rimanere divisa. Quindi organizzano workshop ed attività di laboratorio sociale dove cercano di coinvolgere tutte e tre le parti. Ci spiegano che in 32 anni di attività sono riusciti ad assistere e coinvolgere circa 65.000 beneficiari. Ci raccontano della guerra in Bosnia, del campo di concentramento di Prijedor, del massacro di Srebrenica e del memoriale che oggi sta a Potoçari, per ricordare le oltre 8.000 vittime. Mersiha stessa ha un passato di vittima del campo di concentramento, ci sono voluti otto anni di terapia psicologica per farla tornare ad una vita normale. Ci fanno vedere questo video: https://www.youtube.com/watch?v=XSEBJ6rCgJA
Oggi l’Associazione conserva, trasportato e rimontato, l’ufficio originale nel quale Jovan Divjak lavorava sotto assedio portando avanti la difesa e l’Associazione. Ci sono premi internazionali, foto con personalità politiche e religiose di tutto il mondo. Sarà sempre ricordato come un eroe Bosniaco. La sua Associazione oggi collabora con Associazioni similari in tutto il mondo, i due responsabili auspicano che la Bosnia entri presto in Comunità Europea, questo aprirebbe le porte ad una maggiore potenzialità e possibilità di azione nel loro campo.
Ci spiegano che l’Associazione vive di qualche fondo da progetti, che lo Stato Bosniaco non aiuta molto le Associazioni come la loro, sempre a causa della divisione interna. In Italia hanno una Associazione che raccoglie fondi e li sostiene, se volete aiutare: https://www.lutva.org/
Ci salutiamo carichi di speranza, gli facciamo tanti auguri di proseguimento e lasciamo una piccola donazione. Grazie per il vostro lavoro.

VareseNews con IPSIA BIH!
10/04/2026

VareseNews con IPSIA BIH!

A Bihać, confine con la Croazia e l'Unione Europea, un progetto aiuta i migranti minori non accompagnati, nella capitale Sarajevo le donazioni sostengono l'attivismo locale. Un gruppo da Varese in visita

Od Varesea do Sarajeva i nazad. Pet.Casa delle giovani menti – IPSIA BIH – Bihac Lunedì di Pasquetta incontriamo Silvia ...
10/04/2026

Od Varesea do Sarajeva i nazad. Pet.

Casa delle giovani menti – IPSIA BIH – Bihac

Lunedì di Pasquetta incontriamo Silvia Maraone, responsabile del Progetto della “Safe House” in Bihac, angolo estremo nel nordovest della Bosnia. Il progetto parte da lontano, dall’impegno di IPSIA, l’Ong delle ACLI, sulla rotta balcanica che i migranti utilizzano per arrivare in Europa attraversando Turchia e Grecia, in arrivo di solito da Siria, Iraq ed Afghanistan. L’ultima tappa è l’attraversamento a piedi delle foreste di Croazia e Slovenia, dove i poliziotti effettuano una vera e propria caccia al migrante. Il tentativo viene chiamato “the game”, il gioco. Ovviamente è tutt’altro che un gioco.
La “Casa delle giovani menti”, o “Safe House”, è il risultato di un grande Progetto che ha visto una casa costruita dal nulla, perché «Abbiamo voluto un posto ampio, luminoso, dignitoso, in contrapposizione all’orrore dei campi» ci dice Silvia.
35 posti letto, una camera speciale preparata per minori con disabilità, un’altra riservata alla prima infanzia. Un rapporto anche con la municipalità di Bihac, che attraverso i loro Servizi Sociali mandano alla Casa Sicura anche minori da famiglie bosniache problematiche. «Tra ieri e oggi in sei sono andati al game. Oggi quindi sono diciannove le presenze, di cui otto dalla comunità locale». Tutti gli ospiti vanno regolarmente a scuola, la popolazione locale in gran parte accetta la loro presenza tra loro. Durante le ricorrenze Musulmane, lo Moschea di Bihac accoglie anche loro. Oltre a Silvia Maraone, due educatrici, due cuoche, una guardia notturna ed altro personale specializzato gestiscono la piccola comunità. IPSIA BIH si occupa ancora del “Social Cafè”, un punto di appoggio per i migranti all’interno del Campo di Lipa, per un totale di oltre trenta persone stipendiate dal Progetto.
Incontriamo Alaa, una giovanissima Siriana con gravi problemi di udito, un ragazzo al quale la polizia croata ha spezzato tutti i denti davanti a manganellate durante un suo tentativo di “game”. Poi c’è un giovanissimo gambiano che torna da scuola e che nella vita vorrebbe solo studiare. Silvia ci racconta che lui vorrebbe fermarsi a Bihac, senza proseguire, senza rischiare la vita perché ha trovato “casa”. Nella casa ci sono regole ben precise, tutti sono coinvolti nel rispettarle e nel farle rispettare. Si cerca di inserirli in un contesto di comunità partecipata. Silvia ci chiede di fare domande, quelle che vogliamo, lei e la giovane educatrice che l’affianca rispondono a tutto. Ci sono occhi lucidi nella stanza, nel nostro gruppo.
Prima di ripartire una bella foto di gruppo e via, siamo diretti verso l’Italia, verso la nostra “safe house” della quale non percepiamo mai la vera e grande fortuna che abbiamo. Ci abbracciamo con Silvia, io e lei ci conosciamo dalle prime esperienze in terra slovena e bosniaca per l’aiuto dei profughi della guerra degli anni Novanta. “Vidimose, sretan put!” Alla prossima, hai lasciato un grande segno in tutti noi. Ecco Laura cosa ricorda:
"E in un pomeriggio assolato, di ritorno verso casa, facciamo tappa presso la "Casa delle giovani menti" di Bihac gestito da IPSIA Acli. Si respira aria di accoglienza, di sorrisi timidi ma gentili, di voglia di fare e fare sempre meglio nonostante l'evidente stanchezza. E poi incappo nei loro occhi: quegli occhi di bimba, vivaci, birbanti, speranzosi che cercano complicità e implorano affetto. Occhi di ragazzi adolescenti, che hanno visto già troppo rispetto alla loro età, occhi duri di chi è dovuto diventare grande in fretta. Occhi bassi, di chi ha un futuro incerto davanti, un passato denso alle spalle e un presente fatto di attimi, di piccoli brevi istanti che però hanno il profumo di Casa, il profumo dell' affetto sincero. Grazie a tutti gli operatori e volontari impegnati nel progetto, che ostinatamente “izdrziti”, vanno avanti, resistono."
Per sostenere il Progetto, che al momento cerca di acquistare un furgone per portare gli ospiti a scuola e/o alle varie attività, ecco il link: https://sostieni.ipsia-acli.it/crowd/un-furgone-per-crescere-imparare-sognare/

Od Varesea do Sarajeva i nazad. Četri.A Sarajevo esiste il "Museo delle Olimpiadi", che celebra l'evento delle Olimpiadi...
09/04/2026

Od Varesea do Sarajeva i nazad. Četri.

A Sarajevo esiste il "Museo delle Olimpiadi", che celebra l'evento delle Olimpiadi Invernali del 1984. Questo Museo, fondato nel 1984, subì bombardamenti nel 1992, molti oggetti andarono perduti. Ricostruito e completato, oggi serve a ricordarci quando Sarajevo riunì tutto il mondo, tra le Olimpiadi russe e statunitensi boicottate dall'altro paese, qua gli atleti vi si ritrovarono. Con questo luogo fa il paio la pista di bob che si trova sopra Sarajevo, a Trebević. Mai più utilizzata dopo le olimpiadi, oggi è una struttura cadente utilizzata dai writer per le loro espressioni artistiche. Su tutto ciò domina la figura di Vučko, il fumetto del lupetto simbolo delle Olimpiadi e della città che ancora oggi trovi ad ogni angolo. Esiste un consigliatissimo film di oggi sulla pista da bob: https://www.thetrackmovie.com/

Od Varesea do Sarajeva i nazad. Tri.Vicino al centro di Sarajevo c'è il "Museo dell'Infanzia in Guerra", che raccoglie o...
08/04/2026

Od Varesea do Sarajeva i nazad. Tri.

Vicino al centro di Sarajevo c'è il "Museo dell'Infanzia in Guerra", che raccoglie oggetti e testimonianze di bambini che hanno avuto esperienze di conflitto e della condizione di rifugiati. Nel 2010 Jasminko Halilović, poi fondatore del museo, raccoglie i ricordi d'infanzia dei suoi coetanei durante la guerra civile. Con tali racconti in forma breve compila un libro, poi pubblicato nel 2013, da cui prende forma il progetto del museo. Il "Muzej ratnog djetinjstva" ha allargato la sua collezione con ricordi di bambini di Gaza ed Ucraini negli ultimi anni. All'inizio del percorso museale c'è un momento dove il visitatore è coinvolto nel racconto della sua infanzia, prima dello schiaffo all'anima dell'incontro con chi ha avuto esperienze terribili. Lo visitiamo in silenzio, qualche lacrima compare... il genere umano non ha imparato nulla. https://warchildhood.org/

🔥Prorogata la scadenza del bando di   al 16/04 - h. 14!
08/04/2026

🔥Prorogata la scadenza del bando di al 16/04 - h. 14!

Buon Vento! 🇵🇸🇵🇸🇵🇸
05/04/2026

Buon Vento! 🇵🇸🇵🇸🇵🇸

Questa volta i partecipanti saranno almeno un migliaio, provenienti da oltre 100 Paesi. Non puntano solo ad arrivare ma a restare a Gaza. Una parte di quelli che partiranno ad aprile da Spagna, Italia, Grecia e Turchia saranno medici, infermieri, educatori, ingegneri e figure professionali in grado....

Od Varesea do Sarajeva i nazad. Dva.MADO è una splendida pasticceria ubicata negli edifici della Stazione ferroviaria di...
05/04/2026

Od Varesea do Sarajeva i nazad. Dva.

MADO è una splendida pasticceria ubicata negli edifici della Stazione ferroviaria di Bistrik, sopra le colline di Sarajevo da dove si gode una vista bellissima sulla città. È parte del rinnovamento della città, del riutilizzo di luoghi storici in maniera intelligente. È la Sarajevo del presente e del futuro. Vi abbiamo fatto colazione stamattina, di questo luogo ne parla Roberto Morandi in questo articolo: https://www.balcanicaucaso.org/cp_article/bosnia-erzegovina-la-stazione-di-bistrik/

Od Varesea do Sarajeva i nazad. JedanCome IPSIA Varese ACLI siamo arrivati a Sarajevo che ci ha accolto con nuvole e la ...
04/04/2026

Od Varesea do Sarajeva i nazad. Jedan

Come IPSIA Varese ACLI siamo arrivati a Sarajevo che ci ha accolto con nuvole e la sua eterna bellezza. Siamo in un viaggio organizzato da Roberto Morandi di VareseNews. Insieme siamo turisti e scopritori di realtà sociali nella città. Abbiamo incontrato l'Associazione "Zena Zrtva Rata", Donne contro la Guerra. Una vecchia amica di IPSIA, abbiamo condiviso in passato progetti, sostegno e momenti di pura convivialità. Bakira Hasecic, la presidente, ci accoglie come fossimo a casa.
https://www.facebook.com/share/p/1ByS7L2LAT/

🗳 𝟱 𝗥𝗔𝗚𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗣𝗘𝗥 𝗩𝗢𝗧𝗔𝗥𝗘 𝗡𝗢!
10/03/2026

🗳 𝟱 𝗥𝗔𝗚𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗣𝗘𝗥 𝗩𝗢𝗧𝗔𝗥𝗘 𝗡𝗢!

Lunedì 16 marzo, ore 18:30, presso Sala Montanari in via dei Bersaglieri n.1 a Varese!
10/03/2026

Lunedì 16 marzo, ore 18:30, presso Sala Montanari in via dei Bersaglieri n.1 a Varese!

📣 Difendere Giustizia, Costituzione e Democrazia
Le ACLI Provinciali di Varese promuovono un incontro pubblico di approfondimento in vista del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Un’occasione per informarsi, ascoltare voci autorevoli, porre domande e comprendere meglio i contenuti e le implicazioni di un voto che riguarda da vicino il funzionamento della nostra democrazia.

Lunedì 16 marzo, ore 18:30, presso Sala Montanari in via dei Bersaglieri n.1 a Varese.

Intervengono:
Edmondo Bruti Liberati - già Procuratore della Repubblica di Milano e già Presidente ANM
Filippo Cardaci - presidente ACLI Provinciali di Varese

Ingresso libero. Vi aspettiamo!

Indirizzo

Via Speri Della Chiesa 7/9
Varese
21100

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