14/04/2026
Od Varesea do Sarajeva i nazad, sedmi i posljednji.
Questo ultimo scritto, frutto del nostro viaggio come IPSIA a Sarajevo, è dedicato ad una donna che ha incrociato più volte la nostra strada e con la sua ospitalità l'ha resa più bella.
Hanumka Selimovic
Dopo la chiusura del campo profughi di Hrastnik, Slovenia, il Progetto di IPSIA Varese “Adotta una famiglia” diventa itinerante. Le donazioni che raccogliamo dalle famiglie italiane le portiamo direttamente alle famiglie tornate, non tutte, alle proprie case. Tra queste c’è la famiglia Selimovic, una madre e quattro figlie. Originarie di Vlasenica, nella zona di Srebrenica, all’avvicinarsi delle milizie serbe la madre Hanumka e le sue quattro piccolissime figlie vengono spedite via pullman a Tuzla, mentre il padre Ramo decide di restare a difendere la sua casa, anche per via di sua madre che non può e soprattutto non vuole andare via dalla sua città. La famiglia arriva al campo di Hrastnik e da lì, a guerra finita, con un progetto di un’altra OnG arrivano a Vogosca, un piccolo paese sulle colline sopra Sarajevo. Dopo anni in baracca, finalmente e di nuovo una vera casa. Poco dopo la forzata partenza, di papà Ramo non si hanno più notizie. Le quattro ragazze, Dalila, Minela, Belma e Selma, crescono, tornano a scuola e cercano di riprendere una vita normale. Attraverso un altro progetto di sostegno, Dalila è ospitata in Italia per anni dalla famiglia Milani, studia e trova un lavoro in Italia. La tappa a casa Selimovic diventa un punto fermo nei nostri giri bosniaci e del nostro Progetto, Hanumka ci accoglie sempre col sorriso, ci fa sentire davvero a casa. Cucina per noi, tutto sempre buono e curato, è la vera ospitalità bosniaca. Mai una parola fuori posto, il sorriso sempre presente, la risata sempre pronta. Di solito restiamo da lei per due o tre notti, una delle sere mi lascia sempre la cucina ed io preparo pasta al sugo per tutti. Le quattro figlie si sposano, Minela e suo marito vanno a vivere nella casa a fianco della sua, nascono due belle bambine e lei fa la nonna a tempo pieno. Nel 2007 arriva la notizia: il team che si occupa di identificare i resti trovati nelle varie fosse comuni ha trovato i resti di Ramo Selimovic. Il team aveva un campione dei capelli di Minela per il DNA: è proprio Ramo. Nello stesso periodo arriviamo a Vogosca, ci offriamo subito di portare Hanumka a Vlasenica, dove appena fuori dalla città Ramo è stato sepolto. Hanumka, dopo 15 anni, può avere finalmente un posto dove salutarlo. Tra andata e ritorno ci vuole una giornata, partiamo al mattino presto e dopo qualche ora di viaggio eccoci. Una semplice coppia di stele verdi in terra con il suo nome sopra. E’ un momento struggente, per la prima volta la vedo cedere, anche se si tiene davanti a noi. E’ una donna forte, che tiene le sue emozioni per sé. La lasciamo qualche minuto sola davanti a suo marito, al padre delle sue figlie che non ha visto crescere. Risaliti in furgone, in silenzio passiamo da Vlasenica, lei rivede anche la sua casa, ora occupata da una famiglia serba, nel grande ridisegnare l’abitare del dopoguerra.
Ci saranno altri viaggi, una volta la troviamo che spacca la legna per il camino, la aiuto. Dalila abita in Italia, Belma in Svezia e Selma a pochi chilometri da lei. All’inizio di questo anno ci arriva la br**ta notizia, Hanumka ha un brutto male e non si può fare nulla. Nella sua grande dignità di donna profondamente bosniaca, pare che abbia anche rifiutato alcune cure che avrebbero solo allungato l’agonia. Poi ci arriva la br**ta notizia finale.
In questo viaggio a Sarajevo ho voluto portarle un saluto, un saluto da parte di tutti noi, l’ultimo ennesimo HVALA, grazie. Mi metto d’accordo con Minela e sabato mattina con Miret, suo marito, mi portano. Il cimitero è poco sopra la nuova autostrada, le tombe rivolte alla Mecca sono proprio verso la striscia d’asfalto, poco fuori Vogosca. Il cimitero è vuoto, Minela si copre il capo e mi accompagna. Ancora due semplici stele verdi col nome, Minela mi spiega che la prima sepoltura è sempre così, poi verranno sostituite da vere e proprie tombe in marmo bianco.
Ci prendiamo qualche minuto di silenzio, dentro di me la vedo sorridere al mio stentato bosniaco, mi prendeva in giro. La ringrazio, penso abbia affrontato tutto a testa alta, soprattutto la parte di vita che non ha scelto. La abbraccio virtualmente e ci allontaniamo nella terra argillosa e morbida che è la sua ultima casa. Spero davvero sia in pace ora, assieme al suo Ramo.
Chiedo a Minela se hanno intenzione di portare il padre lì con lei, mi dice che al momento hanno paura a tornare a Vlasenica, anche solo per traslare papà. Condividiamo un caffè noi tre prima di salutarci, la commozione ed il silenzio lasciano il posto a nuovi sorrisi. Infine grandi abbracci e “vidimose”, ci vediamo presto. Ciao Hanumka, grazie di tutto.
Roberto Andervill