15/06/2026
E i risparmi del popolo scendono
CHE SCHIFO!
Mentre in Italia si discute ogni giorno di sacrifici, di stipendi bloccati e di famiglie che fanno i salti mortali per arrivare alla fine del mese, ci sono realtà locali che viaggiano su un binario completamente diverso. Prendiamo il caso di Enna, un piccolo capoluogo siciliano di nemmeno 25.000 abitanti. Sapete qual è stato il primissimo atto politico della nuova giunta guidata dal Sindaco di Enna Vladimiro Crisafulli? Un bell'adeguamento delle indennità. Tradotto in soldoni: lo stipendio del primo cittadino sale a ben 9.660 euro lordi al mese, che equivalgono a quasi 116.000 euro all'anno.
La cosa che rende la vicenda ancora più incredibbile è l'area politica di appartenenza del primo cittadino. Parliamo dello storico "barone rosso" della sinistra ennese, ex senatore del Partito Democratico, che ha vinto le ultime elezioni a capo di una coalizione di liste civiche dopo che i vertici nazionali del suo ex partito gli avevano negato il simbolo. Insomma, parliamo di una giunta che teoricamente dovrebbe fare dei valori progressisti e dell'attenzione agli ultimi la propria bandiera.
Invece, la generosità della delibera non si ferma certo al vertice. Anche il Vice Sindaco di Enna vede la sua indennità salire a 5.796 euro mensili, il Presidente del Consiglio Comunale di Enna passa a 3.477 euro, e gli otto assessori comunali incasseranno 4.347 euro al mese ciascuno. In totale, per far quadrare i conti di questi dodici esponenti delle istituzioni locali, la spesa complessiva sul bilancio sale a 708.000 euro all'anno.
La difesa d'ufficio è sempre la stessa, un classico del repertorio: "Paga la Regione Siciliana, per il comune l'impatto è minimo". Certo, come se le risorse della Regione non venissero sempre dalle tasche dei contribuenti e dei cittadini. Ci viene raccontato che queste decisioni servono per dare dignità al ruolo politico, ma la domanda che dovremmo porci è un'altra. In un momento storico in cui i salari medi dei lavoratori sono fermi da trent'anni e il potere d'acquisto è letteralmente polverizzato, è davvero questa la priorità assoluta di chi amministra, a prescindere dal colore politico? Qual è il limite in cui la legittimità burocratica di un provvedimento si scontra con l'opportunità politica e l'empatia verso i cittadini?