Jonas Valsesia

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Jonas Valsesia Alessandra Reale, psicoterapeuta e psicoanalista è la referente di Jonas per la Valsesia

Mi attendo qualcosa dall’in-sieme, da una politica del legame e dall’esperienza di un transfert di lavoro orientato da q...
05/10/2026

Mi attendo qualcosa dall’in-sieme, da una politica del legame e dall’esperienza di un transfert di lavoro orientato da quella forma di desiderio particolare che è il desiderio dell’analista.
Incontro interistituzionale Jonas Italia-IRPA-Società cittadine di Psicoanalisi, 3-4 ottobre, Milano

A volte la violenza in famiglia è così radicata e ripetuta che la soglia di sopportazione e tolleranza aumenta. Diventa ...
29/09/2026

A volte la violenza in famiglia è così radicata e ripetuta che la soglia di sopportazione e tolleranza aumenta. Diventa “normale”, diventa abitudine. Addirittura si tende a giustificarla. Se questa spirale non si interrompe i primi a subirne le conseguenze, gravi e durature, sono i bambini. Anche nei casi in cui non subiscano direttamente la violenza, essere testimoni della violenza famigliare e coniugale equivale ad essere maltrattati in prima persona.

Foto S. Monte di Orta

“Quando si diventa mostri? Quando non si ha cuore.Lo stile di Massimo Recalcati ha inaugurato il Festival “Scarabocchi” ...
19/09/2026

“Quando si diventa mostri? Quando non si ha cuore.
Lo stile di Massimo Recalcati ha inaugurato il Festival “Scarabocchi” di Novara (ideato e curato da Marco Belpoliti) con la lectio “Il volto del Mostruoso”.
Non c’è nulla fuori dall’uomo che penetrando in lui possa contaminarlo, ma sono le cose che escono dall’uomo quelle che contaminano l’uomo”(Mc 7, 15) 👏

[...] il lamento isterico può essere letto come una modalità paradossale di soddisfazione - Recalcati in modo fulminante...
14/09/2026

[...] il lamento isterico può essere letto come una modalità paradossale di soddisfazione - Recalcati in modo fulminante coglie l’essenza del lamento isterico notando che “l’isterica non si stanca mai di essere insoddisfatta” -, ma allo stesso tempo il lamento isterico è un modo per tenersi a distanza dalla possibilità di essere veramente soddisfatti, di accedere a una dimensione soggettiva in cui potersi concedere l’esperienza di un godimento non normato dalla logica della padronanza, un godimento che nella psicoanalisi viene indicato con l’aggettivo “femminile”. [...] il godimento femminile non riguarda soltanto le donne, ma tutti i soggetti che sono disposti ad aprirsi e a farsi attraversare da un godimento di cui non è già scritto il destino, un’esperienza corporea-psichica-relazionale che può riscrivere il destino”

📙Nicolò Terminio “Trauma e desiderio”, Raffaello Cortina, 2026.

Djamel Tatah
Sans titre, 2013
Archives Fondation Maeght

Il sapere, che è quello dell’inconscio, funziona solo in quanto è mancante. E causa il desiderio. Che non si chiude ma s...
13/09/2026

Il sapere, che è quello dell’inconscio, funziona solo in quanto è mancante. E causa il desiderio. Che non si chiude ma si rilancia.
Bellissimo programma IRPA a Verona!

Per info e iscrizioni: www.istitutoirpa.it

Elogio alla noia.Ora che sta per ricominciare la scuola e gli impegni famigliari si moltiplicano, dobbiamo chiederci per...
03/09/2026

Elogio alla noia.

Ora che sta per ricominciare la scuola e gli impegni famigliari si moltiplicano, dobbiamo chiederci perché il tempo libero spaventi così tanto. Perché non sopportiamo che un bambino dica “mi annoio” ?
Osservo e ascolto genitori impegnati nell’organizzazione capillare di programmi, agende, calendari nei quali far rientrare la quotidianità del figlio. Un sorta di “intrattenimento” continuo fatto di scuola, compiti, sport, corsi, palestra, inglese, musica, attività, recuperi, feste... Tutto utile e sensato. Preso singolarmente. Ma nel complesso c’è qualcosa di troppo, un troppo pieno che aumenta stanchezza e irritabilità del figlio; diminuendo la sua capacità di stare in quei necessari, vitali momenti vuoti, sospesi, non programmati, non subiti passivamente. Importante dare opportunità ai bambini. Altrettanto fondamentale e generativo sarebbe poter permettere loro di abitare, di imparare a saperci fare con il niente o con poco.

Bubbles
John Everett Millais, 1886, National Museums Liverpool

Già per Freud, "madre" è il nome della prima figura dell'Altro che si occupa di una vita umana che riconosce come sua cr...
27/08/2026

Già per Freud, "madre" è il nome della prima figura dell'Altro che si occupa di una vita umana che riconosce come sua creatura.
Questo significa che "madre", al pari di "padre", sono figure che trascendono il sesso, il sangue, la stirpe e la biologia.
"Madre" è il nome dell'Altro che tende le sue n**e mani alla vita...

Massimo Recalcati, "Le mani della madre. Desiderio, fantasmi ed eredità del materno", Feltrinelli, Milano 2015, p. 24.

Le**os, Greece, © Tom Stoddart

Gentili amici di questa pagina, nonostante gli ultimi drammatici mesi di fiamme e devastazione, in Valsesia e in tutto i...
11/08/2026

Gentili amici di questa pagina, nonostante gli ultimi drammatici mesi di fiamme e devastazione, in Valsesia e in tutto il resto del nostro pianeta, auguro a ciascuno di voi un buon tempo di riposo e gioia. Con queste parole di Italo Calvino (“Le città invisibili”) arrivederci a settembre!

“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte
fino al punto di non vederlo più.
Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.

“Gli alberi più resistenti non sono quelli cresciuti senza vento, ma quelli per i quali il vento ha rafforzato le radici...
02/08/2026

“Gli alberi più resistenti non sono quelli cresciuti senza vento, ma quelli per i quali il vento ha rafforzato le radici e ha insegnato la virtù della piega”
M.R. 2 agosto 2026

Ho raccontato in un vecchio e fortunato libro del mio primo giorno di scuola: una maestra arcigna guardò i nostri volti di bambini emozionati e spaventati dalla solennità dell’occasione per intimorirci dicendoci: «Voi siete tutti delle viti storte e io sono il paletto e il filo di ferro. E il mio compito è quello di raddrizzarvi!». Una versione botanica dell’educazione si imponeva così come variante coerente di quella moralmente disciplinare che aveva ispirato la nostra scuola prima della grande e giusta contestazione del ’68. Ma cosa vede oggi un educatore quando guarda un bambino che come ogni bambino è storto a suo modo? Sempre una vite storta da raddrizzare, un difetto da correggere oppure una promessa?
Il carattere quasi classico di questa domanda tende oggi a riproporsi con urgenza. In un tempo dove il discorso educativo è allo sbando, l’ideale della normalizzazione disciplinare sembra ottenere sempre più consensi. Tutto deve funzionare e rientrare nei parametri efficientistici della prestazione. L’educazione rischia in questo modo di ridursi a una pratica di addestramento: correggere, disciplinare, adattare. Eppure dovrebbe esistere un’altra idea possibile dell’educazione che non rimpianga la virile imposizione del dovere e della disciplina come necessarie fortificazioni dell’Ego. Si tratta di un’idea il cui presupposto è quello di non considerare la stortura della vite come un incidente da eliminare, ma come l’espressione più propria della singolarità. Educare, in questa prospettiva, non significa conformare la vita a un ideale prestabilito ma valorizzare il piano inclinato, le attitudini particolari, i talenti, persino le stramberie non come rilievi irregolari da piallare, ma come manifestazioni del proprio desiderio più autentico. Per questa ragione l’educazione dovrebbe implicare come suo presupposto etico non l’odio, ma l’amore per la stortura.

Al link, "Amare la stortura", il mio articolo di oggi su Repubblica: https://drive.google.com/file/d/1mQc_s3xunUZ4DM0yOPrqanyJYNaVcoNo/view?usp=sharing

Cover: dalla mostra "A cuore aperto", di Claudio Parmiggiani.

📌📌📌😀
24/07/2026

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📌📌📌 Jonas Italia consiglia:

Il Dipartimento Clinico "F.Dolto" di Verona, organizzato da IRPA.

LE NUOVE MELANCONIE
Un ciclo di incontri dedicati alla clinica della melanconia e delle sue nuove manifestazioni sintomatiche

Il Dipartimento Clinico della sede di Verona nasce nel 2026 e si aggiunge al Dipartimento Clinico «Gennie Lemoine» fondato in seno all’attività scientifica dell’IRPA Milano, e al Dipartimento Clinico «Chiara Oggionni».
La sua finalità è quella di costruire un luogo aperto di dibattito e di ricerca nel campo della psicoanalisi.
Le iniziative del Dipartimento di Verona si concentrano in un programma annuale di insegnamenti che, a partire dalle innovazioni teoriche del lavoro di ricerca di Massimo Recalcati, interrogano temi diversi della teoria e della pratica della psicoanalisi.

Gli incontri si terranno dalle 10:00 alle 13:00 pressola sede di IRPA Verona - via San Giuseppe 11- Verona

I posti in presenza sono limitati, è possibile partecipare anche da remoto.

Il Dipartimento clinico prevede il riconoscimento dei crediti ECM.

Iscrizione con ECM (22 crediti)
Ciclo di incontri completo € 182,00

Iscrizione senza ECM
Ciclo completo € 152,00

Per iscrizioni visitare il sito
www.istitutoirpa.it

Indirizzo

Via Alberganti, 39
Varallo
13019

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00
Sabato 09:00 - 12:00

Telefono

3471441779

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