Il Venerdì Santo di Vallata

Il Venerdì Santo di Vallata Il Venerdì Santo di Vallata (AV) _ dal 1541, fede, tradizione, folklore https://venerdisanto.wordpress.com

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16/09/2025

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𝘝𝘦𝘯𝘦𝘳𝘥𝘪̀ 𝘚𝘢𝘯𝘵𝘰 𝘝𝘢𝘭𝘭𝘢𝘵𝘢 𝘍𝘦𝘥𝘦 𝘛𝘳𝘢𝘥𝘪𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘦 𝘍𝘰𝘭𝘬𝘭𝘰𝘳𝘦 𝘥𝘢𝘭 1541𝘝𝘢𝘭𝘭𝘢𝘵𝘢 (𝘈𝘷)🚩  #𝐯𝐞𝐧𝐞𝐫𝐝𝐢𝐬𝐚𝐧𝐭𝐨𝐯𝐚𝐥𝐥𝐚𝐭𝐚 ⠀⠀Visit https://venerdisan...
21/08/2025

𝘝𝘦𝘯𝘦𝘳𝘥𝘪̀ 𝘚𝘢𝘯𝘵𝘰 𝘝𝘢𝘭𝘭𝘢𝘵𝘢
𝘍𝘦𝘥𝘦 𝘛𝘳𝘢𝘥𝘪𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘦 𝘍𝘰𝘭𝘬𝘭𝘰𝘳𝘦 𝘥𝘢𝘭 1541
𝘝𝘢𝘭𝘭𝘢𝘵𝘢 (𝘈𝘷)
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15/07/2025

𝘗𝘦𝘳 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘭’𝘪𝘮𝘱𝘦𝘨𝘯𝘰,
𝘱𝘦𝘳 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘢 𝘭𝘢 𝘥𝘦𝘥𝘪𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦,
𝘱𝘦𝘳 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘭’𝘢𝘮𝘰𝘳𝘦...
𝘱𝘦𝘳 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰....

𝙂𝙧𝙖𝙯𝙞𝙚!

𝘝𝘦𝘯𝘦𝘳𝘥𝘪̀ 𝘚𝘢𝘯𝘵𝘰 𝘝𝘢𝘭𝘭𝘢𝘵𝘢
𝘍𝘦𝘥𝘦 𝘛𝘳𝘢𝘥𝘪𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘦 𝘍𝘰𝘭𝘬𝘭𝘰𝘳𝘦 𝘥𝘢𝘭 1541
𝘝𝘢𝘭𝘭𝘢𝘵𝘢 (𝘈𝘷)
🚩

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🎬 Franco Siconolfi

Indirizzo

Via Piazza Di Sopra
Vallata
83059

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La storia del Venerdì Santo di Vallata

Una processione molto particolare dove sfilano duecento centurioni romani, tele settecentesche, i “misteri” e i cantori della Passio Christi di Metastasio

A differenza di molti altri eventi legati alla Passione, quello di Vallata è da considerarsi uno dei più antichi e uno dei più suggestivi riti dell’intero Mezzogiorno d’Italia. Tradizionale e spettacolare rappresentazione religiosa, infatti, si svolgerebbe dal 1541, ipotesi secondo la quale la fiorente comunità ebraica, stabilitasi in paese e dedita al commercio di bestiame, lungo la rotta verso la vicina Puglia, si convertì al cristianesimo e prese parte a tali rappresentazioni.

Le prime fotografie invece risalgono al 1928: in esse sono già ben evidenti le caratteristiche uniche del Venerdì Santo di Vallata. Caratteristiche che si sono ben sviluppate e radicate nell’attuale assetto scenografico, come pure nella coscienza della popolazione locale. La passione di Cristo viene ricordata con una commossa rievocazione, lontana dalle rappresentazioni sacre così diffuse nel medioevo, diversa da una via crucis. Il Venerdì Santo a Vallata rappresenta quel momento magico di incontro tra religiosità e tradizione, dove il momento religioso oltre a non essere ignorato dalla moderna realtà vallatese, è vissuto nel suo aspetto più mistico. La tradizione vuole che i giovani si vestano da soldato romano in costume da littore o da centurione, come prova di iniziazione attraverso l’esibizione fisica, sfidando i rigori di una primavera che quasi sempre tarda a ve**re in un paese di 870 m/slm.. , indossando una corazza e sfilando tra la folla, che assiste al lento dipanarsi della rappresentazione religiosa, per denunciare la propria esistenza alla comunità. Oltre ai simboli del potere romano (dall’ Aquila latina con due alabardieri alla Grande Guida, da Cesare Imperatore con Lictores a Pilato), sfilano i cosiddetti “Misteri”, oggetti simbolo esibiti dagli incappucciati, e tele settecentesche, di antica fattura, rappresentanti le scene della vita e della morte di Cristo, con frasi del racconto evangelico di San Giovanni.

Partecipano alla Processione circa duecento figuranti. Il passo di tutti è cadenzato dal ritmo di un suono caratteristico di tromba e tamburo, che contribuisce a creare un ambiente di commossa riflessione sul grande mistero di dolore di Cristo. Tale meditazione è ulteriormente sollecitata da alcuni “cantori” che, in gruppi di cinque o sei elementi, cantano i versi della “Passione di Gesù Cristo” di Pietro Metastasio, composti nel secondo periodo della sua vasta produzione caratterizzato dal suo melodramma ispirato a sincera devozione e slancio mistico. I versi, per la loro scarsissima diffusione letteraria, sono stati per anni tramandati oralmente o attraverso incerti scritti; per cui avevano preso un forte accento dialettale risultando incomprensibili alla maggioranza degli astanti. Tuttavia, le suggestioni della musicalità, della gestualità e dei vocalismi riescono a creare un indiscutibile e meraviglioso effetto. Chiudono la processione il feretro del Cristo morto circondato dal sindaco e dai medici del paese e l’Addolorata circondata da bambine con bandierine listate a lutto.