20/08/2026
Femminicidi, silenzio istituzionale e dichiarazioni irresponsabili: perché la Regione Marche deve schierarsi con Micaela Vitri
15 agosto: Maria, 75 anni, uccisa a coltellate dal marito
16 agosto: Ornella, 46 anni, picchiata e abbandonata davanti al Pronto Soccorso. Fermato il compagno
17 agosto: Tania, 39 anni, soffocata dall’ex compagno
18 agosto. Joanna, 50 anni a Colleferro, uccisa a coltellate dal marito davanti ai figli.
Quattro giorni, quattro donne ammazzate.
In questo contesto tragico, la denuncia e la richiesta formale presentata dalla consigliera regionale Micaela Vitri al Presidente delle Marche Francesco Acquaroli e alla Giunta non è soltanto opportuna, ma atto politico e morale doveroso. Vitri chiede una presa di posizione pubblica e inequivocabile rispetto alle farneticanti dichiarazioni dell’ex generale Roberto Vannacci sul "patriarcato mediterraneo" e sull’abolizione del reato di femminicidio. Un silenzio, quello della Giunta marchigiana, che rischia di suonare come una formale complicità culturale.
In un quadro così drammatico, così attuale, di fronte a una realtà tanto chiara ed esplicita, assistere al sedicente laboratorio di "Futuro Nazionale" che pretende di impartire lezioni sul femminicidio rappresenta uno dei paradossi più stridenti ed esasperanti.
L'operazione ideologica dietro certe affermazioni è trasparente quanto pericolosa: eliminare la specificità del termine per far scomparire la matrice del problema. Nel "mondo alla rovescia" di Vannacci, cancellando la classificazione del reato di femminicidio, il fenomeno semplicemente smetterebbe di esistere. Problema risolto per decreto retorico.
Per capire la gravità di questo negazionismo, serve rileggere le parole di Michela Murgia:
"La parola femminicidio non indica il sesso della morta. Indica il motivo per cui è stata uccisa. Una donna uccisa durante una rapina non è un femminicidio. Sono femminicidi le donne uccise perché si rifiutavano di comportarsi secondo le aspettative che gli uomini hanno delle donne. Dire omicidio ci dice solo che qualcuno è morto. Dire femminicidio ci dice anche il perché."
Negare il termine significa negare la matrice sistemica della violenza di genere. Significa derubricare la sopraffazione maschile assolvendo la cultura che la alimenta. Le tesi di Futuro Nazionale sul "patriarcato mediterraneo" sono stantie, retrograde e apertamente negazioniste.
Dunque chi governa un territorio non può fare il calcolo politico di fronte a posizioni che minano le basi della convivenza civile e della tutela dei diritti umani. La richiesta di Micaela Vitri non è una provocazione di parte, ma un richiamo alla responsabilità istituzionale.
Il Presidente Francesco Acquaroli e la sua Giunta chiariscano in maniera inequivocabile da che parte stanno: con la difesa delle donne e la cultura della prevenzione, o con le teorie negazioniste di chi vorrebbe cancellare il concetto stesso di femminicidio? Su questo tema non sono ammesse ambiguità né zone grigie.
Di fronte a questa deriva retrograda e patriarcale, l'associazione Noi Donne rimane e rimarrà un presidio inamovibile sul territorio, un presidio per i diritti contro la retorica del potere.
Mentre la destra sceglie di portare avanti un discorso incentrato sul potere e sulla negazione dei diritti, la nostra associazione, e come noi tante altre associazioni e realtà impegnate sul territorio, intende proseguire nella direzione opposta: quella dell'affermazione, della tutela e del progresso dei diritti e della dignità di tutte e tutti. Vogliamo continuare a mettere al centro del dibattito pubblico e dell'azione concreta la sanità pubblica, la scuola, la prevenzione, la rete dei consultori, l'educazione sessuo-affettiva, la tutela dell'ambiente, l’integrazione, la costruzione della pace e il futuro dei giovani. È da qui che si riparte per sradicare la violenza alla radice.