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Associazione Caliniani L'Associazione si occupa di cultura, in senso ampio,è legata al mondo della scuola e promuove incontri ,dibattiti, discussioni .

17/08/2026

Una tradizione millenaria che si riferisce al nostro profondo archetipale

La festa di Ferragosto, le cui origini sono antichissime, deriva il suo nome dalla locuzione latina “feriae Augusti”, di AV

Esse vennero istituite nel 18 a.C., allorché l’imperatore Ottaviano, proclamato dal Senato, Augusto (sacro e venerabile), stabilì che il mese di agosto, durante il quale già si celebravano solennità religiose, analoghe a quelle medio orientali in onore di Atagartis (la dea madre di origine siriaca patrona dei campi e della fertilità), riferite alla fertilità e alla maternità, sarebbe stato festivo e dedicato, appunto, alle feriae Augusti.

Nel corso delle feriae venivano celebrati Vertumno, dio delle stagioni e dei raccolti, Conso, dio dei campi, e Opi, dea della fertilità, con la Opiconsiva, che veniva festeggiata il giorno 25.

Oltre a tali ricorrenze, la più importante era quella in onore di Diana, dea della luna e della femminilità, che veniva commemorata il giorno 13, nel tempio dedicato alla Dea sul colle Aventino, a Roma, ove ancora oggi esiste una strada che ricorda l’esistenza del tempio stesso.

Da tale festività prese origine la festa cristiana dedicata alla Vergine Maria, che sostituì quella in onore di Diana: in Oriente verso la fine del VII secolo, l’imperatore Maurizio introduce la solennità in onore della Vergine, in tutto l’impero, da commemorarsi il 15 agosto; in Occidente, in particolare a Roma, con la celebrazione introdotta sempre nel VII secolo, da tenersi in aggiunta alle altre feste mariane, divenuta, in pratica da subito, la più importante e sentita, assumendo il nome e il significato ancora oggi attuali.

Durante le “feriae” i festeggiamenti, in aggiunta agli aspetti più meramente religiosi, riguardavano, in special modo, la comunità rurale, nella quale si decoravano gli animali e, tra contadini e proprietari, venivano scambiati auguri accompagnati dall’elargizione di una mancia a favore degli stessi agricoltori.

In tutto l’impero venivano organizzate gare e corse di animali domestici, che sono giunte a noi, in particolare di cavalli: basti pensare al palio di Siena, che si svolge il 16 agosto, nel quale si assegna il palio, a ricordo dell’antico pallium (stoffa pregiata) che si conferiva ai vincitori delle corse nella Roma imperiale.

Il Ferragosto ci ricorda, pertanto, una tradizione millenaria, che, come tutte le ricorrenze le quali affondano le origini nel remoto passato, rammenta aspetti tradizionali, che con le molteplici vesti e differenti linguaggi, si riferiscono al nostro profondo archetipale.

Aspetti tradizionali, che considerati, o meglio percepiti, da un punto di vista più sottile, fanno del Ferragosto non solo un ricordo/rievocazione di arcaiche feste pagane, bensì un momento nel quale il tempo, come in tutte le feste tradizionali, diventa qualcosa di speciale, che aiuta a rimembrare il tempo “mitico”, attraverso cui è possibile la reintegrazione, intesa come stato che permette un’armonica coesistenza, quasi unificata, tra il sacro e il profano!

COLLISIONI:Non bisogna avere tutte le risposte,ma sapere dove scavare per trovare le giuste domandeFare carriera o impar...
09/07/2026

COLLISIONI:
Non bisogna avere tutte le risposte,
ma sapere dove scavare per trovare le giuste domande

Fare carriera o imparare a servire? -
Note a margine
Dal "Discorso sulla servitù volontaria": quando l’ambizione smette di liberarci e ci istruisce a servire meglio.di Luka Petrilli

IL MONDO DEL LALORO ,E DEL POTERE

Fare carriera: chi non lo desidera? Scalare la gerarchia sociale, almeno nel proprio settore, per potersi dire arrivato. La carriera può liberare, farci aumentare lo spazio di manovra, regalarci competenze, indipendenza, denaro. Eppure, molti tipi di carriera, possono avere un costo implicito, che si paga caro. In alcuni ambienti la carriera ti insegna a modificare il tono della voce se serve, a misurare le parole, a leggere gli umori di chi può decidere del tuo futuro per accontentarlo, a non dire quello che si pensa davvero, e, alla fine, a omologarti e servire (in tutti i sensi) meglio.

Quanto costa salire? Che prezzo ha la calata? Quanto di sé bisogna “vendere” per arrivare in alto?

La Boétie: più si sale, più si serve
Per la riflessione di oggi, partiamo da un estratto di Discorso sulla servitù volontaria. L’autore è Étienne de La Boétie: politico, giurista e filosofo francese, grande amico del più celebre Michel de Montaigne. Il testo, scritto dall’autore in giovanissima età (fra i 18 e i 22 anni), circolò clandestinamente dal 1576, dopo la morte di La Boétie.

Nel Discorso, La Boétie scrive una delle pagine più dure su cosa diventa l’uomo avvicinandosi al potere. Perché si potrebbe pensare che i poveri o gli oppressi siano quelli più soggetti a subire ordini e violenza, ma, secondo La Boétie, sono quelli che stanno vicino al tiranno, al potere o al vertice della gerarchia, a essere messi peggio.

“Il contadino e l’artigiano, per quanto siano asserviti, una volta fatto quanto è stato loro ordinato sono a posto; ma quelli che il tiranno vede vicino a sé […] sono obbligati non solo a fare quello che dice, ma anche a pensare come lui vuole e spesso per accontentarlo devono sforzarsi di indovinare i suoi desideri. Non è sufficiente che gli obbediscano: devono compiacerlo in tutto faticando e distruggendosi fino alla morte nel curare i suoi interessi; inoltre devono godere dei suoi piaceri, abbandonare i propri gusti per i suoi, andar contro il proprio temperamento fino a spogliarsene del tutto. Sono obbligati a misurare le parole, la voce, i gesti, gli sguardi; devono avere occhi, piedi, mani sempre all’erta a spiare ogni suo desiderio e scoprire ogni suo pensiero.

E questo sarebbe un vivere felice? Si può chiamare vita codesta? […] Quale condizione è più miserabile di questa, in cui non si ha niente di proprio ma tutto, benessere, libertà, perfino, la vita stessa, viene ricevuto da altri?

Costoro vogliono servire per accumulare dei beni come se quello che guadagnano fosse loro, mentre non possono dire di possedere neppure se stessi.”

Nella pagina si vuole colpire la corte del XVI secolo, ma leggendola con gli occhi di oggi è quasi sorprendente quanto la critica continui a funzionare (dopo quasi cinquecento anni).

Per La Boétie, il servo peggiore, non è chi esegue gli ordini. Quello, una volta concluso il compito, può almeno tornare a sé, conservando uno spazio interiore in cui tenere distinto ciò che gli viene imposto da ciò che pensa davvero.

Il cortigiano, invece, non obbedisce soltanto, ma impara a convincersi che gli interessi del potere siano anche i suoi. Secondo La Boétie questo è un tipo di servitù più profondo e mortificante, perché smette di riguardare le azioni e comincia a occupare il pensiero e l’interiorità.

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La servitù volontaria di oggi
Pensa al collega che ride alla battuta del superiore anche quando non fa ridere o al creator che non segue i propri interessi, ma i trend polarizzanti premiati dall’algoritmo.

Oggi non c’è nessun sovrano a imporre comportamenti, ma basta congegnare un buon sistema di incentivi, magari fatto di promozioni, prestigio, denaro, status, accesso a cerchie ristrette. Quando i pochi controllano l’accesso a questi premi, i molti imparano ad adattarsi prima ancora che venga loro chiesto. Basta una gerarchia aziendale, un partito, una redazione, un circolo culturale.

Si è spesso convinti che “fare carriera” coincida sempre e per forza con un aumento di libertà. Fino a un certo punto questo è sicuramente vero, perché la carriera aiuta a risolvere molti problemi materiali. C’è però una soglia oltre la quale la carriera smette di essere uno strumento di emancipazione. Oltre quel punto non si lavora più per aumentare il proprio raggio d’azione, ma principalmente per non perdere la posizione conquistata. Si diventa per questo carcerieri di se stessi, tanto che ci si controlla nelle parole, nei gesti, a volte nei pensieri.

Chiunque abbia lavorato davvero, sa che in molti ambienti di lavoro, vivere solo di autenticità è il lusso di chi non ha niente da perdere, per questo l’adattamento è anche una certa forma di intelligenza. La servitù peggiore non sta nell’adattarsi, ma nel trasformare l’adattamento in una seconda pelle, tanto da non riuscire più a distinguere ciò che si pensa da ciò che conviene pensare per restare dentro il gioco.

Si può misurare l’aumento di stipendio, vantarsi del nuovo titolo, o della stanza a cui finalmente ha accesso; più difficile è ricordarsi di parole trattenute, idee abbandonate per convenienza, risate forzate o di tutto il tempo libero consumato con persone che, forse, non si stimano nemmeno.

Nel fare carriera potremmo concederci ogni tanto un test, chiedendoci: stanno aumentando le mie possibilità di scelta, o stanno solo aumentando le cose che ho paura di perdere?

Perché si può essere vicini al centro di potere quanto lontanissimi da se stessi.

INFALLANTE di Leonardo da Vinci.A volte ,ripensando, risuonano parole viste ma, dimenticate ,lasciate riposare nella men...
06/06/2026

INFALLANTE di Leonardo da Vinci.
A volte ,ripensando, risuonano parole viste ma, dimenticate ,lasciate riposare nella mente .
Che risorgono quando, alcuni comportamenti umani diventano palesi ed allora come un geyser, che sbuca dalla terra ti appaiono come soluzione al problema.
Così appare la parola arcaica “infallante”che risuona accanto al monito «Raro cade chi ben cammina " .
Un monito a chi pensa che le parole ,i gesti,le opere dettate da un super ego ,non siano spesso frutto di debolezza.

E qui il grande Leonardo nel suo "Libretto d’appunti " (noto come codice Trivulziano 2162, conservato al Castello Sforzesco di Milano e compilato intorno al 1487), è un piccolo serbatoio di idee: schizzi di architettura, studi di volti, progetti di macchine.

Ma tra le sue pagine affiora anche qualcosa di più interessante — lunghe liste di parole, scritte al contrario nella sua inconfondibile grafia. Leonardo le annotava per ampliare il suo linguaggio, per avvicinarsi ai testi degli studiosi e dare più precisione ai suoi pensieri.

In quelle colonne di vocaboli si intuisce la curiosità inesauribile di chi non cercava solo di disegnare il mondo, ma anche di nominarlo con le parole giuste.

Parole da non dimenticare. Parole però concrete, mai fini a sé stesse, necessarie, per lui che si definiva “omo sanza lettere”, (espressione che allora indicava chi non conosceva il latino). Leonardo non disprezzava la cultura, ma privilegiava la conoscenza nata dall’esperienza diretta e dal ragionamento. Riteneva che il volgare bastasse a esprimere ogni pensiero, e che la vera difficoltà non fosse nelle parole, ma nel comprendere a fondo le cose.
Possedere le parole giuste diventava importante per raccontare l’esperienza.

Ogni vocabolo, accompagnato da una citazione leonardiana, diventa un frammento di pensiero che ci interroga sul significato.

“Perché la ricchezza del linguaggio significa ricchezza dell’immaginario, perché come citava S. Agostino, nutre la mente solo ciò che la rallegra e perché, soprattutto, le parole dicono l’uomo”.

A volte rileggere delle parole preziose fa bene come bere un caffè in compagnia : apparenza o sostanza???La Menzogna dis...
06/05/2026

A volte rileggere delle parole preziose fa bene come bere un caffè in compagnia : apparenza o sostanza???
La Menzogna disse alla Verità: 'Facciamo un bagno insieme, l'acqua del pozzo è molto bella'....da i Leopardiani

La Verità, ancora sospettosa, provò l'acqua e scoprì che era davvero bella. A quel punto si spogliarono e fecero il bagno.

Ma improvvisamente la Menzogna uscì dall'acqua e fuggì, indossando i vestiti della Verità.

La Verità, furiosa, uscì dal pozzo per riprendersi i vestiti. Ma il mondo, vedendo la Verità nuda, distolse lo sguardo, con rabbia e disprezzo.

La povera Verità tornò al pozzo e scomparve per sempre, nascondendo la sua vergogna.

Da allora, la Menzogna gira per il mondo, vestita come la Verità, soddisfacendo i bisogni della società... Poiché il mondo non nutre alcun desiderio di incontrare la Verità nuda.

(Dipinto: la Verità che esce dal pozzo, Jean-Léon Gérome, 1896.)

Buon 25 Aprile
25/04/2026

Buon 25 Aprile

LA S.PASQUA  NELLA STORIA , I SUOI SIMBOLI , L'UOVO .. “OMNEVIVUM EX OVO” dicevano i romani “Tutto ciò che vive viene da...
05/04/2026

LA S.PASQUA NELLA STORIA , I SUOI SIMBOLI , L'UOVO .. “OMNEVIVUM EX OVO” dicevano i romani “Tutto ciò che vive viene dall’uovo”.
Ed allora invochiamo una S.Pasqua di Pace .
L'uovo ha avuto tratti simbolici sin dai tempi antichi. Le uova, infatti, hanno spesso rivestito il ruolo del simbolo della vita in sé, ma anche della sacralità: secondo alcune credenze pagane e mitologiche del passato, il cielo e il pianeta erano considerati due emisferi che andavano a creare un unico uovo, mentre gli antichi Egizi consideravano l'uovo come il fulcro dei quattro elementi dell'universo (acqua, aria, terra e fuoco).

La tradizione del dono di uova è documentata già fra gli antichi Persiani dove era diffusa la tradizione dello scambio di semplici uova di gallina all'avvento della stagione primaverile, seguiti nel tempo da altri popoli antichi quali gli Egizi, i quali consideravano il cambio di stagione una sorta di primo dell'anno, i Greci e i Cinesi. Spesso le uova venivano rudimentalmente decorate a mano-

L'usanza cristiana delle uova di Pasqua è iniziata tra i primi cristiani della Mesopotamia, che macchiarono le uova con la colorazione rossa "in ricordo del sangue di Cristo, versato alla sua crocifissione".
Il Cattolicesimo riprese le tradizioni che vedevano nell'uovo un simbolo della vita, rielaborandole nella nuova prospettiva del Cristo risorto[7]. L'uovo infatti somiglia a un sasso e appare privo di vita, così come il sepolcro di pietra nel quale era stato sepolto Gesù. Dentro l'uovo c'è però una nuova vita pronta a sbocciare da ciò che sembrava morto. In questo modo, l'uovo diventa quindi un simbolo di risurrezione.
L'uovo pasquale nel Medioevo

Uovo pasquale in una piazza di Zagabria.
L'usanza dello scambio di uova decorate si sviluppò, nel Medioevo come regalo alla servitù. Nel medesimo periodo l'uovo decorato, da simbolo della rinascita primaverile della natura, divenne con il Cristianesimo il simbolo della rinascita dell'uomo in Cristo. La diffusione dell'uovo come regalo pasquale sorse probabilmente in Germania, dove si diffuse la tradizione di donare semplici uova in occasione di questa festività.
Evoluzioni recenti

Uovo di cioccolato decorato.
La ricca tradizione dell'uovo decorato è però dovuta all'orafo Peter Carl Fabergé, che nel 1883 ricevette dallo zar il compito di preparare un dono speciale per la zarina Maria; l'orafo creò per l'occasione il primo uovo Fabergé, un uovo di platino smaltato di bianco contenente un ulteriore uovo, creato in oro, il quale conteneva a sua volta due doni: una riproduzione della corona imperiale ed un pulcino d'oro. La fama che ebbe il primo uovo di Fabergé contribuì anche a diffondere la tradizione del dono interno all'uovo.

In tempi più recenti l'uovo di Pasqua maggiormente celebre e diffuso è il classico uovo di cioccolato, che ha conosciuto largo successo nell'ultimo secolo.

In origine, le uova venivano bollite avvolte con delle foglie, o insieme a dei fiori, in modo da assumere una colorazione dorata

Ogni cristiano porta sulle labbra, con la possibilità di darlo un giorno, il bacio di Giuda.Hugh  Benson ( scrittore e p...
04/04/2026

Ogni cristiano porta sulle labbra, con la possibilità di darlo un giorno, il bacio di Giuda.
Hugh Benson ( scrittore e presbitero Inglese)

In questo giorni particolari ,delle Feste Pasquali ritorna prepotente una figura nota ai molti, Giuda , che ha preso la raffigurazione della parola "tradimento" .
La logica del tradimento si fonda su una profonda ambivalenza semantica e relazionale, ma andiamo con ordine :
La radice Etimologica (Tradere): Il tradimento deriva dal latino tradĕre, che significa letteralmente "consegnare", "affidare".
La Logica del "Consegnare": La logica profonda del tradimento sta nell'atto di consegnare qualcosa o qualcuno a un nemico o a una parte avversa, originariamente inteso come la consegna di un bene o di una persona che era stata affidata, trasformando la fiducia in abbandono o danno.
Connessione con la Tradizione: Paradossalmente, "tradire" e "tradizione" condividono la stessa radice. Mentre la tradizione consegna il passato al futuro per conservarlo, il tradimento consegna il presente al nemico per distruggerlo.
Il significato Giuridico e Politico: il tradimento è analizzato spesso in termini di delitto diretto contro lo Stato (partecipazione alla guerra, intelligenza con il nemico), evidenziando una logica di rottura di un giuramento di fedeltà.
La dimensione del "A Tradimento": L'espressione "a tradimento" indica un'azione compiuta a sorpresa, in modo sleale e subdolo, approfittando della buona fede altrui per colpire, come evidenziato in contesti storici e letterari.
Contrarietà: La logica del tradimento è opposta alla fedeltà, alla lealtà e all'onestà.
Il tradimento in amore è definito come:
"Infedeltà, atto di chi, essendo legato a qualcuno da un vincolo affettivo , lo inganna con altri sottolineando l'aspetto di infedeltà e di rottura della fiducia che caratterizza il tradimento in amore.

Risulta pertanto che Il tradimento sia conosciuto come eccezione negativa ,una violazione della fiducia e della lealtà.

- Violazione della fiducia: il tradimento implica una rottura della fiducia tra due o più persone, gruppi o istituzioni.
- Danno alle relazioni : il tradimento causa danni irreparabili alle relazioni personali e professionali.
- Perdita di credibilità: il tradimento porta a una perdita di credibilità e di reputazione per l'autore del tradimento.
Manca un capitolo che deriva dalla politica ed è spesso etichettato come "volta gabbana" alcuni lo fanno derivare dal nome del famoso stilista italiano,ma è un falso conclamato ,mentre deriva da "gabbana" (o gabbano), un antico tipo di cappotto lungo e largo di origine araba (dall'arabo qabā), indossato dai soldati che , per cambiare fazione senza essere riconosciuti, voltavano il loro gabbano (che era spesso double-face o indossabile al rovescio) per mostrare un colore o un aspetto diverso.
Significato Metaforico: "Voltarsi la gabbana" è diventato sinonimo di tradimento o voltafaccia, simile all'espressione "voltare casacca".


La parola sottolinea l'accezione negativa di chi cambia partito o idea a seconda della convenienza personale, "cambiando abito" per saltare sul carro dei vincitori.
In questo contesto si riferisce a una persona che cambia bandiera o partito politico, spesso per interesse personale o per convenienza ed è visto come un atto di opportunismo o di cinismo.
( ph il Bacio di Giuda Ca****la degli Scrovegni , Giotto)

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