Anpi Rado Zuccon - Uggiate Trevano -

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Anpi Rado Zuccon - Uggiate Trevano - Pagina della sezione ANPI "Rado Zuccon" di Uggiate-Trevano

L’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, con i suoi oltre 100.000 iscritti, è tra le più grandi associazioni combattentistiche presenti e attive oggi nel Paese. Fu costituita il 6 giugno 1944, a Roma, dal CLN del Centro Italia, mentre il Nord era ancora sotto l’occupazione nazifascista. Il 5 aprile del 1945, con il decreto luogotenenziale n. 224, le veniva conferita la qualifica di Ente morale che la dotava di personalità giuridica, promuovendola di fatto come associazione ufficiale dei partigiani.

07/10/2026

La guerra si può raccontare anche a teatro.
Domenica 11 ottobre alle 16.00 arriva a Olgiate Comasco “C’era una volta la guerra”, lo spettacolo de Il Teatro di Emergency con Mario Spallino, scritto e diretto da Patrizia Pasqui.
Un racconto teatrale che attraversa guerre di ieri e di oggi e ci porta dentro le loro conseguenze, lontano dai numeri e dalle cronache, attraverso le storie delle persone che le vivono.
Lo spettacolo si inserisce nel programma di iniziative che accompagna la mostra “La guerra e i diritti negati”, ospitata al Centro Congressi Medioevo dall’8 al 15 ottobre.
📅 Domenica 11 ottobre – ore 16.00
📍 Auditorium – Centro Congressi Medioevo
Via Lucini 4, Olgiate Comasco
🎟 Ingresso libero
In collaborazione con l’Università degli Adulti e con Emergency - Como

29/09/2026
29/09/2026

Avete presente il film Naza? Il film che documenta gli orrori sistematici dell’esercito israeliano a Gaza, recentemente premiato e celebrato alla mostra del cinema di Venezia.

Ebbene, la notizia è che la visione di questo film sarà libera e gratuita per tutti “a tempo indeterminato”.

Lo ha annunciato uno dei due registi, Yuval Abraham.

In pratica, dopo il passaggio al cinema (per soli tre giorni in Italia dal 28 al 30 settembre), il film sarà disponibile gratuitamente online senza limiti di tempo sul sito del “Guardian”.

“Data l’importanza della questione, io e Rachel Szor (l’altra regista del film), insieme al Guardian abbiamo deciso di rendere il film disponibile online gratuitamente a tempo indeterminato.
Crediamo che negare un crimine fa sì che questo possa essere perpetrato, e per questo è importante che nel nostro Paese quante più persone vedano questo film”.

Li hanno accusati di essere “traditori della patria”, di “lucrare sulla denigrazione del proprio Paese.

Loro hanno risposto così:

“Criticare il proprio Paese non è tradimento, è un dovere di ogni cittadino il cui governo commette crimini sapere, e di ogni militare che ne è stato testimone raccontare”.

Anche per questo hanno deciso di rendere il film patrimonio pubblico e accessibile a chiunque in qualsiasi momento.

L’augurio è che questo film arrivi a quante più persone possibili, perché sappiano.

E che arrivi soprattutto agli israeliani, perché agiscano.

28/09/2026

Riporto il discorso di Pedro Sanchez, presidente della Spagna, all’ Onu, ritenendo alcuni passaggi di grande interesse.

Presidente, signore e signori, salgo su questa tribuna con un solo obiettivo: difendere ciò che molti stanno cercando di distruggere.

Vengo a rivendicare i principi e le ambizioni che ispirarono la nascita di questa organizzazione ottantuno anni fa. Principi e ambizioni che diversi governi qui presenti disprezzano o intendono smantellare.
La maggior parte di noi credeva in quella promessa comune. Perché eravamo convinti che la pace, la sostenibilità e le pari opportunità non fossero posizioni ideologiche, ma parte integrante del futuro dell’umanità.
Oggi, però, queste idee non vengono soltanto messe in discussione. Vengono attaccate da attori politici, da governi che vogliono riportarci a un passato oscuro. E non serve indicarli: sappiamo tutti chi sono e qual è il loro modus operandi.
Prima mettono in discussione le regole. Poi le violano, sapendo peraltro che nessuno avrà il coraggio di chiedergliene conto.
Tagliano i loro contributi agli organismi multilaterali come questo. Prendono di mira i loro leader e i loro funzionari, ne bloccano la capacità d’azione, per poi descriverci come enti inutili di cui si può fare a meno.
Il loro è quindi un tentativo di demolizione pianificato e coordinato, che ci viene presentato come inarrestabile, come necessario. Ma che in realtà va contro le correnti strutturali della storia e poggia su tre pilastri sbagliati. Il primo è l’egoismo: l’assurda convinzione che il mondo sia un gioco a somma zero, in cui il guadagno di qualcuno implica necessariamente la perdita di qualcun altro.
Il secondo è l’ignoranza: perché si disprezzano le evidenze scientifiche e si dà per scontato che esistano Paesi così potenti da poter abusare degli altri e da non aver bisogno di nessuno per prosperare. E il terzo, il peggiore di tutti a mio giudizio, è la crudeltà. Una crudeltà che ormai non si scompone più davanti alle costole di un bambino affamato o a un ospedale ridotto in macerie.
In questi otto anni ho visto queste forze egoiste, ignoranti e crudeli crescere. Ho visto come si toglievano la maschera e prendevano il potere in molti luoghi. E da lì le ho viste scatenare guerre illegali, massacrare civili innocenti. Le ho viste trattare milioni di esseri umani come se fossero bestiame e ritirare gli aiuti a chi più soffre la povertà e la malattia.
Le ho viste inquinare l’atmosfera e anche l’oceano, come se fossero di loro proprietà. E cospirare per distruggere questa organizzazione e tutto ciò che rappresenta. Dico tutto questo perché essere testimone di queste cose ha trasformato il mio modo di comprendere il mondo. Ma non mi ha fatto perdere la speranza. Perché in questi otto anni ho visto anche cose meravigliose che mi fanno continuare ad avere fiducia nell’umanità.
Ho visto, per esempio, milioni di persone mobilitarsi in difesa della natura, della pace, dei diritti civili. Ho visto migliaia di attivisti e di servitori pubblici affrontare i poteri delle élite, sapendo di mettere a rischio la propria carriera e persino la propria vita. Ho visto scienziati raggiungere traguardi che credevamo impossibili e molti governi fare la cosa giusta: scommettere sulla cooperazione, sulla giustizia sociale, sulla sostenibilità ambientale.
Certo, io stesso ho segnalato in diverse occasioni le contraddizioni e le carenze di questo organismo. Ma con la stessa convinzione devo denunciare che la maggior parte delle voci che oggi si ostinano a criticare il sistema delle Nazioni Unite non ne stanno descrivendo i fallimenti: stanno cercando di provocarne il fallimento. Negli ultimi otto anni il mio Paese si è opposto a tutte le guerre di aggressione, ovunque siano scoppiate.
Ci siamo rifiutati di portare la nostra spesa militare al cinque per cento del prodotto interno lordo. E abbiamo fatto tutto ciò che era in nostro potere per contrastare le pressioni contrarie alla Carta delle Nazioni Unite: sanzionando gli aggressori russi, imponendo un embargo sulle armi al governo di Netanyahu in Israele, impedendo che il nostro territorio venisse usato per schierare una coalizione contraria alla legalità internazionale e condannando senza ambiguità il genocidio che Netanyahu continua a perpetrare a Gaza.
Abbiamo anche mobilitato risorse per fare di più. E di fronte alla manovra che ha tagliato quasi un terzo degli aiuti mondiali allo sviluppo in appena due anni, la Spagna ha raddoppiato il suo investimento nella cooperazione e ha aumentato il proprio contributo ai sistemi multilaterali di nientemeno che il 60%. E lo abbiamo fatto restando sempre fedeli ai nostri principi.
Anche in momenti difficili come quello che sta vivendo la città sp****la di Ceuta, dove disuguaglianza, disperazione e disinformazione hanno alimentato una delle crisi di migrazione irregolare più gravi degli ultimi anni. So che in momenti come questi la tentazione è scegliere la scorciatoia, cedere alla paura, trasformare il migrante in un nemico e violare la legalità.
Ma il mio Paese, la Spagna, non lo farà. E ovviamente non lo farà nemmeno una città sp****la come Ceuta. Perché i suoi cittadini stanno dimostrando che si può affrontare una crisi senza rinunciare alla decenza, mantenendo la legalità e rispettando i diritti umani. E ne usciremo più forti proprio per questo.
Perché la Spagna non sceglie la strada più facile: sceglie sempre la strada più giusta.
E voglio anche riconoscere che il mondo lo sa.
E le forze reazionarie che vogliono distruggere questo ordine multilaterale non smettono di attaccarci per questo. Vogliono che dimentichiamo, vogliono che finiamo per credere che gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile siano cause p***e, che difendere il bene comune sia ingenuo, che cooperare sia un segno di debolezza.
Ebbene, io sono qui, salgo su questa tribuna per dire loro forte e chiaro che si sbagliano e che non staremo zitti. Che noi spagnoli non faremo un passo indietro. Che non smetteremo di credere che l’umanità possa continuare a progredire e che, tutti e tutte insieme, possiamo costruire un mondo migliore. E non lo faremo perché dobbiamo rispondere ai nostri figli e alle nostre figlie, ai loro sogni.
Perché sappiamo che tra qualche anno quelle generazioni future guarderanno indietro, studieranno questo decennio decisivo nella storia delle Nazioni Unite e ci chiederanno quale ruolo abbiamo avuto ciascuno di noi. Ci chiederanno, giustamente: che cosa avete fatto quando alcuni Paesi hanno cominciato a infrangere le regole e altri hanno deciso di chiudere un occhio?
Ci chiederanno: che cosa avete fatto quando difendere ciò in cui credevate ha cominciato a costare caro? E quando accadrà, vogliamo poter dire loro che non abbiamo smesso di lottare. Che noi no. Vogliamo poter dire loro che ci abbiamo rimesso la pelle per lasciargli un mondo più pacifico, più sostenibile e, sì, più giusto. È questo che speriamo di potergli dire. Ed è questo l’impegno che voglio lasciare su questa tribuna. Non a nome mio, ma a nome del Paese che rappresento: la Spagna. Molte grazie.

24/09/2026
01/08/2026

La Spagna di Pedro Sánchez ha dato una risposta durissima al ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani e a Giorgia Meloni per le sconcertanti dichiarazioni con cui Tajani ha evocato e invocato la sospensione di Schengen.

Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, ha convocato ufficialmente l’ambasciatore italiano e ha replicato con una nota ufficiale di inaudita fermezza alle accuse del governo e del suo omologo italiano:

"Questo messaggio è indegno del ministro degli Esteri di un Paese partner e amico da cui ci aspettiamo solidarietà europea e non demagogia partitica. I fatti di oggi hanno a che fare con una sentenza, niente a che vedere con ciò che dice il tweet.
Ho convocato domani (oggi, nda) l'ambasciatore italiano".

Non solo.

Il governo spagnolo ha anche smentito definitivamente la bufala secondo cui quello che è successo a Ceuta sia la conseguenza della regolarizzazione di 500.000 migranti voluta da Sánchez, chiarendo che si tratta della conseguenza della sentenza della Corte suprema sui respingimenti immediati.

“È falso che chiunque abbia attraversato il confine negli ultimi giorni possa beneficiare di questa procedura, poiché richiede condizioni molto specifiche, come dimostrare la residenza in Spagna prima del 1° gennaio 2026 e aver risieduto in Spagna per cinque mesi consecutivi al momento della domanda.“

Fine.

Il governo Meloni è riuscito a trasformare una questione tutta sp****la in una crisi diplomatica, un boomerang politico e una figuraccia - l’ennesima - a livello internazionale.

Siamo nelle mani del peggior ministro degli Esteri della storia recente e della peggior destra mai avuta nella storia repubblicana.

E hanno fatto benissimo Sànchez e Albares a ricordarglielo.

Sperando che se lo ricordino, e glielo ricordino, anche gli italiani. Prima o poi.

31/07/2026

“Si scopre che dal marzo 2026, all’insaputa degli italiani e del Parlamento e persino delle sue Commissioni, un contingente militare della nostra aeronautica è presente ed operativo con armamenti e aerei della Difesa italiana a supporto delle Forze Armate di Arabia Saudita, oltre che di Kuwait e Bahrein. Considerando anche che l’Arabia Saudita è entrata ufficialmente in guerra contro l’Iran, è legittimo immaginare che la missione italiana non sia di peacekeeping ma di guerra.
Mi pare che tale missione contrasti con l’articolo 11 della Costituzione e collochi di fatto l’Italia come Paese belligerante nel conflitto mediorientale. Si aggiunga che a giugno il governo italiano ha ammesso di aver concesso l’uso logistico delle basi sul territorio nazionale all’aviazione statunitense per azioni di attacco all’Iran. È in discussione la sicurezza nazionale, perché tutto ciò espone drammaticamente il nostro Paese ad azioni di ritorsione da parte di Teheran. Per questo chiedo che il governo, in attesa di un confronto parlamentare, sospenda qualsiasi attività del contingente militare italiano in quelle zone”.

✍️ Gianfranco Pagliarulo
Presidente nazionale ANPI

Indirizzo

Uggiate
22029

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