01/10/2026
Perché il Pride?
La mia casa da giorni si sta riempiendo di oggetti che mai avrei pensato di vedere stipati nel mio salotto accanto alle foto di famiglia, alle piante e davanti agli occhi increduli e incuriositi dei gatti e del cane.
Un generatore nuovo di zecca padroneggia la scena, borbotta e non ne vuole sapere di partire.
Mi toccherà chiedere aiuto a un esperto.
Accanto a lui metri di tulle colorato, due casse per la musica, cavi, cavetti e prolunghe.
Tavoli, sedie e una panca danno l’idea di una imminente partenza per un pic-nic di fine estate.
Quando le mie figlie erano piccole mi capitava di preparare gonfiabili e sdraiette per le giornate al mare.
Sognavo il tempo in cui, ormai cresciute le bambine, avrei avuto la casa in ordine e la vita rilassata.
Poi è arrivato il Pride.
Mi sforzo di ricordare quando ho incontrato per la prima volta questa parola, certo conoscevo la sua traduzione dall’inglese: “orgoglio”, ma non il suo il significato profondo.
Ignoravo la storia dei moti di Stonewall e la loro diffusione nel mondo.
Ancora non sapevo che il flusso di quel movimento q***r avrebbe travolto e compreso anche me e la mia famiglia.
Il mio primo Pride l’ho vissuto nella mia città qualche mese prima che mia figlia facesse coming out.
Ricordo ancora le parole di mio marito: “Se tu vuoi andare a quella carnevalata vai pure ma non portare le bambine a vedere uomini nudi che ballano”.
Non ho mai permesso ai pregiudizi di condizionarmi.
“Andiamo e casomai torniamo a casa”.
Nel pomeriggio un branco composto da me e le nostre figlie camminava curioso per le vie colorate di una Udine in festa seguite a poca distanza da un brontolone che sarebbe dovuto intervenire per difenderci in caso di bisogno.
Nessun aggressore all’orizzonte e nemmeno uomini nudi che ballano, l’unica stranezza è stata vedere mio marito trascinato a suonare con un gruppo di amici che avevano formato il Brass Pride.
Non ha mai ammesso, anche se ci sono foto a testimonianza, che si è divertito più di noi.
Una giornata in famiglia che ricordiamo ancora con piacere.
La prima di tante.
La vita e il destino mi hanno fatto fare l’upgrade.
Da spettatrice a parte del movimento.
Adesso per me il Pride è insieme una celebrazione e un atto di memoria per il coraggio di chi, agli albori degli anni ’70, ha partecipato ai moti di Stonewall, mettendo a rischio la propria vita per rivendicare dignità, visibilità e diritti.
Il Pride per me è l’abbraccio caloroso di una comunità che ha tanto bisogno di stare unita.
Ragazzi, ragazze e famiglie che in questi anni di attivismo ho visto sbocciare e rifiorire.
Sono le mie figlie e mia madre, che dal carro dispensano sorrisi e strette di mano a chi non ha la fortuna di avere una famiglia accanto.
Sono i miei compagni e compagne di viaggio.
Genitori resistenti che hanno imparato ad amare senza condizioni quei figli e figlie che non hanno bisogno di essere “aggiustati” ma ascoltati, accolti e amati nella loro unicità.
Il generatore è finalmente partito, mancava l’olio.
Un caro amico è venuto in mio soccorso e adesso è tutto pronto per la parata.
La mia casa è sottosopra, proprio come le emozioni che precedono una grande festa.
Sognavo il tempo in cui avrei avuto la casa in ordine e la vita rilassata ma dovrò aspettare... tutta colpa del Pride.
Anna
I genitori Agedo vi aspettano sabato a Udine ( parco Moretti) dalle 10 del mattino e dalle 15.00 alla parata.
***r