Agedo Udine

Agedo Udine Associazione costituita da genitori, parenti, amici e sostenitori di persone appartenenti alla comunità LGBTQ+

17/05/2026

Agedo Udine in piazza a Trieste nella giornata contro l’omolesbobitransfobia assieme alle associazioni Lgbtqia+ della regione.

14/05/2026

Veglia di preghiera per il superamento dell’omolesbobitransfobia.
Atei e cattolici assieme.
Due punti di vista per un obiettivo comune.
L’accoglienza.


C’è qualcosa di particolare nelle veglie.Le veglie non sono conferenze.
Non sono dibattiti.
Non sono luoghi dove si va per avere ragione.Sono spazi di ascolto.
Di silenzio.
Di verità.

E forse è per questo che essere qui, questa sera, per me ha un significato profondo.
Essere qui oggi per me è stupefacente.
Una atea sbattezzata non credente appartenente alla comunità LGBTQIA+ in
una comunità cattolica.

A uno sguardo superficiale potrebbe sembrare un errore ma a un occhio attento
Direi proprio di no.
E questa cosa, da sola, racconta già qualcosa di importante.
Racconta che gli esseri umani possono incontrarsi anche attraversando differenze profonde.
Racconta che ci si può riconoscere nella comune fragilità.
Racconta che la dignità di una persona viene prima di qualsiasi appartenenza.
Il titolo di questa veglia dice:
“Non temere, io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome.”
E io credo che molte persone LGBTQI+ abbiano desiderato, almeno una volta nella vita, di sentirsi chiamare così.
Per nome.
Non con un insulto.
Non con un’etichetta.
Non con il peso del giudizio.
Ma con la delicatezza con cui si chiamano le persone amate.
Perché c’è una stanchezza profonda nel dover sempre spiegare chi si è.
Nel sentirsi continuamente osservati.
Corretti.
Messi in discussione.

E c’è invece qualcosa che salva quando qualcuno ti guarda davvero.
Quando qualcuno smette di chiederti di essere diverso.
Quando qualcuno ti dice:
“Non avere paura.”
Io questa paura l’ho incontrata tante volte.
Come madre.
Come attivista.
Ma anche nella mia storia personale.
Quando un incidente stradale mi ha frantumato la vita strappandomi mio marito mi sono sentita persa.
Non mi sentivo più una persona, ma una vedova con tre figlie e nessun futuro.
Mi ha salvata l’abbraccio di una comunità che ora considero famiglia.
Una famiglia che legalmente non ha un nome ma che io amo chiamare la famiglia q***r.
Ragazzi e ragazze , uomini e donne che non mi hanno mai lasciata sola e per i quali ho deciso di
rimettermi in cammino . Loro sono stati e sono la mia forza.
Ho imparato che le vite vere raramente entrano dentro categorie semplici.
In questi anni di attivismo.
Ho incontrato ragazzi che tremavano prima di parlare ai propri genitori.
Madri che piangevano perché avevano paura per i loro figli.
Padri che non trovavano le parole, ma cercavano comunque di restare accanto.
E poi, lentamente, ho visto succedere qualcosa.
Ho visto l’amore diventare più forte della paura.
Ho visto persone rifiorire quando finalmente smettevano di nascondersi.
Quando potevano respirare.
Quando potevano dire:
“Questa sono io.”
“Questo sono io.”
Credo che nessuno possa vivere davvero senza essere riconosciuto.
E riconoscere una persona significa prima di tutto questo:
vederla.
Ascoltarla.
Chiamarla per nome.
Senza pretendere di cambiarla.
Senza costringerla a meritarsi dignità.
Senza trasformare la sua esistenza in un problema da discutere.
Forse una veglia serve proprio a questo.
A ricordarci che esistono ferite invisibili.
Che esistono solitudini silenziose.
Che esistono persone che hanno passato anni a pensare di essere sbagliate.
E allora stare qui, insieme, questa sera, ha un valore grande.
Perché dice che nessuno dovrebbe affrontare quella paura da solo.
Io non so parlare di fede.
Non sarebbe autentico.
Ma so riconoscere la cura.
La compassione.
La presenza umana quando si fa accoglienza vera.
E so che ogni volta che una persona viene accolta senza dover rinunciare a sé stessa, succede qual-cosa di profondamente umano.
Qualcosa che assomiglia alla pace.
Vorrei allora che da questa sera restasse soprattutto questo.
L’idea che ogni persona abbia diritto a vivere senza paura.
Senza vergogna.
Senza nascondersi.
E che ciascuno di noi possa essere, per qualcuno, una voce capace di dire:
“Non temere.”
Una presenza capace di restare.
Uno sguardo capace di riconoscere.
Un luogo dove sentirsi finalmente chiamati per nome.

Vi aspettiamo domenica 💪🏻
04/05/2026

Vi aspettiamo domenica 💪🏻

Agedo Udine ha firmato il manifesto dell’FVG Pride .Invitiamo anche i singoli ad accedere al sito dove è possibile firma...
30/04/2026

Agedo Udine ha firmato il manifesto dell’FVG Pride .
Invitiamo anche i singoli ad accedere al sito dove è possibile firmare individualmente.
Un gesto importante che chiediamo di condividere e diffondere.

FVG Pride 2026 non è solo un evento, è un percorso politico e culturale che attraversa la nostra regione dalle montagne al mare. Ogni donazione, piccola o grande, ci permette di garantire accessibilità e visibilità a chi non ne ha.

Passeggiando per Udine in questi giorni in cui il vento della polemica ha fatto sventolare diverse bandiere mi sono chie...
28/04/2026

Passeggiando per Udine in questi giorni in cui il vento della polemica ha fatto sventolare diverse bandiere mi sono chiesta cosa avrebbe pensato mio nonno,alpino classe 1916.
Lui l’ANA l’aveva vista nascere e fino alla morte ha fatto parte attiva del corpo degli Alpini.
Dalla guerra in Albania era rientrato mutilato ma questa condizione non gli aveva impedito di essere in prima linea durante il terremoto del ‘76
per estrarre i corpi dalle macerie e successivamente per aiutare a ricostruire la
sua terra ferita.
La domenica mattina, a casa di mio nonno, si ripeteva un rituale al quale amavo prendere parte.
Le donne andavano a messa e gli uomini, tutti alpini, si ritrovavano in taverna a bere vino rosso e mangiare pane e salame.
Qualche dito di vino lo allungavano anche a me: ”non dire niente a tua madre,
un goccio fa’ buon sangue”.
Io passavo di braccio in braccio e ascoltavo i loro racconti ammaliata e curiosa.
Ero innamorata di quel nonno che mi portava alle manifestazioni del 25 aprile, mi parlava dei partigiani e di quanto fosse importante per lui mettersi a disposizione della comunità in modo che nessuno si sentisse escluso.
Mi piace pensare sia stato proprio lui a trasmettermi sottopelle la voglia di fare
attivismo.
Di prendere parte.
Di schierarmi.
Curioso che l’idea di far nascere una associazione di parenti e sostenitori delle
persona facenti parte della comunità LGBTQIA+ sia nata proprio durante delle riunioni tenutesi proprio in quella taverna.
Cosa penserebbe mio nonno di un corpo degli alpini che dichiara:
"o noi o loro"?
Un gruppo di penne nere che discrimina e ridicolizza una manifestazione per i diritti?
A queste domande non voglio impegnarmi a dare una risposta che in fondo conosco bene.
Preferisco immaginare mio nonno che dialoga con la mia prima figlia che purtroppo non ha conosciuto.
Le chiederebbe cosa vuol dire la parola lesbica.
Le direbbe che non importa se ama una donna,l’amore è amore senza distinzioni.
Di certo sarebbe fiero del suo coming out e si dispiacerebbe per le difficoltà che ha incontrato e che incontrano i ragazzi e le ragazze della comunità sia nell’ambiente lavorativo che in famiglia.
“o noi o loro”
Credo che questa frase lo farebbe soffrire perché di certo non avrebbe rappresentato il suo pensiero.
Ammirerebbe la correttezza dimostrata dagli organizzatori del FVG Pride.
Non un passo indietro ma un passo in avanti.
Testa alta e sguardo verso un futuro in cui tutti e tutte hanno diritto al proprio posto senza imposizioni.
In casa mia trovano spazio il cappello con la penna nera e la bandiera del Pride.
Pride significa orgoglio.
Trovo che fra i due, a guardarli bene, non ci sia proprio nessuna differenza.

In onore di mio nonno Luigi.
Partigiano, Alpino e attivista
Anna

14/03/2026

ADOZIONI INTERNAZIONALI PER COPPIE UNITE CIVILMENTE: SI VA IN CORTE COSTITUZIONALE!

Con ordinanza pubblicata ieri il Tribunale per i minorenni di Venezia ha chiesto alla Corte costituzionale di eliminare il divieto per le coppie unite civilmente di accedere all'adozione internazionale, ossia di bambini e di bambine di uno Stato estero.

L’ordinanza è l’occasione per superare un’odiosa e ingiustificata discriminazione ed è la giusta conseguenza della sentenza n. 33/2025 con cui la Corte costituzionale ha aperto l’adozione internazionale alle persone single.

Se una persona single può adottare, non vi è ragione per negare tale diritto alla coppia unita civilmente.
L’avvocata Valentina Pizzol, socia di Rete Lenford, dichiara: “è una bella soddisfazione e questo non è che il frutto di anni di battaglie promosse da tutti e tutte noi per ottenere il riconoscimento di diritti ancora negati. Condivido in particolare questa gioia con l’avvocata Eleonora Biondo che insieme a me ha assistito la coppia credendo fortemente nella causa”.

05/02/2026

La sentenza del Tribunale di Trieste è dello scorso 5 dicembre: è la prima volta che l’accertamento viene promosso nei confronti di una persona defunta

29/01/2026
«Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, ...
27/01/2026

«Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.”

26/01/2026

Indirizzo

Via Cividale 192
Udine
33100

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