CeVI Centro di Volontariato Internazionale

CeVI Centro di Volontariato Internazionale CeVI Centro di Volontariato Internazionale è un'organizzazione della società civile nata a Udine nel 1984.

Fondata sull'associazionismo e il volontariato, opera nei settori della cooperazione internazionale, dell'educazione e formazione. CeVI Centro di Volontariato Internazionale è una ONG nata a Udine nel 1984. Opera nei settori della cooperazione internazionale, dell'educazione e formazione.

19/06/2026

RICHIEDENTI ASILO IN UN "LIMBO" AMMINISTRATIVO:
Ospiti in Arrivo e altre venti associazioni, tra le quali il Centro "Balducci", denunciano la violazione del diritto d’asilo

Si è svolta nella mattinata di ieri, giovedì 18 giugno, presso il Centro “Balducci” di Zugliano, la conferenza stampa promossa dall’équipe di strada dell’Associazione Ospiti in Arrivo per presentare il report “Limbo”, un’indagine sottoscritta da venti realtà associative e del Terzo Settore del Friuli Venezia Giulia impegnate nella tutela dei diritti umani, dell’accoglienza e della solidarietà (in calce alla presente l'elenco).
La scelta del Centro Balducci come luogo della presentazione non è stata casuale. Da sempre impegnato nell’accoglienza di persone in fuga da guerre, persecuzioni e violazioni dei diritti fondamentali, il Centro rappresenta un punto di riferimento per quanti credono che la dignità umana debba essere garantita a tutti, senza distinzioni. Un impegno che trova particolare significato in un tempo storico segnato da profonde contraddizioni, nel quale – è stato ricordato durante l’incontro – i diritti umani rischiano sempre più spesso di essere riconosciuti solo ad alcuni e negati ad altri. È stata richiamata in questo senso una celebre affermazione di Gino Strada: «O i diritti sono di tutti, altrimenti chiamateli privilegi». Non a caso il prossimo convegno annuale del Centro “Balducci” sarà dedicato al tema “The Right to Have Rights”, il diritto di avere diritti.
Il rapporto presentato nasce da un monitoraggio condotto a partire dallo scorso gennaio dai volontari di Ospiti in Arrivo davanti agli sportelli dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Udine. Oltre 450 persone sono state osservate e intervistate durante l’attesa per la formalizzazione della domanda di protezione internazionale. Il quadro emerso è stato definito dagli estensori del report «allarmante» e mette in luce ostacoli che, di fatto, rendono estremamente difficile l’accesso a un diritto riconosciuto dalla normativa nazionale ed europea.
Le persone che si presentano per chiedere asilo, infatti, sono costrette ad affrontare attese che spesso superano i dieci giorni e che in numerosi casi arrivano oltre le tre settimane. Tempi che contrastano apertamente con quanto previsto dalla normativa, la quale stabilisce che la registrazione della domanda debba avvenire entro tre giorni lavorativi, salvo casi eccezionali che possono estendere il termine fino a dieci giorni.
Le code davanti alla Questura sono cresciute progressivamente negli ultimi mesi e oggi coinvolgono abitualmente tra le trenta e le sessanta persone per volta. La maggior parte proviene dall’Afghanistan, un Paese la cui situazione politica e sociale rende particolarmente evidente la necessità di garantire l’accesso alle procedure di protezione internazionale.
Secondo quanto documentato nel report, il primo accesso agli uffici spesso non produce alcun risultato concreto. In molti casi serve soltanto per ottenere un successivo appuntamento destinato alla rilevazione delle impronte digitali, fissato anche a distanza di settimane o mesi. Nel frattempo il richiedente rimane privo di qualsiasi documento che certifichi formalmente la sua presenza e l’avvio della procedura. Una situazione che genera incertezza e precarietà, aggravata dall’assenza di criteri trasparenti nella gestione delle attese. Non sempre, infatti, viene rispettato l’ordine di arrivo e talvolta viene data priorità a chi possiede un documento di identità, nonostante questo non rappresenti un requisito necessario per la richiesta di protezione internazionale.
A rendere ancora più difficile la situazione contribuiscono la mancanza di strutture adeguate a ripararsi dalle intemperie e l’assenza di un servizio stabile di mediazione linguistica e culturale. Molti richiedenti asilo, che non conoscono l’italiano, faticano a comprendere le indicazioni ricevute e a orientarsi nelle procedure.
Le conseguenze di questi ritardi si ripercuotono innanzitutto sulle persone coinvolte. Fino alla registrazione della domanda, infatti, non è possibile accedere ai percorsi di accoglienza istituzionale. Molti richiedenti sono quindi costretti a trascorrere giorni o settimane dormendo nei parchi pubblici, nei sottopassaggi o in altri luoghi di fortuna. Una condizione che le associazioni definiscono senza esitazioni «inumana e degradante», capace di produrre gravi effetti sul piano fisico e psicologico. Alle difficoltà abitative si aggiungono quelle sanitarie, poiché l’assenza di una sistemazione stabile rende più complesso anche l’accesso alle cure.
Il fenomeno produce ricadute significative anche sulla collettività. La presenza di persone costrette a vivere in strada alimenta comprensibili sentimenti di disagio e insicurezza, mentre le organizzazioni di volontariato si trovano a sostenere un carico sempre maggiore di richieste con risorse limitate. Associazioni, gruppi di solidarietà e operatori sanitari suppliscono quotidianamente alle carenze del sistema istituzionale, offrendo cibo, assistenza medica, orientamento e sostegno.
Particolarmente preoccupante è la situazione dei minori stranieri non accompagnati. Anche per loro si registrano ritardi nel rilascio dei documenti necessari all’accesso ai servizi, con conseguenze che incidono direttamente sulla possibilità di ottenere la tessera sanitaria, frequentare la scuola e avviare un percorso di integrazione. Il rischio denunciato dagli operatori è che questi ragazzi possano ritrovarsi improvvisamente esclusi dalle tutele previste al raggiungimento della maggiore età.
Durante la conferenza è stato più volte sottolineato come non si tratti di semplici inefficienze burocratiche. Secondo le associazioni firmatarie, ci si trova di fronte a una vera e propria disfunzione sistemica che finisce per ostacolare l’esercizio di un diritto fondamentale. La spiegazione della carenza di personale, pur reale, non viene ritenuta sufficiente a giustificare una situazione che si protrae da tempo. A sostegno di questa lettura sono stati richiamati i precedenti delle Questure di Venezia e Vicenza, dove analoghe criticità sono state riconosciute dalla giustizia amministrativa a seguito di una class action che ha imposto la riorganizzazione del servizio.
Le associazioni hanno inoltre espresso preoccupazione per alcune dichiarazioni istituzionali che sembrano considerare la lunghezza delle procedure come uno strumento di deterrenza nei confronti delle persone migranti. Allo stesso tempo è stato osservato come le soluzioni annunciate negli ultimi anni – dall’ampliamento degli uffici all’introduzione di nuovi sistemi di prenotazione – non abbiano finora prodotto miglioramenti sostanziali, rischiando di limitarsi a rendere meno visibile il problema senza risolverlo.
L’obiettivo del report, hanno precisato i promotori, non è alimentare polemiche ma richiamare l’attenzione delle istituzioni su una situazione che richiede interventi urgenti. La richiesta rivolta alla Questura di Udine è quella di garantire procedure efficienti e rispettose della legge, nell’interesse sia dei richiedenti asilo sia della comunità locale. Parallelamente è stato lanciato un appello alle associazioni affinché rafforzino il coordinamento reciproco e condividano dati, analisi e iniziative comuni.
Il rapporto verrà ora trasmesso alla Questura, agli organi di informazione, all’UNHCR e all’Agenzia dell’Unione Europea per l’Asilo. Qualora non si registrassero miglioramenti significativi, le organizzazioni promotrici non escludono il ricorso ad azioni legali analoghe a quelle già intraprese con successo in altre regioni.
Al di là degli aspetti amministrativi, il report “Limbo” pone una questione essenziale: il diritto d’asilo non può essere riconosciuto soltanto sulla carta. Se l’accesso alla procedura viene ostacolato o ritardato sistematicamente, il rischio è che un diritto fondamentale venga svuotato del suo significato concreto, lasciando centinaia di persone sospese in una terra di nessuno giuridica e umana che il titolo stesso del rapporto descrive efficacemente come un vero e proprio “limbo”.

Anpi Udine, Associazione ARUM, Associazione La Tela, Centro di Accoglienza Ernesto Balducci, Centro Raccolta Farmaci di Udine, CeVI Centro di Volontariato Internazionale, Cgil provinciale di Udine, Comitati per il Ritiro di Ogni Autonomia Differenziata, l’Unità della Repubblica e l’Uguaglianza dei Diritti, Comitato Pace Danilo Dolci - Trieste, Donne in Nero di Udine, Gruppo Immigrazione Salute Fvg, Legacoop FVG, Linea d'Ombra ODV, Libera Friuli Venezia Giulia, OIKOS ETS, Rete Radié Resch di Udine, Rete Solidale Pordenone, Salaam ragazzi dell'olivo Trieste, Time For Africa, UDI Unione Donne in Italia - Gradisca d'Isonzo

Ecco alcuni volti di chi ha reso questa giornata possibile. E il luogo che ci ha accolti: Chiusaforte, con la sua stazio...
18/06/2026

Ecco alcuni volti di chi ha reso questa giornata possibile. E il luogo che ci ha accolti: Chiusaforte, con la sua stazione e le montagne che da sempre vegliano su questa valle.

Orizzonti sostenibili: viaggio alla scoperta delle radici del Friuli, é stato finanziato dal Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia () con il patrocinio del Comune di Chiusaforte.

Anche il CeVI è stato audito dalla sesta commissione del Consiglio Regionale sui temi della politica regionale di cooper...
17/06/2026

Anche il CeVI è stato audito dalla sesta commissione del Consiglio Regionale sui temi della politica regionale di cooperazione e solidarietà internazionale, insieme ad altri importanti attori e colleghi presenti in regione.

Per questo crediamo in un'alleanza vera con la Regione: risorse adeguate, un ruolo di partner strategico nella cooperazione e nella solidarietà internazionale, e la possibilità di valorizzare davvero le competenze, l'esperienza, l'impegno e i valori che le associazioni del territorio mettono in campo da decenni.

Grazie al Rai FVG per l'attenzione dedicata al tema

In Commissione regionale le organizzazioni del territorio hanno chiesto un aumento dei fondi regionali e un maggiore impegno per attrarre risorse nazionali ed europee

📷💧 Tiliment: il fiume si raccontaDomenica la Stazione di Chiusaforte ha aperto le porte alla mostra fotografica di Eugen...
17/06/2026

📷💧 Tiliment: il fiume si racconta

Domenica la Stazione di Chiusaforte ha aperto le porte alla mostra fotografica di Eugenio Novajra (Eugenio Novajra).

Un pomeriggio di immagini, parole e paesaggio, per raccontare un fiume che è anche memoria di comunità.
I fiumi vanno ammirati, custoditi, ascoltati, rispettati: è anche questo lo sguardo che il progetto di Novajra ci regala.

🗓️ Visitabile fino a fine agosto
📍Stazione di Chiusaforte

L'inaugurazione della mostra è stata parte di Orizzonti Sostenibili, un evento realizzato grazie al finanziamento del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia ( ) con il patrocinio del Comune di Chiusaforte.

Domenica, dopo la passeggiata naturalistica, siamo stati accolti alla Stazione di Chiusaforte da un suono giovane e bald...
16/06/2026

Domenica, dopo la passeggiata naturalistica, siamo stati accolti alla Stazione di Chiusaforte da un suono giovane e baldo, ed era proprio il suono di Baldo e i Giovani!

Ecco qualche scatto per ricordare la gioia che ci hanno regalato.

Il concerto è stato parte di Orizzonti sostenibili: viaggio alla scoperta delle radici del Friuli, finanziato dal Consiglio regionale FVG con il patrocinio del Comune di Chiusaforte.

16/06/2026
"...Se siamo ancora cosa siamo stati,io sono lo stare di quell’uomo bagnato dalla pioggia,che portava in casa un odore d...
16/06/2026

"...Se siamo ancora cosa siamo stati,
io sono lo stare di quell’uomo bagnato dalla pioggia,
che portava in casa un odore di traversine e ghisa
e, qualche volta, la gola di Chiusaforte allagata dall’ombra
si raduna nei miei occhi da occidente a oriente, piano piano
a misura del passo del tramonto, bianco;
e anche se le voci del mondo si appuntiscono
e qualcosa divide l’ombra dall’ombra
meno solo mi pare di andare, premendo un piede
dopo l’altro, secondo la formula del luogo,
dal basso all’alto, seguendo una salita."

Ombre, Pierluigi Cappello.

Abbiamo ancora gli occhi pieni di bellezza e il cuore pieno di gratitudine per aver percorso Chiusaforte sulle tracce del poeta, accompagnati da Fabio Paolini e dalla cooperativa La Chiusa.

Grazie a loro abbiamo conosciuto i testimoni, non solo le persone -gli amici, i vicini di casa- ma anche gli spazi e i luoghi, quelli che l'hanno visto tornare a casa da scuola, ancora bambino, con la zia attenta a non farsi prendere sotto, quelli dove osservava la valle e le cascate, quelli che hanno ispirato le sue poesie.

Qui tutto parla di Pierluigi perché qui Pierluigi ha parlato di tutto, tutto contiene ancora il suo sguardo perché il suo sguardo sembra aver accarezzato ogni cosa, ogni persona, ogni luogo.

La camminata è stata parte di Orizzonti sostenibili: viaggio alla scoperta delle radici del Friuli, finanziato dal Consiglio regionale FVG con il patrocinio del Comune di Chiusaforte.

16/06/2026

L'acqua non è una merce. È un diritto umano, un bene comune che appartiene a tutti e tutte e che non può essere governato dalla logica del profitto.

La concessione del servizio idrico a Trieste scade nel 2027. Le decisioni si prendono adesso, e riguardano non solo le bollette ma il modello con cui una comunità sceglie di gestire una risorsa essenziale: chi decide, chi controlla, dove vanno i proventi. Se si sceglie la gara europea, il rischio è affidare infrastrutture strategiche a soggetti orientati al profitto per i prossimi decenni.

Il modello alternativo esiste già e gli strumenti normativi ci sono: un affidamento pubblico diretto, trasparente e democraticamente controllato. A Trieste l'acqua costa il 75% in più che a Udine, dove il servizio è gestito da una partecipata pubblica al 100%. Quello che serve è una decisione chiara da parte della Regione e del Comune di Trieste.

Il CeVI segue questa partita da vicino. Nel 2011 eravamo tra i promotori della campagna referendaria, quando 27 milioni di italiani votarono per l'acqua pubblica. Oggi, quindici anni dopo, continuiamo a chiedere che quella scelta venga rispettata.

Informati. Condividi. Chiedi alla politica di essere chiara e trasparente, proprio come l'acqua.

Indirizzo

Via Torino 77
Udine
33100

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00
Venerdì 09:00 - 13:00

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