11/06/2026
da www.Quotidiano Sanità 10 giugno 2026
ALZHEIMER, FIRMATO A ROMA IL CONSENSUS EUROPEO : DIAGNOSI PRECOCE E NUOVE TERAPIE AL CENTRO DELLA ROADMAP PER IL FUTURO DELLE CURE.
Alzheimer, firmato a Roma il consensus europeo: diagnosi precoce e nuove terapie al centro della roadmap per il futuro delle cure
Dodici Paesi europei hanno sottoscritto a Roma il documento finale di MindShift, iniziativa internazionale nata per accelerare la trasformazione della cura dell'Alzheimer. Il consensus individua cinque priorità condivise: diagnosi biologica precoce, accesso equo alle terapie innovative, rafforzamento dei sistemi sanitari, pianificazione di lungo periodo e maggiore coordinamento europeo
La ricerca sull’Alzheimer sta entrando in una fase nuova e l’Europa prova a costruire una strategia comune per accompagnare questo cambiamento. A Roma, al termine di MindShift – A cross-country mission to reshape Alzheimer’s Care, rappresentanti istituzionali, società scientifiche, associazioni di pazienti ed esperti provenienti da dodici Paesi europei hanno sottoscritto un documento di consensus che definisce le principali priorità per preparare i sistemi sanitari all’arrivo della diagnosi precoce e delle nuove terapie. Il documento individua cinque direttrici considerate strategiche: integrare la diagnosi biologica nella pratica clinica, allineare i modelli organizzativi e di rimborso per garantire un accesso equo e tempestivo alle terapie innovative, rafforzare la capacità dei sistemi sanitari, adottare una pianificazione di lungo periodo e consolidare il coordinamento tra i Paesi europei. Una roadmap che punta a colmare il divario ancora esistente tra i progressi della ricerca e la concreta possibilità per i pazienti di beneficiare delle innovazioni disponibili.
La popolazione invecchia e le diagnosi aumentano
La firma del consensus arriva in un momento particolarmente importante. In Europa convivono oggi con una forma di demenza circa 9 milioni di persone e il numero potrebbe superare i 14 milioni entro il 2050. In Italia, le persone affette da demenza sono oltre un milione, di cui circa il 60% con malattia di Alzheimer. Numeri destinati a crescere parallelamente all’invecchiamento della popolazione e a rendere sempre più urgente una riorganizzazione dei percorsi diagnostici e assistenziali. Ad aprire i lavori è stato un messaggio del Commissario europeo per la Salute e il benessere degli animali, Olivér Várhelyi, che ha sottolineato come l’Alzheimer rappresenti una delle principali sfide sanitarie del futuro e come la Commissione europea sia impegnata a sostenere ricerca, biotecnologie e accesso all’innovazione terapeutica per favorire la trasformazione dei progressi scientifici in opportunità concrete per i pazienti.
L’Alzheimer non è una malattia uguale per tutti
Alla base del cambiamento in corso c’è una nuova comprensione della malattia. “Negli ultimi decenni la ricerca ha dimostrato con grande chiarezza che la malattia di Alzheimer è una patologia del sistema nervoso centrale estremamente complessa. Ridurre la sua interpretazione a una singola via patogenetica significherebbe adottare una visione eccessivamente semplicistica di una realtà biologica molto più articolata”, spiega Monica Diluca, presidente eletta della Società Italiana di Farmacologia. Accanto all’amiloide e alla proteina tau, considerate per anni i principali bersagli della ricerca, emergono oggi numerosi altri meccanismi coinvolti nello sviluppo della malattia. “Ora sappiamo che l’Alzheimer coinvolge molteplici processi strettamente interconnessi. Dobbiamo considerare la disfunzione dei circuiti neuronali e sinaptici, che spesso rappresenta un segnale molto precoce della malattia, ma anche alterazioni di funzioni fisiologiche essenziali come il sonno e il metabolismo”. Per Diluca questa complessità rende inevitabile un approccio basato sulla medicina di precisione: “Le diverse vie patogenetiche possono presentarsi in modo diverso in ogni individuo, delineando specifici profili biologici. È proprio questa realtà che ci porta verso la medicina di precisione. Oggi la domanda non è più soltanto se una terapia innovativa funziona, ma per quali pazienti possa essere realmente efficace”. Una prospettiva che trova nuovi strumenti grazie ai biomarcatori e, in particolare, ai test ematici che promettono di anticipare la diagnosi e di individuare con maggiore precisione i pazienti che possono beneficiare delle nuove opzioni terapeutiche.
Dodici Paesi europei hanno sottoscritto a Roma il documento finale di MindShift, iniziativa internazionale nata per accelerare la trasformazione della cura dell'Alzheimer.