Gran Loggia Liberale d'Italia - GLLI

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Gran Loggia Liberale d'Italia - GLLI Sovranità delle Logge. Libertà di visita tra Comunioni. Zero compensi ai vertici. Zero burocrazia. Al centro, solo etica e percorso iniziatico.

ll percorso di crescita per un’umanità libera e consapevole

La Gran Loggia Liberale d’Italia è il punto di riferimento per chi intende intraprendere una ricerca iniziatica ed etica libera e non dogmatica. Garantisce una struttura senza burocrazia che restituisce sovranità alla Loggia e centralità alla persona. In un’epoca segnata da incertezze e minacce globali, la GLLI si distingue per la struttura decentralizzata che pone al centro la Persona e la Loggia in linea con la sua impostazione statutaria adogmatica e liberale. Offre un percorso fondato sulla consapevolezza etica che risponde alle urgenze del nostro tempo, in sintonia con la sensibilità e il linguaggio del terzo millennio. Nelle nostre Logge, donne e uomini scelgono di intraprendere un percorso iniziatico che li porta, trascendendo il proprio ego, alla conoscenza di Sé e alla formazione del proprio destino.
È un cammino che oggi, più che mai, ci esorta a “risvegliarci dal sonno meccanico dell’esistenza” per riscoprire la nostra vera natura e la libertà interiore.

♏ 𝗦𝗖𝗢𝗥𝗣𝗜𝗢𝗡𝗘 — 𝗟𝗔 𝗙𝗢𝗥𝗭𝗔 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗧𝗥𝗔𝗦𝗙𝗢𝗥𝗠𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘Nella fascia zodiacale che attraversa la volta dei nostri Templi, lo Scorpion...
28/10/2026

♏ 𝗦𝗖𝗢𝗥𝗣𝗜𝗢𝗡𝗘 — 𝗟𝗔 𝗙𝗢𝗥𝗭𝗔 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗧𝗥𝗔𝗦𝗙𝗢𝗥𝗠𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘

Nella fascia zodiacale che attraversa la volta dei nostri Templi, lo Scorpione ci richiama al confronto con le 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗼𝗻𝗱𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗻𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮 𝘂𝗺𝗮𝗻𝗮.

Oswald Wirth, in Le Livre du Maître, scrive:

«La masse aqueuse fermente. Les éléments de la construction vitale se dissocient, attirés vers de nouvelles combinaisons.»

La massa acquosa fermenta. Gli elementi della costruzione vitale si disgregano, attratti verso nuove combinazioni.

L'immagine è potente. Ciò che esiste non rimane necessariamente nella forma che conosciamo. Le strutture si allentano, gli equilibri si modificano, ciò che sembrava stabile entra in una fase di trasformazione.

Anche nell'uomo, il cambiamento autentico può cominciare quando le certezze vengono messe alla prova e le contraddizioni non possono più essere ignorate.

L'Iniziato comincia proprio da qui: guardare dentro di sé senza indulgenza, 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗲𝗿𝗲 𝗹𝗲 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗼 𝗺𝘂𝗼𝘃𝗼𝗻𝗼, interrogare le proprie intenzioni, distinguere la volontà dalla prevaricazione e comprendere ciò che deve essere trasformato.

Non si tratta di distruggere sé stessi, ma di riconoscere ciò che, dentro di noi, ha bisogno di essere compreso e migliorato. Ci sono pensieri, abitudini e impulsi che agiscono nell'ombra, condizionano le nostre scelte e influenzano il nostro rapporto con gli altri senza che ce ne rendiamo conto. Portarli alla luce è il primo passo per smettere di esserne prigionieri.

𝗡𝗼𝗻 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗱𝗶𝘀𝗴𝗿𝗲𝗴𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗳𝗶𝗻𝗲. Talvolta è la condizione perché nuove combinazioni diventino possibili.

Ma nessuna trasformazione è garantita dal simbolo. È il lavoro dell'uomo a darle un senso.

𝗤𝘂𝗮𝗹𝗶 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗻𝗼𝗶 𝗱𝗶𝗳𝗲𝗻𝗱𝗶𝗮𝗺𝗼 𝘀𝗼𝗹𝘁𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗽𝗮𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗶 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝗿𝗲?

💬 Condividete qui la vostra riflessione.



Un cordialissimo saluto ai nostri nuovi amici! Siamo felicissimi di avervi tra noi! Mario Catanzaro, Denisa Kola
28/10/2026

Un cordialissimo saluto ai nostri nuovi amici! Siamo felicissimi di avervi tra noi! Mario Catanzaro, Denisa Kola

𝗠𝗔𝗦𝗦𝗢𝗡𝗘𝗥𝗜𝗔 𝗘 𝗖𝗜𝗡𝗘𝗠𝗔: 𝗨𝗡 𝗦𝗘𝗖𝗢𝗟𝗢 𝗗𝗜 𝗜𝗠𝗠𝗔𝗚𝗜𝗡𝗜, 𝗣𝗢𝗖𝗛𝗘 𝗩𝗘𝗥𝗘Dal muto ai thriller di oggi, il cinema ha raccontato la Libera Mu...
23/10/2026

𝗠𝗔𝗦𝗦𝗢𝗡𝗘𝗥𝗜𝗔 𝗘 𝗖𝗜𝗡𝗘𝗠𝗔: 𝗨𝗡 𝗦𝗘𝗖𝗢𝗟𝗢 𝗗𝗜 𝗜𝗠𝗠𝗔𝗚𝗜𝗡𝗜, 𝗣𝗢𝗖𝗛𝗘 𝗩𝗘𝗥𝗘

Dal muto ai thriller di oggi, il cinema ha raccontato la Libera Muratoria in commedie, drammi e film di propaganda. Dopo oltre un secolo di pellicole, la sua immagine resta ferma a pochi stereotipi. Per noi è uno spunto: i film che seguono sono una nostra scelta, per raccontare come lo schermo ha guardato la Massoneria.

Quasi sempre, il cinema ci ha guardati dal buco della serratura.

𝗟𝗔 𝗠𝗜𝗡𝗔𝗖𝗖𝗜𝗔. Nel 𝟏𝟗𝟒𝟑, sotto l’occupazione tedesca della Francia, uscì 𝘍𝘰𝘳𝘤𝘦𝘴 𝘰𝘤𝘤𝘶𝘭𝘵𝘦𝘴 di Jean Mamy: la Libera Muratoria vi appariva come una congiura contro la nazione. Era propaganda, e contribuì ad alimentare il pregiudizio. L’ombra del complotto è sopravvissuta a quel contesto: 𝘍𝘳𝘰𝘮 𝘏𝘦𝘭𝘭 (𝟐𝟎𝟎𝟏), tratto dal romanzo a fumetti di Alan Moore, riprende l’ipotesi di una cospirazione massonica dietro i delitti di Jack lo Squartatore, formulata nel 𝟏𝟗𝟕𝟔 da Stephen Knight e mai ritenuta fondata dagli storici.

𝗜𝗟 𝗥𝗜𝗦𝗢. In 𝘜𝘯 𝘣𝘰𝘳𝘨𝘩𝘦𝘴𝘦 𝘱𝘪𝘤𝘤𝘰𝘭𝘰 𝘱𝘪𝘤𝘤𝘰𝘭𝘰 (𝟏𝟗𝟕𝟕), tratto da un romanzo di Vincenzo Cerami, Monicelli affida ad Alberto Sordi un impiegato che si avvicina alla Massoneria per favorire il figlio: la Loggia diventa lo specchio amaro dell’Italia delle raccomandazioni. Nel 𝟏𝟗𝟖𝟐 𝘈𝘵𝘵𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘢 𝘲𝘶𝘦𝘪 𝘗2 ridusse a farsa la vicenda della loggia di Gelli, che fu invece una realtà giudiziaria gravissima, sciolta per legge come associazione segreta (legge n. 𝟏𝟕 del 𝟏𝟗𝟖𝟐). Quella vicenda è estranea alla storia da cui discende la GLLI e non ci appartiene in alcun modo. Raccontare gli abusi di un’organizzazione non significa descrivere tutte le realtà che ne condividono il nome o la tradizione.

𝗜𝗟 𝗠𝗜𝗦𝗧𝗘𝗥𝗢. 𝘐𝘭 𝘊𝘰𝘥𝘪𝘤𝘦 𝘥𝘢 𝘝𝘪𝘯𝘤𝘪 (𝟐𝟎𝟎𝟔) ha portato al grande pubblico il fascino delle società segrete, anche se al centro c’è il Priorato di Sion e non la Massoneria. Lo stesso accade in 𝘈𝘯𝘨𝘦𝘭𝘪 𝘦 𝘥𝘦𝘮𝘰𝘯𝘪 (𝟐𝟎𝟎𝟗), dove la trama ruota attorno agli Illuminati: l’Ordine degli Illuminati di Baviera fu una società distinta, fondata nel 𝟏𝟕𝟕𝟔 e sciolta nel giro di un decennio, e il cinema l’ha spesso confuso con la Massoneria. Dan Brown è tornato direttamente sul tema con 𝘐𝘭 𝘴𝘪𝘮𝘣𝘰𝘭𝘰 𝘱𝘦𝘳𝘥𝘶𝘵𝘰 (romanzo del 𝟐𝟎𝟎𝟗, serie TV nel 𝟐𝟎𝟐𝟏); in 𝘐𝘭 𝘮𝘪𝘴𝘵𝘦𝘳𝘰 𝘥𝘦𝘪 𝘵𝘦𝘮𝘱𝘭𝘢𝘳𝘪 (𝟐𝟎𝟎𝟒) Nicolas Cage insegue un tesoro legato alla storia americana e alla Massoneria. In Italia 𝘝𝘪𝘵𝘳𝘪𝘰𝘭 (𝟐𝟎𝟏𝟐), di Francesco Afro De Falco, ha esplorato l’esoterismo napoletano e i misteri del principe di Sansevero.

Qui il simbolo diventa indizio, il rito enigma, la riservatezza promessa di una verità nascosta. Ma il V.I.T.R.I.O.L., 𝘝𝘪𝘴𝘪𝘵𝘢 𝘐𝘯𝘵𝘦𝘳𝘪𝘰𝘳𝘢 𝘛𝘦𝘳𝘳𝘢𝘦, 𝘙𝘦𝘤𝘵𝘪𝘧𝘪𝘤𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘐𝘯𝘷𝘦𝘯𝘪𝘦𝘴 𝘖𝘤𝘤𝘶𝘭𝘵𝘶𝘮 𝘓𝘢𝘱𝘪𝘥𝘦𝘮, indica anche un percorso di rettificazione interiore: la pietra nascosta si cerca prima di tutto dentro di sé.

𝗟𝗢 𝗦𝗚𝗨𝗔𝗥𝗗𝗢 𝗖𝗛𝗘 𝗥𝗜𝗖𝗢𝗡𝗢𝗦𝗖𝗘. Alcuni film si avvicinano di più alla dimensione simbolica. Nel 𝟏𝟗𝟕𝟓 Ingmar Bergman portò sullo schermo 𝘐𝘭 𝘧𝘭𝘢𝘶𝘵𝘰 𝘮𝘢𝘨𝘪𝘤𝘰 di Mozart, massone, opera ricca di richiami alla simbologia massonica: prove, conoscenza, disciplina, ricerca dell’equilibrio. Nello stesso anno John Huston diresse 𝘓’𝘶𝘰𝘮𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘷𝘰𝘭𝘭𝘦 𝘧𝘢𝘳𝘴𝘪 𝘳𝘦, da Rudyard Kipling, anch’egli massone. In una scena un personaggio restituisce un orologio rubato quando scopre che il proprietario è un Fratello: un gesto semplice, che dice il valore del vincolo fraterno.

𝗖𝗜𝗡𝗘𝗠𝗔, 𝗣𝗢𝗧𝗘𝗥𝗘 𝗘 𝗦𝗧𝗢𝗥𝗜𝗔. Nel novembre del 𝟏𝟗𝟐𝟓 due provvedimenti dello stesso mese mostrano lo stesso clima. Il 𝟓 novembre la L.U.C.E. diventò ente parastatale, rafforzando il ruolo dello Stato nella comunicazione cinematografica. Il 𝟐𝟔 novembre la legge n. 𝟐𝟎𝟐𝟗 sulle associazioni, applicata contro la Massoneria, ne segnò la repressione. Funzioni diverse, stessa direzione: il regime orientava le immagini e restringeva gli spazi di chi non rientrava nel proprio progetto. Le immagini non sono mai del tutto innocenti: una rappresentazione ripetuta trasforma un sospetto in convinzione e una caricatura in pregiudizio.

𝗟𝗢 𝗦𝗚𝗨𝗔𝗥𝗗𝗢 𝗗𝗔𝗟𝗟’𝗜𝗡𝗧𝗘𝗥𝗡𝗢. Nel 𝟐𝟎𝟏𝟕, per il tricentenario della Gran Loggia Unita d’Inghilterra, Sky trasmise 𝘐𝘯𝘴𝘪𝘥𝘦 𝘵𝘩𝘦 𝘍𝘳𝘦𝘦𝘮𝘢𝘴𝘰𝘯𝘴, cinque episodi girati con l’accesso ai lavori di quell’Obbedienza, in cui sono i Fratelli a parlare. È una realtà diversa dalla nostra, ma resta il tentativo di raccontare dall’interno ciò che di solito si osserva da fuori.

Una filmografia sistematica spetta a storici e critici. Chi conosce la Loggia dall’interno può contribuire, purché sappia distinguere testimonianza e ricostruzione, storia e leggenda, simbolo e spettacolarizzazione. La GLLI vuole partecipare a questo confronto con conoscenza, ricerca e libertà di interpretazione.

I lavori di Loggia restano fuori dalla portata di una cinepresa, perché l'esperienza diretta, partecipativa, è per sua natura incomunicabile a chi non li vive. La Massoneria si può invece raccontare in modo corretto: con precisione storiografica, con fonti attendibili, con metodo rigoroso, e con la giusta emozione. Oltre a ciò che il cinema ha mostrato di noi, conta ciò che per molto tempo ha lasciato fuori dall’inquadratura: la nostra storia, il nostro studio, le persone che li hanno portati avanti.

Lasciate il vostro commento e continuate a seguire 𝘓’𝘖𝘧𝘧𝘪𝘤𝘪𝘯𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘚𝘵𝘰𝘳𝘪𝘢, la rubrica della GLLI dedicata alla storia della Libera Muratoria e al modo in cui è stata raccontata.



LE REGOLE NON FANNO L'UOMO Ogni associazione degna di questo nome si fonda su regole e statuti che ne garantiscono il fu...
21/10/2026

LE REGOLE NON FANNO L'UOMO

Ogni associazione degna di questo nome si fonda su regole e statuti che ne garantiscono il funzionamento ordinato, la tutela dei membri e il rispetto degli impegni comuni.

La Libera Muratoria non fa eccezione. Nella GLLI, tuttavia, l'attenzione all'assetto istituzionale si accompagna a una precisa scelta di metodo: ridurre la burocrazia al minimo indispensabile, escludere prebende e compensi per i vertici e salvaguardare la sovranità e la libertà di ogni Loggia all'interno della Comunione.

Sono principi che definiscono un modello organizzativo. Ma c'è una questione ancora più profonda.

𝗟𝗲 𝗿𝗲𝗴𝗼𝗹𝗲 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗱𝗶𝘀𝗰𝗶𝗽𝗹𝗶𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶. 𝗡𝗼𝗻 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗮𝗿𝗮𝗻𝘁𝗶𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗿𝗲𝘁𝘁𝗶𝘁𝘂𝗱𝗶𝗻𝗲 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗶𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗰𝗵𝗶 𝗹𝗲 𝗼𝘀𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮.

Nessun codice rende un uomo o una donna "liberi e di buoni costumi" una brava persona. Nessuno statuto trasforma l'ambizione in servizio, l'interesse personale in solidarietà, il desiderio di potere nella capacità di ascoltare.

Una persona può rispettare formalmente ogni norma e tradirne, nello stesso tempo, lo spirito. Può conoscere alla perfezione le regole di un'istituzione senza averne compreso il senso.

È qui che assumono rilievo le qualificazioni iniziatiche e la selezione dei bussanti: non come garanzia di perfezione, che nessun essere umano può rivendicare, ma come attenzione alla disposizione morale, alla consapevolezza e alla concreta volontà di lavorare su sé stessi.

A questo proposito, il Tao Te Ching di Lao Tsu offre una riflessione di straordinaria attualità. Nel capitolo 57, nella traduzione di Attilio Andreini, leggiamo:

Piú leggi saranno emanate, piú cresceranno banditi e ladri».

(Laozi, Genesi del «Daodejing», a cura e traduzione di Attilio Andreini, Einaudi, 2004, cap. 57).

Non è un invito a rinunciare alle regole. È un monito contro l'illusione che la proliferazione delle norme possa correggere ciò che non è stato educato alla rettitudine.

Quando una comunità ha bisogno di moltiplicare continuamente divieti, controlli e sanzioni, dovrebbe interrogarsi anche sulle ragioni che rendono necessari tanti argini. La norma può contenere una deviazione, ma difficilmente può estirparne la radice.

𝗟𝗮 𝘀𝗼𝗹𝗶𝗱𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝗖𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝗼𝗻𝗲 come la nostra 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶 𝗺𝗶𝘀𝘂𝗿𝗮 𝘀𝗼𝗹𝘁𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗶𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝘀𝘂𝗼𝗶 𝘀𝘁𝗮𝘁𝘂𝘁𝗶, 𝗺𝗮 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗽𝗿𝗲𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗲 𝗹𝗶 𝘃𝗶𝘃𝗼𝗻𝗼.

La serietà impedisce di confondere la libertà con l'arbitrio. Il senno distingue la regola necessaria dal formalismo. Il beneficio orienta l'azione verso il bene comune. Il giubilo nasce dalla consapevolezza di appartenere a una comunità nella quale il lavoro di ciascuno contribuisce alla crescita di tutti.

Questi quattro principi non sono parole da esibire. Sono responsabilità da assumere.

Perché il Tempio non si costruisce moltiplicando le prescrizioni, ma formando uomini e donne capaci di comprendere perché una regola esiste, quale principio custodisce e quale responsabilità richiede.

𝗟𝗮 𝗱𝗼𝗺𝗮𝗻𝗱𝗮, 𝗮𝗹𝗹𝗼𝗿𝗮, 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘀𝗼𝗹𝘁𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗶 𝗿𝗲𝗴𝗼𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗯𝗯𝗮 𝗱𝗮𝗿𝘀𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝗖𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗻𝗶𝘇𝗶𝗮𝘁𝗶𝗰𝗮. 𝗘̀ 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝘂𝗺𝗮𝗻𝗮 𝗱𝗲𝗯𝗯𝗮 𝗰𝗼𝗹𝘁𝗶𝘃𝗮𝗿𝗲 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗿𝗲𝗴𝗼𝗹𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗶𝗻𝗼 𝗻𝗲𝗰𝗲𝘀𝘀𝗮𝗿𝗶𝗲 𝗮 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗼.



𝗟𝗔 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢-𝗜𝗡𝗜𝗭𝗜𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗘 𝗚𝗟𝗜 𝗘𝗥𝗥𝗢𝗥𝗜 𝗗𝗜 𝗣𝗥𝗢𝗦𝗣𝗘𝗧𝗧𝗜𝗩𝗔Nel luglio 1936, sulla rivista Le Voile d’Isis, René Guénon recensisce ...
16/10/2026

𝗟𝗔 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢-𝗜𝗡𝗜𝗭𝗜𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗘 𝗚𝗟𝗜 𝗘𝗥𝗥𝗢𝗥𝗜 𝗗𝗜 𝗣𝗥𝗢𝗦𝗣𝗘𝗧𝗧𝗜𝗩𝗔

Nel luglio 1936, sulla rivista Le Voile d’Isis, René Guénon recensisce La Guerre occulte di Emmanuel Malynski e Léon de Poncins, che spiegavano la crisi moderna attraverso l’azione occulta di gruppi determinati.

Guénon riconosce il valore della loro denuncia, ma critica la tendenza a ricondurre fenomeni complessi a un’unica regia. La ricerca di un colpevole preciso può infatti far trascurare le cause più profonde della crisi e alimentare accuse infondate contro comunità religiose, Massoneria, Gesuiti o altri gruppi.

𝗜𝗟 𝗖𝗢𝗡𝗖𝗘𝗧𝗧𝗢 𝗗𝗜 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢-𝗜𝗡𝗜𝗭𝗜𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘

In questo contesto va compreso il concetto di contro-iniziazione. Per Guénon non è semplicemente un’organizzazione politica o storica, ma la parodia e l’inversione dell’iniziazione autentica: sostituisce la realizzazione spirituale con la confusione, la sovversione dei principi e la contraffazione del sacro.

Essa non coincide con la modernità, il progresso tecnico o ogni forma di dissenso religioso, ma indica un’opposizione consapevole ai principi tradizionali, capace di usare simboli e linguaggi spirituali in forma rovesciata.

Il concetto può riferirsi alle diverse forme della Tradizione, orientali e occidentali, senza diventare un’accusa contro una sola religione o un solo popolo.

𝗠𝗔𝗦𝗦𝗢𝗡𝗘𝗥𝗜𝗔 𝗘 𝗧𝗘𝗢𝗥𝗜𝗘 𝗖𝗢𝗡𝗦𝗣𝗜𝗥𝗔𝗧𝗜𝗩𝗘

Anche la Massoneria non viene automaticamente presentata come il centro di una cospirazione. Guénon ne considera la trasformazione e la possibile perdita del carattere iniziatico originario, ma ogni interpretazione deve essere verificata sui testi: una deviazione storica o un’influenza politica non costituiscono, da sole, una prova di contro-iniziazione.

La crisi moderna, dunque, non può essere spiegata soltanto attraverso gruppi segreti e responsabili identificabili.

𝗟𝗔 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢-𝗜𝗡𝗜𝗭𝗜𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗘 𝗜𝗟 𝗥𝗜𝗚𝗢𝗥𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟’𝗜𝗡𝗧𝗘𝗥𝗣𝗥𝗘𝗧𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘

La contro-iniziazione è una categoria metafisica, non un’etichetta da applicare indiscriminatamente a eventi, istituzioni o popoli.

Occorre distinguere tra ciò che Guénon afferma direttamente, le interpretazioni successive e le applicazioni al presente, senza sostituire le prove con sospetti o collegamenti ipotetici.

𝗨𝗡𝗔 𝗥𝗜𝗙𝗟𝗘𝗦𝗦𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗦𝗨𝗟 𝗣𝗥𝗘𝗦𝗘𝗡𝗧𝗘

Nel nostro tempo, segnato dalla globalizzazione, dalla finanziarizzazione dell’economia e dall’influenza di poteri sovranazionali e apparati spesso percepiti come opachi, questa riflessione conserva attualità.

La trasformazione dei valori, la subordinazione della vita umana alle logiche del profitto e la diffusione di un pensiero nichilista possono essere lette come manifestazioni di un rovesciamento dell’ordine tradizionale.

Tuttavia, tali fenomeni non dimostrano l’esistenza di un unico «deep state» o di una regia occulta unitaria: invitano piuttosto a interrogarsi criticamente sulle forze culturali, economiche e spirituali che stanno modificando il volto del mondo.

𝗜 𝗣𝗥𝗜𝗡𝗖𝗜𝗣𝗜 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗚.𝗟.𝗟.𝗜.

Per questo è importante ribadire con chiarezza che nella Gran Loggia Liberale d’Italia non si parla né di politica né di religione.

La G.L.L.I. non è un partito, non è una confessione e non intende sostituirsi alle istituzioni politiche o alle comunità di fede. Il suo ambito è lo sviluppo umano, perseguito attraverso il lavoro iniziatico, la riflessione simbolica e la pratica dell’etica.

L’iniziazione non viene intesa come strumento di potere o come adesione a una dottrina religiosa, ma come percorso di consapevolezza, responsabilità e perfezionamento interiore, nel rispetto della libertà di coscienza di ogni individuo.

Se questo approfondimento ti è stato utile, scrivi il tuo commento, condividilo e seguici per altri contenuti dedicati alla storia, alla simbologia, all’iniziazione, all’etica e alla cultura massonica.

𝗙𝗢𝗡𝗧𝗘
René Guénon, recensione a Emmanuel Malynski e Léon de Poncins, La Guerre occulte, in Le Voile d’Isis, luglio 1936.



𝗞𝗔𝗟𝗜 𝗬𝗨𝗚𝗔L’età oscura e le ragioni per cui i Purāṇa parlano ancora al nostro tempoNella tradizione indiana, il tempo non...
14/10/2026

𝗞𝗔𝗟𝗜 𝗬𝗨𝗚𝗔
L’età oscura e le ragioni per cui i Purāṇa parlano ancora al nostro tempo

Nella tradizione indiana, il tempo non è una linea che procede sempre nella stessa direzione. È un ciclo, scandito da quattro grandi età: Satya Yuga, Treta Yuga, Dvapara Yuga e Kali Yuga.

Ognuna rappresenta una diversa condizione dell’umanità e del suo rapporto con il Dharma, il principio che regge l’ordine cosmico e orienta la condotta degli esseri umani.

Il Satya Yuga è l’età della verità, nella quale il Dharma si manifesta pienamente. Con il passare delle età, questo equilibrio si deteriora, fino al Kali Yuga, considerato il periodo in cui il senso della giustizia, della rettitudine e del dovere si indebolisce maggiormente.

𝗞𝗮𝗹𝗶 𝗬𝘂𝗴𝗮 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗱𝘂𝗻𝗾𝘂𝗲 𝗲𝘁𝗮̀ 𝗼𝘀𝗰𝘂𝗿𝗮. Non soltanto per i conflitti e le difficoltà che la caratterizzano, ma soprattutto per il modo in cui l’uomo finisce per perdere il senso di ciò che è giusto e di ciò che ha davvero valore.

𝗖𝗢𝗦𝗔 𝗦𝗖𝗥𝗜𝗩𝗢𝗡𝗢 𝗜 𝗧𝗘𝗦𝗧𝗜 𝗔𝗡𝗧𝗜𝗖𝗛𝗜?

Nel dodicesimo canto dello Śrīmad Bhāgavata Purāṇa, soprattutto nel secondo capitolo, troviamo una descrizione del Kali Yuga che colpisce per la sua attualità.

I testi parlano di un tempo in cui la ricchezza diventa misura del valore di una persona, il potere condiziona la giustizia e l’apparenza finisce per contare più della sostanza.

La capacità di imporsi può prendere il posto della competenza. La convenienza può prevalere sulla lealtà. La ricerca del vantaggio personale può diventare più importante del rispetto degli altri.

Non è difficile riconoscere, in queste descrizioni, situazioni che incontriamo anche oggi.

Pensiamo a quante volte il successo viene confuso con il merito, la popolarità con l’autorevolezza, la quantità delle informazioni con la conoscenza. Oppure a quando una persona viene giudicata per quello che possiede, per il ruolo che ricopre o per l’immagine che riesce a costruire, anziché per ciò che è e per come si comporta.

I Purāṇa non descrivono soltanto un mondo attraversato da difficoltà. Descrivono una società nella quale cambiano i criteri con cui si giudicano le persone e si stabilisce ciò che conta.

Ed è questo che rende la loro lettura così interessante.

𝗣𝗘𝗥𝗖𝗛𝗘́ 𝗦𝗘𝗠𝗕𝗥𝗔 𝗖𝗛𝗘 𝗣𝗔𝗥𝗟𝗜𝗡𝗢 𝗗𝗜 𝗡𝗢𝗜?

Non occorre cercare nei testi antichi una profezia precisa di ogni avvenimento contemporaneo. Sarebbe una lettura forzata.

La loro attualità sta altrove: nella capacità di riconoscere debolezze e contraddizioni che accompagnano l’uomo attraverso i secoli.

Anche oggi abbiamo a disposizione strumenti straordinari per comunicare, conoscere e costruire relazioni. Eppure avere più informazioni non significa necessariamente comprendere meglio la realtà. Essere sempre visibili non significa avere qualcosa di importante da dire. Disporre di maggiore libertà non significa saperla usare con responsabilità.

Il problema non è il progresso in sé. È ciò che accade quando i mezzi diventano più importanti dei fini, quando l’interesse personale prevale su ogni principio e quando ciò che è utile viene considerato automaticamente giusto.

È qui che la riflessione sul Kali Yuga smette di essere una questione lontana, legata a una cosmologia antica, e diventa una domanda che riguarda anche il nostro presente.

𝗘 𝗖𝗛𝗜 𝗦𝗘𝗚𝗨𝗘 𝗨𝗡𝗔 𝗩𝗜𝗔 𝗜𝗡𝗜𝗭𝗜𝗔𝗧𝗜𝗖𝗔?

Per un massone, queste considerazioni hanno un significato particolare.

Il lavoro iniziatico non consiste nel riconoscere i difetti del mondo e denunciarli negli altri. Il primo banco di prova è la propria condotta.

È facile parlare di Verità. Più difficile è riconoscerla quando mette in discussione le nostre convinzioni.

È facile richiamarsi alla Libertà. Più impegnativo è esercitarla senza sottrarsi alle proprie responsabilità.

È facile dichiararsi tolleranti. Più difficile è rispettare chi la pensa diversamente, senza rinunciare al discernimento.

I simboli, i rituali e lo studio della Tradizione hanno un senso quando contribuiscono a questo lavoro. Altrimenti rischiano di restare parole, gesti e conoscenze che non cambiano nulla nella vita di chi li pratica.

La Massoneria non rende nessuno migliore per il solo fatto di appartenervi. Offre un percorso, degli strumenti e un metodo. Sta a ciascuno verificare, giorno dopo giorno, quanto sia disposto a mettersi realmente in discussione.

Per questo il Kali Yuga non dovrebbe diventare una spiegazione comoda per tutti i mali del presente, né un motivo per aspettare passivamente che le cose peggiorino.

Dovrebbe piuttosto indurci a riflettere su quanto sia importante custodire i propri principi proprio quando farlo costa fatica, quando non porta vantaggi immediati e quando sarebbe più facile adeguarsi a ciò che fanno tutti.

𝗟𝗔 𝗗𝗢𝗠𝗔𝗡𝗗𝗔 𝗥𝗜𝗠𝗔𝗡𝗘 𝗔𝗣𝗘𝗥𝗧𝗔

Se i Purāṇa descrivono un’epoca in cui la ricchezza prevale sul merito, il potere condiziona la giustizia e l’apparenza prende il posto della sostanza, forse vale la pena fermarsi a riflettere.

Non soltanto su ciò che accade intorno a noi, ma anche sulle nostre scelte.

Perché nessuno è completamente al riparo dalle contraddizioni del proprio tempo. E nessuno può delegare ad altri il compito di stabilire quali principi sia disposto a difendere.

𝗜𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗻𝗲𝗹 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗲 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝘀𝗲𝗺𝗯𝗿𝗮 𝗮𝘃𝗲𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗽𝗿𝗲𝘇𝘇𝗼, 𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗮𝗻𝗰𝗼𝗿𝗮 𝗰𝗮𝗽𝗮𝗰𝗶 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗶𝗼̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗵𝗮 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗲?

È una domanda che riguarda la società, ma prima ancora ciascuno di noi.

E forse è proprio da qui che dovrebbe cominciare ogni autentico lavoro su se stessi.

𝗥𝗢𝗕𝗘𝗥𝗧𝗢 𝗔𝗦𝗦𝗔𝗚𝗜𝗢𝗟𝗜  𝗜𝗟 𝗟𝗔𝗩𝗢𝗥𝗢 𝗗𝗘𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗟’𝗨𝗢𝗠𝗢C’è un momento, nella storia di alcuni uomini, in cui la conoscenza smette di ...
09/10/2026

𝗥𝗢𝗕𝗘𝗥𝗧𝗢 𝗔𝗦𝗦𝗔𝗚𝗜𝗢𝗟𝗜
𝗜𝗟 𝗟𝗔𝗩𝗢𝗥𝗢 𝗗𝗘𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗟’𝗨𝗢𝗠𝗢

C’è un momento, nella storia di alcuni uomini, in cui la conoscenza smette di essere soltanto una professione e diventa una ricerca. Per Roberto Assagioli, quella ricerca attraversò tutta la vita.

Nato a Venezia nel 1888, medico, psichiatra e psicoterapeuta, si confrontò molto presto con la psicoanalisi e con le nuove idee che stavano cambiando il modo di guardare all’uomo. Ma il suo pensiero non si fermò lì.

L’uomo, per Assagioli, non poteva essere ridotto ai suoi conflitti, ai suoi traumi, ai suoi impulsi. C’era altro da conoscere, comprendere e sviluppare.

Da questa ricerca nacque la 𝗣𝘀𝗶𝗰𝗼𝘀𝗶𝗻𝘁𝗲𝘀𝗶: non una dottrina da seguire, ma un metodo per conoscersi, lavorare su se stessi e integrare le diverse parti della personalità.

Assagioli fu anche 𝗠𝗮𝘀𝘀𝗼𝗻𝗲, come documenta il Rito Simbolico Italiano.

Ed è proprio questo incontro a rendere la sua figura interessante per la nostra Officina della Storia.

Non perché la Psicosintesi sia nata dalla Massoneria, né perché Massoneria e Psicosintesi siano la stessa cosa. Ma perché, mettendo a confronto i due percorsi, emergono corrispondenze che meritano attenzione.

Assagioli invita l’uomo a non confondersi con ciò che pensa, con ciò che prova, con il ruolo che ricopre. La 𝗱𝗶𝘀𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 insegna a osservare ciò che accade dentro di noi senza identificarci completamente con esso.

Poi c’è la 𝘃𝗼𝗹𝗼𝗻𝘁𝗮̀. Non la forza con cui si impone qualcosa agli altri, ma la capacità di scegliere, decidere e orientare consapevolmente la propria azione.

E c’è la 𝘀𝗶𝗻𝘁𝗲𝘀𝗶: conoscere le diverse parti dell’uomo, coordinarle e portarle verso una maggiore unità.

Sono concetti psicologici. Ma accanto ad essi troviamo domande che appartengono anche al lavoro iniziatico:

𝗖𝗵𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼, 𝗼𝗹𝘁𝗿𝗲 𝗹𝗲 𝗺𝗶𝗲 𝗺𝗮𝘀𝗰𝗵𝗲𝗿𝗲?
𝗤𝘂𝗮𝗻𝘁𝗼 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗼 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗺𝗶𝗲 𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶?
𝗦𝗼 𝗴𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗺𝗶𝗮 𝘃𝗼𝗹𝗼𝗻𝘁𝗮̀?
𝗦𝘁𝗼 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘀𝘂 𝗺𝗲 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗼?

La Massoneria non impone una psicologia e non consegna una visione del mondo da accettare. Propone un 𝗺𝗲𝘁𝗼𝗱𝗼, attraverso principi, valori, simboli e strumenti con cui ciascuno compie il proprio lavoro.

Anche per Assagioli il simbolo può diventare uno strumento di conoscenza e trasformazione interiore.

Il confronto diventa interessante proprio su questo terreno: non perché le due strade dicano la stessa cosa 𝗺𝗮 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮𝗺𝗯𝗲 𝗰𝗵𝗶𝗲𝗱𝗼𝗻𝗼 𝗮𝗹𝗹’𝘂𝗼𝗺𝗼 𝗱𝗶 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝗿𝗲 𝘀𝘂 𝘀𝗲 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗼.

Assagioli lo affrontò attraverso la psicologia e la Psicosintesi.
La Massoneria attraverso il metodo iniziatico.

𝗗𝘂𝗲 𝗹𝗶𝗻𝗴𝘂𝗮𝗴𝗴𝗶 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗶.
𝗘 𝘂𝗻𝗮 𝗱𝗼𝗺𝗮𝗻𝗱𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗮:

𝗤𝗨𝗔𝗟𝗘 𝗨𝗢𝗠𝗢 𝗦𝗧𝗜𝗔𝗠𝗢 𝗖𝗢𝗦𝗧𝗥𝗨𝗘𝗡𝗗𝗢?

Il lavoro iniziatico non consiste nel diventare qualcun altro, 𝗺𝗮 𝗻𝗲𝗹 𝗿𝗶𝘁𝗿𝗼𝘃𝗮𝗿𝗲, 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗼 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗼, 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗮 𝗽𝗶𝗲𝗻𝗲𝘇𝘇𝗮 𝘂𝗺𝗮𝗻𝗮.



𝗖𝗢𝗠𝗘 𝗟’𝗔𝗟𝗕𝗘𝗥𝗢, 𝗖𝗢𝗦𝗜̀ 𝗟’𝗜𝗡𝗜𝗭𝗜𝗔𝗧𝗢L’Albero del Mondo attraversa le grandi tradizioni come uno dei simboli dell’Asse che uni...
07/10/2026

𝗖𝗢𝗠𝗘 𝗟’𝗔𝗟𝗕𝗘𝗥𝗢, 𝗖𝗢𝗦𝗜̀ 𝗟’𝗜𝗡𝗜𝗭𝗜𝗔𝗧𝗢

L’Albero del Mondo attraversa le grandi tradizioni come uno dei simboli dell’Asse che unisce i diversi stati dell’esistenza.

Ma nella tradizione indù compare un’immagine che rovescia la nostra consueta prospettiva: un albero con le radici in alto e i rami rivolti verso il basso.

È l’Aśvattha della Bhagavad-Gītā: la radice è nel Principio, i rami sono il dispiegarsi della manifestazione.

Non è un paradosso.
È una chiave.

Ci ricorda che 𝗰𝗶𝗼̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝗽𝗽𝗮𝗿𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗹’𝗼𝗿𝗶𝗴𝗶𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗰𝗶𝗼̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗲̀.

René Guénon, in Simboli della Scienza Sacra, mostra come l’Albero possa essere contemplato nei due sensi, secondo che lo si consideri dal punto di vista della manifestazione o da quello del Principio.

Anche l’Iniziato è chiamato a comprendere questa duplice direzione.

Nel Tempio lavora sulla materia, sulla pietra, su se stesso. Ma il lavoro iniziatico non si esaurisce nella materia: attraverso il simbolo cerca di riconoscere ciò che la materia manifesta.

𝗜 𝗿𝗮𝗺𝗶 𝗮𝗽𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲𝗻𝗴𝗼𝗻𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲.
𝗟𝗮 𝗿𝗮𝗱𝗶𝗰𝗲 𝘀𝗶𝗺𝗯𝗼𝗹𝗲𝗴𝗴𝗶𝗮 𝗶𝗹 𝗣𝗿𝗶𝗻𝗰𝗶𝗽𝗶𝗼.
𝗟’𝗔𝘀𝘀𝗲 𝗹𝗶 𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲 𝗶𝗻 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲.

È qui che il simbolo dell’Albero incontra il lavoro massonico.

L’Iniziato non è chiamato a fuggire dal mondo, ma 𝗮 𝘃𝗶𝘃𝗲𝗿𝗰𝗶 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗽𝗲𝗿𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗿𝗶𝗳𝗲𝗿𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗮 𝗰𝗶𝗼̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗼 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗮. A lavorare nella materia senza dimenticare il Principio. A riconoscere i rami senza smarrire la radice.

Anche l’Acacia, nel linguaggio simbolico della Massoneria, richiama questa continuità: ciò che sembra sepolto può ancora custodire il segno di una vita che non si è estinta.

𝗦𝗲 𝗶 𝗿𝗮𝗺𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝘀𝗮𝗽𝗽𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗮𝗻𝗰𝗼𝗿𝗮 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗲𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗿𝗮𝗱𝗶𝗰𝗲 𝗱𝗮 𝗰𝘂𝗶 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗰𝗲𝗱𝗲?



𝗖𝗢𝗠𝗘 𝗦𝗜 𝗠𝗘𝗗𝗜𝗧𝗔?È una delle domande che fanno spesso coloro che si avvicinano alla Massoneria.La risposta, però, è meno s...
02/10/2026

𝗖𝗢𝗠𝗘 𝗦𝗜 𝗠𝗘𝗗𝗜𝗧𝗔?

È una delle domande che fanno spesso coloro che si avvicinano alla Massoneria.

La risposta, però, è meno semplice di quanto sembri.

La Massoneria non insegna una tecnica di meditazione. Insegna, prima di tutto, un lavoro interiore.

Gurdjieff indicava nell’osservazione e nella conoscenza di sé il punto di partenza. Il suo «ricordo di sé» è il rivolgersi all’autocoscienza: essere presenti a se stessi mentre si vive e si agisce.

Krishnamurti lo diceva con una frase essenziale:

«Non si può meditare senza prima conoscere se stessi.»

E allora la domanda cambia.

𝗣𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗶 𝗰𝗵𝗶𝗲𝗱𝗲𝗿𝘀𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗺𝗲𝗱𝗶𝘁𝗮𝗿𝗲, 𝗯𝗶𝘀𝗼𝗴𝗻𝗮 𝗰𝗵𝗶𝗲𝗱𝗲𝗿𝘀𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗽𝗼𝗿𝘁𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗱𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗱𝗶 𝗻𝗼𝗶.

Perché cercare subito visioni, sensazioni, contatti o stati particolari, quando ancora non sappiamo riconoscere i nostri automatismi, i nostri condizionamenti e le nostre illusioni?

Qui si apre anche il tema dello psichismo, che la Tradizione invita a non confondere con l’esperienza iniziatica.

Non tutto ciò che appare straordinario è per questo iniziatico. Sensazioni sottili, immagini interiori o percezioni insolite possono appartenere alla sfera psichica, ma non costituiscono, di per sé, conoscenza di ordine sovraindividuale.

Confondere i due piani significa alimentare proprio quelle illusioni dell’io dalle quali il lavoro iniziatico dovrebbe progressivamente liberarci.

Prima bisogna fare spazio.

Svuotarsi. Osservarsi. Conoscersi.

È questo il lavoro di sgrossamento della pietra.

Un lavoro lento. Lentissimo.
Una sorta di cottura a bagnomaria.

Senza forzare. Senza bruciare i tempi.

Nessuna scorciatoia verso lo «straordinario».

È una via della mano destra: progressiva, disciplinata, graduale.

La Massoneria incontra così la meditazione, senza confondersi con essa: non come tecnica, ma come stato di presenza che accompagna il lavoro.

Si può meditare nel silenzio, ma anche camminando, lavorando, ascoltando, parlando, compiendo un gesto.

Non è la posizione del corpo a fare la meditazione.

È la qualità della presenza.

E questa non si conquista inseguendo l’eccezionale.

Si costruisce lentamente, lavorando sulla propria pietra.

Prima il lavoro.
Poi, forse, ciò che il lavoro renderà possibile.

Una riflessione soprattutto per l’Apprendista.

Ma, in fondo, per tutti noi.

Perché nella via iniziatica, al di là dei gradi, apprendisti lo siamo sempre.

💬 E per te, cosa significa meditare nel cammino iniziatico?

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