23/10/2026
𝗠𝗔𝗦𝗦𝗢𝗡𝗘𝗥𝗜𝗔 𝗘 𝗖𝗜𝗡𝗘𝗠𝗔: 𝗨𝗡 𝗦𝗘𝗖𝗢𝗟𝗢 𝗗𝗜 𝗜𝗠𝗠𝗔𝗚𝗜𝗡𝗜, 𝗣𝗢𝗖𝗛𝗘 𝗩𝗘𝗥𝗘
Dal muto ai thriller di oggi, il cinema ha raccontato la Libera Muratoria in commedie, drammi e film di propaganda. Dopo oltre un secolo di pellicole, la sua immagine resta ferma a pochi stereotipi. Per noi è uno spunto: i film che seguono sono una nostra scelta, per raccontare come lo schermo ha guardato la Massoneria.
Quasi sempre, il cinema ci ha guardati dal buco della serratura.
𝗟𝗔 𝗠𝗜𝗡𝗔𝗖𝗖𝗜𝗔. Nel 𝟏𝟗𝟒𝟑, sotto l’occupazione tedesca della Francia, uscì 𝘍𝘰𝘳𝘤𝘦𝘴 𝘰𝘤𝘤𝘶𝘭𝘵𝘦𝘴 di Jean Mamy: la Libera Muratoria vi appariva come una congiura contro la nazione. Era propaganda, e contribuì ad alimentare il pregiudizio. L’ombra del complotto è sopravvissuta a quel contesto: 𝘍𝘳𝘰𝘮 𝘏𝘦𝘭𝘭 (𝟐𝟎𝟎𝟏), tratto dal romanzo a fumetti di Alan Moore, riprende l’ipotesi di una cospirazione massonica dietro i delitti di Jack lo Squartatore, formulata nel 𝟏𝟗𝟕𝟔 da Stephen Knight e mai ritenuta fondata dagli storici.
𝗜𝗟 𝗥𝗜𝗦𝗢. In 𝘜𝘯 𝘣𝘰𝘳𝘨𝘩𝘦𝘴𝘦 𝘱𝘪𝘤𝘤𝘰𝘭𝘰 𝘱𝘪𝘤𝘤𝘰𝘭𝘰 (𝟏𝟗𝟕𝟕), tratto da un romanzo di Vincenzo Cerami, Monicelli affida ad Alberto Sordi un impiegato che si avvicina alla Massoneria per favorire il figlio: la Loggia diventa lo specchio amaro dell’Italia delle raccomandazioni. Nel 𝟏𝟗𝟖𝟐 𝘈𝘵𝘵𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘢 𝘲𝘶𝘦𝘪 𝘗2 ridusse a farsa la vicenda della loggia di Gelli, che fu invece una realtà giudiziaria gravissima, sciolta per legge come associazione segreta (legge n. 𝟏𝟕 del 𝟏𝟗𝟖𝟐). Quella vicenda è estranea alla storia da cui discende la GLLI e non ci appartiene in alcun modo. Raccontare gli abusi di un’organizzazione non significa descrivere tutte le realtà che ne condividono il nome o la tradizione.
𝗜𝗟 𝗠𝗜𝗦𝗧𝗘𝗥𝗢. 𝘐𝘭 𝘊𝘰𝘥𝘪𝘤𝘦 𝘥𝘢 𝘝𝘪𝘯𝘤𝘪 (𝟐𝟎𝟎𝟔) ha portato al grande pubblico il fascino delle società segrete, anche se al centro c’è il Priorato di Sion e non la Massoneria. Lo stesso accade in 𝘈𝘯𝘨𝘦𝘭𝘪 𝘦 𝘥𝘦𝘮𝘰𝘯𝘪 (𝟐𝟎𝟎𝟗), dove la trama ruota attorno agli Illuminati: l’Ordine degli Illuminati di Baviera fu una società distinta, fondata nel 𝟏𝟕𝟕𝟔 e sciolta nel giro di un decennio, e il cinema l’ha spesso confuso con la Massoneria. Dan Brown è tornato direttamente sul tema con 𝘐𝘭 𝘴𝘪𝘮𝘣𝘰𝘭𝘰 𝘱𝘦𝘳𝘥𝘶𝘵𝘰 (romanzo del 𝟐𝟎𝟎𝟗, serie TV nel 𝟐𝟎𝟐𝟏); in 𝘐𝘭 𝘮𝘪𝘴𝘵𝘦𝘳𝘰 𝘥𝘦𝘪 𝘵𝘦𝘮𝘱𝘭𝘢𝘳𝘪 (𝟐𝟎𝟎𝟒) Nicolas Cage insegue un tesoro legato alla storia americana e alla Massoneria. In Italia 𝘝𝘪𝘵𝘳𝘪𝘰𝘭 (𝟐𝟎𝟏𝟐), di Francesco Afro De Falco, ha esplorato l’esoterismo napoletano e i misteri del principe di Sansevero.
Qui il simbolo diventa indizio, il rito enigma, la riservatezza promessa di una verità nascosta. Ma il V.I.T.R.I.O.L., 𝘝𝘪𝘴𝘪𝘵𝘢 𝘐𝘯𝘵𝘦𝘳𝘪𝘰𝘳𝘢 𝘛𝘦𝘳𝘳𝘢𝘦, 𝘙𝘦𝘤𝘵𝘪𝘧𝘪𝘤𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘐𝘯𝘷𝘦𝘯𝘪𝘦𝘴 𝘖𝘤𝘤𝘶𝘭𝘵𝘶𝘮 𝘓𝘢𝘱𝘪𝘥𝘦𝘮, indica anche un percorso di rettificazione interiore: la pietra nascosta si cerca prima di tutto dentro di sé.
𝗟𝗢 𝗦𝗚𝗨𝗔𝗥𝗗𝗢 𝗖𝗛𝗘 𝗥𝗜𝗖𝗢𝗡𝗢𝗦𝗖𝗘. Alcuni film si avvicinano di più alla dimensione simbolica. Nel 𝟏𝟗𝟕𝟓 Ingmar Bergman portò sullo schermo 𝘐𝘭 𝘧𝘭𝘢𝘶𝘵𝘰 𝘮𝘢𝘨𝘪𝘤𝘰 di Mozart, massone, opera ricca di richiami alla simbologia massonica: prove, conoscenza, disciplina, ricerca dell’equilibrio. Nello stesso anno John Huston diresse 𝘓’𝘶𝘰𝘮𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘷𝘰𝘭𝘭𝘦 𝘧𝘢𝘳𝘴𝘪 𝘳𝘦, da Rudyard Kipling, anch’egli massone. In una scena un personaggio restituisce un orologio rubato quando scopre che il proprietario è un Fratello: un gesto semplice, che dice il valore del vincolo fraterno.
𝗖𝗜𝗡𝗘𝗠𝗔, 𝗣𝗢𝗧𝗘𝗥𝗘 𝗘 𝗦𝗧𝗢𝗥𝗜𝗔. Nel novembre del 𝟏𝟗𝟐𝟓 due provvedimenti dello stesso mese mostrano lo stesso clima. Il 𝟓 novembre la L.U.C.E. diventò ente parastatale, rafforzando il ruolo dello Stato nella comunicazione cinematografica. Il 𝟐𝟔 novembre la legge n. 𝟐𝟎𝟐𝟗 sulle associazioni, applicata contro la Massoneria, ne segnò la repressione. Funzioni diverse, stessa direzione: il regime orientava le immagini e restringeva gli spazi di chi non rientrava nel proprio progetto. Le immagini non sono mai del tutto innocenti: una rappresentazione ripetuta trasforma un sospetto in convinzione e una caricatura in pregiudizio.
𝗟𝗢 𝗦𝗚𝗨𝗔𝗥𝗗𝗢 𝗗𝗔𝗟𝗟’𝗜𝗡𝗧𝗘𝗥𝗡𝗢. Nel 𝟐𝟎𝟏𝟕, per il tricentenario della Gran Loggia Unita d’Inghilterra, Sky trasmise 𝘐𝘯𝘴𝘪𝘥𝘦 𝘵𝘩𝘦 𝘍𝘳𝘦𝘦𝘮𝘢𝘴𝘰𝘯𝘴, cinque episodi girati con l’accesso ai lavori di quell’Obbedienza, in cui sono i Fratelli a parlare. È una realtà diversa dalla nostra, ma resta il tentativo di raccontare dall’interno ciò che di solito si osserva da fuori.
Una filmografia sistematica spetta a storici e critici. Chi conosce la Loggia dall’interno può contribuire, purché sappia distinguere testimonianza e ricostruzione, storia e leggenda, simbolo e spettacolarizzazione. La GLLI vuole partecipare a questo confronto con conoscenza, ricerca e libertà di interpretazione.
I lavori di Loggia restano fuori dalla portata di una cinepresa, perché l'esperienza diretta, partecipativa, è per sua natura incomunicabile a chi non li vive. La Massoneria si può invece raccontare in modo corretto: con precisione storiografica, con fonti attendibili, con metodo rigoroso, e con la giusta emozione. Oltre a ciò che il cinema ha mostrato di noi, conta ciò che per molto tempo ha lasciato fuori dall’inquadratura: la nostra storia, il nostro studio, le persone che li hanno portati avanti.
Lasciate il vostro commento e continuate a seguire 𝘓’𝘖𝘧𝘧𝘪𝘤𝘪𝘯𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘚𝘵𝘰𝘳𝘪𝘢, la rubrica della GLLI dedicata alla storia della Libera Muratoria e al modo in cui è stata raccontata.