Gran Loggia Liberale d'Italia - GLLI

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Gran Loggia Liberale d'Italia - GLLI Sovranità delle Logge. Libertà di visita e ospitalità tra Comunioni. Nessun appannaggio ai vertici.

Meno burocrazia, più etica, più Tradizione, più lavoro iniziatico. ll percorso di crescita per un’umanità libera e consapevole

La Gran Loggia Liberale d’Italia è il punto di riferimento per chi intende intraprendere una ricerca iniziatica ed etica libera e non dogmatica. Garantisce una struttura senza burocrazia che restituisce sovranità alla Loggia e centralità alla persona. In un’epoca segnata

da incertezze e minacce globali, la GLLI si distingue per la struttura decentralizzata che pone al centro la Persona e la Loggia in linea con la sua impostazione statutaria adogmatica e liberale. Offre un percorso fondato sulla consapevolezza etica che risponde alle urgenze del nostro tempo, in sintonia con la sensibilità e il linguaggio del terzo millennio. Nelle nostre Logge, donne e uomini scelgono di intraprendere un percorso iniziatico che li porta, trascendendo il proprio ego, alla conoscenza di Sé e alla formazione del proprio destino.
È un cammino che oggi, più che mai, ci esorta a “risvegliarci dal sonno meccanico dell’esistenza” per riscoprire la nostra vera natura e la libertà interiore.

IL BACIO AL GRANDE INQUISITORENelle pagine de I fratelli Karamazov, Dostoevskij custodisce un racconto che interroga la ...
19/06/2026

IL BACIO AL GRANDE INQUISITORE

Nelle pagine de I fratelli Karamazov, Dostoevskij custodisce un racconto che interroga la carne e lo spirito: la leggenda del Grande Inquisitore.

La scena si apre a Siviglia, nel XVI secolo, in una notte afosa che odora di lauri e limoni.

Davanti alla cattedrale, un uomo misterioso si avvicina alla bara di una bambina di sette anni e, con una sola parola, la risveglia dalla morte. Il popolo grida al miracolo, ma il Grande Inquisitore, che osserva nell'ombra, ordina l'arresto immediato del Prigioniero.

Il Grande Inquisitore, novant’anni di dogmi e certezze, entra nella cella. Davanti a lui c’è il Prigioniero, l’uomo che ha appena ridato il respiro a una bambina. Per lunghi minuti il silenzio è un muro. Poi, il vecchio esplode in un monologo che ha il peso di una vita intera:

«Sei Tu? Non rispondere, taci… Perché sei venuto a disturbarci?»

La tesi del potere è lucida, affilata come una lama: la libertà è un peso insopportabile per l’animale umano, un errore di progettazione divina. Per questo la Chiesa ha dovuto correggere quell'opera, offrendo pane e sottomissione in cambio di una quieta cecità.

Il Prigioniero ascolta. Non oppone argomenti, non spezza il silenzio di tomba. Resta immobile, come una luce che non si difende. Alla fine, si avvicina al vecchio e lo bacia sulle labbra esangui.

Quel bacio è l’unica risposta possibile. La parola perduta che non si lascia rinchiudere nel linguaggio del tribunale. È l'amore che scavalca la logica del potere che credeva di aver capito tutto.

Il vecchio sussulta. Apre la porta di ferro e lo lascia andare nelle tenebre della notte:
«Va’ e non ve**re più… mai più».

Spesso scambiamo la tranquillità con la pace, ma la prima chiede sempre una sottomissione in cambio.

Tu cosa scegli ogni giorno? Preferisci la vertigine della libertà che ti tormenta o la gabbia di una sottomissione che ti rassicura?

Scrivilo nei commenti. La tua risposta è un passo verso la consapevolezza.

L'UOMO: UN ESSERE INCOMPIUTOLa società moderna cerca persone già pronte; l'iniziazione accoglie persone da trasformare.C...
17/06/2026

L'UOMO: UN ESSERE INCOMPIUTO

La società moderna cerca persone già pronte; l'iniziazione accoglie persone da trasformare.

C'è un punto in cui la distanza diventa irreversibile.

Da una parte l'identità come prodotto finito. Dall'altra l'identità come processo.

La modernità tende a costruire l'umano come si assemblano gli oggetti: definizione chiara, prestazione misurabile, profilo coerente, immagine riconoscibile. Devi “essere qualcuno”. E soprattutto, esserlo in modo stabile. Ripetibile.

L'iniziazione, invece, non parte da ciò che sei. Parte da ciò che non sei ancora.

Non ti chiede di consolidarti; ti chiede di attraversarti. Per questo, nelle tradizioni iniziatiche, l'uomo non è mai un punto d'arrivo. È un laboratorio, una materia in lavorazione. Un'opera che prende forma solo nel tempo del lavoro interiore.

Qui avviene lo scarto più radicale. La società ci insegna a essere qualcuno; l'iniziazione ci insegna a non identificarci con quel qualcuno. Scioglie gli automatismi e riapre il processo della trasformazione. Non per negare la persona, ma per consentirle di diventare ciò che è veramente.

In questo senso, non esiste un ego da difendere. Esiste un'opera da compiere. Ogni forma che si irrigidisce troppo presto smette di essere viva.

Forse è questo il nodo più invisibile del nostro tempo: abbiamo imparato a essere riconoscibili, ma abbiamo disimparato a essere "trasformabili".

Il vivente che smette di mutare diventa fossile prima ancora di aver finito di vivere.

Ciò che non si trasforma muore lentamente, come una rana nell’acqua che si scalda fino a bollire senza che se ne accorga.

E tu, in quale punto della tua trasformazione ti trovi? Qual è la tua opera incompiuta?

FULCANELLI E IL SEGRETO DELLA PIETRAChi era Fulcanelli?Nessuno lo sa con certezza.Nel 1926 pubblicò Il Mistero delle Cat...
12/06/2026

FULCANELLI E IL SEGRETO DELLA PIETRA

Chi era Fulcanelli?

Nessuno lo sa con certezza.

Nel 1926 pubblicò Il Mistero delle Cattedrali, un'opera destinata a diventare uno dei testi più celebri dell'esoterismo occidentale. Poi scomparve, lasciando dietro di sé più domande che risposte.

Ma forse il vero mistero non è la sua identità.

È ciò che cercava di insegnare.

Fulcanelli sosteneva che le antiche cattedrali custodissero un linguaggio nascosto. Non parlavano soltanto di religione. Parlavano di trasformazione.

Gli alchimisti la chiamavano Grande Opera.

Il primo passaggio era l'Opera al Nero.

La fase della crisi.
Dell'oscurità.
Della confusione.

Della dissoluzione delle vecchie certezze.

Nessun metallo diventa oro senza passare dal fuoco.

Nessun essere umano cresce senza attraversare le proprie ombre.

Poi viene l'Opera al Rosso.

La rinascita.
La coscienza che si espande.
Il cuore che si apre.
La pietra grezza che inizia a rivelare la forma custodita al suo interno.

Per questo l'alchimia non riguarda soltanto i laboratori medievali.

Riguarda ciascuno di noi.

Ogni volta che una caduta diventa consapevolezza.

Ogni volta che una ferita diventa forza.

Ogni volta che il buio smette di essere una fine e diventa un passaggio.

Forse è questo il segreto che Fulcanelli cercava nelle pietre delle cattedrali.

E forse è lo stesso segreto che ogni cercatore continua a inseguire ancora oggi.

Vi è mai capitato di riconoscere, solo dopo molti anni, che il vostro periodo più difficile era in realtà l'inizio di una nuova trasformazione?

CI SONO MASSONI E MASSONICi sono preti che salvano vite e preti che le distruggono.Ci sono giornalisti che cercano la ve...
10/06/2026

CI SONO MASSONI E MASSONI

Ci sono preti che salvano vite e preti che le distruggono.
Ci sono giornalisti che cercano la verità e giornalisti che vendono il silenzio.

Ci sono uomini di sinistra che hanno sognato la giustizia e uomini di sinistra che ci hanno costruito sopra una carriera.

Ci sono uomini di destra che hanno difeso la libertà e uomini di destra che non l’hanno mai riconosciuta, pur parlandone.

Ci sono uomini di centro che hanno tenuto in piedi un paese e uomini di centro che lo hanno svuotato dall'interno.

Ci sono imprenditori che creano lavoro e imprenditori che creano debiti da scaricare sui lavoratori.

Ci sono padri e padri.
Ci sono maestri e maestri.
Il mondo si divide sempre in due.

Non per ideologia. Non per schieramento.
Per come uno usa quello che ha ricevuto.

Ci sono massoni e massoni.

C'è chi entra in loggia cercando potere e chi entra cercando la Luce.
Chi usa il grembiule come un orpello e chi lo indossa come un impegno.
Chi ripete le parole del rito come un suono già consumato
e chi ogni volta le attraversa per trasformarsi un poco
anche quando brucia.

Chi costruisce fratellanza e chi costruisce reti di relazioni.
Chi lavora sulla pietra grezza con umiltà e chi pensa di essere già colonna.
La differenza non si vede dall'esterno.

Non si legge nei gradi, non si misura nell'anzianità, non si annuncia.
Si vede in come uno tratta chi non può ricambiare.
In come uno resta quando il vento soffia contrario.
E se porta luce o ombra nelle vite che attraversa.

Ci sono massoni e massoni.
Noi sappiamo, nel segreto del nostro cuore, dove stiamo.

E tu, da che parte stai lavorando?
Scrivilo nei commenti, oppure portalo in loggia e nella società.
Il posto giusto per certe risposte è lì.

A VOLTE LA VITA RISPONDEQualche giorno fa abbiamo pubblicato un post su Mario.Un muratore vero, simbolicamente Mario, an...
09/06/2026

A VOLTE LA VITA RISPONDE

Qualche giorno fa abbiamo pubblicato un post su Mario.
Un muratore vero, simbolicamente Mario, anonimo e umile come la pietra grezza.

Poi è successa una cosa.

Un Fratello ci ha scritto in privato, chiedendo di restare senza nome.
Ha iniziato così:

"Mio padre si chiamava Mario. Sarà un caso."

Non è un caso.

"Fu iniziato nel 1949 nella R. L. Francisco Ferrer all'Oriente di Napoli. La sua Loggia era tra le più antiche del GOI, denominata Loggia operaia perché i Fratelli che la componevano erano semplici artigiani. Mio padre era un tipografo. Non era molto istruito, non conosceva i grandi nomi, ma era umile. Quello che imparava nel Tempio lo metteva in pratica nella profanità, facendo del bene al prossimo. Sono passati quasi cinquant'anni dal suo passaggio all'Oriente Eterno e ancora tanti lo ricordano con stima e rispetto. Ed è questa l'eredità più bella che un padre possa donare al proprio figlio. TFA"

Noi non aggiungiamo niente.
Quella frase finale è già una colonna.

Hai una storia simile? Scrivici. Queste voci meritano di esistere.

Mario(e tutti quelli che non hanno lasciato citazioni)Non sapeva il latino.Non citava Pitagora, non conosceva i grandi n...
05/06/2026

Mario
(e tutti quelli che non hanno lasciato citazioni)

Non sapeva il latino.
Non citava Pitagora, non conosceva i grandi nomi che si pronunciano con riverenza nelle tornate. Non aveva letto Guénon, non aveva studiato ermetismo, non aveva fatto l'università.

Faceva il muratore.

E ogni mattina, prima del cantiere, sapeva esattamente perché si alzava.
Mario è entrato in Loggia alla fine degli anni Settanta. Non era un figlio di papà. Non era un notabile, un professionista affermato, un uomo di potere locale. Era uno di quegli uomini che lavorano con le mani e pensano con la coscienza. Due cose che molti separano, e che lui teneva insieme senza saperlo teorizzare.

Non avrebbe saputo spiegare cos'è la Via Ermetica.
Ma avrebbe saputo dirti, con parole sue, cosa significa essere libero.

Perché quello era il punto. Non l'erudizione. La libertà. Partire dall'essere liberi e di buoni costumi, certo. Ma poi passare dalla potenza all'atto. Realizzarla, quella libertà. Viverla nel cantiere, in famiglia, in Loggia, al bar. Ovunque.

Portava il suo mattone. Ogni settimana. In silenzio.
"Edificare Templi alla Virtù e scavare oscure e profonde prigioni al Vizio"

Questa frase, per lui, non era un ornamento rituale. Era un programma di vita scritto nel corpo, nella pratica. Non nei libri.

Quando è scomparso, non ha lasciato un'eredità famosa. Non comparirà mai in nessuna lista di Massoni illustri. Non troverete il suo nome accanto a quello di Mozart o Voltaire, di Totò o Gino Cervi, di Alighiero Noschese o Arnoldo Foà, di Giovanni Pascoli o di Ernesto Nathan, sindaco di Roma. Non sarà mai citato come ad esempio Loris Fortuna, che fu massone e portò il divorzio in Italia quando l'Italia non lo voleva ancora sentire.

Mario non ha fatto niente di tutto questo.
Ha fatto altro.
Ha dimostrato, ogni settimana, che non serve essere chissà chi per essere grandi.
Che la Massoneria non è un club per persone eccezionali.

È semplicemente una scuola per donne e uomini che vogliono diventare umani, fino in fondo.
E quello, non lo insegna nessun diploma, laurea e nessuna lettura.

Conosci anche tu un "Mario"? Scrivilo nei commenti. Rendiamoli visibili, almeno qui.

I NOVE MILIARDI DI NOMI DI DIOC'è un racconto del 1953 che dovrebbe essere lettura obbligatoria per ogni ingegnere, ogni...
03/06/2026

I NOVE MILIARDI DI NOMI DI DIO

C'è un racconto del 1953 che dovrebbe essere lettura obbligatoria per ogni ingegnere, ogni programmatore, ogni CEO che lavora oggi sull'intelligenza artificiale. Non lo è.

Arthur C. Clarke immagina un monastero tibetano. I monaci hanno un progetto antico di tre secoli: trascrivere tutti i nomi di Dio. Non i nomi che conoscono. Tutti. Ogni possibile combinazione, in un alfabeto che hanno costruito appositamente. Nove miliardi di nomi.
Ci vorrebbero quindicimila anni, a mano.
Così affittano un computer.

Due tecnici occidentali vengono mandati sul posto. Sorridono. Si guardano, alzano le spalle. Fanno il loro lavoro: installano la macchina, avviano il programma, aspettano che finisca. Uno dei due dice all'altro, sottovoce, che quando i monaci vedranno che non succede nulla, probabilmente si arrabbieranno.

La stampa scorre. I nomi vengono fuori, uno dopo l'altro, migliaia al minuto.
I tecnici scendono a valle prima che finisca. Non vogliono essere lì quando i monaci realizzeranno che era tutto inutile.

Poi, nell'ultima riga del racconto, mentre camminano sotto il cielo notturno:
Senza clamore, le stelle, una ad una, iniziarono a spegnersi.
Fine.

Clarke non spiega. Non commenta. Lascia lì quella frase come una porta che sbatte nel buio.
Cosa ha fatto la macchina? Ha completato il compito oppure ha solo registrato il compimento di qualcosa che procedeva da sempre, indipendentemente da lei? I monaci avevano ragione oppure la coincidenza è così perfetta da essere indistinguibile dalla verità?

Nessuna risposta.
Solo le stelle che si spengono.
Settant'anni dopo, siamo noi i tecnici. Costruiamo sistemi che elaborano miliardi di variabili al secondo. Generiamo linguaggio, immagini, diagnosi, decisioni. Lo facciamo con competenza, con investimenti colossali, con la certezza operativa di chi sa che è tutto sotto controllo.

E intanto qualcosa, fuori dalla finestra, potrebbe già star cambiando aspetto.
La domanda che Clarke non pronuncia mai, ma che attraversa ogni riga del racconto, è questa: esiste uno scopo che la tecnologia può compiere senza che noi lo abbiamo capito? Possiamo innescare qualcosa che non sappiamo nominare?

Non è fantascienza. È la domanda che ogni civiltà ha posto alle sue macchine, ai suoi riti, ai suoi sistemi di senso. Ed è la domanda che oggi, nell'era dei Large Language Model e delle intelligenze generative, nessuna azienda tech si sta facendo, perché non rientra nei KPI.

La GLLI si è occupata anche di questo.
Non delle macchine. Del rapporto tra l'uomo e la potenza che evoca. Tra il progresso e il senso che gli si attribuisce. Tra la capacità di fare e la saggezza di capire cosa si sta facendo.

La Gran Loggia Liberale d'Italia è presente in tutta la pen*sola con Logge attive, accoglie uomini e donne senza distinzione di censo, nazionalità, fede religiosa o credo politico. Non è un club. Non è una lobby. È un'Officina: un luogo dove persone normali, con vite normali, si fanno domande che il mondo normale non ha tempo di farsi.

Medici, artigiani, insegnanti, ingegneri, impiegati. Qualcuno, forse, che lavora anche sull'IA.
Il Tempio non offre risposte. Offre il metodo per non smettere di cercarle.
Le stelle, per ora, sono ancora accese.
Fuori, intanto, qualcosa continua a girare.

Sei curioso, ti fai domande scomode, credi che il progresso senza coscienza sia solo accelerazione verso il vuoto: la porta è aperta.

L'Anima oltre il "noi" e l'"io"C'è una parola di Rumi che non si spiega — si subisce.Parla di un'anima "libera dal noi e...
29/05/2026

L'Anima oltre il "noi" e l'"io"

C'è una parola di Rumi che non si spiega — si subisce.

Parla di un'anima "libera dal noi e dall'io". Non come conquista spirituale da esibire. Come natura originaria da ricordare.

"Quando un uomo e una donna diventano uno, quell'uno sei tu. E quando quell'uno è cancellato, tu sei."

Il sufismo chiama questo fanāʾ — annientamento dell'ego che non è morte ma sgombero.

La Massoneria operativa custodisce lo stesso segreto: spogliarsi dai metalli, togliere ciò che si è creduto di essere. Non per il nulla. Per trovare ciò che resta quando cade tutto il superfluo.

Il giardino di Rumi non ha stagioni perché non dipende dal tempo. È sempre verde perché non appartiene al ciclo.

Anche tu hai un nome che precede ogni tuo nome.

SOLO CHI VIAGGIA LEGGERO PUÒ VARCARE LA PORTA STRETTAIl Vangelo accenna a una porta stretta e a un ca****lo che fatica a...
27/05/2026

SOLO CHI VIAGGIA LEGGERO PUÒ VARCARE LA PORTA STRETTA

Il Vangelo accenna a una porta stretta e a un ca****lo che fatica a attraversarla.
È un’immagine universale, un archetipo che si ritrova su ogni linea di confine: il passaggio necessario dallo spazio stretto dell'io a quello sconfinato della coscienza. La Janua Coeli, la Porta del Cielo.

Il ca****lo porta sul dorso il peso del nostro ego: la zavorra degli attaccamenti, dei condizionamenti, l'orgoglio delle opinioni, la finzione delle ricchezze accumulate lungo la strada. Per superare quel varco non serve aggiungere, ma sottrarre. È un lavoro di spoliazione profonda, un esercizio di radicale umiltà.

L'iniziazione massonica è precisamente questo: l'arte di viaggiare leggeri. Sciogliere i nodi che trattengono i passi nel rumore profano per potersi riscoprire sottili, capaci di attraversare la cruna dell'ago e destarsi in una realtà più vasta.

Di cosa sei disposto a spogliarti per proseguire il viaggio? Lascia il tuo commento.

Se avverti il bisogno di lasciare a terra i fardelli inutili per avvicinarti al mistero del passaggio e della rinascita interiore, sappi che la nostra Fratellanza custodisce le tracce del cammino.

SECRETUM. CIÒ CHE È L'ANIMA DISTILLAC'è una parola che usiamo spesso a sproposito.Segreto.La pronunciamo e pensiamo subi...
22/05/2026

SECRETUM. CIÒ CHE È L'ANIMA DISTILLA

C'è una parola che usiamo spesso a sproposito.

Segreto.

La pronunciamo e pensiamo subito a qualcosa di nascosto.
Una porta chiusa. Un codice. Una cospirazione.

Ma la parola viene dal latino secretum.
Da secernere: separare, distillare, filtrare.

Il segreto non è ciò che si cela.
È ciò che si secerne.
Una condensazione dell'anima.
Qualcosa che affiora dall'interno — lentamente, silenziosamente —
come il sale che emerge dall'acqua che evapora.

Giacomo Casanova — uomo che aveva attraversato ogni maschera dell'Europa settecentesca — lo aveva capito con una lucidità che stupisce ancora:

"Il Mistero della Massoneria è per sua natura inviolabile. Il Massone lo conosce solo per intuizione, non per averlo appreso. Lo scopre a forza di frequentare la Loggia, di osservare, di ragionare e dedurre. Quando lo ha conosciuto si guarda bene dal farne parte a chicchessia — perché chi non è stato capace di penetrarlo da sé, non sarà nemmeno capace di approfittarne se lo apprenderà da altri."

Non è omertà. Non è "élite".
È qualcosa di molto più preciso:

un'esperienza interiore non è traducibile in informazione.

La Massoneria non è segreta.
È riservata — aperta a chi bussa, trasparente nelle sue intenzioni.
Il segreto non appartiene all'istituzione.
Appartiene all'uomo. Alla donna.
Vive nel cuore di chi ha lavorato abbastanza su se stesso da meritarlo.

E qui sta il punto che Casanova sfiora senza nominarlo del tutto:

l'iniziazione trasmette "qualcosa".
Non il segreto — quello è intrasferibile per natura.
Ma una potenzialità. Una scintilla.
Un'influenza spirituale che il Rito consegna come si consegna un seme.

Il seme non è l'albero.
Può restare dormiente per anni.
Può non germogliare mai.

Dipende dal lavoro. Dal silenzio. Dall'onestà con se stessi.

Questo è il Mistero.
Non custodito da giuramenti,
ma inviolabile perché interiore.

Come tutto ciò che vale davvero.

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