12/08/2025
Prima Guerra Mondiale. Uomini, Soldati, Vittime ed Eroi. Giuseppe Musinu, "su diaulu"
Thiesi, 22 marzo 1891 – Thiesi, 4 aprile 1992
Testo tratto dal sito brigatasassari. it
Non tutti sanno che... "su diaulu" nacque a Thiesi, in Sardegna, nel 1891, figlio di un fabbro locale. Ebbe altri 7 fratelli: Giovannino Musinu, che come lui intraprese la carriera militare e fu tenente medico durante la prima guerra mondiale, Giacomo, Antonietta, Caterina, Eleonora, Angelina e Maria.
Dopo il regolare servizio militare, venne richiamato alle armi con la leva e la sua carriera militare iniziò proprio con la Grande Guerra ove si distinse sino a guadagnarsi il grado di maggiore (il più giovane ad essere ammesso a questo grado, a soli 26 anni). Fu con questo grado comandante del II° Battaglione del 152º reggimento di fanteria della Brigata Sassari a cui fu sempre legatissimo. Prese parte tra le altre alla battaglia di Caporetto e fu l'ultimo dei militari italiani a passare il ponte della Priula sul Piave prima che questo venisse fatto saltare, il 9 novembre 1917.
Fra le due guerre divenne, nel 1937, comandante del 69º Reggimento di fanteria "Ancona". Prese parte successivamente anche alla seconda guerra mondiale quale comandante del distretto militare di Cagliari e nel 1942, promosso generale di brigata, venne posto a capo del Comitato direttivo della retroguardia Comandi di tappa) dell`8ª Armata in Russia. Rientrato in Sardegna, nel 1944 dopo 33 anni di servizio di cui 22 trascorsi nella Brigata Sassari, venne collocato a riposo.
A Musinu capitò di non sposarsi, ma ebbe certo un grande amore: la Brigata Sassari. Il giorno dello scioglimento della Brigata, il 28 dicembre 1975, ad un giornalista che lo intervistava, il Generale ebbe a dichiarare:
"Questa di oggi è per me una giornata di lutto. Ho percorso in questi giorni ed in queste notti insonni i momenti più cari alla mia memoria. Ecco, scriva questo: la Brigata Sassari si è comportata sempre onorevolmente ovunque sia stata".
Ma venne anche il giorno della felicità per la ricostituzione della “Sassari”, nel 1988, e nella circostanza ebbe a dire: “è una decisione che ha significato morale, serve per tenere viva la memoria di ciò che è accaduto: tanti morti, quindici soldati sardi su cento, la più alta percentuale del nostro esercito”.
Il Generale lasciava raramente Thiesi e solo per qualche manifestazione riguardante la Brigata. Con lui si presentavano anche le sue 26 decorazioni: risultato di una vita dedicata alle armi, ma intesa nel più alto sentimento di cittadino disposto al supremo sacrificio per difendere, anche in armi, la patria: dalle sue parole, “Io sono sempre stato un soldato, non ho mai fatto politica”.
Non si pensi però che sia stato, come potrebbe a prima vista apparire, un “guerrafondaio”. Della guerra, Musinu riteneva che “… non ha senso, certo, i militari devono obbedire; ma che bisogno c`era di combattere in Grecia o in Etiopia? Io di guerre ne ho fatto tante, ma l`unica che ammetto è quella di difesa: se si è attaccati, difendersi diventa un dovere. Comunque è molto meglio la pace".
Il generale era una persona schiva che non amava “apparire”, aveva già dimostrato, per necessità e a suo tempo, di che tempra era fatto. Si, perché come da lui sostenuto “… la paura è un fatto personale. Si può averla o no. Si sapeva che dovevamo rimanere là e le pallottole come arrivavano per gli altri potevano arrivare anche per me. La paura non poteva aiutare, allora tanto valeva metterla da parte”.
Parlava di sé con una sorta di reticenza, quasi di pudore, ma una cosa che ripeteva sempre era questa: “..quando si è chiamati, ognuno di noi deve fare il proprio dovere e “noi Sardi abbiamo sempre fatto il nostro dovere”.
Il soprannome che gli venne dato in trincea fu "su diaulu", e i soldati erano certi che avesse venduto, novello Faust, l'anima al diavolo in cambio dell'immortalità, considerato che fu ferito 4 volte, e come da lui stesso riportato ”una ferita per ogni anno di guerra” e nell'assalto era sempre in testa. E sempre dalle sue parole “I soldati ci stavano a sentire, non c'era bisogno di comandare. Noi eravamo lì davanti con l'esempio e loro seguivano”.
Giuseppe Musinu detiene un record, ad oggi, imbattuto, è stato, a 26 anni, il più giovane maggiore dell'Esercito Italiano e comandante delle truppe di retroguardia che ebbero il compito di proteggere la ritirata italiana dopo Caporetto, fu l'ultimo soldato a passare il Ponte della Priula, pochi istanti dopo le cariche d'esplosivo demolirono l'ultimo ponte sul Piave.
Antiretorico, antieroe, aveva anche lui i suoi appunti dal fronte. "Ma non scriverò mai un libro. La guerra è tremenda, è la cosa peggiore che l'uomo possa fare. Io l'ho fatta perché era un dovere". La sua popolarità era una tentazione. Prima, durante e dopo il fascismo cercarono di coinvolgerlo in politica. Rifiutò: "sono stato e rimarrò sempre soltanto un soldato".
Morì nella città natale nel 1992, alla veneranda età di 101 anni. Nel 2007 Thiesi gli ha dedicato una piazza."
PER NON DIMENTICARE
Foto ritrae il Maggiore Giuseppe Musinu durante la Grande Guerra.
Ottenne tre Medaglie al Valor Militare. Al comando del II Battaglione del 152° Battaglione, Brigata Sassari, conquistò quota 895 della Bainsizza. Al comando del Battaglione Complementare costituì estrema retroguardia del Regio Esercito Italiano durante la ritirata al Piave. Promosso per meriti di guerra, divenne Generale di Corpo Armato. Ferito gravemente quattro volte, morì nella sua Sardegna alla veneranda età di 101 anni
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