13/10/2026
Grazie Casetta delle favole
Muoversi ilmovimento è
SE DOVEVO STARE FERMO NASCEVO ALBERO (cit)
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Durante le consulenze e le supervisioni dei professionisti e delle professioniste dell’educazione, tra le fatiche sulle quali ci si confronta, una molto ricorrente è la fatica che si fa a tenere ferme le bambine e i bambini.
Spesso il “tenerli fermi” è una necessita’ dettata da spazi troppo piccoli, altre volte un’urgenza per portare a termine delle attività, molto e ancora troppo spesso una “regola” da interiorizzare per comportarsi bene.
Perché non si può mica correre tutto il tempo come i matti!
E neanche saltare quando qualcuno sta spiegando qualcosa. Per non parlare del dondolarsi sulla sedia. O scappare sotto i tavoli. O uscire dalla stanza. In nome moltissimo anche della buona educazione.
In realtà, potremmo definirla la “mala educazione”.
Forse sarebbe ora di iniziare, come adulti, a pensare cosa possiamo fare noi piuttosto che concentrarci sul cosa non dovrebbero fare le bambine e i bambini.
Forse dovremmo riflettere su come educare e accompagnare al movimento, non contro il movimento.
Il verbo muoversi deriva dal latino movere, che significa spingere, agitare, smuovere, mettere in moto.
Agitare mi piace molto, perché è una delle cose che a noi educatrici ed insegnanti viene molto bene quando le bambine e i bambini si muovono! Vero? ♥️
Dentro di sé tiene i due suffissi che indicano movimento/cambiamento e azioni in divenire.
Che meraviglia un cambiamento in divenire! ♥️
La stessa radice la ritroviamo in parole come:
-emozione (e-movere, “portare fuori”);
-commuovere, promuovere, rimuovere: tutte parole che indicano movimenti fisici, psichici o sociali.
Dunque, muoversi significa letteralmente “mettersi in atto, in cammino”, lasciare uno stato per andare verso un altro. Non solo cambiare posizione nello spazio, ma entrare in un processo, attivarsi, trasformarsi.
Questa origine linguistica ci ricorda che muoversi è molto di più di un gesto fisico. È un atto vitale, esistenziale, che riguarda l’essere intero.
Quando un bambino e una bambina si muovono stanno diventando, stanno organizzando il loro mondo interno, stanno cercando equilibrio, orientamento, identità.
Fermarli a priori significa talvolta fermare quel processo di crescita e autoregolazione di cui hanno bisogno.
Per le bambine e i bambini, il movimento non è solo un’attività fisica: è un linguaggio, e’ organizzazione, e’ presenza, è il modo più naturale e profondo per costruire un senso di sé, per orientarsi nel mondo, per regolare ciò che sentono dentro.
Mentre il corpo si muove, la mente trova ritmo e spesso trova pace. Non è caos, ma ricerca di equilibrio. Come diceva Merleau-Ponty, “il corpo è il nostro mezzo generale per avere un mondo”. Attraverso il corpo il bambino e la bambina pensano, sperimentano, si costruiscono.
Ecco perché bloccare il corpo, per “favorire l’attenzione, la concentrazione e la calma” a volte è un errore.
In realtà, per moltissimi bambini e bambine il movimento è ciò che consente di focalizzare l’attenzione, non il contrario.
Per le bambine e i bambini, stare fermi significa perdere contatto, sprofondare nell’iperattivazione o nell’assenza. Muoversi, al contrario, significa ricomporsi, organizzarsi, tornare in sé.
Le neuroscienze oggi ci dicono chiaramente che movimento e apprendimento sono strettamente legati. Le aree del cervello coinvolte nella coordinazione motoria dialogano costantemente con quelle dedicate all’attenzione, alla memoria di lavoro, alla pianificazione.
Il corpo non è solo un veicolo per arrivare al pensiero: è parte integrante del pensiero stesso. Quando il bambino e la bambina si muovono in modo libero e intenzionale, attivano un processo neurobiologico che potenzia la regolazione, la concentrazione, l’apprendimento.
Nei nostri servizi educativi, però, il movimento è ancora troppo spesso contenuto, interrotto, tolto.
Il movimento viene sacrificato per motivi di tempo o di programma, purtroppo e troppo spesso per questioni di spazio.
Ed è qui che serve una rivoluzione gentile ma radicale: non adattare le bambine e i bambini agli spazi, ma ripensare spazi, tempi e strategie per accogliere ciò che il corpo chiede, perché il corpo chiede ciò che gli serve.
Quindi chiediamoci perché rimanere seduti?
Ma soprattutto per chi rimanere seduti?
♥️