25/08/2026
NON È UN REGALO....
Lo Smartphone non è un regalo per la Prima Comunione!
Questa affermazione si trova scritta in una lettera che un gruppo di genitori di Roma ha indirizzato al parroco in vista della Prima Comunione dei propri figli.
L’obiettivo: costruire una coesione educativa tra adulti, capace di andare oltre i confini dei ruoli, ponendo con franchezza questioni che rischiano di finire sotto il tappeto al «buon fine» di non litigare, a costo di rischiare conseguenze gravi sulla
salute dei bambini e delle bambine.
È necessario che gli adulti trovino spazi e tempi per esplicitare i propri conflitti e affrontare problemi difficili che richiedono la fatica di informarsi, di dire no, di fare resistenza anche contro le buone intenzioni di parenti che possono agire in modi maldestri e invadenti, anche senza rendersene conto.
I nonni e gli zii di una volta coglievano le occasioni familiari rare per fare regali più costosi ai pargoli, come l’orologio o la penna stilografica, quasi a dire: «Ora sei grande!». La moda dello smartphone ha conquistato questo prezioso budget familiare grazie al marketing.
Un gruppo di genitori di Monteverde, all’interno del percorso stimolato dai pediatri che li ha portati ad accordarsi per tutelare il tempo dell’infanzia, liberandolo
dall’invadenza di merci inadatte alla loro età, si è rivolto pubblicamente al proprio parroco. La lettera rappresenta una richiesta di aiuto che riconosce l’importanza del ruolo degli interlocutori con i quali cerca di costruire una alleanza educativa nell’ambito di un prezioso Patto Digitale.
Si conclude con queste parole: «Il cellulare non è un regalo da far avere per la Prima Comunione: si tratta, invece, di uno strumento dannoso per la crescita sana e libera di un bambino che deve dedicare l’attenzione a costruire con cura la propria persona e le proprie relazioni nel confronto reale con gli altri. Se il messaggio provenisse anche da Voi avrebbe una grande forza. Per questo speriamo davvero nella vostra collaborazione e restiamo a disposizione per incontrarci e parlarne».
Come avrà risposto il parroco?
Non lo sappiamo, ma vorremmo proprio saperlo. Raccontatecelo a [email protected].
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Articolo a firma Elena Passerini, formatrice del CPP, e pubblicato sulla nostra rivista "Conflitti".