Crescere

Crescere Associazione di Pratica Psicomotoria Aucouturier Corso B.Telesio 105 10146 TORINO www.crescere.org

Centro e scuola di formazione riconosciute EIA
Ecole International Aucouturier
Promuove la diffusione e la ricerca e la formazione in Pratica Psicomotoria Aucouturier
attività culturali ed interculturali
di ricerca e formazione nel campo
dell’aiuto alla crescita e sostegno
alla genitorialità e alla famiglia

Già
17/06/2026

Già

Risultati in fretta performance ma:
17/06/2026

Risultati in fretta performance ma:

13/06/2026

Mia mamma, nel 1943, in piena guerra, era maestra di una prima elementare e la maggior parte delle sue alunne non aveva mai visto un pezzo di carta, tantomeno giornali o libri. Eppure, alla fine dell’anno, tutte sapevano leggere, scrivere e far di conto.

Sono convinta che oggi si facciano valutazioni sbagliate. La psichiatria in genere, e la neuropsichiatria infantile in particolare, isolano il bambino e lo esaminano da solo, valutano ciò che sa fare e ciò che non sa fare, si basano su scale di test e calcolano il punto in cui si colloca. Ma queste scale rivelano soprattutto le negazioni, ciò che non va, ciò che manca, ciò che dovrebbe esserci e non c'è.

Questo però non è il modo di avvicinarsi all'infanzia che è un'età evolutiva e quello che il bambino oggi non sa fare può darsi che domani lo faccia.

Spesso manca l'obiettivo principale: le relazioni, le comunicazioni. Ed è proprio in queste relazioni che si formano la soggettività e l’identità, che si costruiscono, cambiano e si modificano proprio nell'interazione con gli altri.

Perciò, più che cambiare il bambino, bisogna cambiare i rapporti che le principali agenzie educative - la scuola, la famiglia - hanno con lui. In questo modo, cambiamo l'ambiente, cambiamo le richieste e darà il meglio di sé.

Nell'isolamento, invece, si misurano solo le negatività e le mancanze in base a una supposta normalità che non esiste, perché ognuno di noi è diverso dagli altri. Genitori e insegnanti devono tenere conto delle competenze, delle sapienze ereditate nel tempo, ma anche della singolarità di ogni bambino, del suo essere unico e irripetibile.

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Silvia Vegetti Finzi, testo tratto dagli atti del nostro convegno nazionale "Vivere bene i conflitti per stare in salute".

05/06/2026

Chi è il Testimone Compassionevole o Soccorrevole o "Avvocato Difensore del Bambino" nella Teoria Milleriana?

Quando un bambino viene umiliato, ignorato, manipolato o ferito da chi dovrebbe proteggerlo, il danno più profondo non nasce soltanto dalla violenza subita, ma dalla SOLITUDINE cui quella violenza viene vissuta.

Lo stato di SOLITUDINE cambia tutto: un'esperienza traumatica può non acere effetti su un bambino SE esso non è solo.

Il bambino non ha bisogno di qualcuno che giustifichi gli adulti, minimizzi l'accaduto o lo inviti a dimenticare.
Ha bisogno di almeno UNA persona capace di vedere la realtà per ciò che è.

Il Testimone è colui che dice, con la sua presenza e con il suo sguardo: «Quello che ti stanno facendo è reale. Lo vedo. Non sei tu il problema. La tua sofferenza ha un senso.»

Il Testimone Compassionevole È la voce che interrompe il silenzio, che restituisce dignità al dolore e che impedisce al bambino di credere che la crudeltà sia amore e che l'abuso sia normalità.

Anche UNA SOLA persona capace di riconoscere la Verità può diventare un argine contro la distruzione interiore.

Un bambino che viene visto impara che la sua esperienza è valida;
un bambino che viene creduto conserva la possibilità di fidarsi di Sé. E questa fiducia può diventare il seme della sua libertà futura.

Il contrario del trauma non è l'oblio.

È la presenza di qualcuno che abbia il coraggio di stare dalla parte del Bambino e della Verità.

"Compassionevole" non È uguale a "Consapevole".

Il Testimone Consapevole è lo Psicoterapeuta, perché di certo SA.

Il Compassionevole può essere CHIUNQUE, anche se non SA, ma FA !!

Con orgoglio e onore annunciamo la partenza della 7 edizione del corso di formazione per psicomotricisti PPA.Continuiamo...
03/06/2026

Con orgoglio e onore annunciamo la partenza della 7 edizione del corso di formazione per psicomotricisti PPA.
Continuiamo con impegno e passione nel trasmettere una Pratica somato-psichica cosi importante per i bambini.
Direttore scientifico prof. Aucouturier
E come lui ci insegna: trasmettere una cultura umanistica dove la maturazione globale del bambino è al "centro" insieme agli educatori e alle famiglie.

31/05/2026

Fate attenzione
Prima di scrivere queste parole ci ho pensato per mesi.
Ora che la scuola è finita, sento però il bisogno di condividere una riflessione che nasce sia dalla mia esperienza personale sia da ciò che ho visto lavorando nelle scuole.
Quando si parla di neurodivergenze autismo, disabilità cognitive, difficoltà importanti, ma anche plusdotazione credo sia necessario fare alcune distinzioni con molta onestà.
Nei casi gravi, è sacrosanto che ci siano insegnanti di sostegno, figure educative, supporti continui e una collaborazione stretta tra scuola e famiglia. Nessuno dovrebbe essere lasciato solo.
Ma esistono anche situazioni molto diverse: bambini con autismo lieve, diagnosi di livello 1, bambini plusdotati, bambini “fuori standard” ma perfettamente in grado di gestirsi, relazionarsi e stare nel mondo con le loro peculiarità. Ed è qui che, secondo me, bisogna fermarsi a riflettere.
Perché troppo spesso ho visto bambini con diagnosi avere meno difficoltà reali di altri bambini senza alcuna etichetta. Eppure, una volta arrivata la diagnosi a scuola, cambia lo sguardo degli adulti.
Non sempre, certo. Esistono insegnanti straordinari. Ma troppo spesso quel bambino viene inconsciamente “lasciato lì”, trattato come qualcuno che tanto “non potrà mai rientrare nello standard”.
E questa cosa, mi dispiace dirlo, a volte fa più danni della difficoltà stessa. Una diagnosi può aiutare tantissimo se serve per comprendere, sostenere, accompagnare. Ma può diventare anche una gabbia, soprattutto quando il bambino è funzionale, autonomo e capace di crescere senza essere continuamente definito da un’etichetta.
Per questo mi sento di dire una cosa molto delicata: fate attenzione.
Non tanto al fare o non fare una diagnosi. Quella, quando serve, è importante.
Ma riflettete bene su come, quando e se portarla a scuola.
Perché un conto è avere strumenti per aiutare un figlio.
Un altro è rischiare che quella definizione diventi il primo modo in cui gli altri lo guarderanno.
E un bambino non dovrebbe mai essere ridotto alla sua diagnosi
Da plusdotazione

Il nostro maestro!!
23/05/2026

Il nostro maestro!!

Oggi a Roma, all’Università Sapienza, la psicomotricità sarà protagonista di una giornata speciale di incontro, riflessione e condivisione.
Tra le presenze più significative c’è quella di Bernard Aucouturier che, a più di 90 anni, continua ancora a scrivere, studiare e diffondere la psicomotricità con la stessa passione e profondità che hanno segnato tutta la sua vita.

La sua ricerca ci ricorda che il corpo non è solo movimento, ma linguaggio, emozione, relazione, storia.
Attraverso la Pratica Psicomotoria, Aucouturier ha insegnato a generazioni di educatori e terapeuti ad ascoltare il bambino nella sua globalità, rispettandone tempi, desideri e bisogni profondi.

In un tempo che corre veloce, il suo pensiero resta sorprendentemente attuale: dare valore al gioco spontaneo, al piacere di agire, alla sicurezza affettiva e alla crescita armonica della persona.

La sua presenza ancora viva e attiva è un dono prezioso per il mondo educativo e psicomotorio.
Un esempio di dedizione, coerenza e amore per l’infanzia che continua a ispirare.

Grazie, Bernard Aucouturier, per continuare a seminare pensiero, sensibilità e umanità. 🌱

A scuola per tutti...un utopia?
19/05/2026

A scuola per tutti...un utopia?

🟣PSICOMOTRICITÀ E SCUOLA
La psicomotricità a scuola non dovrebbe essere considerata un’attività accessoria o marginale, ma una componente essenziale del percorso educativo dei bambini. Oggi più che mai, infatti, il mondo dell’infanzia manifesta segnali di fragilità crescenti: difficoltà relazionali, scarsa capacità di attenzione, fatica nella gestione delle emozioni, insicurezze motorie e problemi legati alla socializzazione. In questo contesto, la scuola ha il dovere di interrogarsi sul proprio ruolo educativo e preventivo, investendo in strumenti che sappiano sostenere realmente la crescita di tutti i bambini.

La psicomotricità rappresenta uno di questi strumenti. Attraverso il corpo, il movimento, il gioco e la relazione, il bambino costruisce la propria identità, sviluppa competenze cognitive ed emotive, impara a conoscere sé stesso e gli altri. Non si tratta soltanto di “muoversi”, ma di creare uno spazio in cui il bambino possa esprimersi, sperimentare, acquisire fiducia e trovare modalità positive di stare nel gruppo.

Inserire stabilmente percorsi di psicomotricità all’interno della scuola significa quindi fare prevenzione. Significa intercettare precocemente i disagi, sostenere le difficoltà prima che diventino etichette, offrire occasioni di crescita equilibrata senza attendere necessariamente l’emergere di un problema conclamato. In molti casi, infatti, bambini che mostrano fragilità emotive o comportamentali non hanno bisogno di una certificazione, ma di contesti educativi capaci di accoglierli, comprenderli e accompagnarli nel loro sviluppo.

La scuola non può trasformarsi esclusivamente in un luogo di valutazione e classificazione delle difficoltà. Certamente esistono situazioni in cui la certificazione è necessaria e fondamentale per garantire diritti e supporti adeguati, ma accanto a queste realtà, esiste una vasta area di bambini che vivono fatiche evolutive, insicurezze o disagi temporanei che potrebbero essere affrontati anche attraverso interventi educativi diffusi e accessibili a tutti.

Ed è qui che la psicomotricità assume un valore sociale oltre che pedagogico. Non tutte le famiglie hanno infatti la possibilità economica o culturale di accedere a percorsi privati di sostegno alla crescita. La scuola pubblica deve allora diventare il luogo in cui ogni bambino possa trovare opportunità di benessere, ascolto e sviluppo armonico, indipendentemente dalla propria condizione sociale.

Investire nella psicomotricità significa investire nell’infanzia e, di conseguenza, nel futuro della società. Significa scegliere una scuola che educa prima ancora di diagnosticare, che previene invece di intervenire solo quando il disagio è ormai consolidato, che riconosce il valore del corpo, delle emozioni e della relazione come elementi fondamentali dell’apprendimento.

Rafforzare la presenza della psicomotricità nelle scuole vuol dire restituire centralità alla crescita globale del bambino, promuovendo inclusione, benessere e pari opportunità. Una scuola realmente educativa non è quella che produce più certificazioni, ma quella che riesce a sostenere ogni bambino nel proprio percorso di sviluppo, offrendo strumenti concreti per crescere in modo sereno, equilibrato e consapevole.

S.P

Indirizzo

Corso B. Telesio 105
Turin
10146

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