Crescere

Crescere Associazione di Pratica Psicomotoria Aucouturier Corso B.Telesio 105 10146 TORINO www.crescere.org

Centro e scuola di formazione riconosciute EIA
Ecole International Aucouturier
Promuove la diffusione e la ricerca e la formazione in Pratica Psicomotoria Aucouturier
attività culturali ed interculturali
di ricerca e formazione nel campo
dell’aiuto alla crescita e sostegno
alla genitorialità e alla famiglia

Con orgoglio e onore annunciamo la partenza della 7 edizione del corso di formazione per psicomotricisti PPA.Continuiamo...
03/06/2026

Con orgoglio e onore annunciamo la partenza della 7 edizione del corso di formazione per psicomotricisti PPA.
Continuiamo con impegno e passione nel trasmettere una Pratica somato-psichica cosi importante per i bambini.
Direttore scientifico prof. Aucouturier
E come lui ci insegna: trasmettere una cultura umanistica dove la maturazione globale del bambino è al "centro" insieme agli educatori e alle famiglie.

31/05/2026

Fate attenzione
Prima di scrivere queste parole ci ho pensato per mesi.
Ora che la scuola è finita, sento però il bisogno di condividere una riflessione che nasce sia dalla mia esperienza personale sia da ciò che ho visto lavorando nelle scuole.
Quando si parla di neurodivergenze autismo, disabilità cognitive, difficoltà importanti, ma anche plusdotazione credo sia necessario fare alcune distinzioni con molta onestà.
Nei casi gravi, è sacrosanto che ci siano insegnanti di sostegno, figure educative, supporti continui e una collaborazione stretta tra scuola e famiglia. Nessuno dovrebbe essere lasciato solo.
Ma esistono anche situazioni molto diverse: bambini con autismo lieve, diagnosi di livello 1, bambini plusdotati, bambini “fuori standard” ma perfettamente in grado di gestirsi, relazionarsi e stare nel mondo con le loro peculiarità. Ed è qui che, secondo me, bisogna fermarsi a riflettere.
Perché troppo spesso ho visto bambini con diagnosi avere meno difficoltà reali di altri bambini senza alcuna etichetta. Eppure, una volta arrivata la diagnosi a scuola, cambia lo sguardo degli adulti.
Non sempre, certo. Esistono insegnanti straordinari. Ma troppo spesso quel bambino viene inconsciamente “lasciato lì”, trattato come qualcuno che tanto “non potrà mai rientrare nello standard”.
E questa cosa, mi dispiace dirlo, a volte fa più danni della difficoltà stessa. Una diagnosi può aiutare tantissimo se serve per comprendere, sostenere, accompagnare. Ma può diventare anche una gabbia, soprattutto quando il bambino è funzionale, autonomo e capace di crescere senza essere continuamente definito da un’etichetta.
Per questo mi sento di dire una cosa molto delicata: fate attenzione.
Non tanto al fare o non fare una diagnosi. Quella, quando serve, è importante.
Ma riflettete bene su come, quando e se portarla a scuola.
Perché un conto è avere strumenti per aiutare un figlio.
Un altro è rischiare che quella definizione diventi il primo modo in cui gli altri lo guarderanno.
E un bambino non dovrebbe mai essere ridotto alla sua diagnosi
Da plusdotazione

Il nostro maestro!!
23/05/2026

Il nostro maestro!!

Oggi a Roma, all’Università Sapienza, la psicomotricità sarà protagonista di una giornata speciale di incontro, riflessione e condivisione.
Tra le presenze più significative c’è quella di Bernard Aucouturier che, a più di 90 anni, continua ancora a scrivere, studiare e diffondere la psicomotricità con la stessa passione e profondità che hanno segnato tutta la sua vita.

La sua ricerca ci ricorda che il corpo non è solo movimento, ma linguaggio, emozione, relazione, storia.
Attraverso la Pratica Psicomotoria, Aucouturier ha insegnato a generazioni di educatori e terapeuti ad ascoltare il bambino nella sua globalità, rispettandone tempi, desideri e bisogni profondi.

In un tempo che corre veloce, il suo pensiero resta sorprendentemente attuale: dare valore al gioco spontaneo, al piacere di agire, alla sicurezza affettiva e alla crescita armonica della persona.

La sua presenza ancora viva e attiva è un dono prezioso per il mondo educativo e psicomotorio.
Un esempio di dedizione, coerenza e amore per l’infanzia che continua a ispirare.

Grazie, Bernard Aucouturier, per continuare a seminare pensiero, sensibilità e umanità. 🌱

A scuola per tutti...un utopia?
19/05/2026

A scuola per tutti...un utopia?

🟣PSICOMOTRICITÀ E SCUOLA
La psicomotricità a scuola non dovrebbe essere considerata un’attività accessoria o marginale, ma una componente essenziale del percorso educativo dei bambini. Oggi più che mai, infatti, il mondo dell’infanzia manifesta segnali di fragilità crescenti: difficoltà relazionali, scarsa capacità di attenzione, fatica nella gestione delle emozioni, insicurezze motorie e problemi legati alla socializzazione. In questo contesto, la scuola ha il dovere di interrogarsi sul proprio ruolo educativo e preventivo, investendo in strumenti che sappiano sostenere realmente la crescita di tutti i bambini.

La psicomotricità rappresenta uno di questi strumenti. Attraverso il corpo, il movimento, il gioco e la relazione, il bambino costruisce la propria identità, sviluppa competenze cognitive ed emotive, impara a conoscere sé stesso e gli altri. Non si tratta soltanto di “muoversi”, ma di creare uno spazio in cui il bambino possa esprimersi, sperimentare, acquisire fiducia e trovare modalità positive di stare nel gruppo.

Inserire stabilmente percorsi di psicomotricità all’interno della scuola significa quindi fare prevenzione. Significa intercettare precocemente i disagi, sostenere le difficoltà prima che diventino etichette, offrire occasioni di crescita equilibrata senza attendere necessariamente l’emergere di un problema conclamato. In molti casi, infatti, bambini che mostrano fragilità emotive o comportamentali non hanno bisogno di una certificazione, ma di contesti educativi capaci di accoglierli, comprenderli e accompagnarli nel loro sviluppo.

La scuola non può trasformarsi esclusivamente in un luogo di valutazione e classificazione delle difficoltà. Certamente esistono situazioni in cui la certificazione è necessaria e fondamentale per garantire diritti e supporti adeguati, ma accanto a queste realtà, esiste una vasta area di bambini che vivono fatiche evolutive, insicurezze o disagi temporanei che potrebbero essere affrontati anche attraverso interventi educativi diffusi e accessibili a tutti.

Ed è qui che la psicomotricità assume un valore sociale oltre che pedagogico. Non tutte le famiglie hanno infatti la possibilità economica o culturale di accedere a percorsi privati di sostegno alla crescita. La scuola pubblica deve allora diventare il luogo in cui ogni bambino possa trovare opportunità di benessere, ascolto e sviluppo armonico, indipendentemente dalla propria condizione sociale.

Investire nella psicomotricità significa investire nell’infanzia e, di conseguenza, nel futuro della società. Significa scegliere una scuola che educa prima ancora di diagnosticare, che previene invece di intervenire solo quando il disagio è ormai consolidato, che riconosce il valore del corpo, delle emozioni e della relazione come elementi fondamentali dell’apprendimento.

Rafforzare la presenza della psicomotricità nelle scuole vuol dire restituire centralità alla crescita globale del bambino, promuovendo inclusione, benessere e pari opportunità. Una scuola realmente educativa non è quella che produce più certificazioni, ma quella che riesce a sostenere ogni bambino nel proprio percorso di sviluppo, offrendo strumenti concreti per crescere in modo sereno, equilibrato e consapevole.

S.P

14/05/2026

𝗟𝗔 𝗗𝗘𝗣𝗥𝗘𝗦𝗦𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗔𝗡𝗔𝗖𝗟𝗜𝗧𝗜𝗖𝗔 (𝗥𝗲𝗻𝗲́ 𝗦𝗽𝗶𝘁𝘇)
Per René Spitz, psicoanalista austro-americano, la 𝘥𝘦𝘱𝘳𝘦𝘴𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘢𝘯𝘢𝘤𝘭𝘪𝘵𝘪𝘤𝘢 è una forma di sofferenza che compare nei bambini molto piccoli quando, dopo aver stabilito un legame affettivo vitale con la madre o con la figura di accudimento, subiscono una separazione prolungata o una perdita di contatto emotivo significativa.

Spitz osservò che, in questi casi, il bambino non manifesta solo tristezza. Accade qualcosa di più profondo: 𝗶𝗹 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗼 𝘀𝗶 𝘀𝗽𝗲𝗴𝗻𝗲. Il volto perde vivacità, il corpo rallenta, il pianto si impoverisce, il contatto con il mondo si ritira. Non è solo dolore per un’assenza. È il venir meno di ciò che sosteneva la continuità stessa della vita psichica.

𝗟𝗮 𝗽𝗮𝗿𝗼𝗹𝗮 𝗮𝗻𝗮𝗰𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗶𝗻𝗱𝗶𝗰𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗼 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼: 𝘂𝗻𝗮 𝗱𝗶𝗽𝗲𝗻𝗱𝗲𝗻𝘇𝗮 𝘃𝗶𝘁𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗮𝗹𝗹’𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼. All’inizio della vita, il bambino non può reggersi da solo sul piano emotivo. Ha bisogno di una presenza stabile, affettivamente viva, che lo tenga insieme dall'esterno finché non possa farlo, poco a poco, dall'interno.

👉 𝗟𝗮 𝗱𝗲𝗽𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝗻𝗮𝗰𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗰𝗶 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗿𝗱𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝗹𝗹’𝗼𝗿𝗶𝗴𝗶𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗽𝘀𝗶𝗰𝗵𝗶𝗰𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗰'𝗲̀ 𝗹'𝗮𝘂𝘁𝗼𝘀𝘂𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗲𝗻𝘇𝗮.
👉 𝗖’𝗲̀ 𝗶𝗹 𝗯𝗶𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 𝗿𝗮𝗱𝗶𝗰𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗹𝗲𝗴𝗮𝗺𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗼𝘀𝘁𝗲𝗻𝗴𝗮, 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝗻𝗴𝗮, 𝗳𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮 𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗿𝗲.

Nella 𝘗𝘴𝘪𝘤𝘰𝘭𝘰𝘨𝘪𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘗𝘳𝘰𝘧𝘰𝘯𝘥𝘰, questo tema non riguarda solo l’infanzia. Molte depressioni adulte portano ancora il segno di quell’esperienza originaria: non tanto la colpa o il conflitto, ma il crollo che segue alla perdita di un appoggio affettivo percepito come indispensabile. Alcune persone non si sentono semplicemente sole: si sentono come se, senza l’altro, venisse meno il senso stesso di esserci.

Il lavoro clinico, allora, non consiste nel predicare autonomia. Cerca piuttosto di comprendere quale antica dipendenza sia rimasta senza trasformazione, quale perdita abbia lasciato la persona senza sostegno interno, quale assenza continui a essere vissuta come una minaccia alla propria esistenza psichica.

Quale legame è stato vissuto non solo come amore, ma come sostegno vitale? Quale perdita ha lasciato non solo dolore, ma svuotamento? E quanto della propria tristezza parla ancora il linguaggio di un bisogno antico rimasto senza risposta?

𝗗𝗼𝘁𝘁. 𝗠𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗣𝗶𝗰𝗰𝗼𝗹𝗼

📘 “𝙂𝙧𝙖𝙢𝙢𝙖𝙩𝙞𝙘𝙖 𝙙𝙚𝙡 𝙋𝙧𝙤𝙛𝙤𝙣𝙙𝙤” 𝘦𝘴𝘱𝘭𝘰𝘳𝘢, 𝘢𝘵𝘵𝘳𝘢𝘷𝘦𝘳𝘴𝘰 𝘪 𝘨𝘳𝘢𝘯𝘥𝘪 𝘔𝘢𝘦𝘴𝘵𝘳𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘗𝘴𝘪𝘤𝘰𝘭𝘰𝘨𝘪𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘗𝘳𝘰𝘧𝘰𝘯𝘥𝘰, 𝘭𝘦 𝘥𝘪𝘯𝘢𝘮𝘪𝘤𝘩𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘦𝘴𝘱𝘦𝘳𝘪𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘱𝘴𝘪𝘤𝘩𝘪𝘤𝘢: 𝘥𝘰𝘭𝘰𝘳𝘦, 𝘥𝘦𝘴𝘪𝘥𝘦𝘳𝘪𝘰, 𝘥𝘪𝘧𝘦𝘴𝘢, 𝘢𝘮𝘰𝘳𝘦, 𝘱𝘦𝘳𝘥𝘪𝘵𝘢. 𝘕𝘰𝘯 𝘱𝘦𝘳 𝘴𝘦𝘮𝘱𝘭𝘪𝘧𝘪𝘤𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘤𝘰𝘮𝘱𝘭𝘦𝘴𝘴𝘪𝘵𝘢̀, 𝘮𝘢 𝘱𝘦𝘳 𝘳𝘦𝘯𝘥𝘦𝘳𝘭𝘢 𝘱𝘦𝘯𝘴𝘢𝘣𝘪𝘭𝘦, 𝘦 𝘲𝘶𝘪𝘯𝘥𝘪 𝘢𝘣𝘪𝘵𝘢𝘣𝘪𝘭𝘦.

Grazie Ludovica Isotta Turchetti Logopedista
13/05/2026

Grazie Ludovica Isotta Turchetti Logopedista

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Turin
10146

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