27/01/2026
La salute mentale diventa emergenza, con un astigiano su cinque seguito da uno psicologo o psichiatra. «Crescono i pazienti ma diminuiscono le risorse per assisterli» è l’affondo della consigliera regionale del Pd Monica Canalis contro l’assessore alla Sanità Federico Riboldi. «Nel 2026 alla salute mentale andranno 230 milioni di euro, pari al 2,56% del fondo sanitario indistinto, che ammonta a 8 miliardi e 981 milioni», attacca l’esponente dem.
I Paesi europei
Una quota giudicata insufficiente dal Pd e dalle associazioni del settore, che chiedono di arrivare almeno al 5%, mentre la media dei Paesi europei supera l’8%. «La Regione considera la salute mentale una priorità e per il 2026 ha stanziato risorse che riteniamo adeguate. È stato inoltre previsto un settore dedicato alla salute mentale nel Piano socio-sanitario», replica Riboldi, ricordando che «il sistema regionale conta dieci dipartimenti di salute mentale, 23 reparti ospedalieri con una media di 13 posti letto e circa 25 operatori tra medici, infermieri e Oss, oltre a quasi 500 posti nelle strutture territoriali extraospedaliere e più di 2 mila posti nelle strutture residenziali psichiatriche». Un confronto giocato sui numeri che però riguarda un’emergenza concreta.
I pazienti
Secondo la Regione coinvolge 850 mila persone in Piemonte e almeno 40 mila nell’Astigiano a cui la Regione destinerà 10 milioni di euro. Un calderone in cui ci sono patologie come ansia ma anche disturbi più gravi come demenza senile, depressioni maggiori o disturbi della personalità. «È una situazione critica, il personale è insufficiente e per una prima visita psichiatrica si attendono mesi; dalla pandemia in poi il numero di pazienti che chiedono aiuto è in costante aumento e i posti letto mancano», dice Fabio Isnardi, consigliere regionale del Pd. Gabriele Montana, infermiere del Cardinal Massaia e segretario provinciale del Nursind, spiega: «Il reparto di Psichiatria funziona ormai come un Pronto soccorso, sovraccarico di richieste che dovrebbero trovare risposta sul territorio, ma le strutture sono poche o già sature».
Paolo Viarengo
Da “La Stampa” di oggi 27/01/26