DEAR - Design Around Onlus

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DEAR - Design Around Onlus DEAR è un'associazione no profit che si occupa di umanizzazione in ambito ospedaliero, con particolare riferimento ai reparti pediatrici.

L'associazione è nata nel 2016 dall’idea di un gruppo di professionisti di varia formazione – arte, architettura e design, comunicazione e fundraising, tecnologia, foto e video, scienze antropologiche, pedagogia e psicologia – con l’obiettivo di impegnarsi nell’umanizzazione degli ambienti di cura. Promuovendo nuovi modelli di ricerca nell’ambito della produzione culturale, DEAR si presenta come un incubatore di progetti multidisciplinari che spaziano dall’architettura al design, dalle arti visive al digitale, in costante evoluzione.

«Qui dentro non sto bene, ma mi fa bene».A. ha 17 anni e in una frase tiene insieme due cose che possono sembrare contra...
06/10/2026

«Qui dentro non sto bene, ma mi fa bene».

A. ha 17 anni e in una frase tiene insieme due cose che possono sembrare contraddittorie.

Un ricovero resta un momento difficile. Uno spazio non può cancellarlo. Può però rendere le giornate un po’ più abitabili: offrire un posto in cui studiare, creare, giocare, incontrare gli altri o semplicemente stare.

È qui che andranno i fondi raccolti con Luoghi Comuni: in arredi che possano adattarsi alle attività, materiali e strumenti da usare ogni giorno, superfici sulle quali lavorare e lasciare tracce. Ma anche nel tempo necessario per progettare tutto questo insieme alle ragazze e ai ragazzi, al reparto e alle persone che lo vivono.

Per realizzare il progetto dobbiamo raccogliere 5.000 euro e coinvolgere almeno 30 sostenitori eleggibili. Se raggiungeremo entrambi gli obiettivi, MSD aggiungerà altri 5.000 euro.

Se puoi, dona. Se vuoi, condividi. Se fai entrambe le cose, ci aiuti parecchio.

Luoghi Comuni è su Eppela. Link in bio.

«Qui dentro non ci divertiamo tantissimo».M. ha 11 anni e non gira troppo intorno alla questione.Nella stanza c’è un cal...
15/09/2026

«Qui dentro non ci divertiamo tantissimo».

M. ha 11 anni e non gira troppo intorno alla questione.

Nella stanza c’è un calcetto. Ma un gioco, da solo, non basta a rendere vivo uno spazio. Servono libertà di movimento, arredi adatti e la possibilità di usarlo in modi diversi: per giocare, studiare, incontrarsi o semplicemente stare insieme.

Luoghi Comuni parte dalle parole delle ragazze e dei ragazzi e dalla loro esperienza quotidiana degli spazi. Vogliamo trasformare con loro anche questa stanza per renderla in grado di accogliere quello che potrebbe succedere: una partita, un pomeriggio di studio, un laboratorio, un po’ di tempo condiviso.

Perché la quotidianità non resta fuori dalla porta quando comincia un ricovero. E dentro la quotidianità, per fortuna, c’è anche il divertimento.

Per realizzare il progetto dobbiamo raccogliere 5.000 euro e coinvolgere almeno 30 sostenitori eleggibili. Se raggiungeremo entrambe le condizioni, MSD aggiungerà altri 5.000 euro.

Se puoi, dona. Se vuoi, condividi. Se fai entrambe le cose, ci aiuti parecchio.

Luoghi Comuni è su Eppela. Link in bio.

TRACCE – Musica da ascoltare, voci da lasciare.Un nuovo percorso porterà in Neuropsichiatria Infantile concerti, registr...
25/06/2026

TRACCE – Musica da ascoltare, voci da lasciare.

Un nuovo percorso porterà in Neuropsichiatria Infantile concerti, registrazioni, podcast e occasioni per esplorare la musica non solo come qualcosa da ascoltare, ma anche come un linguaggio attraverso cui raccontarsi, trovare la propria voce e lasciare una traccia di sé.

Si parte con il live di : un set acustico chitarra e voce.

Può sembrare una cosa semplice, ma ogni volta che un artista attraversa la porta del reparto, per un po’ il reparto si apre al mondo e il mondo entra in reparto.

Con Libri Aperti, la biblioteca della Neuropsichiatria Infantile del Regina Margherita, abbiamo aderito al progetto Rifu...
08/06/2026

Con Libri Aperti, la biblioteca della Neuropsichiatria Infantile del Regina Margherita, abbiamo aderito al progetto Rifugi di , in collaborazione con , sostenuto da .

Rifugi mette in rete librerie e biblioteche che scelgono di formarsi sulla violenza di genere, per riconoscerla, nominarla e orientare chi ne è coinvolta verso la rete antiviolenza del territorio. Nel 2024 il progetto ha ottenuto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo e oggi conta circa 250 librerie disseminate sul territorio nazionale, a cui presto si aggiungerà anche Libri Aperti.

Oggi abbiamo partecipato al primo incontro della formazione online. Per Dear è un passaggio coerente con il lavoro che facciamo ogni giorno: stare sulla prevenzione, soprattutto in adolescenza, leggere come cambiano le relazioni, cogliere i segnali precoci e usare le parole in modo responsabile. Perché nei luoghi che abitiamo ci siano adulti in grado di riconoscere il rischio e di aprire uno spazio di confronto.

Quando un bambino capisce, cambia il modo in cui attraversa la cura. In ospedale, spiegare significa dare informazioni, ...
26/05/2026

Quando un bambino capisce, cambia il modo in cui attraversa la cura. In ospedale, spiegare significa dare informazioni, ma anche ridurre la paura, creare fiducia, rendere possibile l’incontro con il personale sanitario. Per chi non usa il linguaggio verbale, questo può fare una differenza enorme. Con CIAO – Comunicazione Inclusiva Alternativa in Ospedale, nato dalla collaborazione tra , e il personale sanitario di , lavoriamo perché la CAA diventi parte integrante del linguaggio di chi cura.

L’autoritratto, nei nostri laboratori, smette di essere un esercizio e diventa un invito a riconoscersi per potersi racc...
20/05/2026

L’autoritratto, nei nostri laboratori, smette di essere un esercizio e diventa un invito a riconoscersi per potersi raccontare, insieme.

Ci sono gesti che sembrano minuscoli e invece lasciano il segno. Come una firma.Da dieci anni Dear porta negli ospedali ...
29/04/2026

Ci sono gesti che sembrano minuscoli e invece lasciano il segno. Come una firma.

Da dieci anni Dear porta negli ospedali tempo, ascolto e bellezza, per stare accanto a chi vive i momenti più fragili.

Dietro ci sono persone che credono che prendersi cura sia “Design Around”: qualcosa che nasce intorno alle persone, e con loro prende forma.

Destinare il 5×1000 a Associazione Dear ETS (CF 97803310016) è un piccolo gesto che, insieme a tanti altri, ci aiuterà a crescere ancora.

Nilo, il protagonista de Il custode vive in bilico tra infanzia e adolescenza, un confine sottile, un tempo irrequieto, ...
23/04/2026

Nilo, il protagonista de Il custode vive in bilico tra infanzia e adolescenza, un confine sottile, un tempo irrequieto, dove la pelle cambia prima ancora che tu capisca chi stai diventando. Da una parte c’è il bisogno di qualcuno che ti tenga per mano, dall’altra la fame di libertà che ti spinge via, senza sapere esattamente da cosa. Spaventato, ma attraversato da una forza istintiva che lo spinge a cercare un senso nel caos. Nella sua voce c’è tutta la fragilità e la rabbia della preadolescenza, quel modo ruvido e insieme tenero di stare al mondo quando nessuno ti ha ancora spiegato come si fa. Ammaniti lo accompagna senza protezioni, con uno sguardo laterale e privo di giudizio, restituendo la verità di chi cresce e non sa ancora come difendersi.

Nel nostro lavoro cerchiamo di fare la stessa cosa. È un’età fragile, quella che incontriamo ogni giorno nei reparti dell’ospedale: ragazzi e ragazze sospesi tra due mondi, che convivono con la paura ma hanno ancora la capacità di sperare. Con loro costruiamo spazi dove le parole trovano posto, dove l’ascolto può curare e dove anche l’inquietudine diventa una forma di forza.

I personaggi di Ammaniti ci restano addosso perché parlano anche a noi adulti, di noi adulti, delle paure che abbiamo imparato a nascondere e dei desideri che abbiamo smesso di confessare.

Ne abbiamo parlato con la nostra Dear martedì sera al Dear , e continueremo a farlo nella prossima puntata della newsletter Carezza. Il link per iscriversi è, come sempre, in bio.

Ci sono inquietudini che non vanno ridotte a fragilità individuali, ma riconosciute per quello che sono: il segno di una...
21/04/2026

Ci sono inquietudini che non vanno ridotte a fragilità individuali, ma riconosciute per quello che sono: il segno di una sensibilità viva, di uno sguardo attento sul tempo in cui viviamo. L’ecoansia, in questo senso, non è solo paura, è anche coscienza. È il modo in cui una generazione avverte il peso di un futuro che sente già addosso.

EcoVoices nasce dal desiderio di non restare in silenzio. Dalla volontà di trasformare una preoccupazione in racconto condiviso, in riflessione, in gesto concreto. Le prime tre puntate parlano di cose quotidiane, vicine, all’apparenza piccole. Ma spesso è proprio da lì che cominciano i cambiamenti veri: dall’attenzione, dall’esempio, dalla scelta di guardare ciò che abbiamo intorno con occhi diversi.

Abbiamo scelto il podcast perché la voce arriva lontano, supera i muri, tiene insieme chi parla e chi ascolta. E perché un progetto così può restare, crescere, essere raccolto da altri ragazzi e altre ragazze nel tempo.

Anche in ospedale si può essere parte del cambiamento. A volte tutto comincia così: dando un nome a ciò che si prova, e poi provando a farne qualcosa che serva anche agli altri.

Un progetto in collaborazione con , con la partecipazione di .
Le puntate di EcoVoices si possono ascoltare al link in bio.

Ecovoices è stato selezionato dalla Città di Torino  e finanziato dalla Bloomberg Philanthropies  nell’ambito del programma Youth Climate Action Fund.
Disseminazione a cura di .

Ci sono momenti in cui vale la pena fermarsi, guardarsi indietro e provare a capire che anno è stato quello passato (c’è...
09/04/2026

Ci sono momenti in cui vale la pena fermarsi, guardarsi indietro e provare a capire che anno è stato quello passato (c’è anche chi lo fa ad aprile). Mettendo insieme il report 2025, è stato subito evidente: i numeri contano, ma le persone di più. I nostri progetti cominciano sempre da lì: da chi vive ogni giorno la realtà ospedaliera e prova, insieme a noi, a migliorare la qualità del tempo, degli spazi e delle relazioni.

1. Abbiamo attraversato dodici mesi di attività e laboratori di Project Room, arrivato alla decima edizione. In ospedale il tempo si allunga, si sentono le attese e i vuoti, persino le feste e le vacanze passano come giorni qualunque. Per questo abbiamo scelto di non fermarci mai: un anno intero, senza pause, reso possibile dalle donazioni e da nuovi partner, come .
2. Abbiamo realizzato la biblioteca “Libri Aperti” con , e il cinema “Neuroflix” con nel reparto di NPI. Intorno a queste idee si è allargata una comunità che cresce: i Dear Friends, come , .torino e chi ha scelto di sostenerci con le campagne di crowdfunding.
3. Abbiamo registrato Ecovoices, un podcast dei/delle pazienti di NPI con e , con il supporto di Fondazione , nell’ambito dello Youth Climate Action Fund della .
4. Abbiamo realizzato un cortometraggio con , seconda puntata del progetto “Questo Mondo Fuori” già premiato al 2024.
5. Abbiamo scritto una canzone con e girato un videoclip con .valentina.
6. Abbiamo portato la CAA, Comunicazione Aumentativa Alternativa, in quattro reparti del Regina Margherita con il progetto CIAO – Comunicazione Inclusiva Aumentativa in Ospedale. Lo abbiamo fatto con , per dare voce a chi ha bisogni comunicativi complessi.

Se dovessimo dirlo in poche parole: quando si costruiscono spazi, tempi e relazioni, qualcosa cambia davvero.

Indirizzo

Via Principe Tommaso 3
Turin
10125

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