DEAR - Design Around Onlus

DEAR - Design Around Onlus DEAR è un'associazione no profit che si occupa di umanizzazione in ambito ospedaliero, con particolare riferimento ai reparti pediatrici.

L'associazione è nata nel 2016 dall’idea di un gruppo di professionisti di varia formazione – arte, architettura e design, comunicazione e fundraising, tecnologia, foto e video, scienze antropologiche, pedagogia e psicologia – con l’obiettivo di impegnarsi nell’umanizzazione degli ambienti di cura. Promuovendo nuovi modelli di ricerca nell’ambito della produzione culturale, DEAR si presenta come u

n incubatore di progetti multidisciplinari che spaziano dall’architettura al design, dalle arti visive al digitale, in costante evoluzione.

Quando un bambino capisce, cambia il modo in cui attraversa la cura. In ospedale, spiegare significa dare informazioni, ...
26/05/2026

Quando un bambino capisce, cambia il modo in cui attraversa la cura. In ospedale, spiegare significa dare informazioni, ma anche ridurre la paura, creare fiducia, rendere possibile l’incontro con il personale sanitario. Per chi non usa il linguaggio verbale, questo può fare una differenza enorme. Con CIAO – Comunicazione Inclusiva Alternativa in Ospedale, nato dalla collaborazione tra , e il personale sanitario di , lavoriamo perché la CAA diventi parte integrante del linguaggio di chi cura.

L’autoritratto, nei nostri laboratori, smette di essere un esercizio e diventa un invito a riconoscersi per potersi racc...
20/05/2026

L’autoritratto, nei nostri laboratori, smette di essere un esercizio e diventa un invito a riconoscersi per potersi raccontare, insieme.

Ci sono gesti che sembrano minuscoli e invece lasciano il segno. Come una firma.Da dieci anni Dear porta negli ospedali ...
29/04/2026

Ci sono gesti che sembrano minuscoli e invece lasciano il segno. Come una firma.

Da dieci anni Dear porta negli ospedali tempo, ascolto e bellezza, per stare accanto a chi vive i momenti più fragili.

Dietro ci sono persone che credono che prendersi cura sia “Design Around”: qualcosa che nasce intorno alle persone, e con loro prende forma.

Destinare il 5×1000 a Associazione Dear ETS (CF 97803310016) è un piccolo gesto che, insieme a tanti altri, ci aiuterà a crescere ancora.

Nilo, il protagonista de Il custode vive in bilico tra infanzia e adolescenza, un confine sottile, un tempo irrequieto, ...
23/04/2026

Nilo, il protagonista de Il custode vive in bilico tra infanzia e adolescenza, un confine sottile, un tempo irrequieto, dove la pelle cambia prima ancora che tu capisca chi stai diventando. Da una parte c’è il bisogno di qualcuno che ti tenga per mano, dall’altra la fame di libertà che ti spinge via, senza sapere esattamente da cosa. Spaventato, ma attraversato da una forza istintiva che lo spinge a cercare un senso nel caos. Nella sua voce c’è tutta la fragilità e la rabbia della preadolescenza, quel modo ruvido e insieme tenero di stare al mondo quando nessuno ti ha ancora spiegato come si fa. Ammaniti lo accompagna senza protezioni, con uno sguardo laterale e privo di giudizio, restituendo la verità di chi cresce e non sa ancora come difendersi.

Nel nostro lavoro cerchiamo di fare la stessa cosa. È un’età fragile, quella che incontriamo ogni giorno nei reparti dell’ospedale: ragazzi e ragazze sospesi tra due mondi, che convivono con la paura ma hanno ancora la capacità di sperare. Con loro costruiamo spazi dove le parole trovano posto, dove l’ascolto può curare e dove anche l’inquietudine diventa una forma di forza.

I personaggi di Ammaniti ci restano addosso perché parlano anche a noi adulti, di noi adulti, delle paure che abbiamo imparato a nascondere e dei desideri che abbiamo smesso di confessare.

Ne abbiamo parlato con la nostra Dear martedì sera al Dear , e continueremo a farlo nella prossima puntata della newsletter Carezza. Il link per iscriversi è, come sempre, in bio.

Ci sono inquietudini che non vanno ridotte a fragilità individuali, ma riconosciute per quello che sono: il segno di una...
21/04/2026

Ci sono inquietudini che non vanno ridotte a fragilità individuali, ma riconosciute per quello che sono: il segno di una sensibilità viva, di uno sguardo attento sul tempo in cui viviamo. L’ecoansia, in questo senso, non è solo paura, è anche coscienza. È il modo in cui una generazione avverte il peso di un futuro che sente già addosso.

EcoVoices nasce dal desiderio di non restare in silenzio. Dalla volontà di trasformare una preoccupazione in racconto condiviso, in riflessione, in gesto concreto. Le prime tre puntate parlano di cose quotidiane, vicine, all’apparenza piccole. Ma spesso è proprio da lì che cominciano i cambiamenti veri: dall’attenzione, dall’esempio, dalla scelta di guardare ciò che abbiamo intorno con occhi diversi.

Abbiamo scelto il podcast perché la voce arriva lontano, supera i muri, tiene insieme chi parla e chi ascolta. E perché un progetto così può restare, crescere, essere raccolto da altri ragazzi e altre ragazze nel tempo.

Anche in ospedale si può essere parte del cambiamento. A volte tutto comincia così: dando un nome a ciò che si prova, e poi provando a farne qualcosa che serva anche agli altri.

Un progetto in collaborazione con , con la partecipazione di .
Le puntate di EcoVoices si possono ascoltare al link in bio.

Ecovoices è stato selezionato dalla Città di Torino  e finanziato dalla Bloomberg Philanthropies  nell’ambito del programma Youth Climate Action Fund.
Disseminazione a cura di .

Ci sono momenti in cui vale la pena fermarsi, guardarsi indietro e provare a capire che anno è stato quello passato (c’è...
09/04/2026

Ci sono momenti in cui vale la pena fermarsi, guardarsi indietro e provare a capire che anno è stato quello passato (c’è anche chi lo fa ad aprile). Mettendo insieme il report 2025, è stato subito evidente: i numeri contano, ma le persone di più. I nostri progetti cominciano sempre da lì: da chi vive ogni giorno la realtà ospedaliera e prova, insieme a noi, a migliorare la qualità del tempo, degli spazi e delle relazioni.

1. Abbiamo attraversato dodici mesi di attività e laboratori di Project Room, arrivato alla decima edizione. In ospedale il tempo si allunga, si sentono le attese e i vuoti, persino le feste e le vacanze passano come giorni qualunque. Per questo abbiamo scelto di non fermarci mai: un anno intero, senza pause, reso possibile dalle donazioni e da nuovi partner, come .
2. Abbiamo realizzato la biblioteca “Libri Aperti” con , e il cinema “Neuroflix” con nel reparto di NPI. Intorno a queste idee si è allargata una comunità che cresce: i Dear Friends, come , .torino e chi ha scelto di sostenerci con le campagne di crowdfunding.
3. Abbiamo registrato Ecovoices, un podcast dei/delle pazienti di NPI con e , con il supporto di Fondazione , nell’ambito dello Youth Climate Action Fund della .
4. Abbiamo realizzato un cortometraggio con , seconda puntata del progetto “Questo Mondo Fuori” già premiato al 2024.
5. Abbiamo scritto una canzone con e girato un videoclip con .valentina.
6. Abbiamo portato la CAA, Comunicazione Aumentativa Alternativa, in quattro reparti del Regina Margherita con il progetto CIAO – Comunicazione Inclusiva Aumentativa in Ospedale. Lo abbiamo fatto con , per dare voce a chi ha bisogni comunicativi complessi.

Se dovessimo dirlo in poche parole: quando si costruiscono spazi, tempi e relazioni, qualcosa cambia davvero.

Cin!
25/12/2025

Cin!

Anche quest’anno partecipiamo al , con un filmetto realizzato nella Neuropsichiatria Infantile del Regina Margherita, in...
25/11/2025

Anche quest’anno partecipiamo al , con un filmetto realizzato nella Neuropsichiatria Infantile del Regina Margherita, in collaborazione con l’archivio di .

L’archivio raccoglie diapositive abbandonate, tra le quali abbiamo recuperato una serie di immagini imperfette e deteriorate dal tempo, destinate ad essere scartate. Queste immagini sono diventate tasselli narrativi unici, con cui i/le pazienti hanno costruito un nuovo racconto visivo che restituisce valore e significato a ciò che sembrava perduto.

Ci vediamo giovedì 27 al dalle 19.30.

Un progetto nato per caso, in una stanza, con l’attrezzatura giusta, un fonico e quattro ragazzi con urgenza di cantare ...
13/11/2025

Un progetto nato per caso, in una stanza, con l’attrezzatura giusta, un fonico e quattro ragazzi con urgenza di cantare le loro parole.
Quel martedì non è stata una semplice attività ricreativa. È diventato un documento sonoro della loro fatica. Quel beat insistente è l’elemento che tiene, una spina dorsale, l’unica cosa ferma quando il mondo interiore inizia a traballare. E le rime sono il permesso di essere incazzati, fragili e onesti, tutto insieme.
Non serve giudicare se è tecnico o se è “giusto”. Il punto è che dentro quelle rime c’è qualcosa che dobbiamo ascoltare. Perché se non capiamo cosa stanno urlando — o sussurrando, o nascondendo — non capiamo nemmeno che quale tipo di sostegno dobbiamo costruire.

Un grande rovo di more nella notte, apparentemente ostile, che nasconde un segreto. Avvicinandovi scoprirete piccoli ins...
13/10/2025

Un grande rovo di more nella notte, apparentemente ostile, che nasconde un segreto. Avvicinandovi scoprirete piccoli insetti creati dai/dalle pazienti - esseri nati da collage di oggetti in plastica, trasformati in forme di vita.

L’opera di invita a immaginare uno spazio poetico dove la natura custodisce vita invece di soffocarla.

La residenza d’artista è stata curata da , realizzata durante il programma estivo di attività laboratoriali finanziato da .

L’opera fa parte del progetto Ecovoices, selezionato dalla Città di Torino e finanziato dalla Bloomberg Philanthropies nell’ambito del programma Youth Climate Action Fund.
Disseminazione a cura di .

Indirizzo

Via Principe Tommaso 3
Turin
10125

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