02/09/2026
Il 27° Gran Premio d’Italia del 2 Settembre 1956 - giusto oggi di settant’anni fa –sui 50 giri del circuito misto stradale-sopraelevato é ricordato per uno dei gesti più generosi nella storia dell'automobilismo. Peter Collins, secondo nel campionato piloti cedette volontariamente la sua Lancia D50 , ora con lo stemma del cavallino anziché dell’elefantino, a Juan Manuel Fangio poiché la sua subì un guasto allo sterzo . Fangio la portò al secondo posto riuscendo pertanto a vincere il suo quarto titolo mondiale .
In quel momento finalmente, Gianni Lancia dalla sua tenuta agricola in Brasile poteva sorridere sornione perché aveva vinto la sua scommessa seppure tardivamente.
Riviviamo insieme gli eventi via via succedutisi in quei primi anni Cinquanta che indussero la casa di Via Monginevro n, 99 ad entrare nel mondo delle corse , prima nella categoria Sport e poi in Formula Uno.
I principali esperti lancisti del tempo – Bernabò e Rosani in primis - ricordano : “Appariva chiara la volontà di Gianni Lancia di lasciare una traccia nella storia dell'azienda e dell'automobilismo italiano, in quei difficili anni di intensa attività tecnica e sportiva , ma caratterizzata da un proficuo bottino pubblicitario ed anche dal nuovo modo di approccio della Lancia alle competizioni.
L'idea di Gianni Lancia è quella di creare, attraverso le affermazioni sportive, un'immagine di affidabilità ed efficienza del proprio prodotto commerciale, tale da far passare in secondo piano le lavorazioni semi-artigianali ed il sistema di assistenza post-vendita. L'obiettivo verrà comunque centrato e l'immagine di una Lancia vittoriosa per prestazioni ed efficienza in gara andrà ad arricchire cospicuamente quella di vettura di classe, sicura ed affidabile
“Una squadra di progettisti si mise all’opera sotto la guida di Vittorio Jano per costruire e sviluppare la vettura di Formula 1 : Ettore Zaccone Mina per il motore, Francesco Faleo per l’autotelaio, Luigi Bosco per la trasmissione ed il grande Franco De Virgilio per le tarature tecniche e le verifiche finali.
La nuova Lancia D50 di F1 suscitò molto clamore e grande interesse per le innovative soluzioni tecniche adottate : “Motore centrale anteriore a 8 cilindri a V di 90° DOHCS angolato di 12 °, canne cilindri riportate, quattro carburatori a doppio corpo, accensione con due candele per cilindro, potenza : 265/290 HP , gruppo trasmissione a 5 rapporti al retrotreno, freni sulle ruote a 4 ganasce, telaio a traliccio tubolare irrigidito dal motore portante, sospensioni davanti a quadrilateri e dietro ponte De-Dion, peso Kg. 620, due serbatoi carburante esterni. (Da Storia Lancia)
All’inizio della stagione 1955 , la Lancia D50 vince il G.P. di Torino, classificandosi pure terza e quarta, mentre al successivo Gran Premio di Pau giunge seconda , nonché quarta e quinta ; vince ancora il G.P. di Napoli con Ascari classificandosi anche terza con Villoresi. A Maggio , al termine del Gran Prix di Monaco nonostante l’uscita di pista di Alberto Ascari, la Lancia D50 terminò la gara 2° con Castellotti 4° con Villoresi e 6° con Chiron.
L’epilogo triste della Squadra Corse Lancia avviene il 26 Luglio di settantuno anni fa in Via Caraglio a Torino con la consegna sui furgoni della Ferrari di tutte le sei vetture D50 complete, più due telai e molte parti meccaniche , i relativi disegni più i materiali vari, il tutto accompagnato da Vittorio Jano che si trasferisce a Maranello.
La prima conseguenza fu la fine traumatica del settennato di Gianni Lancia che interruppe bruscamente quella vena creativa e ne impedì la tradizione alle future generazioni. Restano incompiute molte innovazioni in cantiere , quali il cambio semiautomatico, l'iniezione meccanica , le doppie candele ed i nuovi motori 6Vu ad uno e a due alberi a camme in testa per l'Aurelia berlina e coupé. (FONTI : L. Morello – Lancia storie di innovazione e tecnologia.) - Mauto - Storia Lancia nelle corse di Rosani)