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LE OCCUPAZIONI VERSO I CORTEI DI VENERDÌGli studenti preparano lo sciopero «Valditara, le scuole vanno a pezzi»La protes...
13/10/2026

LE OCCUPAZIONI VERSO I CORTEI DI VENERDÌ

Gli studenti preparano lo sciopero «Valditara, le scuole vanno a pezzi»
La protesta coinvolge altri 4 licei. La Cgil in piazza Castello: «Nessuno è straniero»

Prosegue la protesta nelle scuole superiori torinesi in vista dello sciopero studentesco indetto per venerdì.
Ieri mattina è iniziata la seconda settimana di mobilitazioni a staffetta, sull’onda francese. In città sono state occupate le due sedi del liceo Einstein, il Primo liceo artistico e la succursale del Gioberti in via Giulia di Barolo.
Hanno invece scelto lo sciopero le due succursali del Regina Margherita, dopo l’occupazione (terminata venerdì scorso) della sede centrale che aveva dato il via alla protesta. Davanti alla sede Casana, alcuni studenti si sono «incordonati» davanti al cancello, prendendosi a braccetto per non fare entrare nessuno.
Un centinaio di studenti del professionale Birago sono usciti in corteo in via Bologna e poi hanno fatto sciopero davanti all’ingresso, guidati dal movimento Seconda Generazione. In altre superiori come il liceo Majorana o il classico Alfieri si sono svolte assemblee in orario di lezione per decidere cosa fare.
Alcune di queste scuole potrebbero essere occupate a partire da oggi, seguendo l’appello «facciamo come in Francia».
Gli studenti dell’Einstein scrivono di non poter «restare inermi davanti allo scempio che ci sta venendo posto come unico futuro possibile». La protesta si concentra sulle condizioni fatiscenti delle scuole, il tetto del 30% agli studenti di origine straniera, la scuola-caserma, ma anche contro il riarmo e le politiche del governo. «Nel Paese d’Oltralpe stanno bloccando tutte le scuole per ottenere condizioni migliori — proseguono gli occupanti —. Da loro vogliamo prendere l’esempio».
Secondo Assemblea studentesca Torino, il ministro Valditara «ha mostrato, riforma dopo riforma, che ormai la scuola è importante solo per disciplinare i futuri cittadini, mentre approvano decreti razzisti e le
scuole cascano a pezzi». La mobilitazione ha il sostegno dei sindacati di base come Usb Scuola e Cub Sur, che ieri ha segnalato il caso dell’arrivo delle forze dell’ordine all’inizio dello sciopero al Bobbio di Carignano
e invita i docenti degli istituti superiori «a solidarizzare con gli studenti in lotta».
Al Gioberti la preside Miriam Pescatore ha invece inviato una circolare in cui «richiama formalmente e avverte» sulle conseguenze penali e civili «dell’occupazione arbitraria ed imprevista dei locali».
Una posizione definita in serata dalla Cub «un attacco violentissimo al movimento degli studenti». Nel frattempo, circa 150 persone hanno partecipato ieri in piazza Castello al presidio organizzato dalla Flc Cgil «Qui nessuno è straniero». Nato «contro ogni forma di razzismo, per la scuola della Costituzione aperta a tutte e tutti».

Chiara Sandrucci

Il Corriere della Sera Torino, 13 ottobre 2026

13/10/2026
MARTEDÌ 13 OTTOBRE 2026: IN SCIOPERO E NELLA STRADA CON I GIOVANI IN LOTTA!Appello dell’Unione Sindacale Solidaires.Clas...
10/10/2026

MARTEDÌ 13 OTTOBRE 2026: IN SCIOPERO E NELLA STRADA CON I GIOVANI IN LOTTA!
Appello dell’Unione Sindacale Solidaires.

Classi strapiene, locali insalubri, mancanza di insegnanti, l’inferno della selezione con Parcoursup, condizioni di studio indegne hanno provocato un’esplosione di collera nelle scuole superiori adesso raggiunti dagli studenti universitari che si mobilitano ovunque nel paese.
Sfascio dei servizi pubblici, diseguaglianze crescenti, difficoltà di arrivare a fine mese, precarietà, disoccupazione di nuovo in aumento che rende insicuro l’avvenire, degrado delle condizioni di vista e di studio: la collera degli studenti delle scuole superiori e dell’università è condivisa anche nel mondo del lavoro.

Nelle imprese, quando ci sono le contrattazioni, il discorso è sovente ben rodato:
“Non è il momento”, “L’impresa non ha i mezzi.”, “Bisogna preservare la nostra competitività.”, “Piuttosto possiamo darvi un una tantum.”.
Nel frattempo i prezzi continuano ad aumentare.

Anche nelle scuole superiori si è detto loro che non c’erano possibilità per il momento.
E poi, di fronte alla mobilitazione, il governo arretr e trova miracolosamente 3000 posti. È largamente insufficiente per rispondere alle rivendicazioni ma questa concessione dimostra che la lotta paga!

Il movimento dei giovani ha fatto mettere un ginocchio a terra al governo. E’ il momento di mobilitarsi per conquistare assieme a loro le loro rivendicazioni e:

- l’aumento generalizzato dei salari e la loro indicizzazione rispetto ai prezzi, per poter vivere degnamente di fronte all’umento permanente del costo della vita;
- la tassazione dei sovraprofitti;
- la ripartizione della ricchezza in luogo dei dividendi e dei regali alle imprese;
- un bilancio giusto che corrisponda ai bisogni della popolazione.

Il 13 ottobre tutte e tutti nelle manifestazioni a fianco dei giovani, in sostegno e in solidarietà alle loro rivendicazioni e mobilitati per imporre un’altra politica!

FRANCIA. NON SONO PIÙ SOLTANTO I LICEALIIeri, 6 ottobre, la Francia ha vissuto la terza grande giornata della mobilitazi...
07/10/2026

FRANCIA. NON SONO PIÙ SOLTANTO I LICEALI

Ieri, 6 ottobre, la Francia ha vissuto la terza grande giornata della mobilitazione partita dai licei.

I numeri danno già la misura di ciò che sta accadendo: 266.000 persone in piazza secondo il ministero dell’Interno, 450.000 secondo le organizzazioni studentesche. A Parigi 56.000 secondo la polizia, 100.000 secondo gli organizzatori.

Ma forse il dato più importante non sono i numeri.

La protesta sta uscendo dalle scuole.

Accanto ai liceali sono scesi in strada studenti universitari, insegnanti, genitori, lavoratori, militanti sindacali. In molte città le manifestazioni hanno assunto ormai il carattere di una mobilitazione sociale più larga.
Le ragioni da cui tutto è cominciato sono molto concrete: edifici scolastici degradati, classi sovraffollate, insegnanti assenti e non sostituiti, mancanza di personale, giornate scolastiche pesanti, contestazione di Parcoursup e delle disuguaglianze nell'accesso agli studi.

Il ministero dell'Istruzione ha registrato 891 licei nei quali le lezioni sono state sospese totalmente o parzialmente. L'Union syndicale lycéenne parla invece di circa 1.800 licei bloccati o chiusi.
Ci sono stati anche scontri e danneggiamenti. La polizia è intervenuta in diverse città e 488 persone sono state fermate.

Sono fatti che non ha senso nascondere.

Ma non ha senso neppure raccontare attraverso questi episodi un movimento che ieri ha portato nelle strade centinaia di migliaia di persone. Nella grande maggioranza dei cortei liceali, studenti, insegnanti, genitori e sindacalisti hanno manifestato senza incidenti.

E il governo ha dovuto cominciare a rispondere.
Il primo ministro Sébastien Lecornu ha annunciato interventi sui problemi denunciati dagli studenti e ha disposto che in ogni liceo venga dedicata mezza giornata alla discussione con i ragazzi.

Il movimento era cominciato il 17 settembre.
Tre settimane dopo non è scomparso. Si è allargato.
Una protesta nata dentro i licei sta cercando di diventare qualcosa di più: una mobilitazione sulla scuola pubblica, sulle disuguaglianze e sulle condizioni di vita di una generazione.
Vedremo dove riuscirà ad arrivare.

Fonte: Le Monde, cronaca della giornata del 6 ottobre.

FRANCIA: DOPO L’ONDATA DI MAREA DEL 6 OTTOBRE SI CONTINUA!IL GOVERNO DEVE RISPONDERE ALLE RIVENDICAZIONI.La giornata di ...
06/10/2026

FRANCIA: DOPO L’ONDATA DI MAREA DEL 6 OTTOBRE SI CONTINUA!
IL GOVERNO DEVE RISPONDERE ALLE RIVENDICAZIONI.

La giornata di scioperi e di manifestazioni del 6 ottobre ha avuto un’immensa riuscita. Più di 450.000 persone hanno sfilato in tutta la Francia. L’Unione Sindacale Solidaires aveva chiamato a mobilitarsi a fianco degli studenti e delle studentesse delle scuole superiori e dell’università in primo luogo perché le loro rivendicazioni sono le nostre ma anche per fare rispettare il diritto di manifestare gravemente attaccato da una brutale repressione poliziesca.
Il successo di questa giornata ha costretto il Primo Ministro a prendere la parola. È molto lontano dai nostri obiettivi, nello stesso tempo continua con le preoccupazioni.
Avviare il dialogo da parte delle istituzioni è positivo. È da lì che il governo avrebbe dovuto cominciare in luogo di rispondere con i manganelli e le granate. Ma ciò non sarà sufficiente, le rivendicazioni del movimento sono note, non c’è che da soddisfarle., dopo le discussioni bisogna sborsare i milioni!
I servizi pubblici e, in particolare, l’istruzione sono in una situazione di sotto investimento cronico e di disimpegno dello Stato da decenni. Bisogna ascoltare i giovani e avviare un grande piano di investimenti che permetta di rispondere ai bisogni espressi in termini di edilizia e di personale. Si deve anche abrogare Parcoursup e la riforma della secondaria superiore di Blanquer.
È inoltre necessaria un’amnistie per le migliaia di manifestanti denunciati e denunciate per la lro partecipazione alla mobilitazione e che tutti gli autori di violene poliziesche siano sanzionati. Basta con l’impunità!
Un altro motivo della mobilitazione è la prospettiva di un avvenire cupo: camiamento climatico, diseguaglianze crescenti. Queste lotte sono le nostre.

Le organizzazioni degli studenti delle scuole superiori dell’università fra le quali Solidaires Universitari chiamano ad un’altra giornata di mobilitazione nazionale l’8 ottobre. L’Union Syndicale Solidaires sostiene questo appello e invita i suoi militanti a raggiungere e proteggere i cortei.

L’UNION SYNDICALE SOLIDAIRES RIUNIRÀ GIÀ DOMANI IL SUO COMITATO NAZIONALE. IL MOVIMENTO SOCIALE IN CORSO, LA SUA ESTENSIONE E LA COSTRUZIONE DI CONVERGENZE NE SARANNO IL PRINCIPALE ORDINE DEL GIORNO.

Parigi, 6 ottobre 2026

SOLIDARIETÀ CON GLI STUDENTI/ESSE E CON I LAVORATORI E LE LAVORATRICI DELLA SCUOLA IN FRANCIALa mobilitazione della scuo...
05/10/2026

SOLIDARIETÀ CON GLI STUDENTI/ESSE E CON I LAVORATORI E LE LAVORATRICI DELLA SCUOLA IN FRANCIA

La mobilitazione della scuola francese si caratterizza per un’ampiezza ed una radicalità che non si davano dal maggio 1968, centinaia di scuole e di facoltà universitarie in mobilitazione che sollevano al contempo questioni vecchie e nuove.
La giovane generazione si mobilita contro la mancanza di risorse per l’istruzione tali da garantire il diritto allo studio, lo stato deplorevole dell’edilizia scolastica, la mancanza di personale e, nello stesso tempo, visto che alle vecchie forme di oppressione se ne aggiungono di nuove, denunciano un controllo tecnologico liberticida.

Vi sono caratteri nuovi e importanti del movimento:

- la relazione e la reciproca solidarietà fra studenti e studentesse e lavoratrici e lavoratori della scuola che si manifestano non solo con scioperi del personale ma anche nel concreto impegno delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola, e non solo, a difesa degli alunni e delle alunne contro la repressione poliziesca;

- l’intreccio fra la difesa della scuola pubblica e la denuncia del trattamento razzista che viene imposto alla giovane generazione di origine non francese che, soprattutto nei quartieri periferici si vede trattata, per dirlo come si usa in Francia, come una sorta di classe pericolosa.

È EVIDENTE CHE CIÒ CHE AVVIENE IN FRANCIA CI RIGUARDA, COMUNI SONO I PROBLEMI, COMUNE DEVE ESSERE LA RISPOSTA!

LA CUB SCUOLA UNIVERSITÀ RICERCA INVITA IN PRIMO LUOGO LE COLLEGHE ED I COLLEGHI MA ANCHE TUTTE LE LAVORATRICI ED I LAVORATORI A SOSTENERE NEI FATTI LA MOBILITAZIONE DEGLI STUDENTI E DELLE STUDENTESSE.

LE ORGANIZZAZIONI SINDACALI PARIGINE CGT, FO, SOLIDAIRES GARANTISCONO AGLI STUDENTI DELLE SCUOLE SUPERIORI IN LOTTA LA L...
03/10/2026

LE ORGANIZZAZIONI SINDACALI PARIGINE CGT, FO, SOLIDAIRES GARANTISCONO AGLI STUDENTI DELLE SCUOLE SUPERIORI IN LOTTA LA LORO PROTEZIONE.

La mobilitazione delle scuole superiori esprime rivendicazioni importanti e legittime. La repressione che si abbatte su questi giovani è inaccettabile.
Le nostre organizzazioni invitano i propri militanti a recarsi di fronte alle scuole superiori occupate e a mettersi a disposizione degli studenti per assicurare la loro protezione e per fornire loro tutti gli aiuti e i consigli necessari. Le stesse organizzazioni d’altro canto si sono rivolte al Prefetto per chiedergli che sia messa fine agli interventi delle forze dell’ordine. La risposta non può che essere il soddisfacimento delle rivendicazioni dei giovani.

Noi saremo al loro fianco in particolare nel corso della manifestazione prevista martedì 6 ottobre.

SI ALLE RIVENDICAZIONI, NO ALLA REPRESSIONE!

A scuola e in casermaAdesso le Big Tech passano all’incassoStefano Borroni Barale e Maurizio MazzoneschiDomani alle 9 ne...
19/06/2026

A scuola e in caserma
Adesso le Big Tech passano all’incasso

Stefano Borroni Barale e Maurizio Mazzoneschi

Domani alle 9 nell’aula magna del Rettorato dell’Università Roma Tre verrà inaugurata la Cattedra Unesco in Ethics of AI and Practical Wisdom, che avrà come titolari Mario De Caro (Roma Tre) e Benedetta Giovanola
(Macerata). Parteciperanno ai lavori, oltre a esponenti delle istituzioni e molti esperti, Marianna Bergamaschi Ganapini, Diego Marconi, Roberto Navigli, Enrico Panai e Luca Zanetti.
Dopo un iter legislativo non troppo rumoroso,
l’Italia si avvia a recepire il regolamento Ue
2024/1689, noto come “AI Act”. Il governo aveva infatti già licenziato la legge n. 132/25 recante “Principi in materia di ricerca, sperimentazione, sviluppo, adozione e applicazione di sistemi e di modelli di intelligenza artificiale”. Il 10 giugno sono arrivati i primi due decreti attuativi relativi all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella scuola e in operazioni di polizia. Proviamo qui ad analizzare i possibili effetti. La prima cosa che salta
all’occhio è che si tratta di due ambiti importanti, sia per gli effetti sulla società che per i dati economici in gioco: la scuola resta, anche dopo i ripetuti tagli succedutisi da Berlinguer fino a Valditara, uno dei capitoli di spesa maggiori, visibilmente maggiore di quanto lo Stato spenda in difesa e ordine pubblico.
Si tratta quindi di risorse importanti, che sono state reperite relativamente in fretta. Dove andranno queste risorse? Purtroppo è abbastanza facile dirlo: si tratta di acquistare software e servizi da un numero esiguo di
aziende (le solite Big Tech americane), o fare formazione per promuovere l’utilizzo dei software e dei servizi delle suddette aziende.
Tirando le somme: l’ennesimo trasferimento di fondi pubblici in mano privata. Come mai il governo, in un momento peraltro delicato per il bilancio dello Stato e in chiusura di legislatura, si rende disponibile ad approvare tali spese? Perché le imprese della Silicon Valley stanno puntando il tutto per tutto sull’ennesima operazione di marketing: far gonfiare le valutazioni già irrealistiche del proprio valore per passare all’incasso con lo sbarco in borsa.
Le due maggiori “startup” del settore, Anthropic e OpenAI, per esempio, hanno consegnato confidenzialmente la documentazione alla Sec (la commissione che supervisiona la borsa statunitense) e gli operatori attendono il debutto entro la fine del 2026. La necessità è pressante: dal successo di queste operazioni finanziarie dipende la sopravvivenza della “bolla AI” che, quasi da sola, sta trascinando l’economia americana al punto da non farle sentire il costo della f***e avventura in Iran.

Le novità per la polizia

Se le cose non fossero già abbastanza
preoccupanti dal punto di vista economico, ecco che la normativa stabilisce nuove regole per l’utilizzo di software di riconoscimento biometrico nella sicurezza pubblica e nelle attività di polizia. In questi ambiti, l’utilizzo di sistemi algoritmici solleva interrogativi particolarmente delicati: come tutelare i diritti umani fondamentali, la protezione dei dati personali e il controllo democratico su queste operazioni?
Il decreto prevede che il riconoscimento facciale in tempo reale sia realizzato «solo in casi eccezionali», ma non è chiaro il criterio secondo il quale tale eccezionalità andrebbe decisa, e il timore è che gli abusi siano estremamente difficili da individuare.
Una restrizione dei diritti fondamentali di tutti a fronte di un allargamento dell’arbitrio del potere esecutivo.

Le novità per la scuola

Il decreto prevede lo stanziamento di 100 milioni di euro, in aggiunta ad altrettanti allocati in precedenza dal Mim. Lo scopo dichiarato è di superare la logica dei semplici “corsi sull’Ia”
per andare a introdurre strutturalmente l’intelligenza artificiale come competenza trasversale lungo l’intero sistema educativo e professionale, partendo già dal primo ciclo.
Questo aspetto rivela la vera natura
dell’intera operazione. Mentre il governo scrive di essere impegnato a introdurre queste tecnologie «con un approccio antropocentrico» (in alternativa etico / consapevole / attento), procede nei fatti a esporre tutti gli allievi a questa nuova tecnologia, senza alcuna riserva o cautela, nemmeno nel caso in cui la tenera età dei discenti dovrebbe spingere a tenere in maggiore considerazione gli allarmi via via crescenti lanciati degli specialisti rispetto ai danni che tale esposizione potrebbe provocare.
Solo per citarne uno: nel processo di
apprendimento è importante che le e gli studenti interiorizzino la conoscenza necessaria per arrivare a un risultato, molto più che il risultato stesso. L’uso di Ia generativa promette di comprimere il tempo necessario al
processo, ma questo è esattamente il contrario di ciò che è necessario per apprendere. Sui molteplici problemi derivanti dall’adozione dell’Ia nei processi di apprendimento esiste ormai un’ampia letteratura.

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