05/02/2026
Alex non avrebbe voluto troppe parole.
Le considerava superflue.
E così cercherò di usarne il meno possibile.
Quello che non posso evitare, al di là di ogni retorica e celebrazione, è dire quanto sia stato importante per noi.
Alex Junin è stato uno dei fondatori, nel 2014, di un percorso formativo per giornalisti di guerra e operatori umanitari impegnati in aree di crisi ad Arvier, a cui demmo il nome di War Reporting Training Camp. Un progetto sperimentale, avanguardistico in anni in cui la formazione HEAT/HEFAT doveva ancora guadagnarsi il ruolo e il riconoscimento che ha oggi.
Un progetto a cui molti, sotto il cappello dell’Associazione Six Degrees, hanno contribuito: un lavoro collettivo fatto di progettazione, studio, analisi, confronto, coinvolgimento delle istituzioni.
La prima edizione del training di Arvier, nel 2015, ha visto la luce grazie al suo supporto insostituibile. Un supporto che non è mai mancato negli anni successivi.
Non è mai mancato fino a oggi.
Responsabile degli addestramenti immersivi, insieme a Mattia Cubito e ai ragazzi del Mountain Devils Softair, aveva il compito di immaginare e costruire scenari realistici in cui gli allievi potessero mettere in pratica ciò che avevano appreso.
Lo scopo era ed è fondamentale: creare una base cognitiva ed esperienziale solida a cui poter attingere, un giorno, in un contesto di crisi reale.
Non sapremo mai quante vite ha contribuito a salvare.
Quante immagini, quanti articoli, quanti reportage dai luoghi più pericolosi del pianeta devono anche a lui la loro esistenza.
Ma una cosa è certa:
una parte di Alex vive in ognuna di quelle immagini,
in ognuna di quelle parole.