27/05/2026
I dati Istat più recenti mostrano che tra gli adolescenti è cresciuta in modo significativo la quota di chi vive ansia ricorrente e difficoltà emotive, con livelli più alti rispetto al periodo pre‑pandemico. L’OMS segnala che in Europa un giovane su quattro sperimenta forme di isolamento sociale che incidono sul benessere mentale. È un quadro che molte ricerche internazionali descrivono come una vera “epidemia silenziosa”, dove la solitudine non è solo assenza di compagnia, ma un indebolimento dei legami che può trasformarsi in ritiro, sfiducia e perdita di orientamento.
Quello che leggiamo nei dati è ciò che vediamo ogni giorno nei nostri servizi: giovani che si sentono soli anche quando sono circondati da persone, altri che si chiudono in casa, altri ancora che faticano a restare dentro la scuola o dentro le relazioni. E poi ci sono le ferite familiari, gli sradicamenti, le fratture che non trovano parole.
Nel lavoro quotidiano del queste storie hanno nomi e volti. L’Educativa di Strada incontra gli adolescenti nei loro spazi informali di aggregazione. Il progetto Le Querce lavora con giovani coinvolti in dinamiche di violenza intrafamiliare, spesso segnate da solitudine profonda. Con Nove 3/4 accompagniamo chi vive forme di ritiro sociale. I percorsi contro la dispersione scolastica sostengono chi rischia di uscire dal sistema educativo. Nei progetti sulle migrazioni ambientali ascoltiamo giovani che portano con sé sradicamenti che diventano, a volte, silenzi difficili da sciogliere.
La solitudine non si affronta da soli. Si affronta insieme: con comunità che ascoltano, adulti che non giudicano, politiche che investono davvero in salute mentale, educazione e prossimità.
Noi continuiamo a farlo, ogni giorno, accanto a chi rischia di restare indietro: giovani che vivranno il futuro della società che gli avremo lasciato.
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