12/05/2023
L'Associazione Multietnica dei Mediatori Interculturali A.M.M.I. ETS inaugura uno spazio che si propone come Centro di Documentazione e Biblioteca specializzata a disposizione dei mediatori e degli operatori interculturali del territorio.
Un luogo che porta il nome di Jean Marie Vianney Tshotsha, uno dei pionieri della mediazione interculturale a Torino e in Italia.
La sala si propone come punto di riferimento, aggiornamento e formazione per chiunque voglia approfondire e conoscere meglio la mediazione interculturale come strumento, come professione e come dispositivo, qui è possibile consultare le pubblicazioni e il materiale messo a disposizione gratuitamente a chi ne sia interessato.
Programma:
Introduzione a cura dell'associazione A.M.M.I.
Saluti istituzionali della Città di Torino
Interventi di ricercatori e studiosi universitari su mediazione interculturale
Ricordando Jean Marie (amici e colleghi)
Conclusioni
Rinfresco etnico a cura dell’A.M.M.I.
Elementi di memoria ma anche di riflessione per portare avanti un lavoro sul riconoscimento della figura, che dopo la scomparsa di Jean Marie Tshotsha nel Luglio 2005, per molti versi si è interrotto e rallentato. Persona carismatica, con una visione ampia del sociale, della storia, delle dinamiche migratorie e una idea chiara sulla necessità e sull'importanza della figura del mediatore interculturale che inizia in quel periodo a diventare sempre più richiesta dalle istituzioni locali come gli Uffici Stranieri e Minori del comune, Asl, ospedali, consultori familiari, carcere minorile, scuole e presso enti del terzo settore.
Jean Marie arriva a Torino alla metà degli anni 80. A partire dal 1987 propone e anima per tre anni consecutivi la manifestazione multiculturale “Torino a Colori” a cui aderiscono più di 60 associazioni straniere ed italiane. Una parte di queste da vita al Comitato Città Aperta, uno spazio di confronto su quanto ruota attorno all'immigrazione. In occasione di una riunione del comitato, JM viene contattato dai rappresentanti dell'IRES Lucia Morosini ed entra a far parte del gruppo di ricercatori che coordinano la ricerca "Uguali e Diversi". L'esperienza di Città Aperta naufraga dopo tre anni e JM nel 1989, con l'intento di continuare a promuovere il confronto interculturale a livello cittadino, fonda l'Associazione Harambe (associazione di fatto che si costituisce formalmente nel 1991). Parallelamente, JM comincia a collaborare come volontario con l'ufficio Stranieri del Comune di Torino. Sarà da queste prime esperienze di collaborazione con i servizi pubblici e dal dibattito sviluppatosi in seno al gruppo di ricerca dell'IRES Morosini che affiora l'idea di creare un corso di formazione per Mediatori Culturali.
Il suo intenso operato, nel Comune e nella Provincia di Torino, ha lasciato un'impronta tanto importante da conoscere per le generazioni successive dei mediatori interculturali e nel loro cammino verso la costruzione di un'identità professionale. Oggi i numerosi mediatori interculturali di tutte le provenienze sono parte importante del lavoro di coesione e i dispositivi della mediazione sono presenti in ogni territorio e settore. Sono oltre 1500 i mediatori presenti sul territorio regionale (di cui circa 1000 in Provincia di Torino) e rappresentano oggi l'anima e il cuore delle comunità migranti di riferimento e agenti indispensabili di dialogo, apertura, inclusione e condivisione.
Tuttavia rimangono ancora la sfida del riconoscimento professionale e la creazione di un'identità collettiva della categoria. Un'identità che non è possibile costruire senza memoria e senza rendere onore al lavoro prezioso, ai più oggi sconosciuto, fatto dai pionieri come Jean Marie, Jorge Morel, Souad Benkhdim, scomparsi lasciando un vuoto enorme che richiama noi e le future generazioni di mediatori a tenerla viva come preziosa eredità.
Molteplici sono oggi le organizzazioni del terzo settore che hanno al loro interno la figura del mediatore interculturale. All'operato dell'Associazione Harambe, quello del Centro Alma Mater e dell’Associazione A.me.cu, si è aggiunto nel 2006 una nuova linfa vitale con la nascita dell'Associazione A.M.M.I. e dell'Associazione Mosaico che hanno portato avanti questa mission sul territorio adattandolo alla nuova realtà in continuo trasformazione. Numerose altre associazioni delle comunità migranti sul territorio realizzano ormai un incessante lavoro di promozione del dialogo, dell'avvicinamento tra nuovi cittadini e società ospitante, di rete tra istituzioni e comunità, rendendo Torino una città vivace e capace di accogliere le sfide del mondo di oggi.
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