04/09/2026
ANCORA DONNE UCCISE DA UOMINI CON CUI AVEVANO O AVEVANO AVUTO UNA RELAZIONE.
Nelle ultime 48 ore, altre donne sono state uccise da uomini con
cui avevano o avevano avuto una relazione.
Il susseguirsi dei femminicidi continua ad addolorarci, a interrogarci
e a indignarci. Ma questo dovrebbe addolorare, interrogare e indignare anche
chi, prima che la violenza maschile raggiunga il suo esito più grave, ha la
responsabilità di riconoscerla e affrontarla.
Eppure, di fronte a donne che continuano a essere uccise, il
silenzio è assordante. Restano le parole di circostanza, lo sdegno espresso a
posteriori, quando ormai non c’è più nulla da proteggere.
Ma la violenza maschile va riconosciuta e presa sul serio quando
ancora è possibile intervenire, quando ancora una donna può e deve essere
protetta e tutelata.
Come Centro antiviolenza, sappiamo che è lì che è necessario
guardare: a ciò che accade prima, alle situazioni che possono presentare un
elevato livello di pericolosità, troppo spesso minimizzate invece di essere
riconosciute nella loro gravità e affrontate con interventi adeguati al
progressivo aggravarsi della violenza maschile.
La storia della violenza maschile conta. Le minacce, il controllo,
le intimidazioni, i comportamenti persecutori e gli episodi precedenti sono
indicatori di una situazione che non può essere misconosciuta né sottovalutata.
Chi entra in contatto con una situazione di violenza maschile ha
una responsabilità ineludibile: valutarne il rischio e attivare le risposte e
le misure di protezione adeguate. Non è accettabile che, di fronte a una
situazione di rischio, la responsabilità di riconoscere ciò che sta accadendo e
di attivare le risposte di propria competenza venga rimpallata tra i diversi
soggetti coinvolti.
PRENDERE SUL SERIO LA VIOLENZA MASCHILE SIGNIFICA INDIVIDUARE I SUOI SEGNALI, VALUTARE IL RISCHIO E AGIRE PER PROTEGGERE E TUTELARE.
E INVECE, ANCORA UNA VOLTA, QUANDO PARLIAMO DI VIOLENZA MASCHILE, LA RISPOSTA CHE ARRIVA È: «NON TUTTI GLI UOMINI», SPOSTANDO ANCORA UNA VOLTA L’ATTENZIONE DAL PROBLEMA.