11/05/2025
𝗣𝗿𝗲𝗴𝗵𝗶𝗲𝗿𝗮 𝗻°𝟲 – 𝗦𝗽𝗲𝗰𝗶𝗮𝗹
(𝟭𝟭 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 — 𝗙𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗠𝗮𝗺𝗺𝗮)
A chi ha avuto una madre e ancora la porta addosso come pelle. A chi non ha più parole per lei ma ne custodisce l’eco in ogni gesto. A chi ha imparato che amare non è stringere, ma lasciar andare con la mano ancora aperta. Per quelle madri che non chiedono niente, che non reclamano, che non si offendono. Che rimangono anche quando non le cerchi, che non diventano abisso anche se tu le dimentichi. A chi ha avuto una madre che è stata casa, e non catena. A chi oggi la ritrova in uno sguardo, in una parola, in un piatto semplice. A chi non ha avuto quella madre ma sa ancora desiderarla, perché il desiderio è più forte della ferita. A chi ha saputo fare di una mancanza un giuramento. A chi ha scelto di essere madre non perché doveva, ma perché nessuno restasse senza una voce che chiama per nome. A chi ha avuto una madre, e a chi, senza volerlo, lo è diventato per qualcun altro. Alle madri distratte, che non hanno saputo vedere, che hanno amato a modo loro, con mani piene ma occhi altrove. Non erano assenti. Erano solo stanche, in ritardo sulla vita. Per loro, chiediamo uno sguardo che non accusa ma che apre. Alle madri adottive, che hanno scelto la parola madre quando potevano non farlo. Che hanno atteso, firmato, sperato, e poi si sono arrese all’amore. Non all’istinto, non al sangue, ma a un nome nuovo da dire ogni giorno. Alle madri del mondo, che continuano a custodire centinaia di figli come Maestre di vita. Alle madri che hanno ucciso i propri figli, con un gesto o con l’indifferenza, con un silenzio o con l’odio. A quelle che non ce l’hanno fatta, che non hanno retto il peso. Non chiediamo perdono. Chiediamo solo che il loro grido, se ancora esiste, incontri almeno una risposta. A tutte queste madri che non stanno sulle cartoline ma sulle vene aperte della storia. Anche a loro questa preghiera. Amen, anche senza saperlo dire.
Fabio Cavallari