18/12/2025
Per mai dimenticare
⚫️ È il 18 dicembre 1922 e a Torino esplode la ritorsione squadrista: nella notte precedente, alla barriera di Nizza, due militanti fascisti (Giuseppe Dresda e Lucio Bazzani) rimangono uccisi in uno scontro a fuoco nato da un’aggressione contro il tranviere comunista Francesco Prato. La ricostruzione dell'evento è complicata dal fatto che Prato (praticamente unico testimone), viene fatto espatriare in URSS e muore durante le purghe di Stalin. Ad ogni modo, Prato dimostrò di avere mira e sangue freddo. Appena si sparge la voce, le squadre d’azione locali, guidate dal ras Piero Brandimarte (per diversi storici il più importante squadrista a non essere condannato dopo la Guerra) e sostenute dai quadri fascisti torinesi, trasformano quel fatto nel pretesto per una caccia all’uomo quartiere per quartiere. Si cercano oppositori, sindacalisti, redattori e militanti socialisti–comunisti, mentre la polizia non ferma l’escalation. L'Italia è governata da Mussolini solo da pochi mesi, ma l'accordo per questa caccia all'uomo torinese sembra essere "sottoscritto" da istituzioni e linciatori.
🔥 Tra il 18 e il 20 dicembre le squadre incendiano la Camera del Lavoro, devastano il circolo anarchico dei ferrovieri, il Circolo Carlo Marx e la redazione de L’Ordine Nuovo. C'è una lista di 24 persone da massacrare. Due anni dopo, Brandimarte dichiara:
"nostri morti non si piangono, si vendicano. [...] Noi possediamo l'elenco di oltre 3000 nomi di sovversivi. Tra questi ne abbiamo scelti 24 e i loro nomi li abbiamo affidati alle nostre migliori squadre, perché facessero giustizia. E giustizia è stata fatta. [...] I cadaveri mancanti saranno restituiti dal Po, seppure li restituirà, oppure si troveranno nei fossi, nei burroni o nelle macchie delle colline circostanti Torino"
Fra le vittime spicca il sindacalista Pietro Ferrero, seviziato e ucciso con particolare ferocia, simbolo di un messaggio intimidatorio diretto al movimento operaio torinese. Mussolini passa dalla condanna alle congratulazioni a seconda del contesto, promette punizioni esemplari ma alla fine concede una completa amnistia per il fatto. Gli unici esponenti di livello del PNF a esprimere una completa condanna furono Mario Gioda e Massimo Rocca, due reduci della Prima Guerra Mondiale (il primo morirà di leucemia a 40 anni, provocata forse dai gas in trincea, un paio di anni dopo).
🕯️ Nel dopoguerra l’evento entra nella memoria civica torinese: piazza XVIII Dicembre ricorda le vittime, una lapide è collocata all’angolo con via Cernaia e ogni anno la città organizza momenti ufficiali di commemorazione. Devo dire che non lo trovo molto citato al di fuori di Torino