01/01/2026
Carə amichə,un nuovo anno è appena cominciato e come sempre porta a un momento di riflessione su ciò che ci lasciamo alle spalle e su ciò che verrà.
A volte ci sentiamo un po’ alieni su questa terra, ci sono giorni in cui sembra che il pianeta si restringa.
Sotto il peso di guerre, populismi e precarietà, vediamo crescere un mondo che scivola verso una normalità feroce: una società che divide, che giudica, che lascia indietro chi non rientra nei suoi confini.
Ogni giorno, nel nostro lavoro, incontriamo i segni concreti di questa esclusione: la precarietà che diventa sistema, la casa che diventa privilegio, la dignità che diventa fatica.
Anche per questo guardiamo con preoccupazione agli sgomberi che, negli ultimi anni, hanno cancellato luoghi di comunità e di pensiero critico. Non erano solo spazi fisici, ma esperimenti di mutualismo, laboratori di un altro modo di vivere insieme.
La loro chiusura parla della stessa paura che attraversa le nostre strade: la paura di ciò che è diverso, di ciò che crea legami fuori dalle regole del mercato.
Erano esperimenti fragili e necessari di convivenza, spazi dove le differenze non venivano corrette ma accolte, dove il vivere comune era un esercizio politico, non un’utopia.
Eppure, proprio in questo presente difficile, continuiamo a credere
nella possibilità di altri mondi. Mondi che nascono dalla cura, dalla solidarietà, dalla scelta quotidiana di non voltarsi dall’altra parte.
Come scriveva Bell Hooks, “la speranza è un atto di resistenza” ed è questa la nostra pratica, ogni giorno, nel lavoro e nella relazione.
Il 2026 non sarà un anno facile, ma può essere un anno fertile. Un tempo per ricucire, per costruire, per continuare a sognare insieme.
Che le nostre pratiche quotidiane restino un gesto politico, e che ogni casa trovata, ogni lavoro conquistato, ogni incontro umano resti un piccolo atto di liberazione.
Da tutte e tutti noi di Paìs: vi auguriamo un anno di resistenze condivise, di futuri riscritti, di umanità ostinata.