28/11/2025
Oggi aderiamo allo sciopero non solo per pretendere la fine dell’occupazione sionista in Palestina, ma anche per denunciare il governo italiano per la complicità attiva in questo genocidio e per i metodi razzisti che utilizza per supportarlo.
Dal 1998, in Italia sono funzionanti dei veri e propri lager, dove le persone vengono rinchiuse su base etnica e burocratica: tortura e morte, nell’attesa della deportazione.
Il complesso di leggi razziste che regolamentano l’accesso ai documenti e la cittadinanza in Italia, fa sì che questi centri siano una minaccia reale alla libertà e alla vita di tutte le persone con background migratorio presenti nel paese.
Questo governo ha fatto di più: ha deciso di attuare una strategia fascista e deportare una persona sulla base di una dichiarazione politica.
Pochi giorni fa, Mohamed Shahin, da sempre in prima linea nelle lotte cittadine in supporto alla causa di liberazione, è stato portato via da Torino, rinchiuso nel CPR di Caltanissetta, a centinaia di chilometri da casa sua, ed è in attesa di essere deportato in Egitto, dove rischia ripercussioni in quanto dissidente del governo di Al Sisi, già complice dell’Italia nel compimento di atrocità come l’uccisione di Giulio Regeni e l’insabbiamento della verità in merito a questo evento, o la lunghissima detenzione dell’attivista Patrick Zaki.
Shahin non è il solo prigioniero politico detenuto in Italia: caso eclatante è quello di Anan Yaeesh, attivista palestinese residente in Italia dal 2019, incarcerato nel nostro paese con una richiesta di estradizione dall’entità sionista per la colpa di aver resistito all’oppressione coloniale.
Riconosciamo la responsabilità e la complicità del nostro governo.
Rifiutiamo le politiche oppressive messe in atto per schiacciare la classe lavoratrice, sempre più privata di mezzi eppure sempre più centrale nell’economia di guerra.
Decidiamo di fermare tutto questo e scioperiamo.
Fino alla liberazione.