27/09/2026
26.09.2026 Convegno a Morolo: "Droga, una risposta sbagliata a una vita che cerca un senso"
A Morolo la Fondazione Antonio Biondi ha promosso il convegno, mettendo al centro le persone e le loro storie con le testimonianze dei ragazzi della Comunità in Dialogo, il percorso di rinascita e il valore di chi ogni giorno tende loro una mano
Non è stato soltanto un convegno sulla droga. È stato un incontro con il dolore, con le cadute, ma soprattutto con la speranza di chi ha trovato la forza di rialzarsi.
Un incontro che ha voluto accendere i riflettori su una realtà spesso nascosta: quella dei ragazzi che cadono nella dipendenza e che provano a riprendersi la propria vita.
A raccontarlo, come ospite d’eccezione, p. Matteo Tagliaferri che ha portato al centro le storie di chi ha conosciuto il buio della droga e ha trovato nella comunità un’occasione per ricominciare.
Un percorso fatto di regole, responsabilità, fatica. Ma anche di ascolto, relazioni e piccoli traguardi quotidiani. Perché dietro ogni ragazzo c’è una persona, una famiglia, una storia che può ancora essere riscritta.
E così la comunità diventa molto più di un luogo dove curarsi: diventa uno spazio in cui imparare nuovamente a fidarsi, a scegliere, a guardare avanti.
Il momento più intenso è arrivato proprio dalle testimonianze di alcuni ragazzi che hanno avuto il coraggio di raccontare la propria esperienza: la caduta nella trappola della droga, le difficoltà, la sofferenza e poi l’inizio di un cammino diverso.
Oggi, hanno detto, hanno capito che non devono più dimostrare nulla agli altri. La vera sfida è dimostrare qualcosa a se stessi. Ritrovare il proprio valore, imparare a conoscersi, accettare le proprie fragilità e trasformarle, giorno dopo giorno, nella forza per ricominciare.
E in questo percorso la figura di p. Matteo Tagliaferri assume un significato particolare. Con la sua presenza, il suo ascolto e la sua vicinanza ai ragazzi, rappresenta quella mano che non giudica e che rimane tesa anche quando sembra più difficile rialzarsi.
Il suo lavoro nella Comunità in Dialogo va oltre il semplice recupero dalla dipendenza: è un accompagnamento umano, quotidiano, fatto di parole, silenzi, regole, responsabilità e soprattutto fiducia. Una fiducia che viene restituita a ragazzi che, spesso, hanno smesso per primi di credere in se stessi.
È anche attraverso questo sguardo che le loro storie possono cambiare: non più soltanto ragazzi “caduti nella droga”, ma persone che stanno imparando nuovamente a scegliere, a progettare e a guardare al futuro, perché la rinascita non passa soltanto dalla volontà individuale: ha bisogno di una rete intorno alla persona, di qualcuno che sappia ascoltare, orientare, sostenere e, soprattutto, non lasciare solo chi sta cercando di ricominciare.
Al confronto ha partecipato il sindaco di Morolo, Gino Molinari, che ha sottolineato il ruolo che le istituzioni possono e devono svolgere nell’affiancare i giovani, creando occasioni di ascolto, prevenzione e sostegno e contribuendo a costruire comunità capaci di intercettare le fragilità prima che diventino emergenze.
Particolarmente significativo anche l’intervento dell’ex Procuratore della Repubblica Adolfo Coletta, che ha posto l’accento sull’importanza di costruire una rete che coinvolga istituzioni, famiglie, scuola, comunità, professionisti e territorio, perché il problema della dipendenza non può essere affrontato da soli e nessun ragazzo dovrebbe sentirsi solo nel momento della difficoltà.
Tra gli interventi anche quello di padre Efraim Mora Garcia, colombiano, che ha portato i saluti del Vescovo di Frosinone Marcianò, contribuendo al momento di riflessione con una testimonianza incentrata sul valore dell’ascolto, dell’accoglienza e della vicinanza a chi sta affrontando un percorso difficile.
Interventi diversi, sensibilità diverse, ma un unico filo conduttore: per affrontare la dipendenza bisogna prima di tutto vedere la persona che c’è dietro la dipendenza.
A rendere ancora più suggestivo il momento di riflessione anche l’arte. Durante il convegno sono stati infatti esposti i quadri di Sandro Canali dedicati al tema delle dipendenze, opere che hanno accompagnato le parole dei relatori e le testimonianze dei ragazzi, trasformando in immagini emozioni, fragilità e conflitti interiori.
A chiudere il confronto è stato Luigi Canali, presidente della Fondazione Antonio Biondi, che ha voluto fortemente la realizzazione dell’incontro, nella convinzione che temi così delicati debbano essere affrontati creando occasioni di dialogo, ascolto e confronto.
E forse il messaggio più forte arrivato da Morolo è proprio quello affidato alle parole dei ragazzi: la rinascita non comincia quando gli altri tornano a credere in te. Comincia davvero quando sei anche tu a tornare a credere in te stesso.