03/08/2026
Il fascino senza eguali di una delle più belle specie che ornano le nostre dune costiere: Pancratium maritimum, il cosiddetto "giglio di mare". Grossi e candidi fiori che, tra giugno e ottobre, emergono in uno degli ambienti apparentemente più inospitali che ci sia: la calda e graffiante sabbia sferzata dal vento e appesantita dalla salsedine. Una specie che non deve essere raccolta, ma solo ammirata, anche perché minacciata dalla costante riduzione degli ambienti dunali, oppressi sia dalle attività umane che dalla competizione con le specie aliene.
Ciò che colpisce in questa foto è proprio la sua solitudine, una macchia di biodiversità autoctona in un tappeto di verde alloctono: intorno a lei, infatti, domina Carpobrotus, pianta aliena di origine sudafricana introdotta in Europa a fine 1600. È una pianta molto invasiva che, grazie al suo portamento strisciante, tende a ricoprire le dune costiere, entrando in forte competizione, spesso vincente, con le specie autoctone. Inoltre, non ci sono erbivori in grado di contrastarla adeguatamente brucando le sue foglie spesse e coriacee, quindi cresce velocemente, colonizzando habitat in cui non dovrebbe esserci e causando importanti danni alla biodiversità indigena.
Nonostante le costanti minacce, il giglio di mare resiste come può, lui è bello e buono. No, buono è eccessivo, sono pochissime le specie che se ne nutrono, ma tra queste c'è chi l'ha addirittura scelto come pianta nutrice: si tratta di Brithys crini pancratii, lepidottero noctuide le cui larve adorano questa pianta. I bruchi, dalla colorazione tipicamente aposematica, sono spesso osservabili tra le sue foglie, intenti a banchettare.
Questo rapporto tra specie è uno dei tanti argomenti che ho trattato nel mio libro "Ventimila specie (o quasi) sotto il mare". Un lungo viaggio tra gli ambienti mediterranei che inizierà proprio dalle dune costiere, tra piante psammofile, delicati fratini e poderosi predatori.
Lo trovate in tutte le librerie!
(© Andrea Bonifazi)