26/02/2026
Lettera sul Messaggero Veneto 25/2/26 "I manifesti di Altan non spiegano la guerra, la interrompono -
In relazione all'iniziativa promossa da "Quelli del '68", che accosta un disegno di Altan ai versi di Zanier nelle vetrine sfitte della nostra città, vorrei proporre una riflessione che va oltre il gesto simbolico contro la guerra. Quello che mi colpisce non è soltanto l'immagine o i versi, è la frattura che producono.
Oggi la guerra non è soltanto combattuta: è continuamente spiegata. Viene scomposta in scenari, equilibri e deterrenza. È materia di analisi prima ancora che di scandalo. Ogni parola aggiunge un ordine apparente. E l'ordine, anche quando parla di distruzione, rassicura. Non è un fenomeno nuovo e l'Europa ha già imparato a convivere con la guerra attraverso il linguaggio.
La grande narrativa del Novecento ha mostrato uomini tornati dal fronte senza casa, senza posizione, senza futuro: una generazione sopravvissuta alla morte, ma non alla guerra.
Quelle pagine non ricomponevano la frattura ma la esponevano. Eppure, accanto a quella denuncia, il discorso politico e istituzionale ha spesso saputo trasformare l'esperienza in necessità storica, riconducendo l'evento dentro un racconto ordinato. Il problema è il lessico scelto. Quando la violenza entra in un sistema di categorie tecniche, perde la sua capacità di scandalizzare. La "comprendiamo", la discutiamo, la collochiamo e ciò che viene compreso con troppa chiarezza finisce per essere sopportato.
In questo senso i manifesti non aggiungono un'opinione al dibattito, fanno qualcosa di più raro: sottraggono. Riportano la guerra alla sua nudità elementare, quella di due corpi che si feriscono, un'ironia che smonta l'idea stessa di "merito". Non spiegano. Non giustificano. Interrompono. Forse è per questo che le vetrine sfitte funzionano. Non soltanto come segno urbano di una crisi, ma come spazio non ancora completamente saturato.
Non risolvono, non persuadono tutti, ma impediscono l'assuefazione all'idea che tutto sia già stato detto, analizzato, e reso inevitabile.
Oggi la guerra è oggetto di analisi e non più di scandalo morale. Non è solo il fronte ad avanzare, è la nostra coscienza ad arretrare e nessuno può considerarsi estraneo.
Asia Ginevra Renzulli"