28/07/2026
L' ing.Busso storia di un mito..
🇮🇹 Giuseppe Busso e la nascita del Bialbero Alfa Romeo: il 4 cilindri che cambiò la storia dell'auto
Milano, dopoguerra. Nei corridoi del Portello si respira un’aria pesante, sospesa tra la gloria dei successi passati e l'urgenza di un futuro tutto da inventare. L'Alfa Romeo deve compiere una metamorfosi radicale: abbandonare le lussuose carrozzerie artigianali per abbracciare la catena di montaggio. Sul tavolo del giovane ingegnere Giuseppe Busso arriva una sfida che somiglia a un azzardo: progettare un motore inedito, economico da produrre ma capace di ruggire come quello di una vettura da Gran Premio.
Il risultato di quelle notti passate sui tecnigrafi debutta nel 1950 sotto il cofano dell'Alfa Romeo 1900. È il primo motore interamente firmato da Busso: un 4 cilindri in linea bialbero da 1.884 cm³ destinato a salvare il marchio dal baratro. Per unire l'affidabilità quotidiana alle prestazioni, l'ingegnere torinese compie scelte tecniche controcorrente. Disegna un monoblocco in ghisa, pesante ma capace di garantire una rigidità strutturale inscalfibile, e lo accoppia a una raffinata testata in alluminio per dissipare il calore. Il vero colpo di genio è la distribuzione bialbero con doppia catena a rulli, una soluzione che permette di inclinare le valvole a V e creare una camera di combustione emisferica perfetta.
Su strada, quel motore compie un miracolo meccanico. Con i suoi 80 CV lancia una tranquilla berlina da famiglia a oltre 150 km/h, una velocità strabiliante per l'epoca che dà vita allo storico slogan "l'auto da famiglia che vince le corse". Busso concepisce questo propulsore con una lungimiranza straordinaria, lasciando ampi margini di sviluppo che permetteranno di toccare i 115 CV e i 1.975 cm³ sulla leggendaria TI Super. Quel 4 cilindri del 1950 non è solo un motore efficiente, ma il cuore pulsante della berlina sportiva moderna, capace di scrivere il DNA di ogni Alfa Romeo successiva.