19/05/2026
Ottima analisi di Fabio De Bunker
È stato presentato in commissione un emendamento alla legge delega sul nucleare per limitarne l'uso ai soli scopi civili. La maggioranza lo ha bocciato.
https://www.fanpage.it/politica/bonelli-il-piano-del-governo-sul-nucleare-e-una-truffa-meloni-ci-dica-se-vuole-usarlo-per-scopi-militari/
Conclusione a cui sono giunti molti opinionisti, politici e giornalisti: il governo potrebbe usare il nucleare per scopi militari.
Posizione politica-ideologica? Direi di sì.
Posizione tecnicamente e giuridicamente fondata? No. Per niente.
Partiamo dalla fisica, che non fa sconti a nessuno. Un reattore nucleare civile, il tipo che qualunque paese occidentale ha costruito o intende costruire, funziona con uranio a basso arricchimento, tra il 3 e il 5% di U-235. Una bomba nucleare richiede uranio arricchito oltre l'85-90%, oppure plutonio di qualità militare, che si produce in reattori dedicati e riprocessato in impianti altrettanto dedicati. Non si tratta di una differenza quantitativa lungo la stessa scala: è una differenza qualitativa, tecnologica, infrastrutturale, abissale. Con un EPR o con gli SMR civili di nuova generazione non si produce plutonio weapons-grade in modo efficiente né compatibile con il normale esercizio commerciale dell'impianto.
L'unico precedente storico di reattori progettati esplicitamente per produrre sia elettricità sia plutonio militare sono i cosiddetti reattori della serie ADE, costruiti sottoterra nell'Unione Sovietica nei complessi di Seversk (Tomsk-7) e Zheleznogorsk (Krasnoyarsk-26), città chiuse del programma nucleare sovietico, rimaste per decenni sotto regime di segretezza militare e costruite nell'ambito dell'apparato industriale dell'URSS, inclusi i primi anni segnati anche dall'impiego di lavoro coercitivo nel sistema Gulag.
https://www.neimagazine.com/news/russia-dismantles-two-uranium-graphite-reactors-10515622/
L'ultimo di questi reattori a doppio uso (che forniva anche calore ed elettricità a Zheleznogorsk e alle aree limitrofe), l'ADE-2, è stato spento nel 2010 dopo circa mezzo secolo di produzione di plutonio militare, in ottemperanza a un accordo con gli Stati Uniti.
Quella è una delle espressioni più emblematiche della storia dei reattori dual-use. È una storia sovietica, siberiana, militare, sepolta sotto centinaia di metri di roccia. Non ha nulla a che vedere con un EPR francese o con uno SMR occidentale.
https://fissilematerials.org/countries/russia.html
Gli RBMK, il tipo di reattore presente a Chernobyl, erano anch'essi tecnicamente sfruttabili per produrre plutonio, grazie alla moderazione a grafite e alla possibilità di ricaricare il combustibile a reattore in esercizio. Anche in quel caso parliamo di tecnologia sovietica, di logica militare nemmeno troppo dissimulata sotto una parvenza civile, e di un edificio contenitivo che nelle analisi retrospettive è risultato insufficiente a contenere qualunque incidente serio. Il reattore n°4 di Pryp'jat' nel 1986 ce lo ha dimostrato nel modo più catastrofico possibile. Non è un argomento da citare a proprio favore se si vuole opporsi al nucleare con credibilità tecnico/scientifica, perché i reattori occidentali non funzionano così.
Sul piano giuridico, inoltre, l'Italia ha firmato il Trattato di Non Proliferazione Nucleare il 28 gennaio 1969, ratificandolo con legge 131 del 24 aprile 1975, pubblicata in Gazzetta Ufficiale n°113 dello stesso giorno. Con quella ratifica, l'Italia si è impegnata a non produrre né procurarsi armi nucleari in alcuna forma. Le centrali civili sono sottoposte alle ispezioni continue dell'AIEA nell'ambito degli accordi di salvaguardia previsti dall'articolo III del TNP.
https://www.archiviodisarmo.it/view/X2H9Qre6H9yxGo_JLWfzNJpwftbe5G6ayipf5xJ6osU/1968-trattato-tnp.pdf
Il timore che un programma nucleare civile italiano possa trasformarsi occultamente in un programma militare si scontra già oggi con vincoli internazionali, controlli continui e limiti tecnologici enormi. In sostanza, quella porta che alcuni partiti politici vogliono chiudere con un emendamento in realtà è già un muro, con guardie internazionali davanti.
Si può discutere di costi, di tempi, di intermittenza delle rinnovabili (e sono discussioni serie che si possono fare su dati reali) ma insinuare che la bocciatura di un emendamento trasformi una centrale nucleare civile in un programma di armamento non sta in piedi.